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Voto: 5/10 Titolo originale: Whistle , uscita: 20-01-2026. Budget: $2,000,000. Regista: Corin Hardy.

Whistle – Il Richiamo della Morte: la recensione dell’horror col fischietto malefico

18/02/2026 recensione film di William Maga

Dafne Keen è al centro di un prodotto adolescenziale con un’idea intrigante e qualche morte spettacolare, ma troppo derivativo e superficiale per lasciare davvero il segno

Dafne Keen in Whistle - Il richiamo della morte (2025)

Nel panorama dell’horror adolescenziale contemporaneo, Whistle – Il Richiamo della Morte prova a inserirsi nel solco di quei film che trasformano un oggetto maledetto in detonatore di colpe, desideri e paure. Diretto da Corin Hardy, già dietro la macchina da presa di The Nun, il film prende spunto da un’antica leggenda legata a un fischietto azteco capace di “anticipare” la morte di chi lo usa o di chi ne ascolta il suono. L’idea è semplice e potenzialmente potente: se il tuo destino è segnato, il fischio lo richiama subito, senza appello. Ma tra suggestione e ripetizione, Whistle fatica a trovare una propria identità.

La protagonista è Chrys, interpretata da Dafne Keen, adolescente tormentata che si trasferisce in una cittadina industriale segnata dal declino. Ha un passato ingombrante, fatto di dipendenze e di una tragedia familiare che aleggia come un’ombra costante. Nella sua nuova scuola, la Pellington High, trova nel proprio armadietto un inquietante fischietto a forma di teschio. L’oggetto sembra sceglierla più che essere scelto, come le spiega una misteriosa collezionista di manufatti antichi (Michelle Fairley). Il meccanismo è presto chiaro: chi soffia nel fischietto evoca la propria morte futura, che si manifesta immediatamente in forme brutali e spettacolari.

Attorno a Chrys ruota un gruppo di compagni che incarnano archetipi ben noti: il cugino leale e un po’ impacciato Rel (Sky Yang); l’interesse amoroso Ellie, con il volto di Sophie Nélisse; la ragazza popolare Grace e il problematico atleta Dean. Quando il fischietto comincia a passare di mano in mano, la morte si accanisce su di loro con modalità diverse, come se il destino avesse deciso di giocare a una macabra lotteria. C’è chi viene straziato in un incidente domestico che riproduce la propria futura fine, chi viene aggredito da una versione corrotta di sé stesso, chi si dissolve in un’esplosione di sangue digitale.

whistle film horror 2026Il confronto con la saga di Final Destination è inevitabile. Anche lì la morte è un’entità ineluttabile che reclama il proprio tributo. Tuttavia, mentre quella serie giocava con un senso di ironia nera e con un’ingegneria narrativa quasi matematica, Whistle sembra limitarsi a replicarne la struttura senza aggiungere una riflessione davvero incisiva sul destino o sulla responsabilità. L’idea che ogni vittima muoia secondo il proprio futuro scritto è affascinante, ma raramente viene sfruttata per approfondire la psicologia dei personaggi. Le morti sono spettacolari, spesso crudeli, ma non sempre coerenti con il loro percorso emotivo.

Corin Hardy dimostra comunque una certa abilità nella costruzione dell’atmosfera. La cittadina industriale, tra acciaierie fumanti e festival autunnali immersi in labirinti di granturco, possiede una fisicità cupa che restituisce un senso di isolamento. Alcune sequenze, come l’inseguimento tra le attrazioni del Pellington Harvest Festival, sono visivamente efficaci e testimoniano una regia capace di sfruttare lo spazio. Ma questa cura formale non è sostenuta da una scrittura altrettanto solida.

Dafne Keen, già rivelazione in Logan, prova a dare spessore a Chrys, conferendole fragilità e rabbia. La relazione con Ellie, appena accennata, rappresenta l’elemento più interessante del film: un legame che avrebbe potuto ridefinire le dinamiche del genere, tradizionalmente legato a una visione moralistica del rapporto tra desiderio e punizione. Qui, almeno nelle intenzioni, l’orientamento dei personaggi non è oggetto di condanna narrativa. Tuttavia, la sceneggiatura non esplora davvero questa dimensione, limitandosi a suggerire un sentimento che rimane sospeso.

Il problema principale di Whistle è proprio la superficialità con cui accenna a temi potenzialmente forti. Il passato traumatico di Chrys, la dipendenza, il senso di colpa per la morte del padre, tutto resta sullo sfondo. Non si arriva mai a comprendere se il fischietto sia una metafora dell’autodistruzione adolescenziale, un’allegoria della pressione sociale o semplicemente un espediente per orchestrare omicidi fantasiosi. A differenza di opere come It Follows, che trasformavano la minaccia in simbolo di ansie collettive, qui l’oggetto maledetto rimane un meccanismo narrativo privo di reale stratificazione.

Eppure, quando il film si abbandona alla propria vocazione sanguinaria, funziona. Le sequenze più riuscite sono quelle in cui Hardy abbraccia senza remore l’eccesso, lasciando che il soprannaturale si manifesti in figure bruciate, spettri carbonizzati e corpi deformati. In quei momenti, Whistle si avvicina a un horror viscerale, quasi da racconto gotico moderno. Ma sono lampi isolati, che non riescono a sostenere l’intera durata.

Nel complesso, Whistle è allora un horror adolescenziale che possiede un’idea intrigante e una protagonista carismatica, ma non osa abbastanza per trasformare la propria premessa in qualcosa che non venga dimenticato poco dopo la fine dei titoli di coda. Resta un prodotto che scorre veloce, che offre qualche brivido e diverse scene cruente, ma che non lascia una traccia profonda. Come il suono del fischietto che lo anima, promette un destino terribile, ma si disperde nell’aria prima di colpire davvero.

Di seguito trovate il full trailer doppiato in italiano di Whistle – Il Richiamo della Morte, nei nostri cinema dal 19 febbraio: