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6/10 su 2332 voti. Titolo originale: Bad Times at the El Royale , uscita: 04-10-2018. Budget: $32,000,000. Regista: Drew Goddard.

Recensione Sitges 51 | 7 sconosciuti a El Royale di Drew Goddard

20/10/2018 recensione film di Sabrina Crivelli

Il regista dell'arguto 'Quella Casa nel Bosco' torna dietro alla mdp per un thriller alla Tarantino dal sapore 60s, che gioca con gli stereotipi ma finisce per essere troppo derivativo

Quando dopo più di un lustro, il regista di Quella casa nel bosco, Drew Goddard, ha annunciato il ritorno sulle scene con 7 sconosciuti a El Royale (Bad Times at the El Royale), l’interesse e le aspettative dei fan dell’acuto horror del 2012 non hanno tardato a diffondersi. Purtroppo però, il nuovo film non riesce ad eguagliare per sagacia il predecessore, che riusciva ad affrontare con una prospettiva inedita e assai ironica gli stereotipi del genere. A scanso di ogni possibile fraintendimento, ciò non vuol dire che si tratti, in assoluto, di qualcosa di mal riuscito, semplicemente delude se comparato a quanto venuto prima, anche se si tratta di qualcosa di completamente differente.

7 sconosciuti a El Royale si apre con un breve quanto misterioso preambolo: un uomo arriva in una camera d’albergo, lo osserviamo mentre scolla la moquette e sposta i mobili, poi nasconde qualcosa sotto le assi del pavimento e rimette tutto al suo posto. D’improvviso bussano alla porta, lui apre e … Stacco. Sono passati diversi anni, siamo alla fine degli anni 1960, una donna di colore, Darlene Sweet (Cynthia Erivo) arriva all’hotel El Royal, s’imbatte in un prete, Padre Daniel Flynn (Jeff Bridges), e insieme entrano nella hall dell’albergo, dove incontrano il fastidioso, quanto logorroico, Laramie Seymour Sullivan (Jon Hamm). Dopo diversi minuti d’attesa e qualche tazza di caffé finalmente si manifesta l’addetto all’accoglienza degli ospiti, Miles Miller (Lewis Pullman), che è anche responsabile del bar e – probabilmente – unico impiegato della struttura. Mentre questi è intento ad assegnare le stanze agli ospiti, sopraggiunge una hippie di nome Emily Summerspring (Dakota Johnson), dal fare assai scontroso. Sin dall’apertura è palese: tutti i personaggi celano oscuri trascorsi che li hanno condotti in quel luogo e un segreto, in alcuni casi addirittura un’identità nascosta. Dove sta andando Darlene? Padre Flynn è davvero un religioso? Cosa nascondono Laramie e Emily?

Ancora una volta, seppur in modo meno efficace, Drew Goddard (lui stesso autore della sceneggiatura) gioca con le aspettative del pubblico, con molteplici colpi di scena, inversioni di rotta e rivelazioni sui protagonisti. I diversi punti di vista si incrociano e sono gradualmente convogliati in un unico momento clou, un omicidio; al contempo, la storia è divisa in diversi capitoli, collocati ognuno in una specifica stanza e dedicato al retroscena del rispettivo inquilino. Ciascuno di essi aggiunge così un tassello per svelare il mistero dietro alle sue peculiari azioni e porta un passo più vicini all’epilogo, che prevede l’arrivo di un inaspettato e sexy ‘deus ex machina’ (Chris Hemsworth) direttamente da uno dei flashback, il quale però, invece che salvare la situazione, porta alla sua degenerazione. E’ un gioco di specchi (in tutti i sensi …), un racconto labirintico in cui nulla è ciò che sembra e anche i crimini peggiori potrebbero celare buone intenzioni. Infine, a incrementare l’incertezza ci sono le circostanze che concernono l’albergo del titolo, struttura di lusso letteralmente costruita sopra confine tra California e Nevada caduta poi in disgrazia, in cui si sono consumati diversi crimini e non solo.

7 sconosciuti a El Royale è indubbiamente ben congegnato, la macchina narrativa e i molteplici passaggi si incastrano perfettamente tra loro, eppure, come anticipato, manca quella folgorante originalità sfoggiata in precedenza. Al contrario, qui la sensazione è di essere di fronte a un eccessivamente lungo (oltre 140′) rimaneggiamento di modelli celebri, uniti tra loro per creare un racconto ritmato e coinvolgente, ma sicuramente non inedito. Sembra, anzi, che l’impalcatura diegetica unitaria e costruita per digressioni di Rashomon (sono peraltro presentati 4 ospiti dell’albergo, come i 4 testimoni del film di Akira Kurosawa) sia stata fusa con l’atmosfera da giallo e con l’idea alla base di Dieci piccoli indiani, per poi essere collocata nella location e declinata nella struttura a episodi di Four Rooms (ma Drew Goddard ha guardato certamente anche ad altri lavori di Quentin Tarantino, come l’ingombrante Pulp Fiction e il recente The Hateful Eight) di cui viene richiamato parecchio anche lo humor, specialmente nella prima parte (poi un tono più serio e drammatico prende il sopravvento). Miles in particolare risente dell’influsso del farsesco fattorino Ted (interpretato da Tim Roth), che però aveva tutt’un altro potenziale comico. D’altra parte, del cult antologico non sono sfortunatamente replicati né la verve dei dialoghi, né la fantasia nell’ideare i singoli episodi e neppure l’accuratezza nel tratteggiare in pochi tocchi e pochi minuti i personaggi in maniera indimenticabile.

Diversamente, in 7 sconosciuti a El Royale i protagonisti sono decisamente stereotipati, tipi americani come l’hippie, il prete, la cantante blues (salvata dalla bellissima voce di Cynthia Erivo più che dal copione), il commesso viaggiatore sbruffone, il fattorino factotum, ognuno è legato un ruolo prototipico e ad una serie di tratti predeterminati, ma quasi nessuno è ciò che dice di essere, o come appare. Il meccanismo è quindi simile a quello utilizzato in Quella casa nel bosco, vengono mostrati una serie di elementi convenzionali – in questo caso nella caratterizzazioni degli ospiti – per poi infrangere le aspettative che suscitano e mostrare una diversa verità. La coerenza sussiste, ma si perdono per la strada le sfumature. Non c’è in questo caso alcuna profondità nel delineare le psicologie, le vicende di ciascuno. Alcuni di loro, come Darlene e Padre Flynn ottengono un miglior trattamento, seppur non particolarmente soddisfacente, ma altri, come Laramie e Emily sono solo latamente abbozzati, meri ingranaggi dello sviluppo diegetico e nulla più. Nella fattispecie, nel flashback concernente la misteriosa ragazza incarnata da Dakota Johnson (la cui performance è la meno entusiasmante del mazzo) mancano parecchi passaggi e ne vengono messi in scena solo alcuni salienti – nemmeno in modo tanto memorabile; ancor più a uno spettro del passato suo e della sorella (Cailee Spaeny), essenziale per la trama, non viene data la giusta consistenza.

In conclusione, di 7 sconosciuti a El Royale – che arriverà nei nostri cinema il 25 ottobre – si apprezzano indubbiamente la capacità affabulatoria e la luccicante messa in scena (la superficie insomma) e affascinante è la minuziosa ricostruzione architettonica d’epoca, con gli interni dai toni dell’ocra e del rosso con tocchi di blu e di rosa (i set costruiti da Hamish Purdy e i costumi di Danny Glicker potrebbero finire giustamente tra le prossime nomination agli Oscar), ma se si scava al di sotto della patina dorata dello stile di Drew Goddard per cercare qualcosa di consistente si finirà per rimanere a mani vuote.

Di seguito trovate il trailer ufficiale italiano:

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