Home » Cinema » Azione & Avventura » Ava | La recensione del film di Tate Taylor (su Netflix)

5/10 su 1332 voti. Titolo originale: Ava , uscita: 02-07-2020. Regista: Tate Taylor.

Ava | La recensione del film di Tate Taylor (su Netflix)

15/01/2021 recensione film di Marco Tedesco

Jessica Chastain, Colin Farrell e John Malkovich sono i protagonisti di un action thriller derivativo e che racchiude due trame antitetiche che mal si sposano nel genere

Originariamente intitolato Eve, il thriller di spionaggio guidato da Jessica Chastain (It – Capitolo due) poi ribattezzato Ava ha incontrato per la prima volta problemi già nel 2018, quando il regista designato per dirigerlo Matthew Newton si tirò indietro travolto dalle preoccupazioni personali relative ad accuse di violenze domestiche. Piuttosto che abbandonare il progetto, però, la Chastain (nel doppio ruolo di star e di produttrice) ha deciso di andare avanti, mantenendo la sceneggiatura originale ma scegliendo il fidato Tate Taylor (con cui aveva lavorato proficuamente in The Help) per riportare il film in pista.

Ava film 2020 posterDistribuito per un brevissimo periodo nei cinema americani nell’agosto 2020, Ava è stato accolto con recensioni brutali dai critici d’oltreoceano e con commenti nemmeno lontanamente benevoli dal più che ben disposto pubblico tenuto in scacco dalle restrizioni pandemiche. Vista la duplice situazione (punteggio negativo e protrarsi dell’emergenza sanitaria) ci ha pensato allora Netflix ad accaparrarselo in esclusiva, ma la visione domestica non fa che confermare quei praticamente unanimi giudizi e, anzi, potrebbe risultare ulteriormente ‘appesantita’ se nella stanza con voi c’è una parate fitta di DVD/BD di genere action che vi osserva.

Cosa c’entra questa ultima battuta? Ebbene, il problema con Ava è che si sforza di raccontare due storie in una; la prima è un thriller di spionaggio puro e semplice che spera con tutto il cuore di riuscire a seguire il percorso tracciato dai lontani cugini Jason Bourne e John Wick; la seconda è invece un dramma centrato sull’abbandono, la dipendenza e un triangolo amoroso familiare. Prese singolarmente, questo tipo di narrazioni hanno spesso avuto successo sul grande schermo, con molti titoli che sono diventati dei pilastri per qualsiasi collezione home video decente.

Stando seduti a guardare Ava in una sala cinematografica, l’isolamento garantito dalla situazione può per un paio d’ore rapirci e distrarre da ciò che è venuto prima, ma guardandolo nel salotto di casa propria scorrere su un televisore è difficilissimo non ricordarsi che esistono innumerevoli opere che gli sono superiori mentre le custodie dei DVD/BD ci fissano dalla parete implacabili con aria severa.

Ava si apre con lo scarabocchio del titolo di apertura fin troppo familiare, un CV in infografica che ci dà un’idea di chi sia l’antagonista. Immediatamente – e in modo assai controproducente per il film – non può che sovvenire infatti alla mente il franchise di Bourne mentre vediamo l’immagine della blasonata ‘eroina’ su una serie di passaporti. Non passa molto tempo prima che la protagonista si incontri con il suo responsabile, Duke (interpretato da John Malkovich), che la informa rapidamente che molti nell’organizzazione di assassini per cui lavora – capeggiata da Simon (Colin Farrell) – la considerano un cane sciolto e che potrebbe aver bisogno di guardarsi le spalle.

Data la miriade di film a cui la sequenza di apertura – e l’allusione palese del titolo stesso (pensiamo solo a Nikita, Lucy, Anna, Hanna, Nina ecc.) – fa pensare, sembra comunque che la sceneggiatura di Matthew Newton voglia gettare le basi per un film d’azione derivativo ma puro, col consueto contorno di sparatorie, ammazzamenti e corse tipico del filone.

E invece no. La realtà è molto diversa.

ava film colin farrellQuasi immediatamente il film – che è stato classificato negli USA Rated R per ‘violence and language throughout, and brief sexual material’ – prosegue con Ava Faulkner che presenzia a un incontro degli Alcolisti Anonimi, rievocando il suo passato e raccontando ciò che l’ha portata a percorrere la strada che ora segue. Anche se si potrebbe dire che questo cambiamento di tono fornisca una svolta potenzialmente interessante, la verità è che si tratta di una scelta eccessivamente stridente, che inutilmente dota il personaggio principale di un bagaglio che sappiamo già non verrà mai approfondito davvero.

Circa a metà di Ava, con la storia che continua a saltare avanti e indietro tra le due linee della trama, ci si ritrova inesorabilmente a riflettere sul senso della necessità di un dramma familiare intimo che ‘compensasse’ quello che avrebbe potuto essere tranquillamente un passabile e onesto film d’azione di serie B straight-to-streaming. Evidentemente, tutto è riconducibile alle ambizioni ‘auliche’ della 43enne produttrice, forte delle sue due candidatura agli Oscar per ruoli impegnati.

Tuttavia, provando a bilanciare due storie così lontane tra loro come sensibilità, ciò che si ottiene sono due esempi molto fragili di ciascun genere; un film d’azione con scene di combattimento molto poco entusiasmanti e un dramma che manca della profondità di cui ha veramente bisogno. Per quanto ci provi convinta, la talentuosa Jessica Chastain viene lasciata a combattere fino alla fine, strepitando per mantenere Ava in vita mentre la sceneggiatura cade lentamente a pezzi tutto intorno a lei.

In definitiva, Ava è l’esempio perfetto di un film che non ha funzionato a livello di script e che probabilmente avrebbe giovato di un paio di revisioni in fase di scrittura per risollevarsi. Sebbene l’attuale pandemia possa offrirci molto tempo libero per recuperare le novità nel catalogo di Netflix, sarebbe più auspicabile (ri)dare un’occhiata alla nostra collezione di DVD e rivisitare un classico per l’ennesima volta prima di cercare qualcosa di nuovo in Ava.

Di seguito trovate il trailer internazionale di Ava, distribuito in esclusiva da Netflix dal 15 gennaio: