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7/10 su 2119 voti. Titolo originale: Lo chiamavano Jeeg Robot , uscita: 25-02-2016. Budget: $1,900,000. Regista: Gabriele Mainetti.

Dossier: Lo chiamavano Jeeg Robot, come Mainetti affronta lo ‘spaghetti cinecomic’

08/09/2021 recensione film di Gioia Majuna

Nel 2015 il regista esordiva dietro alla mdp con un lungometraggio insolito, con Claudio Santamaria e Luca Marinelli protagonisti di un film di supereroi molto lontano dagli standard hollywoodiani

santamaria jeeg robot film

Inaspettata interpretazione dell’ormai da tempo saturo sottogenere dei supereroi, Lo chiamavano Jeeg Robot dell’esordiente Gabriele Mainetti arrivava nei nostri cinema nel 2015 ergendosi subito come titolo irregolare – ma solidamente soddisfacente – capace di rinnovare la formula grazie a un’estetica accattivante e, soprattutto, un approccio fondato sui suoi personaggi, ambientandolo in un contesto dove la criminalità impera, l’Italia moderna.

Il film si apre su un inseguimento a piedi mentre il nostro antieroe Enzo Ceccotti (Claudio Santamaria), un lestofante da quattro soldi e un subalterno molto, molto in basso nelle gerarchie dei boss della Camorra locali, riesce a fuggire dal suo ultimo misfatto. L’uomo si rifugia nelle acque del fiume Tevere, dove si immerge del tutto inconsapevole della misteriosa fanghiglia nera e tossica che vi ristagna. Poco dopo si ammala gravemente. Poi, però, diventa molto forte. Enormemente forte. Qualcosa di cui non si rende conto fino a quando un nuovo lavoro non va storto, durante il quale il suo complice muore, e con Enzo stesso che non ce l’avrebbe fatta a sua volta se non fosse stato improvvisamente in grado di sopravvivere a un proiettile dritto al petto e alla caduta da un edificio di nove piani.

LochiamavanoJeegRobot.jpgCosa decide di fare quando scopre di avere dei superpoteri? Commettere più crimini. Naturalmente. Vedete, Enzo è un po’ un uomo di merda. È un delinquente di bassa lega con nulla in cui credere, che si nutre di budini e di pornografia nei tempi morti del suo sporco lavoro. Isolato, misantropo e solitario, anche se non lo ammetterebbe mai, è un essere patetico e senza dignità buono a nulla. Così, si mette subito al lavoro rapinando bancomat e autoblindo. Una mossa che attira immediatamente l’attenzione dei media e la fama virale collegata a YouTube.

Cosa compra con la sua fortuna ritrovata? Altri budini. Vedete, Enzo è anche un perdente. Cinico chiuso in se stesso che è solo desideroso di ricordare alle altre persone che è “amico di nessuno”, Enzo è bloccato in una sorta di mentalità adolescenziale del “tutto fa schifo”, che non avrebbe mai messo a frutto i suoi poteri se non si fosse invischiato con Alessia (Ilenia Pastorelli). La bizzarra relazione tra i due è proprio dove Lo chiamavano Jeeg Robot trova i suoi maggiori punti di forza, ma anche i maggiori problemi.

Alessia è, come amano dire i ragazzi di questi tempi, ‘problematica’. In grande stile. Figlia travagliata di Sergio, verso la quale Enzo prova un’immediata attrazione e senso di protezione, Alessia aiuta a trasformare Enzo in un eroe attraverso il potere della sua bontà e del suo amore, che a volte diventa strano perché la ragazza è incredibilmente infantile e regressiva; ossessionata dagli anime e dal suo vestito da principessa. Strano e spesso inappropriato miscuglio di archetipi, Alessia è in parti uguali la damigella in difficoltà, la saggia sciocca, la donna-bambina e la fatalona malata di mente.

Ciò tratteggia un quadro di violenza sessuale che appare onesto e profondamente empatico nei confronti della vittima, ma alla fine non ha nulla di nuovo o di prezioso da dire sulla questione e l’unico scopo di Alessia è di favorire lo sviluppo di Enzo – sapete, l’amore di una brava donna – quindi non diventa mai più di uno stratagemma narrativo a buon mercato. Pertanto, quando tra i due scoppia la passione fisica, il risultato è tanto scomodo quanto curioso: una scelta deliberata e un prezzo sbagliato da pagare per la trasformazione di Enzo in un brav’uomo. È un peccato, perché se la storia di vittimizzazione di Alessia e il suo legame con l’uomo fossero stati gestiti in modo diverso (e un po’ più saggiamente), Lo chiamavano Jeeg Robot ne sarebbe uscito molto più forte.

Ilenia Pastorelli in Lo chiamavano Jeeg Robot (2015)Enzo e Alessia imboccano una storia amore dinamica e dolce, anche se non ortodossa – un’attrazione maldestra tra due adulti bloccati nell’immaturità – ed è effervescente grazie all’alchimia tra Ilenia Pastorelli e Claudio Santamaria. Entrambi gli attori interpretano i loro ruoli in modo viscerale, trattando il materiale a loro disposizione come se stessero recitando in un film totalmente drammatico (n effetti entrambi hanno portato a casa i premi per il miglior attore e attrice ai 60esimi David di Donatello e le loro interpretazioni tengono a galla il film, donandogli una pulsione disordinata e appassionata).

Nello stesso momento in cui Enzo sta scoprendo i suoi poteri al fianco di Alessia, un aspirante boss mafioso inizia il cammino verso il potere, infuriato dalla ritrovata fama di Enzo. Aria viscida, capelli ingellati e credendosi una rockstar, lo ‘Zingaro’ di Luca Marinelli vuole che la gente si inginocchi ai suoi piedi in modo che possa pisciargli in testa, e questo già prima dell’idea di poter trovare i suoi personali superpoteri. Ex concorrente di un reality show, è un maniaco stravagante e sfrenato. Sorta di Joker filtrato nella figura di Liberace, è incline a strepitosi numeri di Karaoke, adora i blazer di paillettes e colpire alla testa qualcuno con un telefono quando si incazza.

Per quanto Fabio Cannizzaro / Zingaro possa essere esagerato, Lo chiamavano Jeeg Robot non usa gangster e famiglie criminali come sfondo. Gli sceneggiatori Nicola Guaglianone e Menotti intrecciano questi elementi in fili di cronaca sociale. Ambientato sullo sfondo di attentati terroristici in tutta Roma, il film è radicato nell’idea di un’Italia contemporanea segnata dall’impatto duraturo e violento della criminalità organizzata. Non è sfacciata e predominante, ma è questa corrente sotterranea che scorre attraverso l’intero film a donargli un po’ di potenza extra dietro al suo pugno.

Luca Marinelli in Lo chiamavano Jeeg Robot (2015)La violenza in Lo Chiamano Jeeg Robot è un’esperienza piuttosto unica in un cinecomic (ok ok, tecnicamente non è tratto da un fumetto, ma passatemi la catalogazione …), specie considerando che blockbuster hollywoodiani per un pubblico ‘adulto’ come Deadpool e Logan (peraltro più patinati e action) sono comunque usciti dopo. Al contrario, le gesta violente dell’opera di Gabriele Mainetti risultano fin troppo familiari rispetto ai mali che affliggono il mondo intorno a noi ogni giorno: terroristi, criminali e predatori sessuali.

Come tutti i buoni racconti di genere, Lo Chiamano Jeeg Robot funzionerebbe ancora anche senza gli elementi fantasy, in questo caso come una storia di redenzione del personaggio principale dal mondo criminale. Non sarebbe altrettanto vitale o divertente, ma funzionerebbe. Poiché l’arco narrativo di Enzo è il filo conduttore della trama, il momento in cui finalmente accetta le grandi responsabilità che derivano dai suoi nuovi grandi poteri è insolitamente efficace. È sempre un brivido vedere l’eroe raccogliere il testimone alla fine di una storia delle origini, ma a causa dell’enfasi sul dramma dei personaggi in tutto il film, la ricompensa è dieci volte maggiore (ed è accompagnata da uno dei più commoventi momenti “i ragazzi fichi non guardano le esplosioni” mai filmati).

In definitiva, nonostante qualche impaccio, Lo chiamavano Jeeg Robot è un gradito cambio di ritmo nel genere dei supereroi, dal suo nucleo emotivo sdolcinato e tenero fino al distinto obiettivo culturale. Si situa molto lontano dalle sfumature ormai omogeneizzate riscontrabili anche nei migliori prodotti di Hollywood, vantando una singolare fusione di stili. In parti uguali pulp e camp, ma anche grintoso dramma criminale, esce bene da questa insolita combinazione, immergendo le dita dei suoi piedi in acque molto oscure ma mantenendo sempre un senso dell’umorismo sfrontato.

Di seguito trovate il trailer di Lo chiamavano Jeeg Robot: