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5/10 su 248 voti. Titolo originale: 211 , uscita: 01-06-2018. Regista: York Alec Shackleton.

Recensione | 211 – Rapina in Corso di York Shackleton

11/06/2018 recensione film di William Maga

In quella che dovrebbe essere la ricostruzione della 'Sparatoria di North Hollywood', Nicolas Cage si ritrova al centro di un modesto prodotto per la TV

Alla fine di 211 – Rapina in Corso di York Shackleton (Pretty Perfect, 1 Out of 7Kush), viene da chiedersi come mai un film di siffatta risma, destinato giustamente direttamente al VOD in praticamente ogni paese del mondo civilizzato, in Italia trovi invece una distribuzione cinematografica. Verrebbe da dire che la presenza ‘altisonante’ di Nicolas Cage nel cast dovrebbe essere una giustificazione sufficiente, ma allora perchè il ben più meritevole Mom & Dad di Brian Taylor (la nostra recensione) è a tutt’oggi ancora inedito, persino in home video?

In ogni caso, da qualche parte in una cava di roccia che fa le veci della provincia dell’Afghanistan, un gruppo di ex militari delle operazioni speciali sotto copertura si ritrovano in un vicolo cieco. A quanto pare il loro attuale datore di lavoro ritiene che nessuno debba essere pagato per profitti derivanti dalla guerra. La sua allegra banda di mercenari la pensa però diversamente. La loro decisione è così deliziosamente ridicola, da aiutare semplicemente a informare chiunque stia guardando il film a capire che cosa abbiano in serbo per giustificarlo. Come ritorsione per essere stati raggirati, hanno in programma di derubare una delle tante banche in cui il loro boss nascosto il denaro raccolto.

La stratosferica somma su cui hanno messo gli occhi? Ben un milione di dollari! E non siamo nel 1925 … Nel frattempo, negli Stati Uniti, il fu premio Oscar Nicolas Cage interpreta l’agente Mike Chandler, l’uomo più triste che sia mai apparso sullo schermo. Il pensionamento forzato è a un passo e ogni mattina ripensa alla moglie morta qualche mese prima. Un evento che lo ha anche allontanato dalla figlia (Sophie Skelton). La sua unica ancora di salvezza è il suo partner di ronda, che è anche suo genero (Dwayne Cameron), che segretamente lui sembrerebbe sognare fosse anche il suo figlio biologico. Un pomeriggio come una altro, ai due viene affidato per un giro di pattuglia ‘formativo’ un ragazzo afro-americano problematico che deve capire quanto prima che la legge va rispettata e non infranta, Kenny (Michael Rainey Jr.). Durante un controllo di routine però, si imbattono nella rapina che dà il via a tutto quanto. Quasi istantaneamente infatti, si ritrovano nel parcheggio davanti alla banca in cui sono rinchiusi alcuni rapinatori – armati e pronti a tutto – con molti ostaggi. Bloccati dalle raffiche sparate dai malviventi e con i rinforzi in ritardo, tra cui c’è anche una agente italiana dell’Interpol (aka la rumena Alexandra Dinu), i tre dovranno contare solo sulle loro forze per provare a sopravvivere come meglio possono, almeno fino a quando la pazienza del pubblico non si esaurirà oppure arriveranno i titoli di cosa. A voi la scelta.

Se tutto ciò suona un po’ sconclusionato, è perchè è proprio così. Più che a un film, 211 – Rapina in Corso è simile a un pilot televisivo molto confuso ed erratico. La recitazione, la fotografia, il montaggio e l’azione sono tutti a supporto di questa idea. Anche se può sembrare ingiusto accanirsi su un lungometraggio in partenza povero e ignavo, non si può guardare in altro modo a questa modesta produzione da sabato sera di Rete 4. York Shackleton ce la mette tutta, ma proprio non ce la fa. C’è un barlume di film in controluce e chiaramente il regista – almeno nella sua testa – aveva in mente un poliziesco ruvido e senza troppi fronzoli (l’elemento heist resta qui assai marginale), capace di rendere onore agli uomini e alle donne in uniforme blu. Purtroppo però, non ha trovato il modo di farlo diventare interessante, nonostante la discreta messa in scena di alcune sparatorie e una certa dose di violenza.

Un’altra spina nel fianco di chiunque si avvicini a 211 – Rapina in Corso è poi il continuo cambiamento di prospettiva. In qualsiasi momento, non ci sono meno di 12/13 sottotrame aperte di cui tenere traccia. Al di là del centrale stallo tra guardie e ladri, c’è la summenzionata assurda agente dell’Interpol che ha inseguito i mercenari per mezzo mondo, c’è la figlia di Cage che deve fare i conti con una gravidanza appena scoperta, c’è la madre del ragazzo scapestrato che fa l’infermiera al Pronto Soccorso dove arrivano i primi feriti, ci sono i membri dell’unità SWAT, ci sono altri poliziotti che hanno a che fare con una bomba esplosa in un altro quartiere della città come depistaggio ecc. ecc. E se nessuno di questi siparietti è eccessivamente esaltante, bisogna considerare che il film dura solo 86 minuti, titoli di coda inclusi. Semplicemente non c’è lo spazio per guizzare avanti e indietro da un set all’altro. I momenti di pathos o di levità si alternano con un tonfo sordo. Oppure sono a malapena comprensibili quando un guazzabuglio di personaggi si urla addosso vicendevolmente e con motivazioni inspiegabili.

Viste le premesse, fa strano dirlo, ma 211 – Rapina in Corso è fondamentalmente costruito quasi interamente su un meccanismo pubblicitario ingannevole. Del tipo che farebbe arrossire persino Vanna Marchi. Quasi ogni elemento del marketing relativo a questa pellicola infatti (trailer, clip, sinossi ufficiale) pone l’accento sul fatto che è “ispirato” a eventi realmente accaduti nel 1997, vale a dire uno dei più lunghi e sanguinosi scontri a fuoco nella storia della Polizia americana (ben 180 agenti coinvolti), che arrivò addirittura a cambiare il successivo modus operandi del Los Angeles Police Department, ricordato come La Sparatoria di North Hollywood. I rapinatori erano armati pesantemente con fucili automatici AK-47 e altri giocattoli, mentre le armi da fuoco impugnate dalle forze dell’ordine impallidivano a confronto, sia in termini di efficienza che di precisione.

Comunque, tornando a noi, quanta effettiva aderenza c’è allora tra i fatti e la versione cinematografica messa in piedi da Shackleton – che ha curato in prima persona anche la sceneggiatura? Essenzialmente, il verificarsi di una rapina in cui i delinquenti hanno armi migliori dei poliziotti. Fine delle similitudini. Già. Tutto il resto che vedete nel film, dai personaggi di contorno alle motivazioni dei rapinatori, fino alla conclusione, è completamente inventato. Il motivo? Chi lo sa. Vi consigliamo di andare a informarvi più approfonditamente sul fatto di cronaca di 20 anni fa per capire non soltanto la portata della vicenda, ma anche come abbia avuto altre premesse, altro sviluppo e altra fine. Ah, se proprio vi appassiona, nel dubbio recuperate 44 Minutes: The North Hollywood Shoot-Out con Michael Madsen del 2003, non un documentario preciso, ma qualcosina di più preciso la racconta.

In definitiva, ci troviamo davanti all’ennesimo prodottino destinato ai seguaci impenitenti di Nicolas Cage, che almeno regala quel paio di momenti di overacting clamorosi che tutti si aspettano.

Di seguito il trailer originale di 211 – Rapina in Corso, nei nostri cinema dal 14 giugno:

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