Home » Cinema » Sci-Fi & Fantasy » Ridley Scott nel 1997: “Giro Blade Runner 2, ispirato da Anne Rice” | Tra le pieghe del tempo

Ridley Scott nel 1997: “Giro Blade Runner 2, ispirato da Anne Rice” | Tra le pieghe del tempo

12/09/2019 news di Redazione Il Cineocchio

Già 20 anni prima che ci mettesse mano Denis Villeneuve, il regista del seminale film del 1982 rivelava a sorpresa i dettagli del concept del sequel e l'influenza della scrittrice sulla decisione

Ridley Scott in Blade Runner (1982)

Blade Runner, nonostante l’accoglienza piuttosto fredda dell’epoca sia da parte delle critica che del pubblico (incassò ‘solo’ 32 milioni di dollari ai botteghini americani) è ormai considerato uno dei film di fantascienza più importanti della storia del cinema, un’opera seminale che ha saputo rielaborare il racconto Il cacciatore di androidi (Do Androids Dream of Electric Sheep?) di Philip K. Dick e plasmare le immagini di un futuro che hanno condizionato pesantemente tutta la produzione successiva (recuperate la nostra intervista esclusiva all’esperto di effetti speciali Douglas Trumbull).

Come sappiamo, soltanto dopo 25 anni è arrivato nei cinema un sequel ufficiale al film del 1982 con Harrison Ford, quel Blade Runner 2049 diretto da Denis Villeneuve (la nostra recensione) che, allo stesso modo, non ha messo tutti quanti d’accordo.

Quello che forse però in pochi sanno, o ricordano, è che addirittura già nel 1997 Ridley Scott aveva affermato di essere sul punto di girare personalmente Blade Runner 2. Giunto a Roma per presentare Soldato Jane, il regista allora 60enne rivelava al Corriere della Sera:

blade-runner occhioSto scrivendo la continuazione di Blade Runner, dopo aver rifiutato per anni, anche con me stesso, quest’idea da “replicante”. Per molto tempo mi sono detto che sarebbe stato impossibile fare un sequel di quel film sul malessere dell’uomo moderno e su un mondo disumano, pieno di simulacri. Blade Runner era e resta un film estremo. Ora, alla fine del Millennio, ho individuato il tema, che è quello del bisogno e della paura dell’immortalità dell’uomo, abbinato alla fascinazione per la morte. Sono conquistato da questo passo a due tra la morte e la vita, la speranza della scienza e la caducità dell’esistenza.

In Blade Runner, i replicanti vivevano un numero limitato di anni. Cosa succederà quindi nel nuovo film? Così spiegava Ridley Scott:

Partiamo dalla scintilla che mi ha spinto a questa decisione. Amo molto i libri di Anne Rice e nei suoi vampiri non ho letto una storia di sangue draculesco, ma il desiderio dell’uomo di rinnovare il mito di Faust. Anche in Trainspotting, l’unico film che ultimamente ho trovato davvero entusiasmante, sono coniugati il bisogno di morte e l’ingordigia della vita. I replicanti di Blade Runner sono il nostro “doppio”, un doppio limitato nel tempo, ma destinato forse a durare più della nostra vita, a inventarsi ricordi, a creare emozioni sinergiche. Questo sarà il nocciolo del film, che produrrò con la società che ho creato con mio fratello Tony e con la Warner Bros., che distribuì il primo film.

Come ben sappiamo, di questo progetto non se ne fece nulla. Invece, Ridley Scott, dopo altri 20 anni, ha partecipato in veste di produttore esecutivo a Blade Runner 2049, regalando diverse sue idee agli sceneggiatori e a Denis Villeneuve e ritrovandosi da quest’ultimo cacciato a un certo punto dal set.

Di seguito il trailer di Blade Runner:

Fonte: CdS

Sci-Fi & Fantasy

The Hunt for Gollum: il film già ventilato da Peter Jackson 25 anni fa

di William Maga

Dichiarazioni dimenticate in un commento audio a La compagnia dell'Anello

memories film otomo 1995
Sci-Fi & Fantasy

Memories (1995): la recensione dell’anime in tre episodi di Morimoto, Okamura e Otomo

di Marco Tedesco

Un’opera irregolare ma necessaria, dove genialità visiva, ambizione tematica e limiti narrativi convivono in un equilibrio affascinante e disturbante

Laurence Fishburne e Casey Affleck in Slingshot - Missione Titano (2024)
Sci-Fi & Fantasy

Slingshot – Missione Titano: la recensione del fanta-thriller di Mikael Håfström

di Marco Tedesco

Un viaggio verso le stelle che promette abissi interiori ma si ferma a enigmi di superficie, confondendo ambiguità con profondità

Song Kang-ho and Kim Ok-bin in Bakjwi (2009)
Sci-Fi & Fantasy

Recensione story: Thirst di Park Chan-wook (2009)

di Marco Tedesco

Un’opera eccessiva e disuguale, ma magnetica, in cui il regista coreano trasforma il vampirismo in una tragedia sensuale sulla libertà e sulla perdita di ogni freno morale