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6/10 su 740 voti. Titolo originale: Kickboxer, uscita: 20-04-1989. Budget: $1,500,000. Regista: Mark DiSalle.

Recensione story | Kickboxer – Il nuovo guerriero di Mark DiSalle e David Worth

09/04/2020 recensione film di Francesco Chello

Riscopriamo il cult del 1989 che decretò il successo internazionale di Jean-Claude Van Damme, lanciandone definitivamente la carriera

jcvd Kickboxer - Il nuovo guerriero 1989

Prosegue la nostra marcia d’avvicinamento ai 60 anni di Jean-Claude Van Damme, in vista del prossimo 18 ottobre. Avevamo iniziato con Senza Esclusione di Colpi (la recensione) – girato sul finire del 1986 ma uscito all’inizio del 1988, di importanza capitale per la carriera dell’attore considerando che si trattava del suo primo ruolo da protagonista, oltre che essere – ribadiamo – uno dei migliori film su tornei a sfondo marziale di sempre. La seconda tappa, quella odierna, è altrettanto obbligata, un altro titolo fondamentale per il suo percorso nel mondo del cinema. Mi riferisco ovviamente a Kickboxer – Il Nuovo Guerriero del 1989, il film che decreta il successo di JCVD, lancia definitivamente la sua carriera e fa conoscere il suo nome in giro per il mondo.

Kickboxer - Il nuovo guerriero film posterBasti pensare al mercato italiano dove, in seguito all’ottimo riscontro ottenuto da Kickboxer, si innescano curiose dinamiche distributive che portano gli addetti ai lavori alla ricerca di altri titoli con Van Damme: è così che Senza Esclusione di Colpi, solamente nel 1990, riesce finalmente ad arrivare in Italia, ma anche titoli minori in cui il belga ricopre il ruolo dell’antagonista (curiosamente russo in entrambi), vale a dire Black Eagle (Aquila Nera) del 1989 che ancora oggi viene proposto in dvd e bluray con il nome ed il volto dell’attore belga in maggiore evidenza rispetto a quello di Shô Kosugi (il vero protagonista), per non parlare di No Retreat No Surrender del 1986 che viene distribuito ingannevolmente come Kickboxers – Vendetta Personale nell’evidente tentativo truffaldino di richiamare nel titolo proprio il film di cui parleremo quest’oggi.

La sceneggiatura di Kickboxer – Il nuovo guerriero porta la firma di Glenn A. Bruce, ma in realtà nasce da una storia scritta dallo stesso Jean-Claude Van Damme insieme a Mark DiSalle, quest’ultimo poi firmerà la regia in coppia con David Worth – con cameo di entrambi nel film. DiSalle e Worth rappresentano una sorta di ponte ideale col già citato Senza Esclusione di Colpi – in cui il primo ricopriva il ruolo di producer mentre il secondo era il direttore della fotografia, film da cui Kickboxer riprende lo spunto dell’occidentale che combatte in terra straniera contro un avversario sanguinario idolo del pubblico locale. Lo script mostra chiaramente anche altre ispirazioni più o meno evidenti, a cominciare da Rocky IV (1985) con cui condivide una serie di elementi. Sia Rocky che Kurt Sloane combattono infatti per vendicare una persona cara (a cui avevano sconsigliato di combattere), Apollo Creed ed Eric Sloane affrontano il match sottogamba e con aria da sbruffone, c’è persino il lancio dell’asciugamano – con la differenza che Rocky non riesce a lanciarlo in tempo, Kurt lo fa ma l’avversario ignora il gesto spostandolo con un calcio. Avversario, in tutti e due i casi, dalla forte presenza scenica, inquietante ed apparentemente indistruttibile. E ancora, l’allenamento proibitivo (ed esaltante), il paese straniero, il pubblico ostile (che arriverà a ricredersi), il memorabile incontro finale.

Se Frank Dux era un character fatto e finito (oltre che fantasiosamente biografico), Kurt Sloane vive una vera e propria evoluzione nell’arco del suo film. Il focus di Kickboxer – Il nuovo guerriero resta ovviamente quello delle arti marziali e delle botte, che stavolta fungono da veicolo per raccontare il percorso evolutivo del protagonista, attraverso una preparazione ed una crescita evidentemente fisica/tecnica ma anche emotiva e spirituale. In questo senso è determinante il personaggio di Xian Chow, maestro di Muay Thai (che in realtà sembra includere anche altre arti marziali, come il Tai Chi) interpretato con diligenza e simpatia da Dennis Chan. Xian è una sorta di versione matura e più ruvida (e un po’ sadica) del Miyagi di The Karate Kid (per restare in tema ispirazioni), un misto di ironia e saggezza, il quale sottopone il suo allievo a un allenamento indimenticabile che assume il suo peso specifico all’interno del film. Le sessioni di training sono di quelle che restano impresse, più assimilabili al martirio che all’attività sportiva, con la fatica e il dolore che bucano lo schermo e diventano praticamente percepibili.

Kickboxer - Il nuovo guerriero jcvdCalci alla palma, split con le gambe allargate da una corda, noci di cocco lanciate sull’addome, calci volanti a vasi di terracotta, allenamento subacqueo con colpi in apnea, corsa inseguito da un cane famelico (con annessa bistecca attaccata ai vestiti) – ispirata, tra l’altro, ad un vero episodio accaduto ad un giovane Jean-Claude Van Damme che fu invitato dal suo maestro di karate a schienare un cane adeguatamente addestrato. Per concludere con la parte più suggestiva della preparazione, quella tra i ruderi della città morta (girata tra i Wat Phra Si Sanphet e Wat Ratchaburana, parte delle rovine dei templi della città di Ayutthaya in Thailandia) che include anche una parentesi mistica con gli echi del passato e le voci degli antichi guerrieri.

Un prodotto del genere necessita di un cattivo di spessore, quello di Kickboxer – Il nuovo guerriero contribuisce tuttora alla fama del film. Parliamo naturalmente di Tong Po, accreditato addirittura come ‘as himself’ in una di quelle trovate strambe e affascinanti che negli anni ’80 potevano funzionare senza problemi. Un combattente cattivissimo, brutale, senza scrupoli sia sul ring (dove non ha pietà dei propri avversari, a costo di menomarli), ma anche fuori, arrivando ad uno stupro pur di ferire ulteriormente l’animo di Kurt. Basterebbe da sola la prima entrata in scena, un momento di rara efficacia in cui assistiamo a Tong Po che per ‘riscaldarsi’ prima del match prende a calci una colonna portante dello spogliatoio facendo cadere l’intonaco per la potenza dei colpi. Il merito enorme è tutto di Michel Qissi, marocchino naturalizzato belga, amico d’infanzia di Jean-Claude Van Damme con cui era partito dal Belgio alla volta degli Stati Uniti col sogno si sfondare nel cinema; Qissi era stato ingaggiato inizialmente come consulente e coreografo, salvo poi scoprire che la produzione era alla disperata ricerca di un cattivo convincente e offrirsi volontario per la parte convinto di poter fare bene.

Il suo Tong Po finisce nell’albo d’oro dei villain, è assolutamente perfetto, dal look con coda (e trucco), alla gestualità e la mimica, al Muay Thai nella sua accezione più violenta. Il punto più alto di una carriera cinematografica che purtroppo non gli riserverà altre soddisfazioni sullo schermo. Tornerà a interpretare il personaggio nel primo dei quattro sequel (di cui magari parleremo un’altra volta), The Road Back del 1991, mentre nel quarto capitolo (The Aggressor) del 1993 il ruolo andrà a Kamel Krifa (truccato in maniera pacchianissima), altro amico e collaboratore di vecchia data di JCVD. Per le rubrica ‘forse non tutti sanno che’, aggiungo un aneddoto probabilmente semi sconosciuto: nel 2001, Michel Qissi dirige (seconda regia di tre, a otto anni da Terminator Woman), scrive e produce Extreme Force (Extreme Dragon su alcuni mercati), action marziale con protagonista l’argentino Hector Echavarria, in cui infila pure suo fratello minore Youssef nel ruolo del villain che però non lascia il segno di famiglia non avendo presenza di un Attila (suo fratello Abdel in Lionehart) o dello stesso Tong Po. Qissi si ritaglia anche un ruolo (non da poco) all’interno del film, in cui ripropone in qualche modo il suo Tong Po all’esterno della saga di Kickboxer., il look è identico, pochissime parole, forza bruta. A cambiare è il nome del personaggio, che diventa Kong Li (ed è accreditato come sé stesso!), e parte della caratterizzazione. Non so nemmeno se definirla una cosa bella o brutta, ti stranisce, di certo so è una di quelle cose che vanno viste coi propri occhi, specie se si è appassionati durissimi.

Kickboxer - Il nuovo guerriero jcvd danzaMa torniamo a Kickboxer – Il nuovo guerriero, per parlare del fuoriclasse che ne determina il successo. Jean-Claude Van Damme sembra già più sciolto sul versante attoriale, credibile in un ruolo che cura anche un minimo di caratterizzazione – inclusi inserti autobiografici, come citare la danza tra le sue esperienze e, soprattutto, parlare del Belgio come luogo in cui è cresciuto (stratagemma utile a giustificare un accento che il fratello non ha, attraverso la storiella dei genitori separati) – e di relazioni interpersonali che comprendono una love story interraziale. Il belga può lasciarsi andare all’emotività, non disdegna l’ironia (vedi famosissima scena del ballo, chi l’ha vista sa di cosa parlo), il volto da bravo ragazzo ancora non segnato dagli anni (e gli eccessi), per poi trasformarsi in un leone quando si tratta di combattere. Da questo punto di vista mi tocca ripetermi, lo stato di forma è incredibile, il repertorio è completo tra split, colpi poderosi e calci volanti. Lo stile mescola varie discipline, in particolare Muay Thai e Shōtōkan Karate.

Scene di combattimento che Jean-Cluade Van Damme coreografa e dirige in prima persona. Intenso negli allenamenti, perentorio negli scontri: un paio di sequenze in cui stende un po’ di sgherri assortiti, un breve match per farsi conoscere dalla gente del posto, prima del gran finale. Il colpo di genio è la ‘sfida dell’antico modo’, Kurt sfida Tong Po nella vecchia arena sotterranea, i due contendenti hanno le mani avvolte da corde cosparse di resina a cui attaccare frammenti di vetri rotti. Un confronto intenso dal canovaccio classico, JCVD prima le prende (anche perché sotto ricatto), poi si incazza, si libera le mani dalle corde e stende l’avversario alla sua maniera, in trance agonistica, preso dalla foga che include urletti e sguardo folle a completare il quadro. Col pubblico entusiasta che gli urla ‘Nok Su Kow’ (pronunciato ‘nak su kao’, tradotto ‘guerriero bianco’) e tu che ti alzi dal divano per urlare insieme a loro.

Kickboxer - Il nuovo guerriero tong poNel ruolo di Eric Sloane troviamo Dennis Alexio, vero campione (con titoli e record) di kickboxing, conosciuto nell’ambiente anche col ringname ‘The Terminator’. Haskell V. Anderson III è Winston Taylor, americano e reduce di guerra, prenderà a cuore le sorti degli Sloane arrivando ad una presa di coscienza finale che serve anche a veicolare l’unico momento action extra marziale del film, col salvataggio di Eric a suon di mitragliate.

Realizzato con un budget da 1 milione e mezzo di dollari, Kickboxer – Il nuovo guerriero viene girato tra Hong Kong e Bangkok in 56 giorni, tra giugno e agosto del 1988. Le location thailandesi offrono paesaggi decisamente affascinanti, degnamente valorizzati dall’occhio più tecnico di David Worth. Menzione col sorriso per due funny moments che magari oggi scatenerebbero l’ira dei benpensanti, la prima vede Van Damme / Kurt in versione turista scattare foto ricordo a bambini che fanno il bagno nudi (in realtà è più colpa del montaggio che sovrappone le due riprese), nella seconda Alexio / Eric si lascia andare ad una mano sulla chiappa di un’infermiera senza alcun motivo apparente. Kickboxer inizia a fare il giro del mondo nella seconda metà del 1989, facendo ancora meglio in home video.

Il film è semplice, lineare, elementare e un po’ grezzo, ma conserva (ancora oggi) la sua efficacia in materia, oltre che quell’aura di cult dovuta a momenti diventati assolutamente iconici e quella sensazione di aver contribuito a qualcosa di speciale. Al successo che spiana definitivamente la strada di Jean-Claude Van Damme nello showbiz e nell’immaginario collettivo. NOK SU KOW, NOK SU KOW!

Di seguito l’indimenticabile scena del balletto di Kickboxer – Il nuovo guerriero:

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