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5/10 su 81 voti. Titolo originale: Still/Born , uscita: 09-02-2018. Regista: Brandon Christensen.

Recensione | Still / Born di Brandon Christensen

14/02/2018 recensione film di Sabrina Crivelli

Un'ottima Christie Burke è protagonista di un horror sulla maternità sospeso tra psicologico e paranormale

Horror in bilico tra il paranormale e lo psicologico, Still / Born dell’esordiente Brandon Christensen, che ne scrive anche la sceneggiatura con Colin Minihan, riesce a mantenere una felice sospensione tra allucinazione e demoniaco, seppur in molti escamotage narrativi e orrorifici non brilli certo per originalità.

Protagonista è Mary (Christie Burke), che, a causa delle complicazioni durante il parto, perde uno dei due gemelli che aspettava e, traumatizzata, riversa la profonda angoscia in una forma di ossessiva iperprotettività nei confronti del neonato superstite. Quella che sembra quindi una grave forma di depressione post-partum si acuisce man mano che i giorni passano, fino a degenerare in una forma psicotica, con tanto di allucinazioni. La donna si convince pian piano che il figlio sia in costante pericolo e che una non ben definita entità maligna voglia impossessarsi del piccolo. Il tutto poi degenera quando la giovane madre, che peraltro soffre di una reiterata privazione del sonno che la rende ancor più instabile, viene lasciata a casa da sola dal marito Jack (Jesse Moss), che deve recarsi fuori città per qualche tempo per un viaggio di lavoro. Nella casa iniziano così a susseguirsi una serie di eventi sinistri, tra apparizioni e rumori terrificanti e porte che si chiudono da sole, separando Mary dal suo bambino, ma sarà davvero solo il frutto della mente sconvolta di lei, o qualcosa di ben più sovrannaturale?

La maternità, fase alquanto stressante dell’esistenza femminea, ha ispirato certo non pochi horror, declinando quel senso di impotenza e di cieco terrore che coglie le neo mamme nelle più disperate maniere. Molti sono i film basati su questo soggetto, primo tra tutti Rosemary’s Baby – Nastro rosso a New York (1968) di Roman Polanski, in cui alla futura nascita erano connessi il demoniaco e una setta satanista. Ben più recente e assai affine è inoltre Shelley (2016) di Ali Abbasi, che sempre concentrandosi sulle fobie sviluppate in gravidanza, riusciva a costruire una realtà straniante e foscamente visionaria. Similmente, Still / Born si basa proprio su questa idea, riuscendo a costruire una profonda incertezza che si tratti di un concreto pericolo o di psicosi, tra prodotto della psiche e presenza reale di un demone. Essenziale è in tal senso la performance della Burke, che adempie al difficile compito di reggere sulle sue spalle buona parte dello svolgimento, restando in scena per molta parte del minutaggio da sola o con il neonato. Sono proprio la mimica dell’attrice stravolte, gli occhi spesso stralunati, a rendere davvero credibile la nevrosi di lei, lasciando lo spettatore ancor più dubbioso sull’effettiva esistenza di un qualche mostro.

Interessante, sebbene non inedita, è poi la scelta di costruire la tensione attraverso una narrazione mista, che utilizza in gran parte un convenzionale metodo di ripresa, ma che ricorre altresì, soprattutto per le sequenze in cui viene mostrato il demone, a una serie di camere fisse di tipo non professionale, alla Paranormal Activity per intenderci, sviluppando così un’estetica più immediata e verace. Mediante un espediente narrativo, quello di inserire in casa una serie di telecamere da parte di Jack per controllare a distanza la moglie e il figlio, in Still / Born viene così fornito un secondo strumento per raccontare la vicenda secondo un altro punto di vista e un mezzo per catturare furtivamente la creatura maligna, lasciandone il più a lungo possibile i contorni indefiniti; anche il baby monitor e il registratore sono usati nel medesimo modo e con lo stesso obiettivo, creando i presupposti per una serie di spaventi e jump scares e fornendo un po’ di pepe a quello che altrimenti sarebbe un racconto solo psicologico e soggettivo e al contempo evitando di svelare troppo sull’origine degli oscuri fatti che si succedono. Indubbiamente il vagheggiare qua e là nel girato qualche sfuggevole ombra e qualche impalpabile apparizione non costituisce una novità, ma quantomeno funziona sempre nella creazione di un piacevole crescendo, in attesa della rivelazione, che saggiamente arriva solo sul finale.

In conclusione, se vero è che non vi sia nessuna scena particolarmente scioccante, quello che si suppone essere il demone (o forse si tratta di un’allucinazione …) non è più di tanto terrificante, né vige un’atmosfera particolarmente disturbante, il senso d’angoscia che domina Mary è comunque sia palpabile e contagia il pubblico. Se quindi l’horror non osa nulla di inedito o di sconvolgente, riesce in ogni modo a concretizzare un incubo tangibile.

Di seguito trovate il trailer originale: