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6/10 su 4 voti. Titolo originale: Fried Barry , uscita: 06-03-2020. Regista: Ryan Kruger.

Fried Barry | La recensione del delirante film di Ryan Kruger (Sitges 53)

16/10/2020 recensione film di Sabrina Crivelli

Tossici, alieni, prostitute e criminali sono gli elementi in cui il regista sudafricano immerge lo spaesato Gary Green, in un allucinato ritratto notturno di Cape Town

Fried Barry 1

Chi ha familiarità con il cinema di genere ed è avvezzo a sangue, squartamenti e ogni tipo di nefandezza contenuta nelle pellicole più estreme, difficilmente rimarrà scioccato. Gli effetti speciali più sconvolgenti, la violenza fisica e psicologica non lo lasceranno particolarmente turbato. Anzi, con ogni probabilità quasi tutte le nuove visioni andranno a confondersi con le decine e decine di titoli già immagazzinati nella sua mente un po’ perversa. QUASI tutte.

Infatti, esistono alcuni film tanto assurdi, tanto folli, irriverenti e sopra le righe che si imprimono inevitabilmente nella memoria nonostante si era ormai portati a pensare che nulla ci avrebbe più potuti sorprendere. Sono quei film che turberanno i benpensanti e i più sensibili, quelli che contravvengono a ogni tabù vigente in termini di politically correct e che perciò in molti odieranno, altri vorranno censurare. Sono quei film irriverenti, esplosivi e smaccatamente indipendenti, tipici delle ‘midnight madness’ che con ogni probabilità faticheranno a trovare una distribuzione e che certamente non approderanno nelle sale italiane. Ebbene, Fried Barry è ora da enumerare in questa lista.

Fried Barry posterDebutto alla regia del sudafricano Ryan Kruger, che ne ha scritto anche la sceneggiatura, questo piccolo capolavoro di follia e nonsense segue le peripezie di Barry, un eroinomane che durante una lunga notte di bagordi una notte viene rapito dagli alieni, i quali ‘impiantano’ nello sventurato un’entità extraterrestre attraverso un processo non lontano da quello descritto da Cartman nel primo spumeggiate episodio di South Park.

Tuttavia, al contrario della serie animato di Parker&Stone, la sequenza del rapimento e della chirurgia aliena in Fried Barry è un vero e proprio trip psichedelico immerso in luci rosse e accecanti, in cui figure indefinite sospese nel nulla appaiono a intermittenza e sonde tubolari e artigliate vengono inserite nella bocca e nell’ano della cavia umana. Terminata la procedura, il terrestre viene poi rispedito indietro ad esplorare la civiltà del pianeta,  probabilmente percepito come primitivo.

Dal graficamente e registicamente metafisico alle strade di Cape Town, l’estetica dell’assurdo persiste, solo cambia di forma. Il ‘bruciato’ Barry, una volta toccato il suolo inizia a fare incontri sempre più allucinanti. Il microcosmo notturno che popola la metropoli sudafricana è composto di una gamma di tipi umani estremamente eccentrica, che per di più sono visti attraverso gli occhi di uno spaesato visitatore dallo spazio (e parecchie situazioni e personaggi spaeserebbero anche un abitante del nostro pianeta …). Non pensate, però, di seguire le peripezie di un tenero extra-terrestre per famiglie alla E.T. di Steven Spielberg.

Fried Barry ha un aspetto ben meno rassicurante: il suo interprete Gary Green (al suo primo ruolo da protagonista) è un fascio di muscoli e una faccia solcata da profonde rughe da cui risaltano in un principio di esoftalmo due occhi sbarrati in maniera innaturale. Tra l’altro, Ryan Kruger ricorre spesso a primi piani in movimento – in uno stile di ripresa ipercinetica tra Crank e il video di Ray of Light di Madonna – che catturano ed ‘esaltano’ la mimica dell’attore, decisamente singolare.

Costantemente ‘indurito’ da qualche sostanza stupefacente e pressoché inabile a scambi verbali (data la sua natura aliena), il protagonista ha un’aria estremamente minacciosa e sicuramente poco lucida, eppure in molti si approcciano a lui come se fosse normale e gli parlano tranquillamente. Addirittura, ha un incredibile quanto incomprensibile ascendente sul genere femminile … Come nella scena paradossale e al limite del farsesco al supermercato, dove una cassiera inizia a fargli delle ridicole avance con smorfie e gesti evocativi – e con la moglie di lui dietro che sta scaricando il carrello -.

Fried Barry 2Fried Barry è indubbiamente un personaggio molto sopra le righe, ma tutte le altre comparse non gli sono certo da meno, anzi. Ogni minuto che passa, un individuo più assurdo e disagiato si aggiunge alla poliedrica galleria: ubriachi che motteggiano i passanti per strada, marchettari che si danno da fare nei bagni dei bar, avvenenti spacciatrici che distribuiscono pasticche, donne che abbordano sconosciuti dall’aria stralunata (ovvero Barry) per portarseli a casa per una sveltina – e cacciarli appena concluso -, prostitute e papponi, criminali d’ogni tipo che pestano i passati, e pedofili che abitano edifici dismessi.

Ognuno di questi tipi è lo spunto per una scenetta all’insegna di oscenità varie, violenza, linguaggio scurrile e uso copioso campionario di droghe.

Nello squallore di Fried Barry, però, non c’è traccia di tragedia, ma domina un dark humor estremamente irriverente. Così, tematiche sensibili come abusi e tossicodipendenza si trasformano nello spunto per gag scabrose, ma esilaranti. L’apoteosi? L’accoppiamento con una adescatrice della notte che, appena concluso l’atto, si tramuta in una parentesi di body-horror. La donna, infatti, non solo rimane incinta, ma ha una gestazione estremamente repentina e dolorosa, e parecchio disgustosa. Bastano una manciata di minuti e il piccoli ibrido alieno umano viene al mondo dopo la fuoriuscita copiosa di un liquido verdastro e viscido. Quando poi sopraggiunge il pappone che la insulta (giusto per gradimento) e chiede cosa sia successo, lei è più stupita di lui della comparsa di quel bambino!

Esiste dunque un lato più fantascientifico di Frie Barry, una nota paranormale, più che altro uno spunto per l’incursione esageratamente realista e al contempo decisamente grottesca e sconvolgente in un’umanità folle e stravagante.

Proprio per la sua natura cruda e caricaturale, Fried Barry è allora un’opera che divide: o si adora come qualcosa che regala finalmente il giusto guizzo in un panorama altrimenti di solito troppo appiattito, o lo si odia per il suo carico di attacchi alla morale e il suo rompere ogni tabù – linguistico, antropologico, di genere (e per la descrizione del Sudafrica). Di sicuro Ryan Kruger non conosce edulcorazione o compromesso, e noi non possiamo che augurarci di rivederlo presto dietro alla mdp.

Di seguito trovate il trailer:

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