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Intervista | Maurizio De Angelis (Oliver Onions): “Oggi non è più divertente fare le colonne sonore”

11/06/2019 news di Alessandro Gamma

Il musicista, nuovamente in tour per l'Europa col fratello Guido, ci ha parlato di come siano cambiati i tempi, del perché non ha mai scritto nessun pezzo per un film horror e quali sono i tre temi musicali recenti che ha adorato

oliver onions villafranca verona 2019

Con una carriera iniziata nel lontano 1971, con Per grazia ricevuta di Nino Manfredi, i fratelli Guido e Maurizio De Angelis, più conosciuti come Oliver Onions, sono sicuramente annoverabili tra i più noti e popolari autori di colonne sonore italiani, avendo legato indissolubilmente i loro nomi a film fortunatissimi come … altrimenti ci arrabbiamo!, Bomber e Bulldozer di Bud Spencer e Terence Hill, ma anche a sceneggiati televisivi come Orzowei e Sandokan e a sigle di cartoni animati del calibro di Galaxy Express 999, Il Gatto Doraemon e Rocky Joe.

E per aprire ufficialmente il ComicsFest 2019 – tenutosi nella splendida cornice del castello di Villafranca di Verona (il nostro reportage completo) – sono stati chiamati proprio i due musicisti ultrasettantenni originari di Rocca di Papa, che hanno messo in scena la prima tappa del loro tour europeo “… continuiamo a chiamarli Oliver Onions” davanti a un pubblico accorso numeroso per cantare i loro intramontabili successi.

Oliver Onions con Bud Spencer e Terence HillA concerto concluso, siamo riusciti a intervistare Maurizio De Angelis.

Nel corso della vostra carriera, avete scritto colonne sonore per numerosi film appartenenti a quasi ogni genere, dal western ai decamerotici, dai poliziotteschi ai post-apocalittici, ma non avete praticamente mai toccato l’altro fiore all’occhiello del cinema italiano degli anni ’70 e ’80, ovvero l’horror, se non in occasione di La casa con la scala nel buio di Lamberto Bava del 1983. Come mai?

Ora che mi ci fai pensare è in effetti probabilmente l’unico genere che non abbiamo mai affrontato. C’è da dire però che non venivano realizzati moltissimi film horror, senza contare che Dario Argento aveva creato un sodalizio ‘inattaccabile’ coi bravissimi Goblin. Comunque, se ci avessero chiamato non ci saremmo certo tirati indietro, anche perché eravamo in grado di spaziare tranquillamente tra i generi, ma probabilmente eravamo ormai stati associati già allora a un cinema prettamente ‘per famiglie’ e quindi lontano dalle atmosfere di paura e vietato ai minori. In Italia purtroppo ti vengono affibbiate etichette automatiche e non riesci a uscirne …

Siete mai stati contattati invece per realizzare la colonna sonora di un film che per un motivo o per l’altro è poi saltata?

In realtà no, ma un paio di volte siamo stati chiamati per rifare una colonna sonora che era già stata realizzata da un altro musicista ma non era piaciuta. Non accettammo, perché ci parve una mancanza di delicatezza nei confronti del collega di turno. Tra l’altro in questi casi può benissimo non essere ‘colpa’ del musicista, ma appunto dei produttori che – scavalcando anche il regista cui magari andava bene – si impongono e decidono di rifare ogni cosa. In America capita spessissimo, sono micidiali in questo senso. 

oliver onions dune buggyQuanto ha inciso l’inesorabile declino del cinema di genere italiano – e dei cartoni animati – agli inizi degli anni ’90 con il vostro graduale allontanamento dalle colonne sonore?

In quegli anni passammo alla produzione. Va detto che prima di allora le sigle per la televisione si registravano nei tempi giusti, e soprattutto le case discografiche che spingevano molto per farle perché si vendevano dischi. Venuto meno questo indotto, cambiarono gradualmente quindi i parametri di gestazione di una colonna sonora, la cui realizzazione non era più legata all’entrata del disco in top10. Oltre a ciò, un altro grosso problema subentrato nel tempo sia nei cartoni animati che per i film è stato l’abbandono del tema principale. Una volta era un rituale preciso, col regista che per prima cosa incontrava il musicista e dava indicazioni su cosa avrebbe voluto sentire, dai titoli di testa alle scene più importanti, indicando se si dovesse trattare di musica d’amore o thrilling. Analizzando quei pochi aggettivi che lui diceva, bisognava trovare il modo di tradurli in musica. Ed è quello che io e Guido abbiamo fatto per molto tempo. Ora, se ci fate caso, i titoli di testa e di coda non esistono praticamente più. Specie coi film per la TV, avendo paura che lo spettatore possa cambiare canale, mettono appena otto battute di musica e poi si procede subito con l’azione.

Oliver Onions - Greatest HitsLa musica finisce per diventare commento, per cui il compositore non ha più modo di mettere la sua firma. Da qui siamo arrivati all’assurdo poi che i titoli di coda si registrano, ma non vengono trasmessi. Quindi non c’è la minima gratificazione personale. Poi non dimentichiamo anche la voglia di adeguarsi ai gusti che provengono dagli Stati Uniti, l’idea di togliere il tema – e perciò il melodramma. Nelle serie TV e nei film americani, il tema – quando c’è – è minimalista, quattro note in croce, e non può né essere ripetitivo né può essere ripetuto. Io invece sostengo che la soluzione migliore sia una sana via di mezzo: non esiste un lungometraggio, definibile come tale, che al suo interno non abbia almeno tre o quattro momenti in cui è necessario inserire il sentimento – epico o violento che sia – che colpisca lo spettatore. Eppure i registi li negano. Fare musica per i film oggi è diventato molto meno divertente.

C’è qualche commento musicale che è riuscita a colpirla recentemente?

Si, ce ne sono tre che ho trovato particolarmente azzeccati. Sono quello per House of Cards di Jeff Beal, un tema accattivante e con delle magnifiche sfumature. Quello di Ramin Djawadi per Il Trono di Spade, che è straordinario e che non si sente quasi mai durante gli episodi. Infine quello per la serie This is us, uno score incredibile – che però non è un vero tema – fatto di sonorità acustiche e riff precisi e penetranti, impossibili però da sentire per conto proprio ad esempio in un piano bar. Mi auguro sinceramente che registi e produttori tornino a capire l’importanza che rivestono i temi musicali in un’opera, la loro capacità di suscitare emozioni forti negli spettatori che poi rimangono impresse al di là delle immagini.

Di seguito la canzone principale di Bulldozer, cantata live dagli Oliver Onions nel 1979: