Home » Cinema » Horror & Thriller » Recensione | Hellraiser: Judgment di Gary J. Tunnicliffe

4/10 su 82 voti. Titolo originale: Hellraiser: Judgment, uscita: 13-02-2018. Budget: $500,000. Regista: Gary J. Tunnicliffe.

Recensione | Hellraiser: Judgment di Gary J. Tunnicliffe

13/02/2018 recensione film di Raffaele Picchio

Arrivata al decimo capitolo, la saga ormai orfana di Clive Barker e Doug Bradley tenta di cambiare le carte in tavola, facendo di necessità virtù, per un risultato tanto delirante e improponibile da risultare simpatico

Sono tempi duri per tutti: si arriva a malapena alla fine del mese, tra l’inflazione, le tasse che aumentano e la tecnologia che fa sparire posti di lavoro agli artigiani. Pensate un po’, se ne lamenta pure il redivivo Pinhead che ormai la mitica Scatola di Lemarchand non può fare nulla contro la tecnologia e di come questa soddisfi le perversioni (parlerà forse di Brazzers?) e così, per motivi non propriamente chiarissimi, si trasferisce dentro una catapecchia insieme a nuovi compagni di merende decisi ad alzare un teatrino ben organizzato in cui mandano avvisi di garanzia scritti con il sangue a disgraziati pervertiti e questi, quando si presentano, vengono “interrogati” da un omino sfregiato che raccoglie le deposizioni su una macchina da scrivere che usa il loro sangue come inchiostro. Successivamente, queste deposizioni vengono bagnate con lacrime di bambini e mangiate da un ciccione che subito dopo le rivomita dentro un catino collegato direttamente alla mangiatoia di tre tettone sfigurate che emettono una sentenza. Fatto questo, arriva un tizio deforme con una maschera che nasconde dietro di sé un demente vestito con una muta da sub e un maschera antigas pronto a toglierti la pelle.

Non mi sono preso un acido, ma sono l’incipit e le premesse di Hellraiser: Judgment, decimo impazzito tassello di una saga ormai infinita che oltre ad aver perso lungo la strada Clive Barker ha pure salutato, già con il precedente indegno film, anche l’interprete principale Doug Bradley. Prima però di addentrarsi in questo nuovo, poverissimo, capitolo facciamo un passo indietro necessario. Va riconosciuto che tra le tante saghe con supervillain della “Golden Age dell’horror” è vero che Hellraiser vanta lo spiacevole primato di essere stata la serie che è precipitata per prima nell’oblio dei direct-to-DVD, ma è anche verissimo che nonostante questo, fino almeno al numero 7, si è difesa sempre molto bene. E’ quella che ha saputo osare di più (il quarto capitolo nello spazio, prima di Jason Voorhees), che ha avuto il coraggio di percorrere territori tangenti alla mitologia di base ma sempre interessanti (il bellissimo e terrificante episodio 5 di Scott Derrickson, che univa thriller e horror) e che anche quando i nostri Cenobiti entravano all’ultimo momento a calci in culo su soggetti pensati per altro (Deader del 2005), qualcosa di dignitoso comunque usciva sempre fuori. Poi improvvisamente è arrivato Hellraiser: Hellworld (2005), ambientato nel mondo di Internet e qualcosa si è definitivamente rotto anche per i più ben disposti. Barker non ne volle più avere nulla a che fare manco alla lontana e, come già detto, pure Bradley (volto storico di Pinhead), un po’ per dignità e un po’ per questioni anagrafiche, si fa indietro. Sembrava tutto finito per sempre, ma c’è un brand da rinnovare prima che qualcuno lo scippi comprandone i diritti a due lire ed è così che qualche anno fa esce Revelations (2011), ad oggi il più povero, brutto e improponibile dei capitoli. Un film fatto di fretta, nato sbagliato, girato con un budget veramente miserabile, capace di gettare nello sconforto tutti quanti. E’ così che, viste le premesse e la lunghissima gestazione, Judgment era atteso non dico con “fiducia”, ma almeno con la certezza che fare peggio dei predecessori sarebbe stata opera alquanto ardua. Ed è incredibile come invece questa decima pellicola si spinga oltre ogni dimensione e concetto solo immaginabile di miseria e follia: la fatica dell’effettista Gary J. Tunnicliffe però, probabilmente in modo inconsapevole, gioca a realizzare il cappottone totale ed è così folle, delirante, “disgustoso”, senza senso che, con la giusta compagnia, sfiora il capolavoro totale.

Si abbandonano i tediosi e inverecondi tentativi di found footage del precedente e si tenta una sorta di mix di thriller estremo/demoniaco (tipo il quinto capitolo) e suggestioni moralistico-punitive da tardo Saw. Come da cappello introduttivo, qui l’Inferno è una fetecchia di casa dove la gente bussa e subisce una sorta di sgangherato processo, mentre Pinhead è seduto su un trono di cartone che guarda un muro. Nel frattempo TRE detective (tre, mica uno … e due sono pure fratelli) stanno indagando su un killer allucinante che cuce cani dentro i corpi delle vittime, fa salassi e quant’altro (il tutto in nome di Dio ovviamente) arrivando a incrociare le loro strade con quella casina demoniaca isolata sita in via Ludovico (giuro). Tutto qui. Hellraiser Judgment spinge il pedale su varie splattate (il sangue non manca, così come qualche schifezza esagerata assolutamente nonsense), su qualche cameo “storico” incredibile (il Chatterer), che qualche fan potrebbe sempre apprezzare, ma sopratutto tenta in modo assolutamente scellerato di inventarsi qualcosa di nuovo (cosa mai disprezzabile) e ha il gran pregio di non fermarsi davanti a nulla. Ma davvero a niente, tanto che a un certo momento tutto è possibile: addirittura nella seconda parte tira in mezzo gli Angeli scacciati dall’Eden (e rappresentati da una tizia vestita di bianco che manco nei porno-video di Playboy anni ’90) e arriva a un finalissimo che spinge a tornare indietro per quanto è incredibile.

E le new entry demoniache? Da segnalare sicuramente Tunnicliffe, che si ritaglia il ruolo più riuscito e logorroico del film nella parte di questo nuovo Cenobita con gli occhialini chiamato “l’Auditore”, che raccoglie deposizione e fa battutine riciclate (“Dio? No, stessa città, ma CAP differenti”); il povero Pinhead (che a una certa viene chiamato proprio così, una roba incredibile), trova una nuova incarnazione in Paul T. Taylor, leggermente migliore del primo sostituto ma che ha il carisma di un termosifone e nel ruolo incredibile de “L’Assessore”, il ciccione che mangia carta condita di lacrime di bimbi, c’è il regista dei tre Feast John Gulager. Ah si, c’è anche un cameo di Heather Lagenkamp, ma vi giuro che manco l’ho riconosciuta. Alla fine dei giochi le conclusioni a cui si può arrivare sono due e sta a voi la scelta: se in qualche disperato modo siete fan integralisti di Barker e sperate di ritrovare una dignità ormai persa a una serie che fece del sadomasochismo, della visionarità e della sofferenza la sua arma migliore, lasciate pure stare subito e fate finta che questo decimo capitolo non esista. Se invece siete di bocca buona, avete messo una pietra sopra a ogni possibile “sogno” e siete di mentalità abbastanza, diciamo, “aperta” e pronti a mettere la tara su tantissime cose, questo Judgment andrà giù che è una meraviglia tra risate involontarie, splattate generose e scene “WTF?!!?” clamorose. Parliamoci chiaramente: Hellraiser: Judgment è brutto. Tanto Brutto. Però io sono un devoto di Barker e un grandissimo fan della saga, ma se proprio dovessi scegliere mi ritrovo nel secondo “gruppo” e lo so solo io quanto cazzo mi vergogno ad ammettere di essermi divertito come un matto …

Di seguito il trailer originale di Hellraiser: Judgment, disponibile in Blu-Ray, DVD, Digital HD e on-demand dal 13 febbraio:

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