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6/10 su 34 voti. Titolo originale: Homecoming, uscita: 02-12-2005. Regista: Joe Dante.

Recensione story | Homecoming di Joe Dante (Masters of Horror)

13/05/2019 recensione film di William Maga

Nel 2005, il regista girava l'episodio più politicamente schierato dell'antologia, mescolando orrore e satira per un risultato caustico

homecoming joe dante film

Presentata agli spettatori italiani in pompa magna al Torino Film Festival nell’autunno del 2005, la prima delle 2 stagioni dell’antologia Masters of Horror (pensata per Showtime da Mick Garris) raccoglieva tutti i nomi più importanti del panorama che conta(va), da Dario Argento, autore dell’episodio Jenifer, fino a John Carpenter, Tobe Hooper, John Landis e Joe Dante. Proprio quest’ultimo però riuscì a rubare – un po’ a sorpresa (ma nemmeno troppo …) – la  scena a tutti col suo Homecoming – Candidato maledetto, vera e propria bomba lanciata nello stagno, già abbastanza agitato all’epoca, della politica americana.

homecoming joe dante masters of horror poster«L’horror è sempre stato il genere più radicale e rivoluzionario, ma quando mi hanno chiesto di pensare a una piccola storia da raccontare in 60 minuti ho voluto fare un horror politico. È stato facile: bastava che i personaggi fossero repubblicani». Già questa battuta pronunciata da Joe Dante la dice lunga sulla portata satirica del suo mini-film. La visione di Homecoming supera però ogni previsione, anche per chi riconosce al regista di Morristown un notevole talento per il grottesco già emerso in quel piccolo capolavoro (anch’esso televisivo …) che era La seconda guerra civile americana del 1997.

Che cos’è Homecoming? Una storia di zombi. Ok, ma chi sono gli zombi? Sono i soldati americani morti in Iraq. E se non vi basta, sentite cosa combinano, questi zombi. L’episodio parte da un talk-show televisivo in cui una testa d’uovo del partito americano, in piena campagna elettorale per la rielezione di George Bush, deve confrontarsi con la madre di un ragazzo morto appunto in Iraq. L’allusione a Cindy Sheehan, la «madre-coraggio» arrestata durante un sit-in davanti alla Casa Bianca, è lampante, ma Joe Dante va subito oltre.

Il giovane braccio di destro di Bush indirizza alla donna una frase orribilmente retorica («Se potessi esprimere un desiderio, vorrei che suo figlio tornasse per dirci quanto è stato orgoglioso di servire il suo paese») e, detto fatto, manco fossimo avesse sfregato la magica lampada di Aladino (che del resto si svolgeva a Baghdad, o giù di lì …), il desiderio si avvera. I morti arrivati dall’Iraq cominciano a uscire dalle bare. Da bravi non morti, hanno l’aspetto putrefatto, si muovono lentamente, non possono essere uccisi. Ma non sono aggressivi. Non vogliono far del male a nessuno. Vogliono fare una sola cosa: votare. Uno per uno, si recano ai seggi, votano contro Bush e poi muoiono, trovando finalmente la pace.

Robert Picardo, Jon Tenney e Daniel Wesley in Homecoming (2005)A questo punto, quella che sembrava una fanta-horror-comedy si fa decisamente realistica … I Repubblicani si domandano che fare. Uno di loro esclama: «Ma insomma, che sarà mai, quanti sono i caduti in Iraq? Mille? Duemila? E quando mai duemila voti hanno deciso un’elezione?». I suoi colleghi gli dicono una sola parola: «Florida». I ‘voti zombi’ vengono annullati. E Bush vince le elezioni. E, a quel punto, i non morti si arrabbiano. Parecchio. Ritornano, molto più numerosi di prima. Stavolta si rialzano anche i caduti delle precedenti guerre, la Corea, il Vietnam … «Hanno fatto quel che fanno sempre i militari: chiamare rinforzi», dice un repubblicano terrorizzato. Ammazzano il protagonista ormai disgustato da Bush e da se stesso, e appena quello diventa a sua volta uno zombi lo eleggono proprio leader e occupano la Casa Bianca. Homecoming finisce con il governo repubblicano in esilio e l’America in mano ai cadaveri rianimati, sicura contro ogni guerra dichiarata nel nome del petrolio e della menzogna.

Joe Dante ha definito la sua opera «l’altra faccia di Fahrenheit 9/11 di Michael Moore». In effetti, è bene che esista una satira anti-Bush (ma potreste tranquillamente metterci Donald Trump oggi e infilarci qualche altra guerra portata avanti dagli Stati Uniti) realizzata con le armi della fantasia e dell’ironia. Homecoming è l’unico degli episodi dei Masters of Horror ad essere così politicamente schierato, anche se tutta la serie è un evidente gesto di ribellione, una sorta di ‘omaggio’ alla forza di La Notte dei morti viventi di George A. Romero, che nel 1968 lo aveva girato proprio come sovversiva reazione al conflitto in Vietnam.

Di seguito il trailer di Homecoming:

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