Horror & Thriller

[recensione] Nerve di Henry Joost e Ariel Schulman

di

Una buona idea sprecata per l'ennesimo teen horror movie in cui c'è più romance che sangue

Nerve di Henry Joost e Ariel Schulman attrae inizialmente con un’idea promettente (non si tratta di una sceneggiatura originale, ma dell’adattato dall’omonimo libro di Jeanne Ryan), quella di un gioco di gruppo online interattivo i cui partecipanti sono sfidati a compiere delle azioni sempre più estreme, fino a lasciare solo due giocatori che si sfidano per un milione di dollari, il concept certo lascia la possibilità di percorrere mille strade. Purtroppo, però, (forse meglio che nell’originale libresco, molto più petulante) sebbene il ritmo sia mantenuto alto fino a tre quarti dello sviluppo, l’ultima sezione, quella in cui le premesse avrebbero potuto concretizzarsi in sequenze decisamente intense, si sgonfia come un soufflé riuscito male, tra dialoghi moraleggianti davanti alle folle e un finale loffio, che finisce per relegarlo al teen movie fin troppo buonista.

roberts franco nerveCerto, prestando attenzione, il tessuto filmico, come i dialoghi, sono disseminati di indizi di un tale approccio, ma alcuni presupposti ci inducono via via a pensare che potrebbe prendere una strada più truce, più “adulta”, speranza vana, non v’è dubbio. Anzitutto la narrazione è incentrata su Vee (la Emma Roberts di Scream Queens), timida studentessa un po’ repressa e abituata a fare da spalla a Sydney (Emily Meade) amica decisamente più spavalda, solita compiere gesti eccentrici e un po’ scriteriati, mentre l’altra sta nella sua ombra. Sin da subito dunque la prospettiva adolescenziale è chiara: ci sono i più popolari, c’è la protagonista schiva, un c’è l’invaghimento fanciullesco per il giocatore di football, insomma gli ingredienti di 90210 al completo… Tuttavia il preambolo dura poco, è solo un breve cappelletto introduttivo per condurci al centro del gioco, di Nerve: dopo un rifiuto da parte del suo bello, Vee stufa del suo ruolo ancillare decide di cambiare, di diventare per qualche ora avventata e si iscrive come player, giocatrice, stufa di osservare gli altri che si divertono. Controparte invece sono i “watcher”, gli spettatori, coloro che seguendo i vari partecipanti attivi Con l’amico Tommy (Miles Heizer) palesemente innamorato di lei, si dirige dunque in locale di provincia. Lì si cimenta nella prima “dare you”, la prima prova che consiste nel baciare uno sconosciuto, Ian (Dave Franco), il quale, caso vuole, non solo allo stesso modo ha preso parte a Nerve, ma è pure piuttosto belloccio. Ebbene, il pubblico di internet pare apprezzare la subitanea chimica instaurata tra i due e li destina a diverse “missioni” insieme, un giro in moto, poi il provare vestiti costosi in un centro commerciale e uscirne mezzi nudi, dopo che dal camerino altri hanno sottratto i loro, in un crescendo le azioni richieste sono sempre più compromettenti, fino a divenire addirittura pericolose, potenzialmente letali. Quando la novella coppietta viene poi sfidata a una corsa in moto alla cieca, sembrerebbe proprio che la storia si faccia interessante e il misterioso bello sempre meno limpido: Tommy navigando in deep internet scopre che Ian si è già cimentato nel gioco l’anno precedente; d’altro canto quest’ultimo è troppo carino per essere vero, cosa meglio dell’uomo perfetto per incarnare un maniaco psicopatico? Chi è avvezzo all’horror pensa subito ad un perfido manipolatore faccia d’angelo, si pregustando un’evoluzione slasher e il più truce possibile, ma per suo sommo rammarico rimarrà oltremodo deluso. Non c’è nessun twist, solo un passato strappa lacrime mal descritto ad un certo punto e una causa per cui agisce in maniera non proprio impeccabile, perfino quando la nostra protagonista le mostra una banalissima foto sul cellulare da lei scattata dell’amica vezzosa e quello dice che è bella la foto, non la ragazza, noi ci aspetteremmo che sia solo un modo per farla cadere nella sua trappola, ma no… ci crede davvero!

Inerve-libro-ryanl tono iniziale purtroppo non è smentito dalla esplosione tanto attesa di violenza finale, tra una bravata e un bacio tra adolescenti, il massimo a cui assistiamo è una camminata su una scala sospesa tra due edifici, in cui la nostra Cinderella mostra gli attributi e batte l’amica, scornata in spavalderia, a cui segue una lite adolescenzial-demenziale in uno scoppio di acredini, ovviamente risolte a distanza di una manciata di fotogrammi. Ennesimo prodotto destinato a un pubblico liceale o poco più, forse un po’ più originale e a tratti meglio congegnato, abbiamo un approccio orientato alla sincresi con i nuovi media affine a Friend Request – La morte ha il tuo profilo di Simon Verhoeven, o a Unfriended di Leo Gabriadze e simili: si susseguono inquadrature con schermi di pc mentre il personaggio naviga o chatta, riferimenti plurimi alla propria pagina di Facebook come custode dei più intimi segreti del soggetto, continue nozioni informatiche abbozzate in maniera piuttosto superficiale – giusto solo per portare avanti la trama -, nonché SMS sovraimpressi sul fotogramma per palesar lo scambio mediatico tra Vee e Sydney. Infine, un po’ come nell’episodio di Black Mirror Hated in the Nation, viene affrontata l’attualissima problematica della deresponsabilizzazione del popolo senza volto che opera su internet. La riflessione, piuttosto banalizzata, in questo caso suggerisce che la combinazione tra esibizionismo dei giocatori e voyeurismo degli spettatori possa portare a estreme conseguenze, se non controllata a dovere, nel film come nel mondo reale, la rete porta a infrangere ogni confine per appagare la nostra fame di eventi sempre più shoccanti, perfino i media convenzionali ormai soccombono a tale iter di spettacolarizzazione (si pensi solo al decisamente più acuto Lo Sciacallo – Nightcrawler di Dan Gilroy). Alla mancanza di limiti, “l’unica regola di Nerve è che non potete mai parlare di Nerve” (vi ricorda qualcosa…), si accompagna l’anonimato di chi osserva e vota, nessuno ha un’identità per cui nessuno è colpevole; il concetto, se non ci fosse chiaro, è esposto in una petulante tirata finale moraleggiante di Vee, alternato ad eroiche dichiarazioni del cavalleresco Ian, a cui seguono votazione finale e punizione ovvia del misfatto, in un approccio educativo che mal si accompagna ad un horror che si rispetti. A questo punto, però, abbiamo perso ogni speranza nella carneficina tanto attesa e siamo, sconsolati, ormai passati alla fase dell’accettazione.

Ennesima occasione e idea sprecata, il film (come il libro da cui è tratto d’altronde) si limita purtroppo a ripetere quello schema scialbo alla Twilight con donzella fragile e bello e tenebroso disposto a qualsiasi cosa per proteggerla, in conclusione da romanzetto horror romantico young adult da cui hanno deciso di adattare una pellicola altrettanto banale e pateticheggiante.

Di seguito il trailer italiano:

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