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6,5/10 su 10 voti. Titolo originale: My Heart Can’t Beat Unless You Tell It To . Regista: Jonathan Cuartas.

My Heart Can’t Beat Unless You Tell It To | La recensione del film horror di Jonathan Cuartas (Sitges 53)

17/10/2020 recensione film di Marco Tedesco

SOno Patrick Fugit e Ingrid Sophie Schram i protagonisti di un dramma vampiresco da camera, una straziante meditazione sulla famiglia

My Heart Can't Beat Unless You Tell It To film

Sebbene il grande autore russo Lev Tolstoy non abbia mai scritto nello specifico di vampiri, avrebbe potuto facilmente avere i personaggi di My Heart Can’t Beat Unless You Tell It To, il debutto cinematografico del regista Jonathan Cuartas, in mente quando ha scritto, nella famosa apertura ad Anna Karenina, che “ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo”.

Infatti, i fratelli Dwight e Jessie (Patrick Fugit e Ingrid Sophie Schram) affrontano l’unico problema di come mantenere in vita (per così dire) il loro fratello minore Thomas (Owen Campbell), dato che ha estremo bisogno di sangue umano per poter sopravvivere.

Sebbene la configurazione generale abbia echi di Lasciami Entrare (o del suo remake americano, Bloody Story), per come i ‘custodi’ siano costretti a uccidere altri esseri umani al fine di tenere al sicuro il loro ‘fardello’ non morto, la trama pensata per il personaggio interpretato da Owen Campbell in My Heart Can’t Beat Unless You Tell It To offre una visione molto più tetra delle conseguenze di tali letali azioni rispetto a quella di opere precedenti. Niente di buono viene dall’omicidio, indipendentemente dalle motivazioni; il prezzo della morte è solamente altra morte.

My Heart Can't Beat Unless You Tell It To 2020 filmPatrick Fugit (Outcast) interpreta il cupo Dwight, un uomo che incontriamo per la prima volta mentre accoglie in auto un senzatetto per portarlo apparentemente in un ricovero per sfamarlo. La insolitamente magra e pallida Ingrid Sophie Schram è invece Jessie, che sega la gola dello sfortunato indigente, dopo che Dwight lo ha pestato. Dwight riesce a malapena a vedere il feroce e sanguinoso atto, ma Jessie indossa la sua determinazione come una sinistra maschera. Owen Campbell (As You Are) è infine il cagionevole Thomas, al quale portano il sangue del morto in una ciotola. Il rosso fluido lo rianima, ma difficilmente è quello che si potrebbe chiamare un vampiro robusto. Anzi, da qui alla fine di My Heart Can’t Beat Unless You Tell It To, rimane fragile, sia fisicamente che emotivamente, incapace di accettare che questo sia il suo destino.

Tuttavia, è Dwight quello su cui l’intera situazione sembra chiedere il prezzo più alto; è al limite delle uccisioni che può sopportare ormai. Jessie è allora la forza trainante di My Heart Can’t Beat Unless You Tell It To, convinta che non ci sia un dovere più alto di quello nei confronti della famiglia, e non si fermerà davanti a nulla per adempiere alla sua parte.

I tre vivono insieme in una casa fatiscente da qualche parte ai margini della periferia e della natura selvaggia (il film è stato girato a Salt Lake City, Utah), una perfetta metafora visiva della loro esistenza a un costante crocevia, mai pienamente realizzata in nessuno stato dell’essere. Se Dwight è un guscio vuoto e Jessie un brutale automa, Thomas è un cadavere ambulante. In un certo senso, sono già tutti morti, anche se non lo sanno.

Filmato all’interno dei contorni ridotti di un rapporto in 4:3 e in toni fangosi e cupi, My Heart Can’t Beat Unless You Tell It To racconta una storia a combustione lenta di codipendenza e di disfunzionalità fatta di irregolari momenti drammatici, a volte pesanti, altre volte esplosivi. Questo tira e molla emotivo si rivela così una combinazione efficace, sconvolgendo lo spettatore nel modo esatto in cui i personaggi devono sentirsi di fronte a una situazione impossibile e disperata.

Sovente i film sollevano la domanda “fino a che punto ti spingeresti per mantenere in vita una persona cara e cosa saresti disposto a perdere?”. Così tante cose non vengono dette e vengono anzi trasmesse soltanto attraverso sguardi significativi tra i fratelli o con le sequenze di karaoke sulle note di I Am Controlled By Your Love di Helene Smith (da cui viene il lungo titolo del film). L’horror di Jonathan Cuartas non ha bisogno di spiegare da cosa derivi la peculiare condizione di Thomas, né dove siano scomparsi i genitori del trio. Ciò che vediamo è ciò che vediamo, così come le scelte che fanno sono le scelte che fanno, il risultato di un’intensa e intima meditazione cinematografica sul sacrificio.

Quello che è probabile è che durante la visione di My Heart Can’t Beat Unless You Tell It To lascerete in sala una parte del vostro cuore, e forse anche un po’ di sangue.

Al momento non abbiamo trailer, poster o possibile data di uscita di My Heart Can’t Beat Unless You Tell It To.

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