Titolo originale: The Interview , uscita: 25-12-2014. Budget: $44,000,000. Regista: Evan Goldberg.
The Interview, l’ex CEO Sony ammette: “Fu un errore approvare il film”
22/02/2026 news di Stella Delmattino
Lo pensò anche il presidente Barack Obama

L’ex amministratore delegato di Sony Pictures Entertainment, Michael Lynton, ha ammesso di essersi pentito di aver dato il via libera a The Interview, la commedia irriverente con Seth Rogen e James Franco incentrata su un complotto per assassinare il leader nordcoreano Kim Jong Un.
Nel suo nuovo memoir, From Mistakes to Meaning: Owning Your Past So It Doesn’t Own You, scritto con Joshua L. Steiner e in uscita il 24 febbraio, Lynton riconosce di aver approvato il progetto con eccessiva leggerezza. La decisione, presa insieme a Rogen e alla co-presidente Amy Pascal, mirava a realizzare una commedia brillante e provocatoria da lanciare nelle sale nel periodo natalizio del 2014.
Il 24 novembre di quell’anno, però, tutti i sistemi informatici di Sony andarono improvvisamente offline: email, produzione, contabilità. Solo in seguito si scoprì che dietro l’attacco informatico c’era la Corea del Nord. L’hack devastò circa il 70% dei server dello studio e portò alla diffusione di migliaia di email riservate, sceneggiature confidenziali e dati personali di dirigenti, attori e dipendenti, inclusi documenti sanitari e numeri di previdenza sociale.
Nel libro, Lynton racconta che nei giorni e nelle settimane successive la situazione degenerò rapidamente, con la pubblicazione di comunicazioni interne imbarazzanti e materiale sensibile. Tra le conseguenze, la rottura dei rapporti con star come Will Smith, Adam Sandler e Angelina Jolie.
Otto mesi dopo l’attacco, quando fu chiaro il coinvolgimento della Corea del Nord, Lynton ebbe un colloquio con l’allora presidente Barack Obama. Secondo quanto riportato nel memoir, Obama gli avrebbe detto: «Ma cosa stavi pensando quando hai deciso di rendere l’uccisione del leader di una nazione ostile un elemento centrale della trama? Era ovviamente un errore».
Dopo l’attacco, un sito anonimo invitava i giornalisti a digitare “Die Sony” nei browser per accedere agli archivi trafugati. Oltre alle email interne, furono diffusi film piratati e perfino la sceneggiatura riservata del nuovo capitolo di James Bond, un evento considerato a Hollywood una vera profanazione.
Le minacce di violenza rivolte alle sale cinematografiche portarono Sony a cancellare l’uscita tradizionale di The Interview, che venne proiettato solo in alcune sale indipendenti prima di diventare il primo grande titolo di uno studio hollywoodiano a debuttare online.
Nel memoir, Lynton riflette anche sulle motivazioni personali che lo spinsero ad approvare il film. Ammette di aver desiderato, almeno per un momento, di sentirsi parte del gruppo creativo, di non essere soltanto il dirigente prudente ma uno di quelli che realizzano opere sovversive. «Per un attimo volevo far parte della banda che produce film provocatori, stare alla pari con gli attori», scrive, riconoscendo che quella scelta ebbe conseguenze pesanti per l’azienda, i dipendenti e la sua famiglia.
L’ex dirigente sottolinea infine che dinamiche interne all’industria contribuirono al via libera: rivalità tra dirigenti e la crescente tendenza di Rogen a spingersi verso contenuti sempre più audaci rendevano difficile dire di no a progetti potenzialmente controversi ma commercialmente promettenti.
La vicenda di The Interview resta uno dei casi più clamorosi nella storia recente di Hollywood, simbolo delle tensioni tra libertà creativa, responsabilità aziendale e geopolitica nell’era digitale.
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