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Voto: 6/10 Titolo originale: Project Hail Mary , uscita: 13-03-2026. Budget: $200,000,000. Regista: Christopher Miller.

L’ultima missione: Project Hail Mary, la recensione del film spaziale con Ryan Gosling

18/03/2026 recensione film di William Maga

Lord e Miller convertono per il grande schermo il romanzo di Andy Weir in un prodotto spettacolare e coinvolgente, ma troppo semplifice

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C’è una tentazione ricorrente nella critica cinematografica: dichiarare un film “necessario”, come se rispondesse a un bisogno collettivo del presente. L’ultima missione: Project Hail Mary sembra costruito esattamente per solleticare questa percezione. Un’avventura spaziale ad alto budget, con un eroe riluttante, una minaccia globale e un messaggio di speranza, che si inserisce perfettamente nel filone del sopravvissuto nello spazio reso popolare negli ultimi anni. Ma sotto la superficie spettacolare e rassicurante, il kolossal diretto da Phil Lord e Christopher Miller per gli Amazon MGM Studios rivela una natura più contraddittoria: seducente ma derivativa, accessibile ma semplificata, emotiva ma raramente profonda.

La trama segue Ryland Grace, interpretato da Ryan Gosling, un insegnante di scienze che si risveglia da solo su un’astronave, senza memoria e con due membri dell’equipaggio morti durante il viaggio. Attraverso una struttura frammentata fatta di ricordi che riaffiorano, scopriamo che il Sole sta morendo, attaccato da un misterioso organismo chiamato Astrofago, e che la Terra rischia una catastrofe climatica irreversibile. Grace è stato inviato in una missione disperata verso Tau Ceti, l’unico sistema stellare non colpito dal fenomeno, per trovare una soluzione. Durante il viaggio incontra Rocky, una creatura aliena anch’essa impegnata nella stessa ricerca, con cui instaura una collaborazione che diventa rapidamente amicizia.

Ispirato dall’omonomo romanzo di Andy Weir, il film costruisce il proprio impianto narrativo su elementi già ampiamente esplorati dal cinema di fantascienza: la solitudine nello spazio, la scienza come chiave di salvezza, il contatto con l’altro. Il problema non è tanto la familiarità, quanto la modalità con cui questi elementi vengono rielaborati. Project Hail Mary non rilegge questi temi, li assembla. L’eco di opere precedenti è costante, non come omaggio ma come struttura portante, e questo limita la capacità di generare una propria identità.

L'Ultima Missione Project Hail Mary filmRyan Gosling regge gran parte del film sulle proprie spalle, e lo fa alla sua maniera, prendere o lasciare. Il suo Ryland Grace è inizialmente un uomo insicuro, quasi fuori posto, più vicino a un insegnante spaesato che a un eroe. Tuttavia, man mano che la storia procede, questa fragilità si dissolve. Il personaggio perde complessità e si trasforma in una figura più convenzionale, competente e ironica, ma meno interessante. Il passaggio non è accompagnato da una reale evoluzione psicologica, quanto da una semplificazione funzionale al ritmo narrativo.

Il rapporto con Rocky rappresenta il cuore emotivo del film, ma anche uno dei suoi punti più controversi. L’idea di una collaborazione tra specie diverse, basata sulla comunicazione e sulla fiducia, avrebbe potuto essere il terreno ideale per esplorare il valore della conoscenza condivisa. Invece, il processo di comprensione reciproca viene accelerato e facilitato, ridotto a una serie di scambi sempre più leggeri, fino a sfiorare una dinamica da buddy movie. Il legame tra i due diventa immediatamente affettuoso, quasi programmato per suscitare empatia, ma privo di quella gradualità che avrebbe reso il percorso davvero significativo (ricordiamo che la durata complessiva è di oltre 150 minuti …).

Uno degli aspetti più interessanti del materiale originale cartaceo, ovvero l’uso del metodo scientifico come motore narrativo, viene qui fortemente ridimensionato (al contrario di quanto avvenuto con The Martian / L’uomo di Marte, sempre dello stesso autore). Le sfide scientifiche sono presenti, ma raramente diventano il fulcro della tensione. Piuttosto che mostrare il ragionamento, L’ultima missione: Project Hail Mary preferisce suggerirlo, sostituendolo spesso con soluzioni rapide o sequenze di montaggio. Questo approccio rende la storia più scorrevole, ma anche meno coinvolgente sul piano intellettuale. La scienza diventa così scenografia, non linguaggio.

Anche il contesto terrestre, che dovrebbe rappresentare la dimensione collettiva della crisi, appare sorprendentemente marginale. Il personaggio di Eva Stratt (Sandra Hüller), avrebbe il potenziale per incarnare il peso delle decisioni globali, ma viene tratteggiato in modo superficiale. La gestione politica e scientifica dell’emergenza resta sullo sfondo, sacrificata in favore di momenti più soft o sentimentali. Il risultato è una riduzione della portata drammatica: la fine del mondo è un’idea, non una presenza concreta. Evidentemente, non era questo che interessava a Lord & Miller.

L'Ultima Missione Project Hail Mary film 2026Ad ogni modo, dal punto di vista visivo il film – che è costato oltre 150 milioni di dollari – è giustamente impeccabile. Le scenografie, gli effetti e la fotografia costruiscono un universo credibile e affascinante, capace di immergere lo spettatore in un’esperienza sensoriale avvolgente. Tuttavia, questa ricchezza estetica finisce per accentuare il divario con la semplicità narrativa. Più il film appare grande, più si percepisce la sua mancanza di profondità.

Un altro elemento che emerge con forza è la scelta di privilegiare l’emozione immediata rispetto alla complessità. Project Hail Mary cerca costantemente di piacere, di rassicurare, di creare connessione attraverso battute, momenti teneri e soluzioni narrative accessibili. Questo lo rende efficace sul piano dell’intrattenimento, ma ne limita l’ambizione. La tensione non si accumula, viene aggirata. I dilemmi morali non si sviluppano, vengono risolti.

Alla fine, siamo davanti a un’opera(zione) per famiglie che funziona mentre la si guarda, ma che tende a dissolversi subito dopo. Coinvolge, diverte, emoziona a tratti, ma raramente lascia un segno. È un prodotto che punta tutto sull’impatto immediato, sacrificando la difficoltà in nome dell’accessibilità.

Forse è proprio questo il suo paradosso: voler essere un grande racconto sulla salvezza attraverso la conoscenza, ma scegliere di agevolare quella stessa conoscenza per non rischiare di perdere il pubblico. In un’epoca in cui la scienza è più che mai centrale nel dibattito globale, Project Hail Mary preferisce essere un viaggio piacevole piuttosto che una vera esplorazione. E nel farlo, rinuncia a qualcosa di essenziale: la fiducia nello spettatore.

Di seguito trovate il trailer doppiato in italiano di L’ultima missione: Project Hail Mary, nei nostri cinema dal 19 marzo :