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5/10 su 34 voti. Titolo originale: Trench 11, uscita: 06-10-2017. Regista: Leo Scherman.

Recensione dal BIFFF 36 – Trench 11 di Leo Scherman

09/04/2018 recensione film di William Maga

Il regista inglese ci conduce in un labirinto sotterraneo alla fine della prima guerra mondiale infestato di infetti resi violenti dagli esperimenti dei tedeschi, puntando sulle atmosfere claustrofobiche ma non disdegnando esplosioni gore

Non si vedono così spesso horror invernali ambientati durante la prima guerra mondiale. Anche solo per questo motivo, il film di produzione canadese Trench 11 diretto dal britannico Leo Scherman (Never Forget) meriterebbe un plauso.

Essendo inaspettatamente sopravvissuto dopo essere rimasto sepolto a quasi 25 metri di profondità per 12 giorni, l’addetto ai tunnel canadese Luogotenente Berton (Rossif Sutherland) non vuole comprensibilmente più avere nulal a che fare con le istallazioni sotterranee. Sfortunatamente per lui, l’intelligence britannica ha localizzato un bunker segreto che si pensa possa essere la base utilizzata dai tedeschi per produrre e sperimentare micidiali armi chimiche, e hanno pertanto bisogno di Berton per guidarli attraverso gli angusti cunicoli della struttura.

Strappato dalle braccia della sua amata, una ragazza francese, Berton è così costretto a unirsi a un trio di soldati americani che scortano il maggiore britannico Jennings (Ted Atherton) e il dottor Priest (Charlie Carrick) nella labirintica tana. Quello che però non sanno è che al sadico scienziato tedesco responsabile della macabra ricerca è stato ordinato di far saltare tutto in aria per nascondere ogni traccia. Inoltre, ancora più inaspettato sarà scoprire che i tunnel che pensavano già abbandonati, sono in realtà ancora popolati dagli esseri umani sottoposti a sperimentazioni, divenuti violenti e assetati di carne umana.

La maggior parte delle influenze cinematografiche di Trench 11 sono celate in bella vista. Oltre a The Bunker di Rob Green del 2001, il paziente e metodico body horror è alimentato da costanti accenni alle opere del mentore dichiarato del regista Leo Scherman, ovvero David Cronenberg, in particolare durante un’autopsia estemporanea visceralmente stimolante. Una sequenza che irrimediabilmente rimanda a quella famosissima del primo Alien, con la conseguente esplosione di paranoia tra gli uomini che vi assistono che invece fa eco a La Cosa di John Carpenter. Ispirazioni militaristiche meno dirette potrebbero poi arrivare da Quella Sporca Dozzina e La Grande Fuga, mentre horror indipendenti come Frankenstein’s Army e Dead Snow: Red vs. Dead sono i primi che sovvengono quando si mettono nella stessa frase zombie, nazisti (anche se qui non lo sono ufficialmente ancora) ed esperimenti segreti.

Intrappolare tutti questi accaldati soldati sotto tonnellate di terra e polvere mentre la guerra infuria nei campi di battaglia sopra le loro teste potrebbe rendere Trench 11 un film ‘macho’, anche se non si va mai in overdose da testosterone. La trama si dipana più attraverso le atmosfere claustrofobiche e tese piuttosto che attraverso l’azione. In questo senso non è insolito paragonarlo al recente It Comes at Night in termini di mood di fondo, tranne che per gli attacchi improvvisi degli indiavolati infetti che infestano i corridoi come se fossero scappati da 28 giorni dopo (o dall’Alveare di Resident Evil …). Non aspettatevi comunque di vedere un numero spropositato di antagonisti zombificati, dal momento che è la tensione psicologica a reggere il peso del terrore di Trench 11 e con risultati per lo più efficaci. La premessa implica infatti un’intensità claustrofobica che non è esattamente evidenziata al meglio dalla messa in scena. Agli attori viene concesso uno spazio di movimento e ‘d’aria’ stranamente maggiore di quanto si possa pensare, rendendo gli ambienti in cui si muovono più vicini a quelli di un oscuro fienile (l’illuminazione è bassissima) che a un vero reticolo di tunnel. La macchina da presa cattura un labirinto spoglio e ben poco invitante, eppure non riesce davvero a replicare il senso di acuto terrore come vorrebbe, non aiutata da una musica pulsante e ben poco anni ’20 che prende dopo la metà il posto dei ben più doverosi scricchiolii ed echi sordi …). Non sarebbe in ogni caso accurato identificare Trench 11 come un film pensato per i cacciatori di gore, perché la sua suspense sottile ha una sofisticazione che rende gli shock sanguinari un’attrazione secondaria. Ugualmente, non sarebbe corretto lasciare che i sorprendenti effetti speciali non vengano riconosciuti.

Il lavoro di FX  di Trench 11 è opera dell’artista Francois Dagenais ed è al 100% ‘pratico’ e al 100% di prim’ordine. Non è semplice macelleria di per sé, ma quando è richiesto, l’apparato splatter è prelibato. Leo Scherman e il co-sceneggiatore Matthew Booi raccontano una storia semplice. Anche il cinema a basso costo può ottenere il massimo risultato da un budget di 1.6 milioni di dollari, anche se nessuna particolare stravaganza è richiesta da questa configurazione. Se Trench 11 ha parecchi motivi di interesse al suo arco, gli spettatori più ansiosi potrebbero voler sapere in anticipo che le conversazioni lungo i 90 minuti di durata possono diventare ‘loquaci’, proprio perchè l’azione sfrenata non è il motore principale del film.

In definitiva, la trama compatta si sposa adeguatamente con lo stile compatto di Trench 11, piegandola per inscenare un thriller orrorifico puntuale e avvolgente, capace di mantenere il pubblico in piedi sull’attenti anche quando certe scene potrebbero portare ad afflosciarlo.

Di seguito il trailer originale:

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