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Recensione libro + Intervista | L’occhio del testimone – Il cinema di Lucio Fulci di Michele Romagnoli

12/11/2019 news di Alessandro Gamma

Un volume che ripercorre i retroscena di oltre 30 anni di cinema italiano popolare raccontati con onestà e disillusione dal 'terrorista di generi' che li ha affrontati e plasmati in modo indelebile coi suoi film

Solo pochi mesi fa, alla Mostra del Cinema di Venezia veniva presentato Fulci for Fake, docu-film di Simone Scafidi che, attraverso interventi di amici e collaboratori storici del ‘terrorista di generi’, provava a indagare sull’uomo Lucio Fulci e sulle sue opere, avvalendosi anche di materiali inediti (la nostra recensione). Uno spunto che ci dà l’occasione per parlare di L’occhio del testimone – Il Cinema di Lucio Fulci (174 pagg., 15 euro), volume scritto da Michele Romagnoli pubblicato la prima volta nel 1992 e tornato dal 2015 nelle librerie – dopo essere stato un ‘oggetto introvabile’ per lungo tempo – in versione riveduta e ampliata (con materiale fotografico) per la Kappalab.

Lucio Fulci si è occupato di un po’ di tutto nel corso della sua carriera, dalla regia alla sceneggiatura, divertendosi spesso in simpatici camei anche davanti alla mdp, affrontando praticamente tutti i generi del cinema popolare italiano, dalla commedia – anche sexy (La pretora) – allo ‘spaghetti western’ (Le colt cantarono la morte e fu… tempo di massacro), dai musicarelli (I ragazzi del Juke-Box) ai gialli (Non si sevizia un paperino, Sette note in nero), fino al post-atomico e l’horror, probabilmente il filone per il quale è oggi maggiormente ricordato (Zombi 2, Paura nella città dei morti viventi, …E tu vivrai nel terrore! L’aldilà, Quella villa accanto al cimitero).

Lucio_Fulci_se HQ‘Riscoperto’ e rivalutato dalla critica, come spesso accade, solo dopo la sua scomparsa nel 1996 (grazie anche a registi come Sam Raimi e Quentin Tarantino, che hanno citato spesso l’influenza di Lucio Fulci sul loro cinema), fortunatamente la quasi totalità dei suoi film è ora disponibile per la consultazione in home video.

Tornando a L’occhio del testimone, il libro è in sostanza una chiacchierata / intervista lunga 17 capitoli in cui Lucio Fulci racconta senza peli sulla lingua e fedele al suo ‘personaggio’ di uomo burbero e scontroso (come ricorda anche Catriona MacColl nella prefazione) aneddoti ed episodi più o meno simpatici o sgradevoli capitatigli in 30 anni di mestiere, con piglio a metà tra il sagacemente divertito e il nichilistico disilluso.

Non vengono così risparmiate feroci frecciate a colleghi (Dario Argento), attori (Franco Nero) e produttori, ma naturalmente c’è il tempo per ripensare anche agli esordi felici accanto al ‘maestro’ Steno, alla sua passione per la musica jazz e alla compagnia delle figlie su set impervi e ‘impossibili’. Vengono poi riservati commenti altamente onesti – nel bene o nel male – anche a quei film come Conquest e Il Miele del Diavolo, considerati minori o comunque mal interpretati all’epoca dell’uscita.

Insomma, un documento prezioso che ci consente un tuffo nella storia – e nei retroscena – del cinema di genere italiano che va letto immaginandosi la voce con inflessione romanesca di Lucio Fulci che lo declama, tra un tenero insulto all’incolpevole Michele Romagnoli e l’altro. Il volume è quindi chiuso da una rassegna dei personaggi citati, dalla filmografia completa e da una galleria di foto in bianco e nero.

Abbiamo fatto una chiacchierata con Michele Romagnoli, per parlare di L’occhio del testimone e di Lucio Fulci.

Hai avuto modo di vedere il documentario Fulci for Fake di Simone Scafidi?

Sì, ho visto il film, in realtà ancora prima che venisse girato. Simone mi contattò prima telefonicamente, poi venne a casa mia per parlarmi del progetto e di un mio eventuale coinvolgimento, quando in mano aveva in realtà solo la fondamentale intervista a Camilla Fulci. Accettai praticamente subito perché l’operazione era particolare e sincera, realizzata in maniera indipendente ma estremamente seria da persone innamorate di quello che fanno. Il risultato alla fine è davanti a tutti. Puoi criticarlo, ma mai negare la sua sincerità, la voglia di raccontare qualcosa di diverso. Sono molto orgoglioso di avere partecipato a questa operazione, anche perché idealmente continua il discorso che avevo iniziato nel 1992 con il libro L’occhio del testimone – Il Cinema di Lucio Fulci, peraltro ampiamente citato nel film, poiché anche lì c’era un personaggio (io, un giovane studente di cinema) che andava a intervistare e conoscere un mondo (il maestro cineasta Lucio Fulci) cercando di sviscerarlo, capirlo. Con inserti Fiction. Un modo diverso di dire cose, a volte estremamente serie, con più leggerezza.

Perché è importante, oggi, ridare alle stampe L’occhio del testimone – Il Cinema di Lucio Fulci?

Per i motivi di cui sopra. Ecco perché credo che sia giusto continuare a proporre questo libro nelle librerie. Soprattutto perché realizzato con Lucio Fulci in vita. Tutto quello che leggete è stato detto e raccontato da me e lui con pochi filtri e tanto entusiasmo. Il complimento più bello che mi abbiano mai fatto a proposito di L’occhio del testimone è di Antonella (Fulci). Che disse: “Michele, qui dentro c’è veramente mio padre. Ci sono altri libri sì, ma qui c’è mio padre”.

Ha un ricordo che spicca sugli altri di quelle chiacchierate dopo quasi 30 anni?

Ci sono tanti ricordi che spiccano, più o meno importanti o interessanti, ma quello più bello e nello stesso tempo doloroso è stato il nostro ultimo incontro. Lucio doveva rientrare a casa dopo avere trascorso qualche giorno a Cento per lo Strange Film Festival da me organizzato. Era con Antonella e stava per salire in automobile. Ci abbracciammo e disse: “A’ Romagnò. sta tranquillo, nun te preoccupà! E ricordati, quando metterai in piedi qualcosa chiamami, te do ‘na mano. A te, faccio una parte gratis…” . Ci salutammo e non lo vidi più. Sentito al telefono sì, altre volte. Ma visto mai più.

Che importanza ha Lucio Fulci oggi in Italia e nel mondo?

Lucio Fulci ha molta importanza, come cineasta italiano da studiare, sempre. Guardando la sua filmografia ci si imbatte non solo nel regista ma nella storia della cinematografia nazionale dal dopoguerra a metà anni novanta. Seguendo il percorso fulciano c’è tutto. Tutto quello che è stato dell’Italia degli attori, delle attrici, degli autori (veri e presunti), dei produttori (veri e presunti), dell’impegno sociale, dell’anche no, del western, dell’ horror, dei culi e delle facce. E’ Storia. Quella maiuscola.

C’è una domanda che non ebbe tempo / coraggio di fargli?

No. Nessuna domanda, quesito o curiosità di sorta. Ho avuto la fortuna e l’incoscienza di chiedergli tutto quello che mi passava per la testa, ricevendo dal Maestro anche dei Vaffa. Ma anche domande tipo “Che ne pensi?”, che è il massimo a cui può aspirare un implume allievo.

Di seguito il trailer di Fulci for Fake:

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