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Voto: 6/10 Titolo originale: 28 Years Later: The Bone Temple , uscita: 14-01-2026. Budget: $63,000,000. Regista: Nia DaCosta.

28 Anni Dopo: Il Tempio delle Ossa, la recensione del secondo film, dirige Nia DaCosta

14/01/2026 recensione film di William Maga

Ambizioso, disturbante e irregolare, è un seguito che divide ma non si dimentica, più interessato a ferire le idee che a spaventare lo stomaco

28 anni dopo Il tempio delle ossa (2026)

Nel panorama dell’horror distopico contemporaneo, 28 Anni Dopo: Il Tempio delle Ossa appare come un seguito abbastanza anomalo: non si limita a rilanciare inseguimenti e ‘macelleria’ varia, ma usa il Virus della Rabbia come lente per osservare ciò che resta dell’umano quando la sopravvivenza smette di essere emergenza e diventa vero e proprio mestiere.

La subentrante Nia DaCosta, su sceneggiatura di Alex Garland, sposta il baricentro dall’angoscia ‘veloce’ verso una vibrazione più meditativa, anche quando l’immagine esplode in violenza. Il risultato è irregolare, perfino urticante, ma raramente inerte: un’opera che alterna lampi a eccessi, come se la saga volesse provarci ancora a dire qualcosa di vivo dentro un mondo da tempo morto.

Seguono SPOILER di trama necessari.

La trama si intreccia su due binari. Da un lato c’è Spike (Alfie Williams), ragazzo che finisce nelle mani dei “Jimmys”, una banda di giovani in tuta e parrucca bionda guidati dal carismatico e sinistro Sir Lord Jimmy Crystal (Jack O’Connell). Il rito di ingresso, un duello all’ultimo coltello in una piscina vuota, è già un manifesto: un luogo nato per le risate diventa arena, e la civiltà si riduce a un regolamento tribale. I Jimmys attraversano la campagna dispensando una “carità” rovesciata: torture, scorticamenti, sacrifici trasformati in cerimonia. Qui l’orrore non è tanto l’infetto che irrompe, quanto la comunità che si organizza per sentirsi invincibile, trovando nella crudeltà una forma di appartenenza.

Ralph Fiennes in 28 anni dopo Il tempio delle ossa (2026)Dall’altro lato c’è il dottor Ian Kelson, interpretato da un Ralph Fiennes sorprendente: nervoso e ferale nel corpo, colto e solenne nel modo di parlare. Kelson vive sotto il suo ossario, un monumento fatto di scheletri che è insieme santuario, archivio e palcoscenico. È un ateo che costruisce un tempio alla morte senza accorgersi di quanto quel gesto sfiori la religione. E soprattutto è un medico che, invece di ridurre il mondo a ‘noi contro loro’, prova a capire se il confine sia davvero così netto. La sua ossessione non è solo sopravvivere, ma dare una forma al lutto: nominare i morti attraverso le ossa, ordinare l’orrore per non esserne divorato.

Il nucleo più audace del film è però il rapporto tra Kelson e Samson (Chi Lewis-Parry), l’infetto più potente, un Alpha, una presenza che incute timore anche quando resta immobile. La dipendenza di Samson dai dardi di morfina crea un’intercapedine inattesa: tregua, contatto, persino una vaga comunicazione. Kelson parla al mostro come si parlerebbe a un paziente ostinato: non per addomesticarlo, ma per chiedersi se sotto la furia rimanga memoria, linguaggio, riconoscimento.

È un’idea che cambia la temperatura della saga: non più solo il terrore di essere sbranati, ma il disagio di ipotizzare che chi sbrana possa conservare qualcosa di umano. Nia DaCosta osa perfino un registro straniante, quasi tenero, che rischia il ridicolo e proprio per questo resta impresso: l’orrore non è sempre urla, a volte è dubbio.

Non insolitamente, anche la musica è un personaggio. Kelson alimenta infatti un giradischi a manovella e alterna brani diversissimi, come se ogni vinile fosse un amuleto contro la fine. Ma non è un vezzo: è la prova che la cultura sopravvive come rottame, e che un frammento di gusto personale può diventare identità quando tutto il resto crolla. La sequenza in cui l’ossario diventa scena per un’esibizione rock delirante, fra estasi e blasfemia, è un po’ la sintesi di 28 Anni Dopo: Il Tempio delle Ossa: sproporzionato, bizzarro e impossibile da ignorare. È anche il punto in cui Fiennes domina davvero il film, perché rende credibile l’assurdo senza ammiccare, come se la follia fosse l’unica disciplina rimasta.

Il conflitto centrale, allora, non è tra vivi e infetti, ma tra due forme di fede. Jimmy Crystal trasforma un trauma in teologia demoniaca: promette senso, appartenenza, impunità morale. I suoi seguaci non hanno paura perché hanno delegato la loro coscienza. Kelson, al contrario, rifiuta ogni trascendenza ma pratica una devozione concreta: l’etica del medico, l’idea che anche in un inferno ci sia un limite da non oltrepassare. Quando i Jimmys scambiano Kelson per ‘il Vecchio Caprone’ e lo avvicinano come se fosse una divinità, il film diventa una satira nerissima: nel vuoto di Dio, gli uomini inventano idoli, e spesso sono i più crudeli.

28 anni dopo il tempio delle ossa 2026Ed è qui che 28 Anni Dopo: Il Tempio delle Ossa potrebbe generare reazioni opposte nel pubblico. Per alcuni diventerà il capitolo più pensoso: meno spaventi e più inquietudine, più filosofia e meno meccanica del mostro. Per altri sarà invece un prodotto sbilanciato, che indulge nella ferocia della setta fino a renderla ripetitiva, e che a tratti sembra costruito per spingere avanti la saga più che per chiudere davvero l’arco emotivo iniziato da Danny Boyle lo scorso anno.

Entrambe le letture hanno comunque un fondo di verità: l’opera non è compatta, e non sempre la provocazione si trasforma in tensione, eppure, quando incastra Spike, Kelson e Samson nello stesso campo morale, l’insieme acquista una forza rara nel panorama contemporaneo.

Alla fine, 28 Anni Dopo: Il Tempio delle Ossa resta diseguale ma in qualche modo magnetico. Non il più spaventoso della saga, forse il più dissonante. È un horror distopico che parla di religione senza consolazione e di umanità senza eroismi, usando Spike come misura del futuro: crescere significa imparare che mostri e uomini spesso coincidono. E la domanda che lascia addosso, più che un colpo di scena, è una ferita: quando non resta nulla da sperare, che cosa scegliamo di adorare per restare in piedi?

Naturalmente, come ampiamente anticipato, il finale apre la porta al terzo film della nuova trilogia.

Di seguito trovate il trailer doppiato in italiano di 28 Anni Dopo: Il Tempio delle Ossa, nei cinema dal 25 gennaio: