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6/10 su 2630 voti. Titolo originale: The Neon Demon , uscita: 08-06-2016. Budget: $7,000,000. Regista: Nicolas Winding Refn.

Dossier | The Neon Demon di Nicolas W. Refn: analisi e interpretazione del significato occulto ed esoterico del film

23/04/2020 recensione film di Sabrina Crivelli

Proviamo a capire cosa si cela sotto il patinato aspetto dell'opera con Elle Fanning e Jena Malone ambientata nello spietato mondo della moda

the neon demon elle refn film

Guardare The Neon Demon fa quasi male agli occhi. Da una parte, difatti, il film di Nicolas Winding Refn è disseminato di scene e piani sequenza lunghi e ipnotici che trascinano lo spettatore in faticose esplorazioni, soffermandosi sul più minimo, indifferente dettaglio. Così, il regista scandinavo ci trasmette la sensazione di vacuità e di superficiale egocentrismo che domina il mondo vuoto della moda. Inoltre – e soprattutto – ferisce lo sguardo mostrandoci il lato oscuro, turpe, di quell’universo che risplende solo in apparenza; violenze su un’adolescente fuggita da casa in uno squallido motel, necrofilia su un letto di un obitorio, cannibalismo e omicidi come pratica rituale di bellezza… certo ne esce un quadro tutt’altro che lusinghiero.

Oltre ai dei momenti più estremi, c’è poi una serpeggiante e costante brutalità, nei casting, nei dialoghi tra modelle, nell’approccio fotografi e così via. Tale ferocia si esprime su molteplici piani, dal fisico allo psicologico, ed è in fondo ciò che rende The Neon Demon così disturbante; ancor più perché molti di questi piccoli e grandi orrori (molti dei quali non così impensabili anche nella realtà) sono presentati nella veste patinata delle copertine di haute couture, così da far ulteriormente risaltare l’animo marcio che celano sotto la pelle luccicante.

neon demon locandinaDopo aver visto il film di Nicolas Winding Refn, ci rimane una sorta di brutta sensazione, qualcosa di indefinibile, eppure è come se la nostra anima fosse stata contaminata dalle immagini di cui siamo stati spettatori. Certo, tale percezione non è insolita dopo un horror psicologico come il suddetto. Eppure, ciò che più sgomenta non è la tanto la storia di finzione, ovvero il lato più smaccatamente orrorifico e surreale, ma la realtà che potrebbe stare dietro ad essa. Macabra celebrazione visiva di un Male fatuo, ci rivela il lato oscuro dell’industria dell’intrattenimento,  mostra l’élite occulta che lo possiede, un’orgia di personaggi frivoli, incostanti e inconsistenti, che si crogiolano nell’oscurità e in mille forme di crudeltà tese a sminuire l’altro per affermare sé stessi.

Così, seguendo i passi di Jesse (Elle Fanning), un’adolescente appena entrata in questo sfavillante universo con il sogno di diventare una top model di fama internazionale, scopriamo uno dopo l’altro i mille turpi volti della Città degli Angeli e di chi la abita, arrivando a comprendere che dietro a due strati di glitter si nasconde solo malvagità e nulla profondo.

Esploriamo quindi The Neon Demon e i suoi plurimi livelli di significazione, fino ad arrivare al cuore occulto del film di Nicolas Winding Refn.

Il culto della Morte

Quando ci relazioniamo a un’opera come The Neon Demon ci sottoponiamo volontariamente – e implicitamente – alla logica contorta del suo autore. Sebbene quindi sia sfuggente, emerge un messaggio (un sotto-testo) ben più sinistro. Essenzialmente, viene delineato pian piano ciò che per il regista è davvero il modo della moda: un’inno al culto della morte, sul cui altare sono sacrificati, bellezza giovinezza e l’innocenza. Tale chiave di lettura è confermata da molteplici indizi disseminati fin dal principio lungo tutto lo svolgimento

Un esempio? Nella scene d’apertura protagonista, Jesse posa per un servizio fotografico. Il suo volto è ricoperto di cristalli di Swarovski e truccato con i toni del rosa, quasi fosse una Barbie o una bambola. Tuttavia, a contrasto con l’estetica bambinesca, un fiotto di sangue ricopre il collo candido, come se le (o si) fosse recisa la giugulare. Nell’immagine, morte e fanciullesca bellezza coesistono in un perfetto momento di stasi, anticipandoci tutte le tematiche che verranno successivamente sviluppate nel film.

the neon demon refn film elle fanningAnzitutto, è bene sottolineare il trucco rosa e luccicante degli occhi verrà ripreso nel tragico finale, delineando una certa circolarità nella narrazione in cui l’ouverture si rivela anticipazione di ciò che poi accadrà davvero. In secondo luogo, non si tratta di una trovata puramente cinematografica, di un’idea venuta in mente d’improvviso a Nicolas Winding Refn. Al contrario, è la realtà la sua fonte diretta. Trend di lunga data nelle pubblicazioni dedicate al fashion, già nel 2014 (ossia 2 anni prima dell’uscita di The Neon Demon) un articolo di Kira Cochrane per il Guardian constatava la macabra tendenza della celebrazione estetica dei “fashionable corpse” (“cadaveri alla moda”).

Predatori di gioventù e innocenza

Nel servizio fotografico che apre il The Neon Demon, morte e sangue sono sublimati dalla macchina fotografica, ma non è l’unico aspetto che ci preme osservare. La modella che viene catturata in questi scatti ‘funerei’ è Jesse, un’adolescente di sedici anni appena arrivata a Los Angeles. Una volta finiti gli scatti, la ragazza si reca nella zona make-up per struccarsi e qui incontra Ruby (Jena Malone), una truccatrice professionista che, attratta dalla giovane indossatrice, inizia a porle con disinvoltura una serie di domande:

Sei appena arrivata a Los Angeles?

Le chiede anzitutto, scorgendo in lei quella purezza tipica di chi non è ancora stato contaminato dal mondo della moda e dai suoi demoni. L’altra domanda:

Chi te l’ha detto?

E quella replica:

the neon demonIl tuo sguardo, tesoro. Non preoccuparti. La luce nei tuoi occhi è esattamente quello che tutti vogliono. 

Ovviamente, “la luce negli occhi” della ragazza simboleggia la giovinezza e l’innocenza di cui “Loro” sono alla ricerca, e di cui si nutrono – come vedremo più avanti – letteralmente. E ognuno di questi ‘predatori’ non attende altro che trovare una nuova preda (la scena del leone di montagna in tal senso è l’incarnazione di tale metafora e presagio di quello che succederà). Ruby non si fa dunque scappare l’occasione e, dopo che gli è chiara la vulnerabilità di Jesse (un’orfana senza nessuno a badare a lei), le propone di venire a una festa. È così che i nuovi arrivati ​​vengono introdotti in quella prigione dorata e claustrofobica che è il mondo della moda.

E si tratta di una realtà chiusa, dove utilitarismo, vessazioni gratuite e subdola invidia dominano. Ne è prova immediata il dialogo successivo – e altrettanto evocativo – tra Ruby, Jesse e le due modelle, Gigi (Bella Heathcote) e Sarah (Abbey Lee)-. Le quattro sono nel bagno di un locale e la prima afferma le donne comprino un rossetto se “il suo nome è legato al cibo oppure al sesso”. Quindi, in una domanda decisamente allusiva, chiede a Jesse:

E tu? Sei più cibo, o sei più sesso?

Al momento il quesito sembra singolare, sibillino, ma lungo lo sviluppo di The Neon Demon e, soprattutto, nel finale acquisirà tutto un altro valore; sarà una sorta di premonizione. Con il senno di poi, è chiaro che si tratti due modi in cui l’energia vitale della nuova arrivata può essere ‘consumata’ …

Evocativa è poi la performance a cui assistono. Una modella è legata a una corda e fatta roteare in una serie di movimenti sinuosi. Al culmine della performance, viene sospesa a mezz’aria in una posizione decisamente innaturale, che riprende chiaramente la scultura di Louise Bourgeois intitolata Arch of Hysteria. L’opera rimanda a un significato freudiano, come il titolo suggerisce: la posizione è quella che si credeva assunta dalle donne affette da attacchi acuti di isteria, ossia una patologia psichica di cui nel XX e inizio del XXI secolo non riuscivano a identificare le cause, ma si pensava fosse dovuta a traumi pregressi o repressione sessuale. Tuttavia, poiché riprodotta in una sua creazione dalla celebre scultrice, la posa assumeva anche una qualità estetica e il corpo era trasformato in un’opera d’arte.

the neon demon - 7E non è tutto; le possibile interpretazioni non si limitano all’estetizzazione delle forme femminili assunte in stati mentali fragili. Il rimando alla morte ancora una volta è presente, dato che anche il serial killer Jeffrey Dahmer mise il cadavere di una delle sue vittime – e senza testa – in quella medesima posizione. Va sottolineato peraltro che anche il suddetto fosse avvezzo al cannibalismo…

D’altronde, come il ‘mostro di Milwaukee’, anche i predatori che agiscono silenti in The Neon Demon sono attratti da vittime giovanissime e innocenti (lui però prediligeva uomini).

Ad esempio, Hank, proprietario dello squallido motel dove si trasferisce Jesse quando arriva a LA, è un depravato e un pedofilo. Il viscido personaggio, interpretato da Keanu Reeves, ci rivela la sua rivoltante indole quando ad un certo punto si accosta furtivo a Dean (Karl Glusman), fotografo amico della protagonista e gli suggerisce ammiccante di guardare anche un’altra ragazzina che pernotta nel suo motel, dicendo:

Dai un’occhiata alla camera 214. L’ho affittata questa settimana a una ragazza di Sandusky…  Scappata di casa. Ha tredici anni. Una vera Lolita cazzo. Camera 214. È da vedere!

neon demon elle fanningE non è tutto. Dalle parole all’azione il passo è breve, e non trascorre molto che il losco figuro cerchi di introdursi furtivamente nella stanza di Jesse con pessime intenzioni (lei sogna addirittura che le punta un coltello in gola e cerca di abusare di lei). Non riuscendoci, prova con un’altra vittima, di cui sentiamo le urla disperate. Sequenza particolarmente disturbante, è un inquietante rimando agli abusi che nella vita reale possono accadere alle giovani modelle o alle adolescenti scappate di casa in cerca di fortuna. Oltre a ciò, tali truci passaggi ci mostrano la duplice maniera in cui LA e i suoi perversi abitanti cerchino di consumare le nuove arrivate.

Il debutto nella moda e le sue mille insidie

Jesse viene presto reclutata da un’agenzia di modelle che le promette di lavorare con tutti i più noti stilisti e le prospetta un “successo internazionale”. Quando Jesse ammette di avere solo 16 anni e di non essersi diplomata alle superiori, le viene detto di mentire sulla sua età e dire a tutti che ha 19 anni.

D’altro canto, a nessuno importa che sia minorenne. Anzi, è proprio la sua giovinezza a conferirle quel “qualcosa” di cui l’industria del fashion è disperatamente a caccia. La sua purezza e freschezza, difatti, non solo vengono sfruttate per vendere le copie delle riviste, ma anche a un livello più profondo. Le civiltà primitive erano solite sacrificare delle vergini agli dei perché si riteneva che avessero un maggiore ‘potere magico’. E ciò potrebbe essere ancora valido ai nostri giorni. Come il film suggerisce, esistano circoli occultisti con membri ricchi e influenti, dove vengono praticati riti oscuri ed antichi. E i personaggi della moda con cui Jesse viene a contatto proprio sembrano proprio gli iniziati di una di queste società segrete.

keanu reeves film the neon demonLe stranezze iniziano sin da uno dei primi ingaggi della ragazza, in particolare durante il suo primo servizio fotografico con un grande fotografo, Jack MacArthur (Desmond Harrington). Il volto della modella in erba viene anzitutto letteralmente cesellato d’oro. I disegni ricreati sul suo viso riprendono forme singolari e rimandano subito all’occultismo. Nella fattispecie, chi ha familiarità con la demonologia riconoscerà nei tratti l’iconografia di Baphomet, potente entità nel tempo associata con Satana e parte di una simbologia esoterica ben nota. I contorni metallici del make-up ricordano infatti la testa del demone, nonché le corna e la torcia che lo contraddistinguono. Certo, potrebbe essere una coincidenza, ma il sottotesto misterico e rituale che caratterizza nel suo complesso The Neon Demon (sin dal titolo stesso …) induce a una differente conclusione.

Anche il servizio stesso ha qualcosa di cultuale. Una volta che Jesse entra sul set, il fotografo vedendola rimane come estasiato, ordina a tutti di uscire immediatamente e a lei di spogliarsi completamente (vi ricordiamo che ha sempre 16 anni). Poi spegne tutte le luci. Quindi, l’uomo la ricopre lascivamente con una vernice dorata, concentrandosi in particolare sul collo. Le movenze dei due sono allusive, lente e sensuali. Allo stesso tempo, l’immagine potrebbe significare il fatto che lei sia la nuova ‘Golden Girl’ del settore, come dimostra il fatto che tutti la cerchino a partire da questo momento. In ultimo, è possibile un parallelo con la prima scena, in cui però a cospargere il collo della ragazza era un liquido rossastro che simulava il sangue, e non dorato. Che sia anche qui una premonizione, o parziale messa in scena di un sacrificio rituale a cui si conferisce un valore estetico, addirittura artistico?

the neon demon refn elle fanning filmIl rito d’iniziazione

Jesse ha qualcosa di speciale, che viene immediatamente notato da tutti, e che suscita l’invidia delle altre. Tale dono unico, ossia una bellezza naturale, emerge subito nel confronto con le sue rivali al suo primo casting per una sfilata. Come in diversi momenti di The Neon Demon, la scena inizia in maniera piuttosto convenzionale, con l’arrivo delle modelle, che una a una sono chiamate dai selezionatori; gradualmente, però, assume contorni sempre più surreali. Si tramuta in breve in una sorta di rituale occulto e ipnotico. Non solo, poco dopo la sfilata assume i contorni di un salto inter-dimensionale. Così, mentre sta camminando sulla passerella, Jesse viene proiettata in un’altra realtà, quasi ultraterrena e illuminata dalla luce straniante di neon dai colori accesi. E, attraversandola, la protagonista appare profondamente trasformata.

La sfilata, infatti, rappresenta l’iniziazione di Jesse e il passaggio a una successiva fase del suo percorso, in cui emerge una parte di lei prima nascosta. Costituisce, in primis, la sua entrata ufficiale nella società chiusa della moda che, subliminalmente, è assimilata ad una setta. Il fatto che, nella medesima sequenza, alle sue spalle incomba una piramide, simbolo esoterico per eccellenza, non è assolutamente casuale. Allo stesso tempo, il rito la trasforma e la rende più simile agli altri adepti, inizia la sua corruzione. Come lo notiamo? La superbia incomincia a manifestarsi in quella che prima era una ragazzina schiva. Nello specifico, quasi innamorata di sé come Narciso, inizia a baciare la propria immagine riflessa dalle superfici metalliche illuminate di rosso (colore dell’amore, della passione, ma anche del sangue). Dopo lo show, siamo davanti dunque a una nuova Jesse, non più innocente, ma sensuale e più sicura di sé, a tratti arrogante; in altre parole, si è resa conto dell’ascendente che ha sugli altri e se ne avvantaggia. Insomma, è emersa la sua vera natura, ed è diventata ufficialmente un’altra adepta del crudele e superficiale mondo del glamour.

Neon Demon - filmSotto l’Occhio che tutto vede

Attraverso l’ascesa di Jesse nel mondo della moda, siamo condotti anche nella realtà oscura e occulta che lo governa. Contemporaneamente (come abbiamo visto), veniamo introdotti a un articolato simbolismo i cui elementi sono disseminati lungo tutto The Neon Demon. Di conseguenza, non può mancare una delle icone principali della tradizione esoterica: l’Occhio Onniveggente. Presente fin dalle civiltà antiche, in Egitto era associato al Dio Sole (nelle declinazioni di Wadjet, Occhio di Horus e Occhio di Ra). Anche nella tradizione norrena il padre degli dei, Odino era raffigurato coclite. L’eredità fu poi trasmessa all’occultismo occidentale, che tra gli esponenti più famosi vede gli ordini dei Rosacrociani, degli Illuminati e dei Massoni. Questi ultimi, in particolare, ricorrono a tale simbolo sovente, di norma accompagnato dalla piramide (la cui presenza abbiamo già evidenziato nel film).

Tornando invece a The Neon Demon, l’occhio onniveggente è al centro di uno strano racconto di Jesse a Dean. Una notte, sotto la luna piena, si confida con il ragazzo rivelandogli che crede di non avere alcun talento speciale; nulla, a parte l’essere carina. Poi ricorda di quando era una bambina e, ermeticamente, racconta che, in solitudine, parlava con la luna. Secondo le sue parole infatti:

Jena Malone e Elle Fanning in The Neon Demon (2016)Quando ero bambina, di notte andavo spesso sul tetto di casa. Pensavo che la luna fosse come un grande occhio che mi guardava. Io guadavo lei e le dicevo “Ehi, mi vedi?!”

Chissà, forse si trattava di un indizio del futuro desiderio Jesse di essere notata dall’industria della moda o dal “Grande Fratello” dei massoni. Comunque sia, voleva che il grande Occhio Onniveggente la vedesse, la scoprisse. Ebbene, è successo e lei ha esordito nel mondo che tanto desiderava. Tuttavia, bisogna sempre fare attenzione a ciò che si chiede… potrebbe avverarsi!

D’altronde, dietro all’occhio nel cielo potrebbe nascondersi uno sguardo ben più malevolo. Quello di un branco di predatori in attesa della loro prossima vittima. Perciò, l’attirano il una trappola. Quando il motel si dimostra un luogo decisamente pericoloso, Jesse si trova in mezzo ad una strada. In suo soccorso, però, sembra arrivare Ruby, che la invita a stare per un po’ a casa sua … e da qui in poi tutto diviene ancora più strano. Così, la vittima sacrificale –  la cui morte è stata già simulata più volte – si trova intrappolata all’interno di una villa di lusso e i suoi carnefici sono già pronti ad accoglierla.

Neon Demon - film - 8Come detto in apertura, Jesse può essere consumata in due modi: “sesso o cibo”. Il primo approccio di Ruby è di tipo sessuale. Tuttavia, viene respinta e lei impazzisce di rabbia. D’altronde, eliminata una delle due opzioni ne rimane un’altra soltanto. Prima, però, la truccatrice ha un altro impegno improrogabile. Nella scena successiva, vediamo la donna occupata nel suo secondo lavoro: la make-up artist in una agenzia di pompe funebri , dove si trucca i cadaveri prima dell’ultimo saluto (ancora una volta si noti il connubio morte-bellezza). Qui, il corpo di una ragazza, deceduta in tragiche circostanze la eccita in maniera incontrollabile (e, forse, le ricorda Jesse). Quindi, bacia le sue labbra senza vita, la accarezza, e via così. Insomma, in uno scabroso crescendo, si tratteggia una scena di necrofilia. Non contento, Nicolas Winding Refn estende la scena in maniera snervante e la infarcisce di dettagli visivi e sonori. Poi, tutto finisce come ha avuto inizio, ovvero senza alcuna motivazione narrativa o estetica; all’apparenza, l’unica funzione di questa singolare passaggio è scioccare lo spettatore.

Comunque sia, una volta terminata la parentesi necrofila, siamo finalmente pronti per il rito di sangue che chiude The Neon Demon. Jesse è rimasta a casa da sola e si prepara ad andarsene. In un raptus di vanità, si trucca di tutto punto. Cosparge gli occhi di un rosa acceso e di glitter argentati, che richiama – come detto – il make-up in apertura. Di seguito, senza nessuna ragione manifesta, indossa una lunga veste chiara, proprio come le fanciulle che nell’antichità che erano in procinto di essere sacrificate agli dei; è ciò potrebbe significare la sua trasformazione da ragazza d’oro della moda ad agnello sacrificale. Quindi, esce e trova ad attenderla Ruby, Gigi e Sarah, che la inseguono e la uccidono. Così si consuma il rito di sangue. Subito dopo la divorano. In ultimo, vediamo le due modelle ricoperte di sangue sotto la doccia, mentre Ruby è letteralmente immersa nel rosso fluido vitale nella vasca da bagno. Non solo, quest’ultima conclude il sacrificio dell’amica con un singolare rituale la notte successiva: si sdraia nuda davanti a una grossa vetrata, sotto la luna piena, e vediamo una pozza di sangue emergere sotto di lei dal nulla. In tal modo, probabilmente, si manifesta il suo asservimento all’occhio onnisciente.

Neon Demon - film - 9Così, arriviamo all’enigmatico e fosco epilogo. Dopo l’omicidio e l’antropofagia, ritroviamo Gigi e Sarah su un set fotografico di alta moda. Qualcosa in loro è cambiato; mangiato Jesse, hanno acquisito quel “non so che” da lei prima posseduto. Ne è una prova l’attenzione di Jack MacArthur (prima indifferente) verso Sarah. La modella ha accompagnato l’amica su un set in una villa sul mare. Dopo averla scorta seduta su un divano, il fotografo – che sembra notarla per la prima volta in vita sua – ne rimane abbagliato e la ingaggia al posto di un’altra ragazza.

Tuttavia, c’è anche una riscontro negativo: Gigi si sente improvvisamente male. Sono le carni dell’adolescente morta che ha divorato pulsare in lei. Stravolta e in preda a dolori lancinanti, prima vomita il suo bulbo oculare, poi si trancia il ventre per tirar fuori il resto dei brandelli di corpo della defunta non ancora digeriti. Sarah, intanto, la scruta attonita. Fatto disgustoso, raccoglie l’occhio e se lo mangia, ma, mentre fissa il vuoto con espressione vacua, una lacrima le scende sulla guancia. Infine, torna a posare per il servizio di moda.

Conclusioni

In definitiva, cosa diavolo succede in The Neon Demon? Qual è la morale della storia? Ebbene, “morale” è un termine che mal si applica a questo film. L’idea di un insieme di princìpi di comportamento basati su una chiara distinzione tra ciò che è  giusto e sbagliato non è nemmeno presa in considerazione. Non esiste una lezione, ma il trionfo della forma sulla sostanza, come d’altra parte accade nel mondo della moda. È il freddo ritratto di un’industria in cui ragazze giovanissime vengono sfruttate e intrappolandole in una prigione invisibile, da cui non possono fuggire. Descrive altresì come chi ci lavora si auto-imponga pratiche malate, motivate da rituali privi di senso.

Bella Heathcote e Abbey Lee in The Neon Demon (2016)In questo contesto, Jesse, una ragazza semplice che proviene da una piccola città, è piena di speranze, di vitalità e di quella genuina bellezza che discende dalla giovinezza. È esattamente ciò che i vampiri senz’anima che popolano L.A. bramano disperatamente. Dopo anni trascorsi in quella tenebra priva di morale e gioia bramano proprio la sua energia, il suo sangue. Perciò, ragazze innocenti vengono attratte in quell’universo degradato e torbido, sono sfruttate e ne sono contaminate a loro volta. Quando non servono più, vengono gettate via, prosciugate. Le poche che sfondano, sono coloro che riescono a trarre il massimo profitto dall’essere usate, ovvero, chi a sua volta è capace di assorbire spietatamente la forza vitale degli altri. In altre parole, sono coloro che hanno completamente venduto la loro anima al Diavolo, e sono disposti a ingoiare il bulbo oculare di una “eletta” per acquisirne la luce, dopo che è stato appena vomitato da un’amica morente.

The Neon Demon è la celebrazione di questo mondo senz’anima, ed è facile capire perché non sia stato un successo al botteghino (poco meno di 3.5 milioni di dollari incassati globalmente). La spiegazione risiede nella forma come nei contenuti. È un’auto-esaltazione indulgente, iper-estetizzata e a tratti retorica dello sfavillante e falso mondo della moda (ma è facilmente estensibile all’intrattenimento ingenerale). Tuttavia, ciò che rende questo film di Nicolas Winding Refn davvero disturbante per il grande pubblico è il fatto che ci sia della verità dietro la finzione e i personaggi tratteggiati siano in fondo proiezioni di persone realmente esistenti, che usano il loro potere per perpetrare abusi e sfruttamento sistematici.

Di seguito la scena dell’incontro nel bagno del club da The Neon Demon:

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