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Voto: 6.5/10 Titolo originale: Monarch: Legacy of Monsters , uscita: 16-11-2023. Stagioni: 2.

Monarch: Legacy of Monsters, stagione 2: la recensione dei 10 episodi della serie titanica

27/02/2026 recensione serie tv di Marco Tedesco

Dieci episodi più solidi e ambiziosi, emotivamente centrati sul Titan X e Keiko, ma ancora frenati dall’ombra ingombrante di Godzilla e Kong

monarch legacy of monsters 2 serie kong

Nel panorama delle saghe espanse che tentano di trasferire il fragore del grande schermo nel linguaggio seriale, Monarch: Legacy of Monsters occupa una posizione delicata e ambiziosa. Inserita nel solco del cosiddetto MonsterVerse – inaugurato da Godzilla e proseguito con Kong: Skull Island, Godzilla: King of the Monsters, Godzilla vs. Kong e Godzilla x Kong: The New Empire – la serie di Apple TV sceglie una via controcorrente: ridurre l’onnipotenza delle icone per interrogare la fragilità umana che vive all’ombra dei Titani.

I 10 episodi della seconda stagione riprendeno esattamente dal punto in cui la prima aveva sospeso il fiato: il salvataggio da Axis Mundi e il ritorno di Keiko Randa (Mari Yamamoto), rimasta giovane mentre il mondo invecchiava. Cate (Anna Sawai), Kentaro (Ren Watabe) e Hiroshi (Takehiro Hira) si ritrovano così a fare i conti con una famiglia scomposta dal tempo e con la decisione, azzardata, di riaprire una frattura dimensionale per recuperare Lee Shaw, interpretato nel presente da Kurt Russell e nei flashback dal figlio Wyatt Russell. L’operazione libera il Titan X, creatura tentacolare che dall’oceano si muove verso una meta ignota, scatenando una corsa globale tra Monarch e la spregiudicata Apex.

La trama è fitta, a tratti sovraccarica: burocrazie, tecnicismi e conflitti interni rischiano di appesantire il ritmo. Eppure, proprio in questa complessità si misura l’identità della serie. Se i film del MonsterVerse puntano sulla collisione spettacolare tra giganti, Monarch sceglie l’erosione lenta delle relazioni. La posta in gioco non è soltanto la distruzione di una città, ma la ricomposizione di un nucleo familiare lacerato da segreti, tradimenti e sensi di colpa.

Il confronto con altre esperienze televisive tratte da universi condivisi è inevitabile. Là dove molte serie si sono trasformate in appendici funzionali a un racconto più grande, Monarch tenta di legittimarsi come tassello autonomo. Il rischio, però, è evidente: quando il successo cinematografico di Godzilla e Kong impone di dosarne la presenza sul piccolo schermo, la serie deve inventare alternative credibili. Il Titan X nasce da questa necessità produttiva, ma si rivela una scelta narrativa sorprendentemente fertile.

monarch legacy of monsters 2 2026 serieIl nuovo Titano non è un semplice sostituto. Il suo arco emotivo – costruito in parallelo a quello di Cate – introduce un’inedita dimensione empatica. Come la giovane donna, Titan X è una forza scatenata da decisioni impulsive, vittima di incomprensioni e manipolazioni. La regia insiste su dettagli che umanizzano il mostro senza addomesticarlo: lo sguardo, le esitazioni, la furia che sembra difensiva prima ancora che distruttiva. In questo senso, la serie recupera lo spirito originario del Godzilla del 1954, allegoria del trauma e non semplice macchina bellica.

Le apparizioni di Godzilla e Kong, pur attese, risultano centellinate. Quando il rettilone atomico emerge, il montaggio frammenta l’azione, privilegiando il punto di vista umano; Kong è spesso inquadrato dal basso, tra detriti e arti colossali che sfuggono allo sguardo completo. È una scelta coerente con la poetica della serie: lo stupore nasce dall’assenza, dall’impossibilità di dominare visivamente il mito. Tuttavia, per una parte del pubblico abituata all’esibizione muscolare dei film, questa sottrazione può apparire come un freno.

Sul versante attoriale, la stagione conferma luci e ombre. Anna Sawai restituisce con intensità il trauma di Cate, sopravvissuta al G-Day di San Francisco, ma il personaggio sembra talvolta imprigionato in una reiterazione del senso di colpa. Ren Watabe e Kiersey Clemons (nei panni di May) soffrono una scrittura che li avvicina a dinamiche adolescenziali più che a conflitti maturi. Al contrario, Mari Yamamoto emerge come cuore pulsante del racconto: Keiko è scienziata brillante e madre spezzata, capace di incarnare il peso di cinquant’anni perduti in uno sguardo. Il suo confronto con Hiroshi è tra i momenti più toccanti, mentre la chimica con i due Lee Shaw – Wyatt e Kurt Russell – restituisce al triangolo degli anni Cinquanta una vibrazione romantica e tragica insieme.

Kurt Russell, in particolare, dona alla linea temporale contemporanea un carisma ruvido che tiene insieme le svolte più improbabili. La sua presenza evita che la serie scivoli in un melodramma eccessivo, ricordando allo spettatore che, nonostante le dispute familiari, siamo pur sempre in un racconto di mostri colossali che si parlano a colpi di artigli e ruggiti.

Dal punto di vista visivo, la seconda stagione mostra maggiore sicurezza. Le sequenze d’azione sono costruite con un senso dello spazio più definito rispetto agli esordi; l’integrazione tra effetti digitali e ambienti reali risulta convincente, specie nelle scene ambientate nel villaggio che venera il Titan X, dove il folklore locale aggiunge stratificazione culturale al mito. L’intreccio tra passato e presente, sebbene meno sorprendente rispetto alla prima stagione, continua a offrire un gioco di specchi efficace tra le scelte compiute e le loro conseguenze.

Il vero nodo critico resta l’equilibrio tra espansione dell’universo e autonomia narrativa. Monarch deve dimostrare di non essere soltanto un corridoio verso il prossimo film, ma un laboratorio tematico capace di interrogare il rapporto tra umanità e forze primordiali. Quando riesce a concentrarsi su questo asse – come nelle sequenze che mettono in dialogo Cate e Titan X – la serie trova una voce originale. Quando invece si perde in spiegazioni o in alleanze che mutano con eccessiva rapidità, riaffiora la sensazione di un racconto che fatica a giustificare la propria durata.

Eppure, proprio nella tensione tra ambizione e vincolo commerciale risiede l’interesse critico di Monarch: Legacy of Monsters. È una serie che cammina sul crinale tra spettacolo e introspezione, tra necessità industriale e desiderio autoriale. Non sempre l’equilibrio è perfetto, ma la seconda stagione dimostra una maturità crescente e un coraggio nell’assegnare ai mostri un ruolo emotivo, non solo distruttivo. In un’epoca di universi condivisi inflazionati, Monarch prova a ricordarci che dietro ogni gigante c’è un’ombra umana, e che talvolta il vero terremoto non è quello che abbatte i grattacieli, ma quello che scuote una famiglia.

Di seguito trovate il full trailer internazionale della seconda stagione di Monarch: Legacy of Monsters: