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5/10 su 232 voti. Titolo originale: Antiviral , uscita: 19-09-2012. Budget: $2,400,000. Regista: Brandon Cronenberg.

Antiviral | La recensione del film di Brandon Cronenberg

02/11/2020 recensione film di Antonio Salfa

L'opera d'esordio del regista trasporta lo spettatore nel vortice del cannibalismo mediatico attraverso droghe sintetiche e rappresentazioni piatte della sessualità nel nuovo millennio

Antiviral (2012) film

Presentato in anteprima assoluta il 19 Maggio 2012 alla sessantacinquesima edizione del Festival di Cannes, Brandon Cronenberg  dimostra non solo di essere un figlio d’arte, laddove per ‘’figlio d’arte’’ si intende talento ereditato per via parentale, ma di unire a questo corredo genetico una grande capacità dietro la macchina da presa, capacità che si può ritenere una gradita sorpresa se si considera che Antiviral è la sua prima prova alla regia di un lungometraggio.

Il film dimostra come Brandon Cronenberg abbia preso l’essenziale elemento body horror ‘coniato’ dal padre riuscendolo perfettamente a trasporre nel suo esordio dietro alla mdp – e in maniera ancora più accentuata nella sua ultima fatica, Possessor (la recensione) – fondendolo però con una società sempre più computerizzata, sempre più al limite del possibile e del distopico, un body horror che allora fa sì che la distruzione del corpo umano si attui per le stesse capacità devianti dell’uomo, ma non più attraverso mezzi analogici (le macchine, per esempio) bensì attraverso la ‘grande’ tecnologia. Il telematico non scorre più all’interno dei circuiti chiusi di un hardware, ma nelle vene dei componenti della società stessa. Nel tessuto aperto del mondo moderno abbiamo così ‘l’infenzione’, il contagio dei dati, un olocausto high tech che spazza via ogni pretesa di normalità.

Antiviral.jpgIn questo contento post-moderno si sviluppa come unico punto luce di umanità la storia dell’impiegato Syd March (Caleb Landry Jones), che lavora per una delle più grandi compagnie del futuro, la Lucas Clinic, che semplicemente mette in vendita virus e malattie, ma non di persone qualsiasi, bensì di coloro che saranno gli influencers del domani, le prossime star.

Attraverso una battaglia fatta di spionaggio clandestino, lotte tra cliniche per accaparrarsi l’ultimo raffreddore dell’artista più in voga del mese e inquinanti esperimenti, si mette così in luce la spersonalizzazione del reale. Tutti i clienti della Lucas Clinic non vogliono più il loro quarto d’ora di celebrità, vogliono qualcosa che appartenga alla diva stessa, bramano la sua sofferenza sotto forma di qualche malattia, vogliono il suo herpes sulle labbra, non sperano più di riuscire ad entrare a far parte di quel mondo mediatico perché se lo iniettano sottopelle.

All’interno di Antiviral si evince chiaramente lo sgretolamento definitivo di quello che oggi si chiama Star System. Il complesso di attori, cantanti, e vip non passa più per l’autonomia del soggetto stesso, ma le povere star sono cannibalizzate dai grandi centri di potere, che siano esse TV o cliniche; il loro intimo viene scannerizzato nei telegiornali ed essi sono tenuti ad ammalarsi per rendersi il più ‘consumabili’ possibili dalla grande massa. Lo sfruttamento dello Star System del futuro da parte del consumatore non consiste più allora nel profumo, nella campagna pubblicitaria, ma nell’alimentazione, nella coltivazioni di cellule tumorali appartenute al ”grande divo”, che vengono poi immesse nel mercato come salutari bistecche. La celebrità si beve, si mangia.

Il capo di accusa non può ricadere solo nella consistenza dell’acquirente, ma arriva direttamente sino alle vittime stesse, i divi e le dive, che sono giunte in una condizione gassosa grazie alla passività e alla manovrabilità che essi hanno nel nostro presente, esempio fulgido di ciò  nel film è caratterizzato dalla diva Hannah Geist (Sarah Gadon), figura tra le più richieste dal grande pubblico, che aspira più di ogni altra cosa ad infettarsi di lei; la sua storia si intreccerà inevitabilmente con quella di Syd, che da dispotico impiegato dedito ad uso di droghe, la cui consistenza diventa anch’essa sempre meno visibile, dovrà lottare con la malattia del suo tempo, la voglia di celebrità, spinta sino al limite dell’ultraterreno affinché non abbia mai fine il voyeurismo massificato.

Il personaggio di Syd viene interpretato alla perfezione dalla brutale sterilità emotiva messa in scena da Cale Landry Jones (The social network, Tre manifesti a Ebbing, Missouri). Syd stesso dovrà capire se nella sua mente si annida il cannibalismo o meno, subirà un processo di crescita costante che lo porterà  da ‘pezzo di ingranaggio presente’, che contrabbanda i virus venduti dalla sua clinica per venderli al mercato nero, a ‘motore dell’ingranaggio futuro’, riuscendo ad iniettarsi il virus mortale di Hannah Geist per poi rivenderlo, una sorta di ‘Santo Graal’, attraverso una scoperta che getterà il mondo ancora più nel futuro e – in misura ancor maggiore – nel distopico.

Antiviral film 2012Da apprezzare particolarmente la palette cromatica di Antiviral scelta dal direttore della fotografia Karim Hussain, che tende sempre al bianco negli ambienti pubblici o nell’inquadratura di oggetti pubblicitari, come per esempio gli interni e i macchinari della Lucas Clinic, oppure i cartelloni pubblicitari di Hannah Geist, sotto cui si annida un Syd sempre più malato sia fisicamente che mentalmente. Una cromaticità che va in contrasto con gli ambienti luridi e più oscuri della macelleria dove si vende la carne dei divi, oppure dei sottoscala misteriosi del mercato nero dei virus.

Hannah e Syd sono tenuti insieme dallo stesso percorso di dolore e distruzione che li accomuna, attraverso matrici diverse. In buona parte di Antiviral sono legati a doppio filo dalla loro reciproca lotta per la sopravvivenza, che determinerà anche la risoluzione morale degli archi narrativi dei due personaggi.

In definitiva, Brandon Cronenberg compone un film con pochi precedenti cinematografici similari alle spalle, intriso di un’orrore di fondo tanto brutale quanto asettico, sublimato da una tecnologia quanto mai perversa, che inscena una fosca previsione di un’umanità del futuro che, se non può più limitarsi alla semplice illusione della celebrità, sceglie voracemente di mangiarsene direttamente una fetta.

Di seguito il trailer internazionale di Antiviral: