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7/10 su 32 voti. Titolo originale: The Card Counter , uscita: 03-09-2021. Regista: Paul Schrader.

Il Collezionista di Carte: la recensione del film di Paul Schrader con Isaac e Sheridan (Venezia 78)

04/09/2021 recensione film di William Maga

I due attori sono i protagonisti di un'opera doverosa, che si infila in un sottogenere già battuto in passato per ribadire come gli orrori delle guerre americane nascoste sotto ai tappeti siano sempre lì pronti a riemergere

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Forse, la scena che più resta impressa del nuovo film dello sceneggiatore diventato regista Paul Schrader arriva quando il giocatore d’azzardo professionista interpretato da Oscar Isaac e l’agente delle ‘star del poker’ di Tiffany Haddish (Il viaggio delle ragazze) si addentrano in quello che entrambi sanno essere (ma che nessuno dei due ha ammesso apertamente) il loro primo appuntamento. Stanno camminando all’interno di un giardino botanico che è stato trasformato in un magico spettacolo di luci. Alla Natura è stato riservato il ‘trattamento Las Vegas’, ma il tono generale si mantiene abbastanza romantico fino a quando la mdp non si solleva per mostrare questo luogo dall’alto – e improvvisamente tutto appare come la più ‘finta’ delle attrazioni di un parco giochi. Lo zoom all’indietro ci riporta poi nello spazio ancora più angusto e opprimente delle sale dei casinò troppo illuminate da cui la coppia esitante era poco prima fuggita per prendere una boccata d’aria fresca.

È una chiara metafora di ciò che sta accadendo in Il Collezionista di Carte (The Card Counter) – un film che continua la seconda, terza o quarta rinascita (le opinioni divergono in proposito) del filmmaker 75enne, quasi mezzo secolo dopo che la sua sceneggiatura per Taxi Driver lo aveva trasformato da critico cinematografico a ‘nome caldo’ di Hollywood. In un certo senso, quella presentata ora in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia è un’opera più pacata di First Reformed, il titolo del 2017 che aveva fatto guadagnare a Paul Schrader quel tipo di complimenti che da un bel pezzo non aveva più visto.

il collezionista di carte film poster 2021Nonostante Il Collezionista di Carte metta sul piatto lo scomodissimo trauma della prigione-inferno di Abu Ghraib e lo scandalo degli “interrogatori potenziati” per un singolo uomo e – soprattutto – per un’intera nazione, l’ultima fatica di Paul Schrader passa gran parte del suo minutaggio scegliendo deliberatamente di rimanere drammaticamente chiusa quanto il suo personaggio principale – una scelta che la orienta inevitabilmente verso un pubblico maggiormente maturo e preparato a coglierne le intenzioni.

Se Ethan Hawke aveva lasciato che l’angoscia sgorgasse fuori nei panni di un sacerdote calvinista in First Reformed, qui Oscar Isaac preme saldamente il coperchio su quella pentola a pressione in subbuglio che è “Will Tell” (Guglielmo Tell) – soprannome da pokerista di un ex marine diventato prima condannato in un carcere militare e poi giocatore d’azzardo una volta libero che attutisce le proprie complesse emozioni e la rabbia repressa allo stesso modo in cui ricopre tutti i mobili e gli arredi delle stanze di motel che sembrano essere ormai diventate la sua unica casa.

L’uomo è un giocatore professionista di poker e di blackjack che gira gli Stati Uniti giocando con puntate basse e vincendo somme abbastanza piccole da non attirare l’ira dei proprietari dei casinò prima di passare alla città successiva. Il suo talento è di saper contare le carte per restringere le probabilità – un’abilità che ha imparato mentre era in carcere, quando era ancora conosciuto come William Tillich e stava scontando la pena per i crimini che era stato giudicato aver commesso mentre era di guardia ad Abu Ghraib.

Mi mantengo su obiettivi modesti” è la linea guida di un individuo che sa precisamente cosa vuole e mira a non attirare l’attenzione, riflessa anche negli abiti da quattro soldi con cui si presenta al tavolo, e la cui prima risposta alla proposta dell’agente La Linda (Haddish) di iniziare a giocare nel circuito che conta è un semplice e preciso “No grazie”. Ma poi Tell incontra Cirk (Tye Sheridan), un ragazzo confuso che prova un profondo rancore per il Maggiore Gordo (Willem Dafoe), un losco contractor che ha evitato di essere punito per i suoi crimini in Iraq solo perché era stato classificato come un fornitore di servizi e non come un soldato.

A lungo tagliato fuori dal mondo e dal suo rumore (la cosa peggiore di Abu Ghraib era “il rumore”, afferma a Cirk a un certo punto), cullato dalle sue routine ossessive, dai numeri e dalle probabilità che gli passano per la testa, Tell improvvisamente si ritrova a dover fare i conti con due colpi sul ‘guscio protettivo’ in cui si è da anni infilato – uno romantico, con una La Linda chiaramente interessata a lui, e l’altro, molto più timido e disorientato, inferto da Cirk, che suscita in lui un istinto paterno per quella che supponiamo sia la prima volta.

il collezionista di carte film tye sheridan 2021Eppure La Linda è poco più (o poco meno …) di una variabile insignificante, una mera goccia di calore femminile caduta in un cupo calice di dolore tutto maschile. A ben vedere, è questa volontà di infilarci forzosamente il tema della “famiglia alternativa” a emergere come l’elemento più debole di Il Collezionista di Carte. E come film sul gioco d’azzardo, quello di Paul Schrader deluderà probabilmente gli intenditori di questo sottogenere già parco di titoli, che vanta però piccoli classici come Il Giocatore – Rounders, Sydney e Cincinnati Kid (ma non Il Cartaio di Dario Argento!).

Anche se non mancano alcuni ironici ‘diversivi’ che coinvolgono un mago del poker di origine ucraina che si fa chiamare Mr. USA dai suoi adepti (un’altra frecciata all’America del sogno, per niente velata), William gioca le sue carte come fa un vero contabile. Se fosse stato il Guglielmo Tell della leggenda, avrebbe saputo ogni cosa sulla traiettoria delle sue frecce, come pure di un’assicurazione sulla vita.

Il Collezionista di Carte ricorre frequentemente a flashback che mostrano gli orrori di Abu Ghraib, che vengono filmati attraverso un obiettivo fish-eye distorto, abbinando le scene di mite e annoiata sopravvivenza in cui Cirk e Wiliam cominciano a legare l’uno con l’altro ad una colonna sonora snervante composta da Robert Levon Been dei Black Rebel Motorcycle Club.

In definitiva, non poi così diversamente da innumerevoli film che hanno trattato nel corso degli anni i postumi delle guerre a stelle e strisce in giro per il mondo sulla psiche dei reduci, Il Collezionista di Carte parla – doverosamente, sia chiaro – di ciò che sta covando (ancora una volta) al di sotto di una superficie apparentemente controllata e placida, sia a William che agli Stati Uniti (che mai imparano dai propri errori). La sua strana combinazione di squallidi casinò suburbani, le stanze di motel incartate, le sequenze di tortura irachene da incubo e le strutture penitenziarie militari in cui i mobili sono imbullonati al pavimento, tutto concorre a creare una precisa e caustica visione che sembra provenire da un passato remoto – e che si traduce in un nuovo copione che racconta i tormenti di un uomo ossessionato dalla colpa e ormai giunto a un decisivo bivio.

Di seguito trovate il trailer internazionale di Il Collezionista di Carte, nei nostri cinema dal 3 settembre: