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5/10 su 340 voti. Titolo originale: Bushwick , uscita: 30-07-2017. Regista: Jonathan Milott.

Bushwick | La recensione del film di Cary Murnion e Jonathan Milott

24/10/2017 recensione film di Sabrina Crivelli

Un'intrigante premessa e una tecnica registica lodevole sono vanificate da un infausto quanto improbabile spiegone, che distrugge l'atmosfera misteriosa dell'action con Dave Bautista e Brittany Snow

bushwick film 2017

Affascinate nelle premesse e riuscito nello stile di riprese incredibilmente mobile, Bushwick di Cary Murnion e Jonathan Milott (Cooties) scoppia come un palloncino bucato da un ago quando ai misteriosi aggressori viene dato un volto e un piano precisi, ambedue tanto improbabili da risultare ridicoli e far perdere di colpo qualsiasi interesse agli spettatori.

Bushwick posterUn mostro, per far più paura, deve rimanere avvolto nelle tenebre e i suoi contorni devono restare indefiniti, come proclamava Ridley Scott stesso (date un’occhiata al nostro speciale su Alien). Lo stesso vale quindi per degli ignoti che invadono un quartiere a caso di Brooklyn, il Bushwick del titolo appunto, non facendo prigionieri, ma lasciando alle spalle solo una lunga scia di cadaveri. L’effetto iniziale è spettacolare e spaventoso, nel concetto come nella resa: una ragazza, Lucy (Brittany Snow), e il suo fidanzato, Jose (Arturo Castro), stanno andando in metro a casa della famiglia di lei, quando d’un tratto una voce afferma che il servizio è momentaneamente interrotto.

Poi d’improvviso un uomo, letteralmente in fiamme, scende le scale correndo, mentre da fuori giungono tonfi sinistri; il ragazzo si avventura all’esterno e un’esplosione lo lascia ustionato e in fin di vita tra le braccia di lei, piangente e sconvolta, che dopo qualche minuto decide di correre fuori a sua volta, alla ricerca di aiuto e di un nascondiglio più sicuro.

Non appena per strada, ci ritroviamo sommersi da spari e grida, in un’atmosfera da guerriglia urbana, e non solo; oltre al manipolo armato, addestrato e opportunamente vestito di nero, di soldati dal viso celato che si aggira uccidendo chiunque gli si pari incontro, e i cecchini dai tetti, a rendere la situazione ancor più violenta sono le gang locali, che approfittano dei disordini per saccheggiare e uccidere a loro volta, spesso per futili motivi.

Il caos dilaga nel quartiere newyorkese e la protagonista cerca disperatamente un riparo, quando s’imbatte in due tizi che vogliono farle del male, finiscono in una strana casa/rifugio sotto terra, sembra che lei non abbia scampo, quando compare, deus ex machina, Stupe (Dave Bautista), che la salva. Forte del nuovo compagno di strada, che presto si scopre essere un ex Marine e medico – incontro provvidenziale visto il degenerare improvviso degli eventi -, Lucy intraprende quindi un lungo e tortuoso percorso, prima verso la casa della nonna, poi verso la possibile salvezza.

Particolarmente interessante è l‘incipit, ex abrupto, che ci proietta in una condizione paradossale e impensabile per l’Occidente, quella di un sanguinoso scontro bellico con un esercito di professionisti che si aggira per le strade e stermina la popolazione inerme. E’ come, per un istante, pensare di esperire, in un giorno qualsiasi senza preavviso, quello stato di angoscia che vige in paesi del Medioriente, in Siria a Raqqa ad esempio. L’idea è terrificante e la sua effettiva concretizzazione non così impossibile. Anzi, spettro improfessabile per paura che prenda consistenza, Bushwick materializza una delle maggiori paure che americani – o europei – in fondo al loro animo covano, ma cercano di zittire (Lucy a un certo punto si chiede se si tratti di un ‘nuovo 11 settembre’). Se il concept alla base del film, il nucleo da cui si genera la narrazione, è dunque assai acuto, il carattere del girato riesce perfettamente a concretizzare il senso di terrore e confusione.

E’ una sorta di lungo piano sequenza a seguire i personaggi passo passo – letteralmente – mentre cercano di raggiungere la successiva tappa sotto una pioggia di proiettili (I Figli degli Uomini aleggia nell’aria). Il montaggio d’altro canto è minimale, gli stacchi sono pochi e netti, l’azione è invece ininterrotta e ripresa da una mdp che prima corrisponde al punto di vista dei protagonisti stessi, poi vi gira intorno per mostrarli nel ristretto ambiente, poi spazia sui particolari, di norma truci, in un angolo oppure in un altro.

Viene data allora la sensazione di reportage, di presa diretta, che coglie con immediatezza e notevole forza: a ogni scontro armato delle truppe paramilitari, alcuni civili che si fanno scudo con le macchine, altri che fuggono e sono trivellati dai colpi, mentre le grida e gli scoppi arrivano da ogni dove, tutto è catturato in una disturbante quanto realistica sincronia, mentre seguiamo gli spostamenti di Lucy e Stupe.

Simile per mimesi del reale ai mockumentary alla The Blair Witch Project, o al POV ipercinetico da videogame alla Hardcore! (la recensione), con essi condivide un affine approccio, ma la sua realizzazione per fortuna si discosta con sequenze che, sì, sono alquanto dinamiche, ma allo stesso tempo non disturbate e mosse come nei due esempi, evitando al pubblico una buona dose di mal di testa. Allo stesso modo funzionano, ciascuno con le sue specificità, determinate anche dal fisico di ciascuno, Brittany Snow e – soprattutto – Dave Bautista (anche produttore esecutivo della pellicola), che per molto del minutaggio reggono la pellicola sulle loro spalle e riescono a muoversi sulla scena in maniera naturale e spigliata, senza poter peraltro contare più di tanto sul supporto dato dall’alternanza di piani e inquadrature nel montaggio (che aiuta sicuramente a mimetizzare gli errori nella recitazione).

Bushwick Cary Murnion Jonathan MilottTutto funziona quindi, almeno fino al momento della grande rivelazione, che purtroppo arriva già a metà filmMurnion e Milott riescono infatti a riportare sullo schermo la medesima tensione costruita in un Cloverfield, che ricorda molto nello stile, negli escamotage estetici e narrativi e nel modo di raccontare una spropositata e inattesa aggressione da parte di una forza estranea, benché lì la minaccia fosse aliena, qui umana.

Tuttavia, le felici premesse si perdono del tutto per smania di spiegazioni quando viene catturato uno degli “invasori”, fin troppo loquace, che illustra per filo e per segno ogni aspetto del piano del perfido commando che ha deciso il blitz a Bushwick. Da una parte, allora, il chiarire esattamente, con eccessiva dovizia di particolari, quali siano le strategie del nemico, la sua identità e le sue motivazioni, elimina in pochi minuti quel sentore di fosco e indeterminato pericolo che creava buona parte della suggestione; dall’altra, il piano si mostra tanto bislacco e mal congegnato nel suo contenuto da eliminare in un sol colpo ogni magia precedente.

Se quindi l’abilità tecnica e i presupposti sono senza dubbio ottimi, basta poco, soprattutto per una paradossale distopia proiettata sul presente come Bushwick, per vanificare l’incubo e banalizzare anche la migliore delle intuizioni; molto meglio optare per un sano silenzio alle volte! Il finale molto aperto lascia spalancata la porta per un potenziale sequel, ma anche a prequel e spin-off ambientati altrove.

Di seguito trovate il trailer: