Titolo originale: ??????? , uscita: 06-10-1965. Regista: Rintaro. Stagioni: 3.
Il Re Leone e il caso Kimba: la controversia che Disney non ha mai davvero chiarito
02/03/2026 news di William Maga
Plagio vero e proprio o coincidenze?

Quando Il Re Leone uscì nelle sale il 24 giugno 1994, fu accolto come un trionfo. Pubblico entusiasta, critica in estasi, incassi da record. Disney sottolineò con orgoglio un elemento in particolare: a differenza dei precedenti classici animati, il film non era tratto da una fiaba o da un’opera letteraria preesistente. Era, secondo lo studio, una storia completamente originale, sviluppata internamente nel reparto story di Disney Feature Animation oltre quattro anni prima.
Quella narrazione dell’“assoluta originalità” durò pochissimo.
Quasi subito emerse una polemica destinata a non scomparire mai del tutto: le sorprendenti somiglianze con Kimba, il leone bianco, serie animata giapponese creata negli anni ’60 da Osamu Tezuka, considerato in Giappone il “Dio del manga”.
Tezuka non era un autore qualsiasi. Il professor Yasue Kuwahara (Northern Kentucky University) lo definì nel 1997 come “non solo il padre dei fumetti giapponesi, ma uno dei grandi uomini del Giappone”. Viene infatti spesso chiamato il “Walt Disney del Giappone”.
E il legame culturale tra Tezuka e Disney risaliva a molto prima della controversia del 1994: Tezuka aveva ottenuto la licenza per realizzare un adattamento manga di Bambi per il mercato giapponese e nel 1964 incontrò personalmente Walt Disney alla World’s Fair di New York. Secondo vari resoconti, Disney gli disse di sperare un giorno di creare qualcosa di paragonabile ad Astro Boy. In seguito, animatori Disney furono coinvolti nell’insegnare al team di Tezuka l’uso del colore all’inizio della produzione televisiva di Kimba, Il leone bianco (Jungle Taitei).
La serie Kimba, il leone bianco (tratta dal manga Jungle Emperor) debuttò in Giappone nel 1965, ma fu in realtà commissionata dalla NBC americana dopo l’acquisto dei diritti di Astro Boy nel 1963. Andò in onda negli Stati Uniti dal 1966 e rimase in syndication per anni.
La storia raccontava di un cucciolo di leone africano che, dopo la morte del padre, cresceva cercando di portare pace e convivenza tra animali e umani.
A livello di trama generale, entrambe le opere sono racconti di formazione ambientati in Africa, con un cucciolo di leone che perde il padre nel primo atto. Ma ciò che colpì fan e studiosi non furono le somiglianze generiche. Furono i dettagli.
- In Il Re Leone, il villain è Scar: criniera nera, cicatrice sull’occhio sinistro; in Kimba, l’antagonista è Claw: criniera nera, cicatrice sull’occhio sinistro
- Scar ha tre iene come scagnozzi; Claw è accompagnato da due iene maculate
- Simba è affiancato da un mandrillo saggio e da un uccello (Zazu); Kimba ha un mandrillo anziano e un pappagallo (Pauly)
- In entrambe le opere c’è una scena del padre che appare tra le nuvole; Frederik Schodt, biografo di Tezuka, dichiarò al Los Angeles Times nel 1994 che quella scena era: “troppo simile per essere una coincidenza”.
Secondo la giurista Madhavi Sunder (Georgetown Law), nel libro From Goods to a Good Life:
“Nel caso dell’animazione, la prova più forte è che i disegni che rappresentano diverse scene sono sorprendentemente simili tra Kimba e Il Re Leone.”
La Sunder spiegò che in un’eventuale causa per violazione del copyright sarebbe bastata la “sostanziale somiglianza”, considerando quanto Kimba fosse conosciuto e accessibile.
Alla richiesta di commento, i creatori del film negarono però qualsiasi conoscenza dell’opera di Tezuka.
Il co-regista Rob Minkoff dichiarò:
“Francamente, non conosco la serie TV. So per certo che non è mai stata discussa finché ho lavorato al progetto.”
La sceneggiatrice Linda Woolverton disse:
“È la prima volta che sento parlare di Kimba o Tezuka. Non ho mai visto nulla del suo lavoro.”
Il portavoce Disney Howard Green affermò inizialmente:
“Nessuno dei principali coinvolti nella creazione di Il Re Leone era a conoscenza di Kimba o di Tezuka.”
In seguito ammorbidì la posizione, ammettendo che “alcuni avevano sentito parlare di Kimba”, ma ribadendo che non aveva influenzato il film.
Un dettaglio curioso indebolì la linea difensiva: Matthew Broderick, voce di Simba adulto, raccontò in un’intervista precedente:
“Pensavo intendessero Kimba, il leone bianco che vedevo in TV da bambino. Continuavo a dire a tutti che avrei interpretato Kimba.”
Curiosamente, durante la lavorazione della versione inglese di Kimba, il protagonista era stato temporaneamente ribattezzato “Simba”. Tuttavia, poiché “simba” significa semplicemente “leone” in swahili, sarebbe stato difficile registrarlo come marchio commerciale. Nel film Disney il problema non si pose, perché il titolo non includeva il nome del protagonista. La stessa Disney utilizzò comunque lo swahili per altri personaggi: “Rafiki”, il babbuino-sciamano che affianca Simba, significa “amico”.
Nonostante le proteste di artisti giapponesi, tra cui Machiko Satonaka (che inviò una lettera aperta firmata da 82 colleghi), la Tezuka Productions non fece causa.
Yoshihiro Shimizu dichiarò nel libro Japanamerica:
“Certo, qualcuno nel settore ci ha incoraggiato a fare causa a Disney. Ma siamo una piccola azienda. Non ne sarebbe valsa la pena. Gli avvocati Disney sono tra i migliori venti al mondo.”
Altri fattori influirono:
- In Giappone la litigiosità legale è culturalmente scoraggiata
- Tezuka stesso era un grande ammiratore di Walt Disney
- Jungle Emperor era stato a sua volta influenzato da Bambi.
Takayuki Matsutani, presidente della Tezuka Productions, dichiarò al San Francisco Chronicle:
“Il Re Leone è assolutamente diverso da Jungle Emperor ed è un’opera originale Disney. Se Disney ha preso spunto da Jungle Emperor, il nostro fondatore ne sarebbe stato molto felice.”
Con il live-action del 2019, Disney incassò oltre 500 milioni di dollari nei primi giorni di uscita globale. Eppure, la polemica su Kimba fu quasi assente nella copertura mainstream.
Unico riferimento recente: il produttore Don Hahn dichiarò in un podcast di non aver mai visto Kimba e attribuì eventuali somiglianze alla “limitata palette di cose che si possono fare in Africa”.
Secondo Madhavi Sunder:
“Non è troppo tardi perché Disney riconosca che il film originale deve molto al grande animatore giapponese Osamu Tezuka.”
E ancora:
“È più una questione di dire: scusate e riconosciamo il contributo di questo grande autore umano che merita credito.”
Non esiste una sentenza di plagio. Non esiste un’ammissione ufficiale di influenza. Esiste però un archivio visivo comparativo che continua a circolare online, con milioni di visualizzazioni su YouTube e thread su Reddit e Twitter che riaprono ciclicamente la questione.
Forse la verità sta nel mezzo: nell’animazione il confine tra omaggio, influenza e appropriazione è spesso sottilissimo. Ma a trent’anni di distanza, resta una domanda che non ha mai smesso di essere posta:
Il Re Leone è davvero una storia completamente originale?
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