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4/10 su 81 voti. Titolo originale: Abattoir, uscita: 08-12-2016. Regista: Darren Lynn Bousman.

[recensione] Abattoir di Darren Lynn Bousman

di Sabrina Crivelli

Il regista spreca un'idea che avrebbe potuto davvero rappresentare qualcosa di nuovo nel genere grazie a una realizzazione maldestra e una sceneggiatura colabrodo

Con un concept originale, Darren Lynn Bousman in Abattoir spreca una buona idea, sviluppata peraltro in una accattivante prospettiva multi-piattaforma (esiste una miniserie a fumetti che ne rappresenta il prequel), con una sceneggiatura pressapochista e piena di falle e una recitazione maldestra da parte degli interpreti principali.

abattoir-posterLa storia si apre con un evento tragico: Jebediah Crone (Dayton Callie) viene tradito e ucciso da uno sconosciuto insieme alle figlie e alla famiglia. “Costruiamo il nostro inferno stanza per stanza” afferma la sua voce, mentre si succedono una serie di immagini fumose. Cambio di scena. Julia Talben (Jessica Lowndes) è un’intraprendente giornalista che si occupa della pagina legata al mercato immobiliare, ma che è decisamente più attratta dalle inchieste di cronaca. Dopo una lunga giornata di lavoro è invitata a cena dalla sorella, escamotage grazie al quale viene quest’ultima ci viene presentata in maniera piuttosto superficiale, insieme al marito e il figlio malato, non è ben specificato di cosa. La lieta cenetta familiare si conclude, la protagonista se ne va, poi d’improvviso una carneficina, da cui noi siamo pressoché del tutto esclusi però, dacché tutta la componente violenta o gore è lasciata fuori campo. L’evento funge da punto di svolta, i suoi cari scompaiono nel nulla e la reporter ovviamente si dedica alla loro ricerca, affiancata da un detective suo spasimante (Joe Anderson). Anzitutto parla con l’assassino, uno psicolabile che farnetica di stanze “tutte sue” e prende a testate le sbarre finché non sanguina, in uno sfoggio di follia posticcio, che pare messo lì più a stupire lo spettatore che inserito in un qualche sviluppo sensato della narrazione. A ciò segue la subitanea messa sul mercato della casa / scena del crimine da parte di oscuri intermediari, che attrae subito l’attenzione di Julia, qui scopre l’inspiegabile scomparsa di un’intera stanza, sinistro evento che poi si rivela essersi ripetuto in più luoghi e connesso ad altrettanti terribili omicidi.

abattoir-3Allo slasher, del tutto insoddisfaciente, data la totale mancanza di sangue e scene violente, si sostituisce il paranormale, il demoniaco, anche questo buttato lì in medias res un po’ a caso, mal integrato con l’impianto narrativo complessivo, che sempre più sembra sempre abbozzato malamente. La giornalista, dopo aver raccolto diverse prove di un inquietante mistero immobiliare, parte per un paesino disperso nel nulla che identifica come l’origine degli inspiegabili eventi. Se già fin qui l’iter logico è piuttosto nebuloso e vacillante, da tale momento il racconto diviene ancor più farraginoso e improbabile, presentandoci nell’ordine una comunità maledetta convinta per qualche oscura ragione a funesti sacrifici umani, un legame,  piuttosto stretto e altrettanto mal congegnato, tra Julia e il “villaggio dei dannati”, infine un malefico profeta che ha in serbo per lei un destino nefasto.

abattoir-1Alcuni spunti intriganti, è innegabile, sussistono, ma il terribile pastiche con cui gli arcani accadimenti sono dipanati non può che lasciare alquanto perplessi, si ha quasi la sensazione che si tratti di una pellicola di durata decisamente maggiore, poi tagliata malamente nella fase di montaggio, tanto che si perdono alcuni passaggi fondamentali, nonché la caratterizzazione di molti personaggi, che ci appaiono più che altro come scialbe comparse eccessivamente patetizzate per fare scalpore. Il colpo di grazia? Senza dubbio è la performance del parco attori veramente insufficiente, in primis della protagonista, una Jessica Lowndes che abbandonate le avventure adolescenziali di 90210 (reboot del  franchise televisivo di Beverly Hills 90210), si è rivelata inadatta a un ruolo tragico e horror, con una mimica poco credibile e una recitazione che lo è ancor meno. Al suo fianco tutti gli altri interpreti sono a malapena caratterizzati, nulla traspare delle loro psicologie, risulta impossibile instaurare un reale legame empatico con loro, si limitano a comparire e scomparire dallo schermo, scontando una narrazione davvero maldestra che impedirebbe a chiunque di potersi esprimere appieno. Esemplifica perfettamente tale dinamica viziosa la performance di Lin Shaye, che tra gli altri ha recitato in Nigthmare – Dal profondo della notte e in due capitoli di Insidious, quindi non è certo nuova al mondo dell’horror: l’esperta attrice si presenta prima come una donna sola e palesemente disturbata, ma nonostante tutto piuttosto ben disposta, poi in uno switch subitaneo passa al lato oscuro, tutta felice della scelta, peraltro tradendo il suo stesso sangue… Le cause che la spingono a un simile gesto, il vantaggio ricavatone? Parrebbe nessuno in particolare. Sono sterili le motivazioni e i processi interiori dei personaggi, come potrebbe la loro resa attraverso il volto e i gesti dei loro interpreti risultare riuscita?

Non tutto però di Abattoir è da bocciare, sebbene il lato gore sia purtroppo quasi del tutto censurato, si salva la sequenza nel finale che ci catapulta nella surreale “Casa delle mille tragedie”, un incrocio tra un passaggio infernale, lo shininghiano Overlook Hotel e una versione fantasmatica di iper-spettacolarizzate e tematiche scene del crimine alla Saw, saga di cui Bousman ha peraltro diretto due capitoli, il secondo e il terzo. Tuttavia per il regista, che quivi è anche sceneggiatore, non si tratta certo del più riuscito dei suoi lavori…

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