Home » Cinema » Horror & Thriller » All’Ombra della Luna | La recensione del film di Jim Mickle per Netflix

6/10 su 373 voti. Titolo originale: In the Shadow of the Moon, uscita: 27-09-2019. Regista: Jim Mickle.

All’Ombra della Luna | La recensione del film di Jim Mickle per Netflix

29/09/2019 recensione film di Francesco Chello

Boyd Holbrook e Michael C. Hall sono i protagonisti di un thriller psicologico raffazzonato e poco attento ai dettagli, che getta al vento il potenziale di un intrigo che si dipana su tre livelli temporali

all'ombra della luna film Michael C. Hall e Boyd Holbrook

Dopo una presentazione in anteprima al Fantastic Fest di Austin (Texas), All’Ombra della Luna (In the Shadow of the Moon) è entrato nel catalogo di Netflix dal 27 settembre. Produzione originale per il colosso dello streaming, nonché ultima fatica di Jim Mickle (a cinque anni di distanza da Cold in July, un periodo in cui il regista ha lavorato alla serie TV Hap and Leonard), il film cerca la chiave del suo successo in una potenzialmente interessante commistione di generi. Il problema è che quello che sembra essere il suo punto di forza si rivela la sua debolezza, potenzialità non sfruttate che gli si ritorcono contro. Insomma, se metti troppa carne a cuocere c’è il rischio che si bruci.

La sceneggiatura è firmata da Gregory Weidman e Geoffrey Tock, i due provengono dal campo delle serie TV (hanno lavorato insieme su Limitless e Zoo), abituati agli ampi spazi di manovra che può concedere la serialità televisiva si dimostrano a disagio con un contenitore dallo spazio ristretto come quello di un lungometraggio in cui tentano di inserire (e gestire) una dose di ingredienti probabilmente eccessiva. Lo script spazia in più generi, pizzica componenti (e qualche cliché) da più contesti (oltre che da titoli usciti in precedenza), mescola thriller e sci-fi, poliziesco e denuncia politica, noir e dramma, serial killer e distopia, indagine e viaggi nel tempo. Troppi elementi che dovrebbero imbastire un clima di mistero accattivante (ed in parte lo fanno), disattendendo però le buone premesse; la storia vorrebbe depistare, ma anziché limitarsi a stuzzicare offrendo pochi punti di riferimento finisce col confondere uno spettatore che arriva alla conclusione con più di una perplessità. I punti di forza di All’Ombra della Luna avrebbero dovuto risiedere nel personaggio della donna misteriosa che porta il pubblico a porsi inevitabili quesiti sulla sua identità e la natura del suo comportamento. Le risposte non solo tardano ad arrivare ma si rivelano insoddisfacenti.

In the Shadow of the Moon film poster 2019Si parte nel 2024, ma per pochissimi fotogrammi, che ci mostrano fiamme e una rivolta in quello che ha l’aria di essere un futuro distopico. Subito dopo ci spostiamo nel 1988, nel primo dei diversi salti temporali che contraddistinguono lo schema narrativo e dividono il film in veri e propri capitoli a seconda del periodo di riferimento. Un prodotto di questo tipo ha bisogno di una presa immediata sul fruitore e bisogna ammettere che questo gli riesce bene. Il segmento degli anni ’80 è sicuramente quello più riuscito, mette in piedi una situazione che aggancia lo spettatore e lo convince ad andare oltre. Un incisivo prologo sanguinolento con una serie di decessi tanto enigmatici quando efficacemente brutali, individui in preda ad una feroce emorragia che porta il proprio cervello a liquefarsi. Il tono è quello di un poliziesco procedurale, impostazione quasi classica ma funzionale, l’avvio di un’indagine con la ricerca dei vari tasselli da mettere al loro posto, a cui si aggiunge un dramma personale in funzione di picco emotivo. Una porzione di All’Ombra della Luna che col senno di poi avresti voluto coprisse l’intera durata.

È con i salti temporali (che avvengono con cadenza novennale), infatti, che il lungometraggio inizia a ‘incasinarsi’ e perdere mordente. Il 1997 si rivela meno graffiante, ma quanto meno ha dalla sua quel cambiare totalmente le carte in tavola che in qualche modo riesce ad aggrapparsi alla tua attenzione. I problemi più evidenti arrivano con i capitoli successivi, tra il 2006 ed il 2015, che fanno registrare più di un passaggio a vuoto, poche spiegazioni che generano solo confusione. Il paradosso è che dopo quasi due ore di durata e la sensazione che una sfoltita al minutaggio avrebbe potuto aiutare la scorrevolezza dell’opera, si giunge a una conclusione addirittura sbrigativa, tutto affidato ad uno spiegone (neanche tanto dettagliato) con voce fuori campo (della ragazza misteriosa) che ci delucida su quello che è effettivamente successo, lasciando più di un’incertezza che scuote ulteriormente (e definitivamente) una struttura a quel punto ormai scricchiolante.

Il punto è che la sceneggiatura di All’Ombra della Luna fallisce anche in quella che dovrebbe essere la storia portante, quella del protagonista; la vita del poliziotto che si sgretola di capitolo in capitolo segue tutti o quasi i luoghi comuni del caso, l’ossessione di un’indagine da risolvere in cui nessuno crede, la perdita di credibilità e stima da parte del mondo che lo circonda, il declino psicofisico e gli immancabili affetti che se ne vanno. La colpa non è certo di un Boyd Holbrook (The Predator) che sembra anche crederci, ma che può fare poco di fronte ad una scrittura che dopo aver cercato inutili complicazioni altrove si lascia andare ad un tratteggio fin troppo semplicistico del personaggio principale e la sua caratterizzazione.

Va molto peggio a uno sprecatissimo Michael C. Hall (Dexter), che avrebbe potuto rivelarsi spalla preziosa ed invece si ritrova tra le mani un personaggio praticamente inutile, piatto e privo di evoluzioni, a dispetto di un’introduzione che sembrava proporlo come ostica controparte di un protagonista rampante ed ambizioso. La sensuale Cleopatra Coleman deve, per forza di cose, centellinare le sue indovinate apparizioni per esigenze di copione mentre Bokeem Woodbine (Spiderman Homecoming) è un partner canonico, ma utile, che esce di scena troppo presto.

all'ombra della luna film netflixLa discontinuità si rivela, quindi, la parola chiave di questa produzione ed il comparto tecnico non è esente. Jim Mickle non riesce a scandire il tempo come dovrebbe, ma la sua è comunque una regia pulita, discretamente curata, a cui contribuisce una fotografia dai toni freddi in linea con un contesto ideologicamente fantascientifico anche se non eccessivamente futuristico nella messinscena. La CGI non è entusiasmante, ma per fortuna non ci si ricorre più di tanto, mentre le poche sequenze d’azione non si distinguono per brillantezza. Ci si perde in dettagli apparentemente banali ma piuttosto determinanti per l’immedesimazione e la credibilità degli spostamenti temporali. Non basta adeguare i modelli di cellulare per rendere davvero l’idea di un salto in avanti di 9 anni; ogni volta l’ambiente circostante è praticamente lo stesso, non c’è uno stacco utile a evidenziare il cambiamento d’epoca, la diversità del decennio successivo. L’errore più pacchiano riguarda l’aspetto fisico dei protagonisti, come se bastassero baffi o barba a mostrare segni di un invecchiamento che, ad eccezione dell’ultimissimo segmento, in sostanza non c’è. Nel 1997 Boyd Holbrook indossa dei baffi che sarebbero stati molto più attuali negli anni ’80, oltre a dare l’impressione di essere posticci, come sicuramente sono posticci i capelli di Bokeem Woodbine che nel 1988 sembra più vecchio rispetto alla versione di nove anni dopo. Michael C. Hall è praticamente identico per almeno un ventennio.

C’è ambizione, ma non altrettanta ispirazione nel trasporla sullo schermo. Non è tutto da buttare, ma di sicuro la visione potrebbe risultare più agevole qualora vi stia bene non dare troppo peso a buchi di sceneggiatura ed incoerenze sparse. All’Ombra della Luna ha delle idee interessanti ma le mette in pratica nel modo sbagliato, il suo spaziare tra i generi appare quasi frenetico impedendogli di scegliere un filo conduttore e focalizzarsi su di esso. Così come la paura di svelare troppo allo scopo di alimentare un enigma intrigante, che così facendo tende tuttavia a sgonfiarsi col passare dei minuti, lasciando inevitabilmente l’amaro in bocca tipico dell’occasione mancata.

Di seguito trovate il trailer in versione italiana e internazionale (per meglio apprezzare le voci originali) di All’Ombra della Luna, nel catalogo di Netflix dal 27 settembre:

Boyd Holbrook
Michael C. Hall
Cleopatra Coleman
Bokeem Woodbine
Sarah Dugdale
Rudi Dharmalingam
Gabrielle Graham
Ryan Allen
Billy Otis
Julia Knope
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