Voto: 6.5/10 Titolo originale: The Housemaid , uscita: 18-12-2025. Budget: $35,000,000. Regista: Paul Feig.
Una di famiglia – The Housemaid: la recensione del thriller con Sweeney e Seyfried
06/01/2026 recensione film Una di famiglia di Gioia Majuna
Paul Feig dirige un thriller cattivo, eccessivo e irresistibilmente perverso che trasforma il salotto buono in un campo di battaglia

Negli anni Novanta il thriller domestico al femminile era una macchina perfetta: pochi ambienti, tensione sessuale, rivalità di classe e un senso costante di minaccia che ribolliva sotto superfici borghesi impeccabili. Film come La mano sulla culla e Inserzione pericolosa trasformavano cucine, bagni e camere da letto in campi di battaglia emotivi, dove l’orrore nasceva dall’intimità. Una di famiglia – The Housemaid di Paul Feig (Ghostbusters) riprende consapevolmente quella tradizione e la porta nel presente, ma lo fa deformandola, spingendola verso una dimensione quasi fiabesca, dove il realismo è meno importante della crudeltà ludica e della sorpresa continua.
La trama si innesta su un impianto classico, mutuato dall’omonimo romanzo del 2022 di Freida McFadden: Millie, giovane donna senza risorse, reduce dal carcere e senza una rete sociale, viene assunta come domestica nella villa dei Winchester, una famiglia ricca e apparentemente perfetta. La casa è immensa, luminosa, lussuosa, ma fin dal primo sguardo comunica qualcosa di sbagliato. Nina, la padrona di casa, si presenta come cordiale e affabile, ma basta poco perché la maschera cada e si riveli una donna instabile, manipolatoria, aggressiva. Il marito Andrew sembra invece l’uomo ideale, gentile, comprensivo, protettivo. È il triangolo perfetto per un gioco di potere, seduzione e controllo.
Feig costruisce la prima parte del film come una variazione sul tema del ‘thriller con intruso’, suggerendo che Millie possa essere la minaccia nascosta. La regia indugia su dettagli ambigui, su sguardi trattenuti, su piccole omissioni. Ma il film ribalta rapidamente le aspettative: è Nina a esplodere in scene di furia incontrollata, a gaslightare la domestica, a isolarla psicologicamente. Amanda Seyfried è magnetica in questo ruolo, capace di passare in un attimo dalla gentilezza zuccherina alla violenza verbale più gelida. Il suo corpo sembra sempre sul punto di spezzarsi o di colpire, e questa tensione costante è il vero motore del film.
Sydney Sweeney, nei panni di Millie, gioca invece la carta della sottrazione. È remissiva, silenziosa, apparentemente fragile. Ma è una fragilità che nasconde altro, e il film è intelligente nel non rivelare subito le sue carte. La dinamica tra le due donne diventa presto una guerra di posizione: Nina esercita il potere sociale, Millie accumula informazioni. È una lotta tra chi possiede tutto e chi non ha nulla, tra chi può permettersi di distruggere e chi deve sopravvivere.
Il personaggio di Andrew è costruito come un’ambiguità vivente. Brandon Sklenar lo interpreta con una calma sospetta, un sorriso che non rassicura mai del tutto. È il classico uomo che sembra buono perché il contesto intorno a lui è peggiore, ma che progressivamente rivela crepe inquietanti. La madre, interpretata da Elizabeth Perkins, è una presenza velenosa, una figura di potere silenzioso che giudica, manipola e controlla dall’alto della sua rispettabilità. In questo microcosmo borghese, ogni gesto è una mossa, ogni parola una trappola.
A differenza dei thriller degli anni Novanta, The Housemaid non punta sulla verosimiglianza, ma sulla deformazione. I personaggi sono archetipi spinti al limite, le situazioni si avvitano su se stesse in una spirale sempre più grottesca. Il film gioca apertamente con il melodramma, con il sadismo psicologico, con la teatralità del conflitto. È un mondo in cui le regole sociali sono solo una facciata, e sotto c’è una giungla di istinti, risentimenti e desideri repressi.
Feig non ha l’eleganza chirurgica di Alfred Hitchcock né la precisione crudele dei grandi thriller classici, ma compensa con un gusto per l’eccesso che rende l’opera divertente anche quando è implausibile. Le inquadrature che rivelano Nina alle spalle di Millie, come un fantasma domestico, sono quasi comiche nella loro insistenza. Le esplosioni di rabbia, le accuse improvvise, i ribaltamenti di alleanza costruiscono un ritmo da soap opera infernale, dove ogni scena promette una nuova umiliazione o una nuova vendetta.
Il film si alimenta anche di una lettura contemporanea dei rapporti di potere. Il controllo passa attraverso il lavoro, la dipendenza economica, la minaccia istituzionale. Millie non può andarsene perché perdere il lavoro significa perdere tutto. Nina lo sa e lo usa. Andrew lo intuisce e se ne approfitta. In questo senso The Housemaid è anche un racconto sulla vulnerabilità, su come la società costruisca trappole invisibili per chi è già in difficoltà.
Quando la violenza esplode, lo fa senza pudore. Il film non è interessato alla misura, ma all’impatto. Sangue, urla, ribaltamenti morali: tutto è portato all’estremo. Eppure non è mai gratuito, perché ogni atto di crudeltà è legato a un bisogno, a una ferita, a una rivalsa. È un cinema che non chiede di essere creduto, ma seguito. Che non cerca il realismo, ma la catarsi.
In definitiva The Housemaid è un thriller domestico consapevole, che guarda ai modelli degli anni Novanta e li reinterpreta con un gusto moderno per l’eccesso e la perversione narrativa. Non è un film elegante, non è sottile, non è misurato. Ma è vivo, cattivo, divertente. E soprattutto è sostenuto da una Amanda Seyfried in stato di grazia, capace di trasformare ogni scena in un piccolo spettacolo di follia controllata. In mezzo a tanto cinema “importante”, questo è uno di quei film che ricordano quanto sia liberatorio, a volte, sporcarsi le mani con il puro, delizioso, velenoso intrattenimento.
Di seguito trovate il trailer doppiato in italiano di Una di famiglia, nei cinema dall’1 gennaio:
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