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6/10 su 31 voti. Titolo originale: Città violenta , uscita: 17-09-1970. Regista: Sergio Sollima.

Dossier | Città Violenta di Sergio Sollima: un film d’azione e molto di più

25/01/2021 recensione film di Francesco Chello

La recente scomparsa del mitico stuntman Rémy Julienne ci offre l’opportunità per riscoprire un cult nostrano con un tostissimo Charles Bronson, spalleggiato da Telly Savalas e Jill Ireland

città violenta film 1970 bronson

Il 21 gennaio (2021), è venuto a mancare Rémy Julienne, mitico stuntman francese, tra i migliori della storia nella sua categoria. Nato a Cepoy nel 1930, si appassiona presto al mondo dei motori conquistando il titolo di campione francese di motocross nel 1957. Nel 1964 arriva il momento che gli cambia la vita, l’esordio nel mondo del cinema sul set di Fantomas 70 in cui fa da controfigura al protagonista Jean Marais. Da lì in avanti inizia una carriera lunghissima che lo renderà uno degli stuntmen più famosi di sempre, conclusasi col ritiro dalle scene nel 2010 alla veneranda età di 80 anni. Nel suo curriculum centinaia di credits a vario titolo, da stuntman a maestro d’armi, naturalmente pilota (incredibile), oltre a stunt coordinator e stunt director; tanto folle, coraggioso e funambolico quanto incredibilmente scaltro, skillato e preparato.

Impossibile elencare tutte le produzioni a cui ha lavorato, citiamo a campione titoli come The Italian Job (in cui realizza la famosa fuga dei Mini Cooper), svariati James Bond, collaborazioni con John Woo, Roman Polanski, Arthur Penn, Fred Zinneman, Ron Howard, Sergio Leone. E ancora Van Damme (in tre occasioni), l’EuropaCorp di Besson. Molto prolifico anche in Italia (specie nel periodo d’oro del poliziottesco) dove partecipa a film come Operazione San Gennaro, Operazione San Pietro, La Polizia Incrimina La Legge Assolve, Milano Trema: La Polizia Vuole Giustizia, Altrimenti ci Arrabbiamo o Poliziotto Sprint – in cui si segnala la celebre discesa (fuori di testa) dalla gradinata di Piazza di Spagna, roba che qualcuno oggi definirebbe illegale quando probabilmente lo era già allora. Nel belpaese realizza anche una serie di spot commerciali, in particolare per la FIAT, tra cui la famosa réclame della 127 rossa, un filmato talmente spericolato da essere riutilizzato in film come Quelli della Calibro 38 e I Contrabbandieri di Santa Lucia.

città violenta film 1970 sollima posterEd è proprio pescando tra le esperienze italiane di Rèmy Julienne che viene fuori Città Violenta. Opportunità (ma anche una scusa) per parlare di un cult di casa nostra. Innanzitutto per la validità di un film che merita (e che andrebbe riscoperto da chi non lo conosce), diretto con bravura da Sergio Sollima. Ma anche per la presenza di una leggenda come Charles Bronson, di cui quest’anno (a novembre) si celebra il centenario della nascita. Non so voi, ma per quanto mi riguarda, ogni occasione è buona per riguardare un film di Bronson.

Città Violenta è un prodotto nostrano a capitale misto (produzione italofrancese) dal taglio internazionale, sia in termini di ambientazione (si gira, in gran parte, tra New Orleans e San Francisco) che di attori protagonisti. Il soggetto (firmato da Dino Maiuri e Massimo de Rita) viene proposto al regista Sergio Sollima, che inizialmente non ne resta colpito ritenendolo retorico e banale, trovandosi sul punto di rifiutare quando viene convinto da quella che considera una possibilità da non lasciarsi scappare come poter girare un film negli Stati Uniti.

Una prospettiva per cui avrebbe fatto carte false, tremendamente interessato all’esperienza americana; Stati Uniti che il regista decide di vivere in pieno, alloggiando in una comune di San Francisco durante il periodo della contestazione, partecipando addirittura a più di una manifestazione di protesta, una fase a cui dedicherà una sceneggiatura (Underground Bus) che non verrà mai trasposta su schermo. Salito a bordo, Sollima non si adagia ma anzi si butta a capofitto in un progetto che vuole realizzare nel migliore dei modi; a partire dalla sceneggiatura su cui mette mano insieme a Lina Wertmüller, modificando la storia e plasmandola secondo le caratteristiche del cinema d’azione di suo gradimento.

Per il ruolo da protagonista vengono vagliati i nomi di Tony Musante e Jon Voight, così come quelli di Florinda Bolkan e Sharon Tate sono presi in considerazione per la controparte femminile; quando si presenta l’occasione di ingaggiare Charles Bronson, in quel periodo molto popolare in Europa (in particolare in Francia), Sergio Sollima la coglie al volo, accettando di buon grado (e successiva soddisfazione) anche la condizione imposta dall’attore statunitense di origine lituana che chiede di includere nel cast Jill Ireland, attrice inglese con cui è stato sposato dal 1968 al 1990 (anno della scomparsa prematura della Ireland, a soli 54 anni) e con cui girerà complessivamente sedici film.

Le buone notizie in fase di casting proseguono con l’arruolamento di Telly Savalas nel ruolo dell’antagonista, che aveva già lavorato con Bronson in occasione de La Battaglia dei Giganti e Quella Sporca Dozzina e che avrebbe potuto farlo nuovamente nel 1981 in occasione di Caccia Selvaggia quando Savalas fu contattato per il ruolo che poi andò a Lee Marvin (curiosamente, anche lui presente in The Dirty Dozen).

città violenta film 1970Lo script di Città Violenta ruota intorno a una storia di vendetta, malavita, tradimenti e amori burrascosi che Sergio Sollima porta sullo schermo con competenza e solidità. Un triangolo amoroso che innesca un domino di violenza e morte. La sceneggiatura tenta di rovesciare la classica vicenda del killer che diventa troppo morbido (e soccombe) per amore, in questo caso l’innamoramento scalfisce e danneggia l’uomo che riesce in qualche modo a mantenere la propria indole e difendere il suo onore. Un ecosistema malavitoso in cui tutti i personaggi hanno una connotazione negativa, eppure il protagonista riesce a fare grande presa sul pubblico con personalità e atteggiamento, una piacevole sfumatura grigia in un contesto in cui non tutto è necessariamente bianco o nero.

Il regista italiano parte subito fortissimo con un prologo particolarmente efficace per adrenalina e spettacolarizzazione. Dieci minuti privi di dialoghi, nessuna spiegazione, una coppia braccata in un lungo inseguimento automobilistico in location esotica (girato a Saint Thomas, Isole Vergini) che si sviluppa tra stradine molto strette e persino una scalinata, per poi culminare in una bella sparatoria dal sapore western in cui Charles Bronson può mettere subito le cose in chiaro stendendo diversi avversari. Sequenza, naturalmente, che offre la meritata vetrina alle gesta di quel Rémy Julienne di cui parlavamo qualche riga più su, che partecipa a Città Violenta in qualità di supervisore, pilota e maestro d’armi.

L’evento scatena un susseguirsi di reazioni, la vendetta di Jeff Heston (il personaggio di Bronson) sarà inesorabile. Un percorso di violenta rivalsa in cui Sergio Sollima scandisce i tempi con la giusta alternanza, puntellando i momenti topici con adeguata tensione (vedi, ad esempio, l’omicidio durante la gara e la sua estesa preparazione), soffermandosi sulle dinamiche scaturite dagli incontri tra i protagonisti. Per arrivare alla bellissima sequenza finale dell’ascensore che precede un epilogo inevitabilmente malinconico che riprende uno degli elementi tipici di Sollima come l’incontro/scontro tra l’uomo solo e la società che gli sta intorno.

Una scena diametralmente opposta al sopracitato prologo per tono ed esecuzione ma ugualmente perentoria ed efficace, in realtà girata in tre luoghi diversi (Charles Bronson sul tetto era a New Orleans, il palazzo con ascensore a San Francisco, gli interni girati a cinecittà col blue screen) senza alcun tipo di accompagnamento sonoro se non quello del rumore sordo dei colpi che vanno a segno con incredibile potenza tensiva – particolare che portò ad una discussione animata (ma estremamente amichevole) tra Sollima ed Ennio Morricone che insisteva per musicarla, col regista che la spuntò per un risultato finale assolutamente proficuo. Morricone che, dal canto suo, contribuì alla riuscita del film con una soundtrack come di consueto validissima, con alcuni brani che verranno ripresi da Quentin Tarantino per il suo Bastardi Senza Gloria analogamente al tema de La Resa dei Conti (la recensione) e un brano di Revolver, altri due film diretti da Sollima e musicati da Morricone.

città violenta film 1970 savalasE pensare che il regista romano rimase interdetto dal primo incontro con Morricone che si addormentò durante la proiezione del girato di Città Violenta, temendo un mancato gradimento da parte del compositore che invece accettò l’incarico con piacere sostenendo di avere chiara in mente l’idea per uno score.

Come dicevo in apertura, Città Violenta funziona anche per la presenza del suo protagonista. Un Charles Bronson tough guy come solo lui sapeva essere, profilo delineato da alcune sequenze (quella del ragno, su tutte) inserite proprio con lo scopo di rafforzare il concetto; poche battute ma sempre ben assestate, accompagnate da uno sguardo magnetico più incisivo di tante parole. La cui unica debolezza sembra essere quella specifica peluria che notoriamente rende più di un carro di buoi. L’attore si presenta in ottima forma, punta molto sulla propria presenza scenica in un ruolo che prevede un approccio in cui la fisicità finisce per essere determinante.

Sergio Sollima temeva le voci secondo cui la star fosse uno ‘spezzaregisti’, ritrovandosi poi piacevolmente sorpreso da un rapporto di lavoro che si rivelerà tranquillo e molto professionale; interprete taciturno anche nel privato, ma sempre molto umile e rispettoso, segno di chi non ha mai dimenticato le proprie origini da minatore ed i tanti sacrifici fatti per conquistarsi, gradino dopo gradino, la meritata ribalta. Per la teoria degli opposti, Telly Savalas si mostra antagonista ideale. Chiacchierone, dotato di ironia pungente, indossa cardigan e parla per monologhi, si riferisce ad un reporter di mezza età chiamandolo ‘giovanotto’; boss della mala capace di restare impresso nonostante, a conti fatti, entri in scena solamente dopo un’ora (restandoci per una ventina di minuti), cosa che non gli impedisce di beccarsi (giustamente) il secondo nome sui credits ed il secondo ingaggio più alto dopo quello di Bronson. Jill Ireland adempie il proprio compito con sensualità e tipica faccia d’angelo capace di nascondere inganno e seduzione manipolatrice. Nel cast anche il nostro Umberto Orsini, nei panni dell’avvocato doppiogiochista, e Michel Costantin, che interpreta un killer eroinomane di cui non fidarsi troppo.

Città Violenta esordisce nelle sale italiane il 17 settembre del 1970, incassa discretamente finendo nella top 30 della stagione cinematografica 70/71; giunge in Francia il successivo 16 ottobre, mentre negli States arriva solamente tre anni dopo distribuito dalla United Artists che, per l’occasione, taglia la versione italiana di circa 8 minuti. Il film è la prima di due sole incursioni di Sergio Sollima in un filone in cui lascia indiscutibilmente il segno con una doppietta di qualità che include anche Revolver del 1973, altra coproduzione dal sapore internazionale. Sollima dichiarerà di averci inserito “tutto quello che mi piace dei film d’azione, ma anche molto di più“. Affermazione che diventa evidente su pellicola. Il tutto – inclusi gli spericolati servigi di Rémy Julienne – messo al servizio di un asso come Charles Bronson.

Di seguito trovate i primi 2 minuti di Città Violenta: