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6/10 su 3 voti. Titolo originale: Run Hide Fight , uscita: 10-09-2020. Budget: $2,000,000. Regista: Kyle Rankin.

Run Hide Fight | La recensione del film di Kyle Rankin (Venezia 77)

14/09/2020 recensione film di Alessandro Gamma

La giovanissima Isabel May è la final girl - accanto a Thomas Jane e Radha Mitchell - di un action movie controverso, che affronta il tema sensibile delle sparatorie nelle scuole USA con l'eccessiva frivolezza del genere

run hide fight film 2020 isabel may

Cominciamo con lo spiegare il titolo di Run Hide Fight – presentato fuori concorso alla 77a Mostra del Cinema di Venezia – che, a un prima lettura, potrebbe semplicemente essere un insieme di parole ‘accattivanti’ per un film hollywoodiano. In realtà riflettono un vero e proprio ‘manuale’ di sopravvivenza in tre punti a un possibile (e sappiamo ormai quanto) attacco armato all’interno di un edificio scolastico americano. In sostanza, ogni studente e insegnante deve aver bene in mente questi ‘comandi’ e agire di conseguenza se vuole sperare di non rimanere ferito o, peggio finire ucciso (esistono anche video tutorial diffusi dal Governo USA sull’argomento, giusto per capirci).

Se però lo ‘scappare’ e il ‘nascondersi’ sono piuttosto e sensati, il ‘combattere / reagire’ lo è, almeno agli occhi di un europeo, decisamente meno. In sostanza, qualora di fosse proprio costretti, il suggerimento è quello di “act as aggressively as possible”, “recruit others to ambush” e “be prepared to cause severe or lethal injury” contro gli individui armati che ci stanno minacciando.

run hide fight film 2020 posterScioccati? Ebbene, ora potete capire come il regista Kyle Rankin, specializzato fino ad oggi in cinema ‘di genere’ vicino alla serie B (Infestation, The Battle of Shaker Heights), abbia tranquillamente pensato di poter girare Run Hide Fight prendendo spunto proprio da tutto questo.

C’è un grosso ‘problema’ di fondo tuttavia. Soltanto perché ci siamo in qualche modo ormai ‘abituati’ da anni alle ricorrenti sparatorie scolastiche negli Stati Uniti non significa che il mondo sia necessariamente pronto per vederle inscenate in un film che, sostanzialmente, è molto più un action movie monodimensionale che un’opera drammatica di riflessione o critica.

Come probabilmente saprete, il delicato argomento è stato trattato con misurata serietà in altri titoli, da Elephant di Gus Van Sant (2003) a Polytechnique di Denis Villeneuve (2009), passando per … e ora parliamo di Kevin di Lynne Ramsay (2011) e il recente Dark Night di Tim Sutton (la recensione). Run Hide Fight, come detto, non è quel tipo di film.

Più vicino a Die Hard nello spirito, punta con energia sull’azione e la suspense, mettendo peraltro in luce le doti attoriali dei giovani Isabel May (Young Sheldon) ed Eli Brown (Pretty Little Liars: The Perfectionists) e proprio in tal modo sfida lo spettatore, che deve scegliere bene il modo in cui approcciarsi alla visione. Se prenderlo con ‘leggerezza’, immaginandosi un classico film con Bruce Willis (o Steven Seagal) contro un mucchio di terroristi, o con gravità, visto l’argomento. Nel secondo caso, Run Hide Fight non potrà che apparire ambiguo e disgustoso, semplicemente sbagliato.

La vicenda ruota attorno a Zoe Hull (May), liceale rimasta molto turbata dopo la morte di sua madre per cancro (Radha Mitchell). Dopo una mattinata passata imparando ad abbattere cervi insieme al padre, l’ex militare Todd (Thomas Jane), la giovane va a scuola col suo migliore amico Lewis (Olly Sholotan), due disadattati svegli e vulnerabili legati dalla loro alienazione nei confronti dei loro coetanei conformisti.

Una giornata più o meno normale, inizialmente interrotta solo dagli scherzosi preparativi per il ballo di fine anno, viene però interrotta brutalmente quando un furgoncino irrompe nella mensa e quattro studenti armati danno il la ad una missione omicida. Guidati dall’intelligente, narcisista e spietato Tristan (Brown), il commando uccide a bruciapelo chiunque capiti a tiro o provi a fuggire. Zoe riesce ad uscire viva dall’edificio, ma presto cambia idea e torna all’interno per tentare di salvare più personale e compagni possibile. Nel frattempo, Lewis è stato ‘assoldato’ da Tristan per trasmettere in diretta streaming le sue gesta – una satira a quanto pare obbligatoria a Hollywood sugli effetti distorti dell’utilizzo sconsiderato dei social media (la protagonista è invece identificata come un ‘lupo solitario’ dalla mentalità forte in virtù del suo rifiuto di usare un cellulare).

Variazione piuttosto inedita – per il contesto – dell’archetipo della final girl del cinema horror, Zoe ricorre così alla sua intelligenza, ai consigli della madre che le appare sotto forma di fantasma premuroso (una Radha Mitchell già volitiva eroina in Pitch Black) e alle abilità nella guerriglia di derivazione paterna per sopravvivere e tentare di superare in astuzia gli spietati killer. Nel frattempo, l’odioso ma stranamente carismatico Tristan costringe le sue vittime a giochetti psicologici e trasmette la sua magniloquente retorica al mondo esterno, in uno stile che sembra ispirato al Joker di Heath Ledger in Il cavaliere oscuro; un punto a favore di Eli Brown, che riesce a impressionare in un ruolo che non soltanto è necessariamente sgradevole, ma soprattutto concepito a monte in modo poco inventivo e convenzionale (sebbene vagamente sarcastico).

run hide fight film 2020Anche la 19enne Isabel May – esordiente al lungometraggio – se la cava in modo convincente, portando determinazione e fisicità a un’improbabile eroina altrimenti monodimensionale, alimentata da motivazioni psicologiche originali. Da segnalare, se mai ci fosse bisogno di comprendere ulteriormente come le radici di Run Hide Fight, almeno nelle intenzioni di Kyle Rankin, siano saldamente piantate nel genere e non nell’impegno civile, a completare il cast ci sono due icone come Treat Williams (Deep Rising – Presenze dal profondo), nei panni della dura sceriffo locale, e Barbara Crampton (Re-Animator), in quelli di una insegnante.

Concepito esclusivamente come un thriller d’azione tradizionale, Run Hide Fight non ci fa mai preoccupare troppo della sorte della gran parte dei personaggi, quasi tutti mere comparse sacrificabili e inscena momenti exploitation tipici di questo genere di film, dalle esecuzioni a sangue freddo a quando Zoe si ferma in modo improbabile a discutere delle sue azioni con quello che sembra essere il più umano degli assassini, passando per Tristan che umilia sessualmente una professoressa.

Arriviamo però al punto cruciale di Run Hide Fight, ovvero la sua controversa morale. Da un lato, sovverte in qualche modo il genere affidando le redini del gioco a una ragazza e al suo migliore amico afroamericano, che fronteggiano senza paura un gruppo di esaltati bianchi e il conformismo WASP. E, nel mentre, sembra intendere che il ricorso alle armi – e la cultura delle stesse negli USA – siano qualcosa di tremendo. Dall’altro, però, il film suggerisce – e qui torniamo al significato del titolo – che un’arma nelle mani di un cittadino onesto, preoccupato e ben addestrato (qualcuno potrebbe leggerci la parola ‘vigilante’ o ‘giustiziere della notte’) sarebbe ugualmente una soluzione accettabile e del tutto degna di lode. Un messaggio piuttosto bizzarro, specie agli occhi di un europeo, anche – e specialmente – alla luce di quanto successo negli ultimi mesi, ma che rispecchia assolutamente l’ ‘American way of life’. Essere perplessi è lecito, scandalizzarsi è eccessivo.

Di seguito il red carpet del cast di Run Hide Fight alla Mostra del Cinema di Venezia:

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