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8/10 su 17 voti. Titolo originale: He-Man and the Masters of the Universe , uscita: 16-09-2021. Stagioni: 1.

He-Man and the Masters of the Universe (serie Netflix): recensione dei 10 ep. del reboot dei Dominatori dell’Universo

18/09/2021 recensione serie tv di Francesco Chello

Torniamo su Eternia attraverso un progetto che rielabora un franchise iconico, stravolgendone degli elementi e modellandolo sui parametri di un nuovo target generazionale. Un prodotto divertente che alterna azione, ironia, evoluzione dei personaggi e svolte narrative. E che può piacere anche ai papà di quei ragazzini a cui è destinata

He-Man and the Masters of the Universe serie netflix 2021

A questo punto direi che è evidente. Netflix ha scoperto il segreto del potere di Grayskull. Il franchise dei Masters of the Universe sembra aver trovato nuova vita proprio grazie al colosso dello streaming, che prima ha tastato il terreno con She-Ra and the Princess of Power (52 episodi suddivisi in 5 stagioni brevi tra il 2018 ed il 2020) e poi, nel 2021, è andata fortissimo sul brand principale con ben due serie nuove di zecca rilasciate nel giro di appena due mesi.

Il 23 luglio c’era stata la release dei primi cinque episodi di Masters of the Universe: Revelation (la recensione), serie creata da Kevin Smith che aveva il merito di affondare le mani nella nostalgia per creare qualcosa di fresco, avvincente ed interessante. Dal 16 settembre, invece, è disponibile (per intero, 10 episodi) He-Man and the Masters of the Universe, serie reboot in CGI che invece guarda alle nuove generazioni.

He-Man and the Masters of the Universe serie 2021 posterIn occasione di Revelation, avevo parlato delle varie trasposizioni sullo schermo dei Masters of the Universe. In quell’elenco non avevo inserito The New Adventures of He-Man del 1990, stagione unica da 65 episodi. L’esclusione aveva una motivazione, certamente non di carattere selettivo quanto proprio filologico; tutti i prodotti menzionati si rifacevano alla prima storica toyline (1981-1988) e la mitologia ad essa collegata.

Le Nuove Avventure di He-Man, invece, proponeva uno stacco netto col passato. Una storia completamente inedita in cui l’unica costante era rappresentata dalla presenza di He-Man e Skeletor e della loro eterna diatriba, ma in un contesto narrativo estremamente diverso; siamo nel futuro, su un altro pianeta (Primus), anche i personaggi di supporto vengono creati per l’occasione, l’approccio è estremamente fantascientifico.

Dietro questa inversione di rotta così marcata ci sono immancabili ragioni di marketing. Dopo aver dominato il mercato dei giocattoli negli anni ’80, i Masters avevano fisiologicamente esaurito il loro duraturo potenziale di vendita, la Mattel aveva bisogno di una nuova scintilla per sperare di poter fare altrettanto col decennio e la generazione successiva. La decisione più logica fu pensare di affidarsi ad un marchio riconoscibile come quello di He-Man (e nemesi annessa) e portarlo negli anni 90 attraverso un restyling totale. Sia per quanto riguarda la nuova linea di giocattoli, che prevedeva action figures un po’ più piccole delle precedenti al fine di ottenere una maggiore giocabilità a cui contribuiva un numero superiore di snodi delle articolazioni. Che, appunto, per quanto concerne la serie animata che doveva fare da traino alle vendite.

Il look si rifaceva a quel clima fantascientifico (ricco di tecnologia) di cui parlavo, dalla spada del potere agli stessi mutanti che componevano le forze nemiche, l’influenza di Star Wars e prodotti simili si faceva sentire, col sapore del fantasy ormai quasi cancellato. L’esperimento però non andò come sperato, i fasti dei primi MOTU erano lontani e la concorrenza dannatamente più agguerrita. Ad essere sinceri, non era un prodotto sbagliato, che anzi aveva potenziale, quanto piuttosto una questione di tempistica e condizioni del mercato non favorevoli.

Io stesso, ad esempio, che negli anni ’80 ero cresciuto a pane e Masters of the Universe, decisi di tradire il nuovo brand che un po’ mi incuriosiva ma non al punto da chiederne l’acquisto, preso com’ero in quel periodo da svariate altre toylineG.I. Joe e Tartarughe Ninja in primis; ho rimediato poi da adulto (e collezionista) recuperando quella serie di giocattoli e con lei il suo fascino incompreso.

Tutta questa apparente divagazione per dire che, dopo qualche puntata di He-Man and the Masters of the Universe versione 2021, il mio pensiero per qualche motivo è andato proprio a The New Adventures of He Man. Lo dico subito, il paragone probabilmente non è del tutto calzante ed il motivo è presto detto. Anche la nuova serie targata Netflix si rifà alla mitologia classica e rientra di diritto nell’elenco di trasposizioni di cui sopra, per cui da questo punto di vista non c’è un vero distacco. L’associazione mentale è dovuta all’approccio, alla rielaborazione, alla ricerca di un linguaggio (che sia visivo o contenutistico) che mira evidentemente a un nuovo pubblico, composto in buona parte da giovanissimi. Insomma, un vero e proprio rilancio generazionale.

He-Man and the Masters of the Universe (serie animata reboot Netflix) 2021Un discorso che mi offre il gancio per andare oltre il semplice disclaimer, arrivando a buttare giù qualche riga di opportune istruzioni per l’uso. Il target, in particolare, è il primo parametro da tenere a mente in questo caso. Altrimenti quale sarebbe il senso, per Netflix e Mattel Television, di produrre due serie animate sullo stesso argomento a distanza di soli due mesi? Se Revelation puntava ai fan di allora (oggi quarantenni o giù di lì), il nuovo reboot mette nel mirino figli e nipoti di quei fan. Che poi le due serie possano anche scambiarsi gli spettatori questo è un merito di chi le ha concepite.

Quella dei Masters of the Universe è una fanbase di lungo corso, nutrita appassionata e fedele. Come ogni fanbase di questo tipo, a discapito di una bella fetta di utenza sana e ragionevole, ha inevitabilmente la sua parte tossica. Fan ancorati ad un’unica visione (la propria) pronti a vomitare bile su qualsiasi cosa tenti anche solo minimamente di modificare quel modello. Voglio dire, il problema non è il non farsi piacere certe cose (diritto sacrosanto, eh) ma, in determinati casi, il non farselo piacere di proposito, per i motivi (e spesso per i preconcetti) sbagliati.

E se molti di loro hanno demolito Revelation perché Teela ha troppi muscoli o He-Man si vede poco (e magari ne riparliamo con l’uscita della seconda parte), non oso immaginare cosa riverseranno alla nuova serie che mette mano in maniera decisa alla mitologia classica, non manca di variazioni etniche e gender swap che mandano in crisi i conservatori più incalliti, propone uno stile d’animazione young oriented.

Per dire, stavo dando un’occhiata a un famoso portale internazionale a tema cinematografico, il primo commento di un utente era intitolato ‘THIS IS NOT HE MAN!’, proprio così, in maiuscolo, urlato, da un tizio che nel nickname aveva anche l’anno di nascita (1975) e che, leggendo le poche argomentazioni, se la prendeva solo ed esclusivamente col cambiamento e non, eventualmente, col contenuto. Io anagraficamente sarei più vicino al suddetto tizio che ai miei figli, che evidentemente sono il target del nuovo He-Man, ma la prima cosa che ho provato a fare è vederlo coi loro occhi. Mi viene in mente un altro paragone, oggi evidentemente riesco a spiegarmi meglio così.

He-Man and the Masters of the Universe (2021) netflixPensavo alla serie delle Tartarughe Ninja del 2012, non so se avete presente. Non in termini di risultato finale, di cui mi andrebbe bene (e mi auguro) anche solo la metà per questo nuovo He-Man and the Masters of the Universe. Ma perché mi ricordo di quando uscì, con le sue animazioni in CGI, lo stravolgimento di tantissime caratteristiche e personaggi. Tutta roba che fece impazzire di odio una parte del fandom storico.

Poi ricredutosi, in maggioranza, al cospetto di una serie bellissima che rileggeva e rielaborava un numero incredibile di elementi delle varie trasposizioni all’interno di una storia tremendamente avvincente (ed emozionante), nascondendo dietro un target di ragazzini una quantità indefinita di rimandi, omaggi e citazioni che solo un adulto (e fan di lunga data) poteva cogliere.

Ma andiamo per gradi. Partiamo dall’ultimo punto menzionato, quello dei disegni. Dopo il primo trailer, mi è capitato di leggere commenti di persone che tiravano in ballo i Gormiti. In realtà, credo che il paragone sia dovuto a questa tendenza dei cartoni animati moderni di utilizzare proporzioni sfalsate tra busto e gambe, cosa che in He-Man and the Masters of the Universe succede solo per i personaggi adulti, quasi a rimarcare una differenza con i teenager. Ma, come dicevo, è uno stile abbastanza diffuso di recente e non solo prerogativa di quei Gormiti che poi, nel complesso, mostrano animazioni inferiori e linee narrative che verrebbero mortificate dal solo paragone con la serie in questione.

La diffusione non deve giustificare necessariamente il gradimento, io stesso non impazzisco per quei torsi così pronunciati rispetto al resto del corpo, ma sono dettagli a cui si riesce a fare l’occhio nel mezzo di un tratto d’animazione di buon livello, che offre il giusto dinamismo per un ritmo che il più delle volte si muove sul filo del piacevolmente frenetico, tra moltitudini di dettagli, azione a tutto spiano e movimenti repentini. E con un lavoro di character design che rientra certamente in quel discorso di rivoluzione totale di mitologia e stilemi ma che, superate le resistenze iniziali, risulta accattivante, coerente e funzionale all’impostazione generale.

Discorso che viene avvalorato da ambientazioni e sfondi, su tutti un castello di Grayskull che assume la funzione di un portale e conserva il proprio fascino visivo, per non parlare della Snake Mountain che in penombra ha sempre un enorme potenziale filmico rinvigorito da fiumi di melma fluorescente che ricorda tantissimo quella Slime Pit con cui giocavamo da piccoli. Lavoro stratificato, quello grafico, che porta la firma di House of Cool (Trollhunters) e CGCG (Star Wars: The Clone Wars).

He-Man and the Masters of the Universe netflix serie 2021A questo punto veniamo al fulcro di un cambiamento così radicale. Le basi e gli elementi della mitologia sono quelli di sempre, ma vengono rimodellati attraverso una corposa serie di novità capaci di dare nuovo respiro ad una trama conosciuta. I crismi sono quelli di una origin story, quasi tutti i personaggi seguono un percorso che li porterà ad essere qualcos’altro; la storia presenta un sufficiente world building, in una vicenda che procede per ricostruzione.

In seguito ad un trauma, un Adam quasi smarrito non ricorda nulla delle sue origini nobili e di suo padre Re Randor, vive nella giungla insieme alla Tribù delle Tigri (di cui fa parte il fidato Cringer).

La scoperta della spada (e del potere di Grayskull) sarà d’aiuto per ricomporre i puzzle della sua memoria, oltre che portarlo a fare conoscenza della sua nemesi storica, quello Skeletor che inizialmente viene presentato con le sembianze di zio Keldor, così come avveniva nella serie del 2002 a cui sembra ci si ispiri anche per il design della spada. Molti personaggi sono l’emblema di questa rivoluzione, da Teela che cambia etnia e diventa una maga a Duncan che appare giovane e imbranato pur restando abile e ingegnoso, passando per Krass che nella controparte originale era un uomo mentre qui aumenta la rappresentanza del gentil sesso, finendo con Cringer che per una volta ha già stazza e carattere e non è il solito gattone impaurito.

La novità più grande di He-Man and the Masters of the Universe (e probabilmente più incisiva) riguarda proprio il potere di Grayskull e il messaggio che ne deriva. A differenza di tutte le altre versioni, Adam condivide il suo potere con i suoi alleati, la nomina di dominatori dell’universo viene ufficializzata dalla magia di una trasformazione collettiva (anche se poi ognuno può accedervi anche singolarmente) che pone l’accento su valori come condivisione (di oneri e onori), senso di appartenenza, spirito di gruppo, inclusione. Il famosissimo ‘a me il potere’ (in originale ‘I have the power’) viene modificato in ‘A noi il potere!’ (‘We have the power!’), che diventa una vera e propria chiave di lettura dell’opera.

Perché se è vero che con un cartone animato ci si deve divertire, è anche vero che l’inserimento di un messaggio intelligente ed educativo si pone come valore aggiunto. Come succede anche per il concetto dell’essere campione, ribadito più volte, ovvero colui che difende chi non è in grado di difendersi da solo.

Eravamo già abituati a Cringer che diventa Battle Cat, ma assisteremo anche a Teela che si trasforma in Sorceress – in una fusione di due personaggi originali, mentre Duncan veste l’armatura di Man-At-Arms, così come quella di Krass quelli di Ram Ma’am (versione femminile di quello che era Ram Man). Ognuno di loro resta sé stesso in quello che di fatto è un upgrade del proprio essere, a cominciare dal protagonista He-Man che, per una volta, conserva personalità, voce e caratterizzazione di Adam. La trasformazione collettiva ha il giusto senso epico, si rifà a modelli presi anche altrove, così come gli attacchi in combo e la caratteristica di avere delle mosse predefinite che vengono anche annunciate dal personaggio durante l’esecuzione – come He-Man che invoca la forza della folgore infilando la propria spada nel terreno.

He-Man and the Masters of the Universe (2021) netflix serie skeletorSituazione simile per gli antagonisti, da Keldor che naturalmente diventa Skeletor (che, a proposito, a livello di look si conferma sempre il più figo e qui vanta anche una mano scheletrica) e utilizza il potere del Caos per trasformare Evelyn in Evil Lyn, così come Kronis muta in Trap Jaw, mentre R’Qazz assume le sembianze di Beast Man. Anche in questo caso non manca la metafora, con Keldor che viene logorato dal caos in seguito alla decisione sbagliata dovuta alla brama di potere.

Il contesto di He-Man and the Masters of the Universe da un lato conferma quel mix vincente tipico del franchise che mescola fantasy e sword and sorcery a sci-fi e tecnologia, dall’altro modifica fortemente il dosaggio. La magia resta l’epicentro della storia con tutta la faccenda del potere di Grayskull e annessi e connessi, ma tutto il contorno ha una matrice marcatamente tecnologica che fa pendere la bilancia del tono maggiormente verso il fantascientifico – altro punto di contatto con Le Nuove Avventure di He-Man del 1990.

E’ chiaro che la tecnologia viene vista come elemento di maggiore impatto sulle nuove generazioni. Astronavi, robot, ologrammi, raggi laser, persino le guardie reali (quasi tutte sceme) che indossano divise vagamente stormtrooperiane. L’emblema di questa impostazione è il personaggio di Orko che, pur credendo di essere il maghetto di Trolla, è in realtà un robot chiamato Ork-0.

Il lavoro in fase di scrittura di He-Man and the Masters of the Universe emerge piano piano. La mitologia a cui facevo riferimento è presente sì, in maniera diversa, ma denota conoscenza e passione per il materiale d’origine da parte di Rob David (showrunner e produttore) e del suo team. I vari stravolgimenti sono mirati alla fruizione del pubblico giovanile, ma allo stesso tempo contengono quei riferimenti e quelle citazioni (dal Wind Raider alla Fright Zone, passando per Colossor, Panthor, Tuvar, Baddhra, le Tigri Verdi e tante altre cosette) destinati agli adulti che magari fanno compagnia a quei ragazzini. Questo dimostra una certa cura ed attenzione che con un primo approccio superficiale potrebbero non essere colte. In certi frangenti è evidente il rispetto, in altri la voglia di dissacrare con garbo scherzando con lo spettatore.

Penso, ad esempio, alla mitica frase sul potere di Grayskull, cavallo di battaglia delle incarnazioni precedenti, che qui viene pronunciata quasi per sbaglio la prima volta da Adam. Oppure l’inserimento di un cucciolo (Kitty) che all’inizio porta allo spettatore a temere sia Cringer. E ancora, Adam che scherza sui figli dei nobili che a suo dire hanno caschetti biondi e calzamaglie bianche – riferimento alla serie animata degli anni ’80.

He-Man and the Masters of the Universe (2021) netflix serieHe-Man and the Masters of the Universe versione 2021 è, insomma, la rielaborazione di un mito. La rivisitazione di una storia e dei suoi personaggi che mantiene la sua anima, rimodellando tutto secondo nuovi stilemi calibrati sui parametri di un nuovo target generazionale. Quei bambini che non sono solo destinatari del prodotto televisivo, ma anche potenziali clienti di una nuova immancabile linea di giochi.

Perché almeno in questo, la coerenza con le origini non si può dire che manchi. In termini di commenti, su questa serie mi aspetto di tutto e il contrario di tutto. Il mio consiglio è di non sbagliare l’approccio. E chissà che, come me, non riusciate a divertirvi nonostante l’aspetto anagrafico.

Gli episodi, come detto, sono 10 e non sono autoconclusivi, legati tra loro da una trama portante che alterna con adeguata cadenza azione, ironia, evoluzione dei personaggi e svolte narrative, il cui filo conduttore invoglia una puntata dietro l’altra fino ad arrivare ad un finale così clamorosamente aperto da far pensare che una seconda stagione sia già stata approvata a prescindere dalle views. Anche perché gli autori hanno tenuto fuori una quantità di personaggi e situazioni tale da poter proseguire tranquillamente nel tempo. Che è quello che francamente mi auguro. Anzi, rilancio.

Non conosco a fondo la questione diritti cinematografici (che purtroppo erano in mano alla Sony), ma viste le sue esperienze recenti in quel di Eternia, è così assurdo sperare che Netflix decida di subentrare anche lì?

Di seguito trovate il il trailer internazionale di He-Man and the Masters of the Universe, nel catalogo di Netflix dal 17 settembre: