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7/10 su 767 voti. Titolo originale: Escape From Pretoria , uscita: 06-03-2020. Regista: Francis Annan.

Escape from Pretoria | La recensione del film di fuga con Daniel Radcliffe

09/03/2020 recensione film di William Maga

Il regista Francis Annan porta al cinema la storia vera dell'incredibile evasione di alcuni attivisti da un carcere sudafricano ai tempi dell'apartheid

Escape from Pretoria (2020) film

È una triste realtà che nel 2020 gli aberranti valori del razzismo continuino a dilagare su più livelli della nostra società in tutto il mondo. Sebbene il movimento per i diritti civili negli Stati Uniti abbia avuto luogo durante gli anni ’60, in America le persone di colore continuano a combattere contro l’oppressione su base giornaliera. Si potrebbe trovare una storia simile essenzialmente in ogni regione del mondo sviluppato e non sviluppato. Per quanto riguarda il Sudafrica, i giorni bui dell’apartheid si sono conclusi nel 1994 dopo quasi mezzo secolo, lasciando dietro di sé terribili cicatrici che probabilmente il tempo non potrà mai guarire completamente. Dal regista Francis Annan (Woyzeck) e dal co-sceneggiatore LH Adams, la nuova produzione di Momentum Pictures, Escape from Pretoria, serve da promemoria necessario di queste ferite che noi, come esseri umani responsabili, non dobbiamo mai dimenticare.

Escape from Pretoria (2020) film posterAdattato dall’autobiografia di Tim Jenkin Inside Out: Escape from Pretoria Prison, il film esamina la vera storia del 1979 di Jenkin (Daniel Radcliffe), Stephen Lee (Daniel Webber) e Leonard Fontaine (Mark Winter), tre attivisti e membri dell’African National Congress che furono imprigionati per le loro azioni radicali. Tutti e tre questi giovani uomini erano, a onor del vero, bianchi e venivano visti come traditori da coloro che sostenevano l’apartheid. Tuttavia, la mentalità di questo trio può essere riassunta dalla citazione di Jenkin nel monologo di apertura di Escape from Pretoria: “Non volevamo una vita basata su bugie e indifferenza. Volevamo unirci alla lotta in corso per un Sudafrica democratico e libero, non basato sulla discriminazione razziale“.

Tuttavia, anche all’interno di questo gruppo di resistenza, c’erano approcci opposti su ciò che significava per ciascun individuo adempiere al proprio dovere. La prigione di Pretoria era un’istituzione con molti detenuti le cui storie sembravano simili a quelle di Jenkin, Lee e Fontaine, ma molti dei quali, tra cui Denis Goldberg (Ian Hart), credevano che scontare la pena in carcere, per quanto ingiusto fosse, sarebbe stata la forma di protesta più efficace. Pur limitando le loro vite, questa forma di martirio, fino a un certo livello, avrebbe dato – ai loro occhi – il potere a quelli fuori di continuare a combattere una giusta battaglia. D’altra parte, Jenkin e i suoi due compatrioti erano determinati anche a ritornare presto nel mondo reale e ricongiungersi alla lotta in prima linea.

Questo tipo di scisma ideologico tra gli alleati anti-apartheid si presenta dunque come una dinamica molto affascinante da esplorare nel punto cruciale della storia. Ironico che un’organizzazione votata all’unità sperimenti la divisione proprio nel suo nucleo. Ovviamente, si tratta di una forma molto diversa di conflitto rispetto agli indifendibili orrori del razzismo; non c’era certo malizia o animosità tra i prigionieri con visioni contrastanti. Tuttavia, questa ironia è innegabile.

Come ci si aspetterebbe dal titolo del film, la vicenda racconta gli scrupolosi preparativi di una evasione. Jenkin e Lee, in realtà, vengono arrestati e imprigionati insieme, con piani di fuga da subito ben presenti nelle loro intenzioni. Entrano in contatto con Fontaine all’interno della struttura carceraria e si rendono conto che la forza delle loro diverse competenze messe insieme potrebbe eventualmente portare alla libertà di tutti. Quello che segue è più di un anno di ossessivo lavoro di pianificazione, calcoli e lavoro manuale. Il piano di fuga coinvolge oggetti di vario tipo e risorse sparsi per tutta la prigione, che si spostano costantemente da un luogo all’altro. L’obiettivo finale di Jenkin e dei compagni è quello di costruire una serie di chiavi che sbloccheranno ogni porta tra loro e il mondo esterno. L’attenzione ai dettagli in Escape from Pretoria è impressionante almeno quanto la natura consapevole e attenta dei tre protagonisti. Gli sforzi di produzione del direttore della fotografia Geoffrey Hall e del montatore Nick Fenton si fondono e scorrono insieme come una poesia.

Daniel Radcliffe e Daniel Webber in Escape from Pretoria (2020)Le sequenze che mostrano l’ingegno e l’intraprendenza dei prigionieri si susseguono inesorabili. Lo spettatore può percepire in modo tangibile le prospettive dei personaggi mentre risolvono passo dopo passo il complesso puzzle fisico e mentale che stanno affrontando. L’intensa, soggettiva selezione delle riprese è realizzata con precisione ed estremamente efficace. In particolare, nelle scene notturne, l’illuminazione rada è incorporata nell’azione con la massima potenza da Francis Annan. Ogni fotogramma trasuda di attenzione, ma è il lavoro del sound designer Chris Goodes a scatenare il vero potenziale palpitante del film. I rumori standard di una prigione, come il clangore delle porte delle celle di metallo o lo spostamento dei passi in un corridoio deserto sono combinati con suoni supplementari fondamentali per la storia. Pensate a una chiave di legno improvvisata che gira lentamente in un meccanismo di blocco e al respiro teso e affannato dei detenuti ansiosi nel buio che sembrano essere sul punto di scoppiare.

L’incredibile tensione e suspense sono orchestrate con immacolata competenza e la flessibile colonna sonora di David Hirschfelder si adatta facilmente alle varie situazioni, integrando ogni altro aspetto visivo e udibile di Escape from Pretoria con una tecnica sofisticata e poliedrica. Le componenti tecniche del film si armonizzano come una sinfonia orchestrale stranamente meravigliosa, che induce l’ansia.

Prendendo in considerazione tutti questi spunti, non sarebbe tuttavia sbagliato affermare che si possono scorgere alcune occasioni mancate per quanto riguarda l’ispezione dei temi più interessanti come quello delle interrelazioni razziali. Questo è il resoconto (per lo più) vero di un gruppo di prigionieri bianchi in una prigione completamente bianca. Qualsiasi relazione tra questi uomini con persone di colore nel mondo esterno è ampiamente trascurata. In effetti, sia Jenkin che Lee avevano fidanzate nere, che avevano ruoli significativi nella vita dei due uomini mentre combattevano per l’uguaglianza. Sfortunatamente, si sceglie di mostrare ben poco di tutto ciò che riguarda la vita di queste persone all’esterno della prigione, al di là di una breve apparizione in tribunale quando vengono condannati Jenkin e Lee all’inizio.

Daniel Radcliffe in Escape from Pretoria (2020)Forse, uno sguardo più personale su queste intime connessioni tra razze avrebbe potuto contribuire a delineare un ritratto ancora più avvincente dei viaggi interiori dei protagonisti. Comunque, dato che non vediamo persone di colore all’interno della prigione, l’unica via che la narrazione di Escape from Pretoria avrebbe potuto percorrere per mostrare queste relazioni sarebbe stato tramite flashback o un prologo.

Pertanto, sebbene sia comprensibile dal punto di vista logistico il motivo per cui queste scene non siano presenti, resta la sensazione che si sarebbe potuto fare qualcosa in più. Invece, come il titolo lascia intendere, collegandosi a illustri precedenti come Fuga da Alcatraz, Fuga per la vittoria e Fuga da New York, il preciso codice del sottogenere del prison break movie / escape movie impone – nel bene o nel male – di concentrarsi solo su certi aspetti.

Escape from Pretoria potrebbe non capitalizzare ogni singola opportunità a disposizione, ma l’importanza di quello che ugualmente dice non va sottovalutata. Il razzismo è ancora tutt’altro che un ricordo lontano e la straordinaria passione di tre uomini nella loro odissea per un mondo di tolleranza e accettazione è davvero un fulgido monito da non lasciar cadere nel vuoto.

In attesa di capire se arriverà anche in Italia, di seguito trovate il trailer internazionale di Escape from Pretoria: