Sci-Fi & Fantasy

[recensione / Il Trono di Spade] 7×03 – The Queen’s Justice

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Continua l'improbabile corsa contro il tempo - e soprattutto il budget - a disposizione

SPOILER sull’episodio

Arrivati ormai al terzo episodio, e quindi quasi a metà, è lampante quale sia il tema principale di questa stagione di Il Trono di Spade (Game of Thrones): il budget, o meglio, i tagli da fare. Quello che lascia perplessi è il continuo utilizzo di una coperta troppo corta per coprire i costi evidentemente troppo elevati per la realizzazione della battaglia finale dei Sette Regni, con un risultato fin troppo lacunoso. Per la visione di un minuto di draghi svolazzanti, seguono i cinque minuti finali in cui vengono magicamente conquistati due castelli, che in teoria dovrebbero essere le basi militari di due delle più grandi casate dell’intera Westeros. Un imbarazzante spreco di risorse con esiti improbabili, come il dramma per rimuovere digitalmente i baffi di Superman dalle scene in Justice League. Lo spettatore si aspetta (dopo due episodi in cui succede ben poco, col sacrificio finanziario dei metalupi) l’inizio di questa tanto attesa guerra e invece si ritrova con l’ennesimo piagnisteo di Jon Snow  – della cui pugnalata al cuore si torna a parlare – e un battibecco tra fratelli Lannister. Il più piccolo in tutti i sensi, Tyrion, sembra soffrire di demenza precoce dispensando consigli fallimentari (per sua stessa ammissione), riuscendo in sole due mosse a perdere l’alleanza di Alto Giardino e Dorne e a bloccare l’intero esercito di Immacolati nel castello che voleva conquistare per rivalsa personale sul caro paparino. Ci si chiede come mai Daenerys si ostini ad ascoltarlo e non l’abbia ancora dato in pasto ai draghi … Riesce a ribaltare le sorti di una guerra che si sarebbe potuta vincere in una giornata, e pensare che nelle stagioni precedenti era famoso per la sua intelligenza … Da quando non può più seguire i libri di George RR Martin, la serie sta andando alla deriva, tra protagonisti che compiono gesti insensati buttando al vento anni di costruzione dei loro personaggi ed eventi teoricamente centrali risolti in quattro e quattr’otto.

trono di spade serieAl povero spettatore disperato non resta così che tifare per Cersei, che, per quanto folle, si rivela come sempre la più sveglia di tutti, l’unica che regali emozioni a chi si è stufato delle sottotrame psicologiche – peraltro inutili – e che passa all’azione (e che anche in The Queen’s Justice decide di deliziare il pubblico di fedelissimi con una veduta del seno e del lato b nudi). Certo gli sceneggiatori David Benioff e Daniel Brett Weiss la aiutano, creando una timeline alquanto discutibile: Euron con una sorta di chiaroveggenza inspiegabile riesce ad essere praticamente ubiquo, tendendo imboscate a ogni nave nemica in qualsiasi porto, comparendo nel frattempo ad Approdo del Re per omaggiare la regina con Yara ed Ellaria. L’esercito dei Lannister riesce a lasciare Castel Granito senza viveri tendendo una trappola agli Immacolati e ad arrivare a Alto Giardino in un battito di ali di drago, riuscendo addirittura a conquistarla senza sforzo (lo deduciamo dal cadavere di tre soldati Tyrell all’ingresso del castello). Fa strano ripensare all’assedio del Pesce Nero a Delta delle Acque, in cui Jamie era stato tenuto in stallo con lo stesso esercito per alcune puntate. Ricordiamo anche che la forza militare dei Tyrell aveva aiutato i Lannister, facendo la differenza, a sconfiggere Stannis nella battaglia di Blackwater.

Ma come si dice, il tempo è denaro, e si spera che gli ultimi episodi valgano davvero tutti questi tagli. Unica gioia della puntata è la scena finale in cui Olenna prima di morire rivela a Jamie, che ha ormai meno attributi di Varys, di aver orchestrato la morte di Joffrey facendo ricadere la colpa su Tyrion. Se ne va così un altro elemento astuto e pungente, lasciandoci in una valle di incertezze e drammi psicologici. I due incontri tanto attesi lasciano ugualmente perplessi: Danaerys passa più tempo a ripetere il suo nome e la sua legittimità a regnare di quanto effettivamente faccia sul piano pratico e per tutta risposta Jon Show ripete come un mantra che ci sono i non morti brutti e cattivi in un dialogo tra sordi. Ghiaccio e fuoco che in questo caso si annullano a vicenda. A Grande Inverno dopo i soliti pipponi ambiziosi di Ditocorto suona il citofono e chi é? Arya, come sarebbe logico se fossimo in un luogo governato da leggi della fisica normali? Invece no! E’ arrivato Bran con il suo carretto e la faccia da uno che torna a casa dopo un Erasmus di alcol e droga. E giustamente cosa racconta alla sorella? I suoi viaggi mistici e la perdita di Hodor in una delle puntate più belle e commoventi della scorsa stagione? Certo che no, le ricorda le sue seconde nozze con uno dei peggiori mariti dei Dodici Mari o quanti sono … In quanto a uomini, Sansa è stata meno fortunata della moglie di Ted Bundy … Sarebbe stato meglio se avessero suonato i testimoni di Geova.

Di seguito il trailer dell’episodio 7×04, All my allies are gone:

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