Home » Cinema » Azione & Avventura » Recensione story | Shalako: quando Sean Connery si cimentò col western

5/10 su 34 voti. Titolo originale: Shalako , uscita: 06-11-1968. Budget: $1,455,000. Regista: Edward Dmytryk.

Recensione story | Shalako: quando Sean Connery si cimentò col western

06/11/2020 recensione film di William Maga

Nel 1968, l'ex Agente 007 diventava un cowboy duro e implacabile al fianco di Brigitte Bardot per la regia di Edward Dmytryk

shalako film 1968 sean connery bardot

A pochi mesi dalla sua ultima avventura bondiana (Agente 007 – Si vive solo due volte del 1967) Sean Connery tornava di nuovo in azione con il suo irresistibile modo di fare, con il suo caratteristico dinamismo in Shalako di Edward Dmytryk. Soltanto che non si trattava questa volta di un altro film di spionaggio incentrato sulla figura di James Bond, bensì di un western. Passando all’allora ancora popolarissimo filone dei cowboy, l’attore scozzese — all’apice della fama mondiale — non perde comunque nessuna delle sue principali caratteristiche: grinta, dinamismo, efficienza.

Per Sean Connery cambiava così soltanto il genere, non la sua personalità. Si era infatti categoricamente rifiutato di interpretare il sesto film dell’agente segreto britannico per non fossilizzarsi sempre nello stesso personaggio (ci sarebbe però ‘ricascato’ nel 1971 con Agente 007 – Una cascata di diamanti) e, soprattutto, perché aspirava a interpretare un grande western; tuttavia, poiché un western è pur sempre un classico film d’azione, in cui movimento e avventura si fondono con impeto, il Sean Connery che la gente conosceva e apprezzava rimane in Shalako sostanzialmente immutato, e forse maggiormente valorizzato.

Shalako.jpgLo riconosceva lo stesso attore, che dichiarò: “Per me Shalako ha rappresentato un passo importante della mia carriera. Mi ha permesso di appagare un mio desiderio e di lasciarmi alle spalle 007, che mi era rimasto attaccato alla pelle. Non ho niente contro il personaggio di Ian Fleming, l’ho amato e cercato di raffigurarlo nel migliore dei modi, ma non si può essere sempre 007. Io sono un attore e perciò adoro anche altri personaggi”.

Shalako è dunque una coproduzione anglo-statunitense da 1.5 milioni di dollari di budget che non solo rimetteva in azione nelle brulle lande spagnole un tipo come Sean Connery, ma è anche il film che ce lo propone in una veste nuova, provando a venderne il nome altisonante in un mercato dove impazzavano gli ‘spaghetti western’.

Lo vediamo come cowboy nel Nuovo Messico del 1880, impegnato a lottare contro gli animaleschi Apache che stanno brutalmente mettendo a ferro e fuoco quella zona del Paese (una raffigurazione piuttosto impietosa agli occhi di uno spettatore moderno) e scelgono di accanirsi su un gruppetto di aristocratici europei – razzisti e vigliacchi – che hanno ‘sconfinato’ per una battuta di caccia.

Sean Connery è il personaggio del titolo, un nome diventato leggendario per le sue imprese, che passa da un canyon all’altro come un eroe indistruttibile e che per la sua implacabilità e la sua destrezza emerge su tutti. Naturalmente, piace anche alle donne. Cosicché anche in questa occasione, proprio come nella saga di James Bond, il sesso debole rappresenta per lui una grande attrazione.

La donna con cui Sean Connery ha a che fare è Brigitte Bardot. Uno dei sex symbol cinematografici indiscussi di ogni tempo conquista Shalako con il suo potere sottile e aggressivo: alla durezza del cowboy ella contrappone la sua tenera muliebrità, con uno stile che soltanto la bionda attrice francese sapeva rendere nei momenti più appassionati ed erotici.

Con Brigitte Bardot, probabilmente, qualche altro interprete si sarebbe trovato alquanto a disagio, probabilmente schiacciato dalla personalità di quest’ultima. Invece, Sean Connery in Shalako si comporta da vero uomo e riesce — almeno sul grande schermo — a domare l’inquieta femminilità dell’attrice francese. In ogni caso, si trattò di una coppia difficile da mettere insieme, proprio perché le due distinte personalità cercavano di emergere l’una sull’altra.

shalako film westernIl regista Edward Dmytryk – già dietro a classici come Cristo fra i muratoriL’ammutinamento del Caine e I giovani leoni – dirige le due star (ma nel cast figurano altri nomi importanti quali Stephen Boyd, Honor Blackman, Peter van Eyck e Alexander Knox) con consumata abilità. Li immerge in Shalako in un’atmosfera incalzante, fondata su uno spettacolo di primissimo ordine in cui feste di indiani e tempeste violente si alternano a momenti più calmi, resi suggestivi dai deserti e dalle valli dell’Almería che palesano l’asprezza di una lotta senza quartiere.

Abbandonando così l’ambiente tecnologico-scientifico di un avveniristico mondo di spionaggio, come lo aveva immaginato Ian Fleming, Sean Connery monta a cavallo, riportandoci nell’America dei pionieri. La sua azione risulta implacabile ed è svolta con la fredda determinazione di sempre: il suo Shalako non andrà magari ad affiancarsi ai grandi interpreti western del passato come Gary Cooper a John Wayne, ma, viste le premesse, sarebbe potuta andare molto peggio.

Per chi ricordasse il Sean Connery visto in La collina del disonore di Sidney Lumet del 1965, in cui le sue qualità drammatiche si distinguevano nel corso di un’interpretazione intensa, non resterà certamente sorpreso da questo film, e darà quindi facilmente ragione all’attore, che volle provare – almeno momentaneamente – a ‘sganciarsi’ dall’ingombrante ruolo di Agente segreto, che pur aveva fatto la sua fortuna (a cui prestissimo ritornò, non solo perché ricoperto di dollari dal produttore Albert Broccoli, ma perché la sua incursione nel western ebbe scarsissimo successo di pubblico e critica) .

Nonostante le lodevolissime intenzioni a monte, il passaggio al western di Sean Connery si interruppe quindi abbastanza malamente sul nascere, segnando un curioso – e dimenticato – intermezzo all’interno di un’ampia filmografia di cui si ricordano solitamente pochi titoli.

Di seguito il trailer internazionale di Shalako: