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6/10 su 136 voti. Titolo originale: Hard Times , uscita: 11-08-1975. Budget: $2,700,000. Regista: Walter Hill.

Dossier, Hard Times (1975): Charles Bronson è l’eroe della strada per Walter Hill

03/11/2021 recensione film di Francesco Chello

Il 3 novembre del 1921 nasceva il leggendario attore. Ne celebriamo il centenario attraverso uno dei suoi tanti film di culto, l'esordio dietro alla mdp del regista, che valorizza il suo fuoriclasse protagonista in un'opera che capitalizza una storia semplice di riscatto fatta di intensità e cazzotti, ambientata nella New Orleans del 1933

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Il 3 novembre del 1921 nasceva Charles Bronson. Una leggenda che non credo abbia bisogno di grosse presentazioni. Nel giorno del centenario mi è sembrato il minimo scrivere qualcosa per celebrarlo, magari attraverso uno dei tanti film di culto che ci ha lasciato in eredità. Ammetto che questo è uno di quei pezzi che scrivo con trasporto, lui è uno dei miei miti, rendergli omaggio è piacevolmente doveroso.

Charles Dennis Buchinsky. L’uomo dai coglioni d’acciaio. Nato in Pennsylvania da immigrati lituani, undicesimo di 15 figli in una famiglia poverissima. Uno che non è partito dal basso, ma da quello che segretamente si cela sotto il basso. Trovando pure il tempo per combattere nella Seconda Guerra Mondiale, da cui ritorna con una Purple Heart ed una World War II Victory Medal. Un passato da minatore, ma anche manovale, spazzino, cameriere. Prima di realizzare il sogno americano e diventare Charles Bronson.

E non vado a snocciolarvi l’intera carriera cinematografica perché finisce che andiamo tutti talmente in fissa che da domani cambiamo il nome al sito ne Il CineCharlie. Ma non resisto, due cenni random li voglio inserire, anche se so già che menzionare appena qualche titolo più o meno a caso finirà per essere un torto nei confronti di tutti gli altri.

l'eroe della strada film 1975 posterCarriera che inizia nel 1951 con una lunga gavetta (sia al cinema che in tv) che dopo qualche anno porta a ben quattro ruoli da protagonista (i primi sul curriculum) nel 1958: La vera storia di Lucky Welsh, Solo contro i Gangster, La Legge del Mitra (di Roger Corman) e Quando l’Inferno si scatena. La determinazione è uno dei suoi tratti distintivi, il successo e la riconoscibilità non arrivano subito, Charles Bronson non demorde, sente di meritarlo e dai 40 anni in poi inizia la sua vera ascesa.

Diventando il prototipo del ‘tough guy’, cazzuto e senza paura. Sguardo tagliato, personalità da vendere. Baffo pungente, forma fisica sempre impeccabile (quando il fitness non era ancora cosa di tutti). Voce roca, rughe d’esperienza. Spazia tra i generi, dal western al bellico, passando per azione e thriller. Ma anche insospettabili partecipazioni a horror, fantasy e commedie. E ancora, grandi film corali come I Magnifici Sette e La Grande Fuga sotto la direzione di John Sturges o La Battaglia dei Giganti e Quella Sporca Dozzina. Il rifiuto diffidente all’allora semi sconosciuto Sergio Leone, per poi rifarsi con gli interessi con C’era una volta il West. I successi europei. Il culto del Giustiziere (e le sue derivazioni) ed i tanti ruoli d’azione. Il sodalizio con Michael Winner e poi con J. Lee Thompson. Gli anni ’80 con la Cannon. Fermato solo dalla salute, recita fino al 1999 quando completa la trilogia televisiva di Sospetti in Famiglia.

Insomma, una filmografia che offre l’imbarazzo della scelta. E rende le cose difficili se di film devi sceglierne uno solo per veicolare una celebrazione. Ho pensato di parlarvi di Hard Times del 1975, arrivato in Italia come L’Eroe della Strada. Perché si tratta di un film troppo spesso dimenticato. Perché rappresenta parte dell’essenza di Charles Bronson. Perché aggiunge un secondo motivo di pregio, ovvero l’esordio dalla regia di un grandissimo come Walter Hill, altro nome di spicco presente nel mio ideale pantheon cinematografico personale. E perché, fondamentalmente, si tratta di un bel film che, basandosi su una semplicissima storia di riscatto, assesta emozioni allo stesso modo in cui il suo protagonista assesta cazzotti.

Fermo restando che se vi va, io non mi faccio pregare per parlare di certi film, per cui se volete altre recensioni a tema Charles Bronson scrivete alla nostra posta del cuore e vedremo di esaudire le vostre richieste.

L’Eroe della Strada nasce da un soggetto di Bryan Gindoff e Bruce Hestell, autori pure della sceneggiatura a cui poi mette mano Walter Hill che, dopo il primo draft, riscriverà lo script altre cinque o sei volte prima di convincersi della versione finale. I tempi duri del titolo originale sono quelli della grande depressione economica, siamo a New Orleans nel 1933, la gente si arrangia per sopravvivere.

l'eroe della strada film 1975 coburnAnche attraverso gli incontri di lotta clandestini, un mondo in cui arriva improvvisamente Chaney che sovverte i pronostici scalando rapidamente la piramide dei combattenti. Ed è proprio nel personaggio di Charles Bronson (all’interpretazione ci arriviamo tra poco) che risiede uno dei punti di forza su cui viene costruito il film; non sappiamo nulla di Chaney, da dove viene o dove è diretto, neanche un accenno sul suo passato, persino alla fine quando gli viene chiesto di dire qualcosa prima di partire si tiene sul vago rispondendo solo con un sorriso.

Un intelligente espediente narrativo tanto semplice quanto proficuo, un’aura di mistero che lascia (volutamente) molto all’immaginazione e finisce per essere molto più efficace di mille pagine di chissà quale background strappalacrime. Il resto, chiaramente, lo fa Charles Bronson, che da solo vale almeno la metà di L’Eroe della Strada. Il suo ruolo è il fulcro di una vicenda estremamente lineare che passa attraverso i suoi pugni in nome di un riscatto socioeconomico, un ruolo che Charlie si carica sulle spalle con una personalità invidiabile, bucando lo schermo anche soltanto entrando in scena.

Basti pensare che il suo personaggio pronuncia a malapena 500 battute, per rendersi conto del carisma non verbale di quest’uomo. Che scaricava la tensione, tra una scena e l’altra, flettendo i bicipiti e correndo di fianco al muro. E che si presenta sul set tirato a lucido, in una forma smagliante, mostrata orgogliosamente in più sequenze in cui combatte a petto nudo. Girando in prima persona i propri stunt, privo dell’aiuto di una controfigura. 53 anni (all’epoca delle riprese effettuate nel 1974 a New Orleans), senza l’ausilio di barrette fitness, personal trainer o chirurgo plastico. E a questo punto chiedo contributo fotografico alla regia per rafforzare il concetto.

Il suo Chaney sembra quasi avere tratti biografici: capovolge la diffidenza di chi lo ritiene troppo vecchio per lottare, vive dei suoi pugni e della sua determinazione, crede in sé stesso al punto da ritrattare condizioni e percentuali con gente che teoricamente dovrebbe avere più potere contrattuale di lui. Se negli incontri mostra tutto il suo spirito combattivo, è nella scena del bar che il suo essere badass tocca l’apice: rissa multipla con diversi ceffi messi al tappeto, locale distrutto a pistolettate ed un ‘Anybody else?’ di sfida agli altri presenti che alimenta il fomento di ogni fan che si rispetti.

l'eroe della strada film 1975 bronsonGli incontri sono concitati il giusto, Walter Hill ne coglie l’essenza e i protagonisti si danno da fare, lo stile è quello di strada fatto prevalentemente di cazzotti oltre a qualche presa e qualche calcio, gli omaccioni coinvolti contribuiscono al realismo con facce indovinate e atteggiamento sporco e spesso sgraziato – tra loro si fa notare il cranio massiccio di Robert Tessier, degno avversario nel penultimo match prima di quello conclusivo.

Le riprese più estenuanti di L’Eroe della Strada sono state proprio quelle dell’incontro finale tra Charles Bronson e l’attore/stuntman Nick Dimitri, durate più di una settimana anche a causa di una coreografia più articolata rispetto alle altre; tenutesi in un magazzino di Tchoupitoulas Street, che per sembrare un deposito ittico era stato guarnito da scatole di polistirolo contenenti gusci di ostriche piuttosto puzzolenti, con la situazione peggiorata dal calore delle luci per le riprese e dal tentativo di coprire gli odori con un disinfettante commerciale. Girare su set reali anziché ricostruiti in studio porterà non poche difficoltà organizzative.

Aspetto fondamentale di L’Eroe della Strada si rivela il rapporto di fiducia e collaborazione instaurato sul set tra Walter Hill e Charles Bronson. Il regista ci arriva timoroso, inizialmente la sua idea era quella di affidarsi ad un interprete più giovane (e meno titolato) come quel Jan-Michael Vincent, che due anni prima aveva duettato proprio con la star di origine lituana sul set di Professione: Assassino (The Mechanic, di Michael Winner); l’ingaggio di un nome altisonante come quello di Charlese Bronson (per un cachet da 1 milione di dollari) non sembra vero a Walter Hill, che si presenta con tutta la riverenza del caso.

Anche perché l’attore aveva fama di non essere soggetto facile, di essere un tipo dall’incazzatura rapida. Ma anche un artista estremamente professionale che di Hard Times apprezzava molto la sceneggiatura ed il fatto che Walter Hill se ne fosse occupato in prima persona, oltre all’approccio discreto nei suoi confronti da parte del regista che rendendosi conto della sua riservatezza non cercò di forzare il rapporto oltre la sfera lavorativa. Motivo per cui, nei momenti più difficili della fase di produzione, Charles Bronson aveva sostenuto Hill determinando un vero e proprio punto di svolta per il regista.

l'eroe della strada film 1975Tutto molto bello, peccato però che ci sia anche un dopo. In post-produzione Walter Hill si mostrò un po’ troppo critico nei confronti della performance di Jill Ireland, attrice ma anche moglie di Charles Bronson (la seconda di tre ma la più importante, suo vero grande amore, con cui girerà la bellezza di sedici film), arrivando anche a tagliarne alcune scene dal cut finale di L’Eroe della Strada – che inizialmente durava due ore e da cui fu esclusa pure qualche sequenza di lotta; nel momento in cui cercò un confronto con l’attore per parlargliene, quest’ultimo lo accolse in casa offrendogli da bere ma senza stringergli la mano.

Il rapporto era improvvisamente finito, lo dimostra il fatto che quando Walter Hill si mise al lavoro sul suo film successivo, un cult come Driver, la prima scelta fu quella di proporre a Charles Bronson il ruolo da protagonista (poi finito a Ryan O’Neal) ricevendo un rifiuto categorico. Successivamente, i due non si sono più parlati.

La regia di Walter Hill per L’Eroe della Strada è funzionale alla narrazione. Il regista sfrutta alla perfezione la minuziosa ricostruzione ambientale, un contesto di fatiscenza che accentua le motivazioni di riscatto (prevalentemente economico) dei protagonisti.

L’idea di ambientare la storia nel passato è dello stesso Walter Hill, che riteneva potesse avere più appeal commerciale, il produttore Lawrence Gordon propose New Orleans (incluso il Quartiere Francese) mentre lui decise di includere alcuni elementi di un western che aveva scritto in precedenza (Lloyd Williams and His Brother), incluso uno stile volutamente scarno che in qualche modo ricordava l’Haiku giapponese. Automobili (tra cui la bellissima Packard One-Twenty fornita dal commerciante Gabriel Puccio, che otterrà anche un cameo nel film), costumi, quel tipico mix musicale fatto di folk, jazz e blues, tutto attentamente valorizzato dalla mano da maestro di Walter Hill. Che chiaramente è consapevole di avere tra le mani un cavallo di razza come Charles Bronson puntandoci la giusta dose di riflettori.

l'eroe della strada film 1975 jill irelandA fare da spalla preziosa troviamo un James Coburn che, a differenza di una reputazione gioviale e solitamente collaborativa, finì per non andare d’accordo con Walter Hill, che imputava parte di questi scontri ad uno stato d’animo dell’attore che non viveva bene il fatto di essere soltanto il supporto di Charles Bronson, a testimonianza di una fase di carriera non esattamente sulla cresta dell’onda.

Ciò, comunque, non impedì a James Coburn di fornire una buonissima performance in L’Eroe della Strada; il suo Speed (per il quale Walter Hill inizialmente voleva Warren Oates, dopo aver considerato anche Mickey Rooney) è un organizzatore istrionico, sveglio e truffaldino ma anche, e soprattutto, giocatore incallito (e fallito). Su Jill Ireland non sarei poi così critico, svolge il suo compito di donna fragile e disillusa, che sceglierà la convenienza ai sentimenti. Menzione per Strother Martin, medico esuberante e tossicomane, e per Bruce Glover (il papà di Crispin), sgherro non molto accomodante. Particina per quel Frank McRae che con Walter Hill lavorerà di nuovo in 48 Ore nei panni del commissario urlante che diventerà un vero e proprio modello di personaggio obbligatoriamente presente in tantissimi titoli polizieschi del periodo.

Hard Times era entrato in produzione come The Street Fighter, il titolo venne cambiato in corso d’opera per evitare omonimie col titolo internazionale scelto dai distributori per Gekitotsu! Satsujin Ken, film giapponese del 1974 con Sonny Chiba. In Giappone esce comunque come The Street Fighter e, anni dopo, sarà di ispirazione per il famoso (e quasi omonimo, se si eccettua l’articolo determinativo) videogame. Ed è proprio dello ‘street fight’, inteso come sottogenere cinematografico, che L’Eroe della Strada si pone come uno degli esempi migliori di un filone di cui diventa modello da imitare.

Così come il suo protagonista, quel Charles Bronson capace di diventare icona immortale del cinema. Una stella che brilla attraverso le generazioni. Da celebrare in quello che sarebbe stato il giorno del suo centesimo compleanno. Che siamo sicuri starà festeggiando da qualche parte facendo il culo ai cattivi.

Di seguito trovate il primo combattimento di L’Eroe della Strada: