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5/10 su 1490 voti. Titolo originale: The Cloverfield Paradox, uscita: 04-02-2018. Budget: $10,000,000. Regista: Julius Onah.

Recensione | The Cloverfield Paradox di Julius Onah

05/02/2018 di Sabrina Crivelli

Gugu Mbatha-Raw è la lacrimevole protagonista del terzo segretissimo e ben poco riuscito film della saga sci-fi prodotta da J.J. Abrams

Scialbo ingranaggio di una macchina narrativa sempre più complessa e inconcludente, The Cloverfield Paradox (prima conosciuto come God Particle e come Cloverfield Station) di Julius Onah (alla seconda regia dopo The Girl Is in Trouble), principia da una buona intuizione, ma dissipa ogni possibile attrattiva delle iniziali premesse con uno sviluppo dispersivo, decisamente derivativo e poco ritmato, che finisce per non coinvolgere per nulla lo spettatore.

Il concept alla base del terzo e segretissimo film del franchise di Cloverfield (dopo i decisamente più riusciti Cloverfield del 2008 e 10 Cloverfield Lane del 2016), come detto, sembra a un primo sguardo (la prima mezz’ora) intrigante. In un prossimo futuro non specificato, la Terra è sull’orlo del baratro, in preda alla fame e alla crisi energetica e a una guerra globale imminente, così viene inviato nello spazio un gruppo di scienziati, impersonati da Gugu Mbatha-Raw (Black Mirror), Daniel Brühl (Rush), John Ortiz (Kong: Skull Island), Chris O’Dowd (Molly’s Game), Aksel Hennie (Sopravvissuto – The Martian), Ziyi Zhang (Memorie di una geisha) e David Oyelowo (Selma – La strada per la libertà). L’equipaggio è in missione per provare ad attivare un acceleratore di particelle (siamo nel campo della fantascienza pura, non di una costruzione scientifica credibile, è bene chiarire subito), pericoloso quanto potente, che dovrebbe provvedere a trovare una soluzione definitiva all’imminente esaurimento delle fonti di elettricità, con ovvie conseguenze sugli equilibri geopolitici terrestri. Sono molti mesi (24 al posto degli iniziali 6 preventivati) che il variegato gruppo, proveniente da ogni parte del mondo, è rinchiuso dentro alla stazione spaziale internazionale, la Shepard, pertanto si iniziano a sentire gli attriti tra i vari membri, quando finalmente, dopo l’ennesimo tentativo, sembra che l’esperimento abbia avuto successo e il complesso procedimento quantistico venga attivato. Tuttavia, qualcosa va storto, la struttura viene danneggiata e il team non riesce a trovare più il nostro bel pianeta blu! Non solo, una misteriosa donna (Elizabeth Debicki) viene ritrovata imprigionata in un pannello elettrico e una serie di eventi incomprensibili e sinistri iniziano a succedersi, portando i protagonisti a interrogarsi seriamente su dove si trovino veramente e su come fare per tornare indietro.

Molti sono i problemi che affliggono The Cloverfield Paradox, che unisce un copione poco curato e con qualche stranezza (primo tra tutti il dialogo tra il personaggio della Zhang, che si esprime solo in cinese, e tutti gli altri…), alcuni risvolti decisamente prevedibili, l’inesistente approfondimento delle psicologie dei protagonisti e una struttura diegetica desunta a piene mani da altre pellicole. Anzitutto la storia è la somma di suggestioni già viste altrove, riprese però in modo superficiale e confusionario. Immediato in particolare è il richiamo a Punto di non ritorno (Event Horizon), in cui l’astronave e il suo equipaggio andavano alla deriva ai confini dell’universo, in una dimensione oscura. Diversamente dall’opera di Paul W. S. Anderson del 1997 tuttavia, quivi alcuni passaggi più marcatamente horror, alcuni incomprensibili e foschi incidenti, sono escamotage purtroppo solo maldestramente buttati lì per allungare il minutaggio (1 ora e 42 minuti complessivi), ma in alcun modo motivati veramente da nessun elemento della trama, così la loro estrema casualità finisce vanificata invece di intensificare la suspense. A ciò si aggiunge che i momenti che dovrebbero essere più disturbanti e orrorifici risultano estremamente annacquati, per nulla spaventosi; quindi le oscure minacce, oltre a esserne imperdonabilmente poco approfondita l’origine, nemmeno suscitano davvero alcun salto sulla sedia.

Inoltre, The Cloverfield Paradox non riesce a replicare né il ritmo di Cloverfield creato dalla fuga caotica per la metropoli in preda all’invasione aliena, né l’incertezza e la sospensione di 10 Cloverfield Lane garantiti dai comportamenti ambigui del padrone di bunker (John Goodman). Nello specifico, il nuovo capitolo del franchise sci-fi, tenta di riproporre, pur proiettandolo nello spazio, il senso di claustrofobia e di incombente minaccia dell’immediato predecessore, ma senza saper concretizzare l’inquietudine o l’indeterminatezza nei soggetti messi in scena. Ancora una volta, il tutto è certo dovuto in parte alla totale assenza di un reale crescendo, ma anche alla mancanza di spessore dei personaggi, con cui è difficile empatizzare e che anzi alternano superficiali attacchi d’ira e di veemenza improvvisati dal nulla, giusto per dare colore, ma in cui nemmeno loro sembrano credere davvero, ad afflati lacrimevoli e patetici (le parentesi compassionevoli tangono in particolar modo la backstory della scienziata incarnata dalla Mbatha-Raw). Lo stesso vale poi, sfortunatamente, per uno forse dei personaggi più rilevanti nell’economia del racconto, almeno per ciò che concerne l’edificazione della tanto agognata tensione, ossia la sconosciuta comparsa improvvisamente (Debicki). Subito infatti, la donna presenta qualcosa di sfuggevole ed è abbastanza presagibile dove l’insieme di sospetti che si vengono a creare porteranno … Le parti migliori, per assurdo, sono quasi quelle che hanno luogo sulla Terra, dove parallelamente – in montaggio alternato – seguiamo Michael (Roger Davies), marito della Mbatha-Raw, mentre affronta le conseguenze di quello che sembra un attacco nucleare e che prova disperatamente a contattarla, ma sono talmente poche e poco estese da risultare totalmente marginali.

Lontanissimo dunque dai due predecessori, The Cloverfield Paradox sembra un mero riempitivo nella mitologia creata fino ad ora nella serie (il cui collegamento diretto si palesa peraltro solamente sul finale), un punto di vista peculiare il cui spunto avrebbe pur potuto valere qualcosa, ma che in concreto si dimostra un malforme e per nulla inedito pastiche; replica maldestra di Punto di non ritorno senza deriva soprannaturale, o del primo Alien senza i temibili Xenomorfi, con una punta del recente – e già quasi clone del seminale capolavoro di Ridley Scott del 1979 – Life Non oltrepassare il limite, nei corridoi deserti della Shepard si annidano soltanto l’insofferenza e la noia. D’altronde, il fatto che sia approdato direttamente su Netflix – che l’ha messo a catalogo, anche in Italia, da oggi, 5 febbraio -, a posteriori la dice molto lunga sul perchè J.J. Abrams abbia preferito non farlo arrivare fino nelle sale cinematografiche (pur essendo costato 26 milioni di dollari, ma qualcuno sostiene 45). In ogni caso, è già pronto Overlord, quarto e altrettanto segretissimo capitolo della serie girato da Julius Avery, ma ambientato questa volta nel passato, all’epoca della Seconda Guerra Mondiale.

Di seguito trovate i due trailer originali:

Elizabeth Debicki
Gugu Mbatha-Raw
Daniel Brühl
Chris O'Dowd
Zhang Ziyi
David Oyelowo
Aksel Hennie
John Ortiz
Roger Davies
Jordan Rivera
Clover Nee
Donal Logue
Simon Pegg
Greg Grunberg
Suzanne Cryer
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