Home » Cinema » Azione & Avventura » The Last Days of American Crime | La recensione del film di Olivier Megaton (su Netflix)

6/10 su 281 voti. Titolo originale: The Last Days of American Crime , uscita: 05-06-2020. Regista: Olivier Megaton.

The Last Days of American Crime | La recensione del film di Olivier Megaton (su Netflix)

06/06/2020 recensione film di William Maga

Edgar Ramirez e Michael Pitt sono i protagonisti dell'heist movie distopico che adatta la provocatoria - e mai così attuale - graphic novel di Rick Remender

Il crimine ha i giorni contati film 2020 netflix

Olivier Megaton è, presumibilmente, uno specialista in film action – il suo curriculum hollywoodiano vanta titoli del calibro di The Transporter 3, Taken 2 e 3 e Colombiana. Eppure, nonostante tutta questa esperienza alle spalle, alzi la mano chi l’ha visto fino ad oggi dirigere in modo competente una singola sequenza d’azione. Nelle mani del 54enne regista francese, infatti, una scena di combattimento è come uno smoothie – un insieme di ingredienti mescolati in qualcosa in cui non sono più riconoscibili i componenti originali – solamente un pugno, una faccia, una smorfia e una caduta compressi in rapida successione. Come noto, una volta ha avuto ‘bisogno’ di ben quindici stacchi di montaggio in soli cinque secondi di tempo per mostrare Liam Neeson saltare oltre un recinto in Taken 3 – L’ora della verità (2014).

Ilcriminehaigiornicontati.jpgQuesta importante introduzione per dire che non è molto facile approcciarsi al suo ultimo lavoro, The Last Days of American Crime (o Il crimine ha i giorni contati), adattamento distribuito in esclusiva da Netflix della omonima serie a fumetti in tre numeri del 2009 (al momento inedita in Italia) scritta da Rick Remender e Greg Tocchini che si porta dietro una lunga storia di premesse provocatorie. Proprio per questo, lo sceneggiatore Karl Gajdusek (Oblivion) ha puntato molto in alto per questo heist movie che ha le fondamenta nella distopia: un rapinatore di banche e altri brutti ceffi assortiti si uniscono per realizzare un ultimo grandioso colpo prima che il governo degli Stati Uniti lanci il programma American Peace Initiative (API), un segnale a impulsi di controllo del cervello che impedirà per sempre alle persone di commettere crimini. Ogni base scientifica – come intuibile – viene completamente accantonata, ma l’idea è in sé abbastanza succosa da incuriosire.

Coincidenza davvero impensabile fino a qualche settimana fa, è impossibile oggi evitare i parallelismi con quanto sta effettivamente accadendo negli Stati Uniti, con i giorni scorsi che han visto Donald Trump, auto definitosi il presidente “della legge e dell’ordine (pubblico)”, autorizzare l’uso da parte delle forza dell’ordine di gas lacrimogeni, proiettili di gomma e manganelli per sedare le rivolte – ma anche le manifestazioni pacifiche della gente scesa nelle strade – anche a fini propagandistici personali.

In parte proprio a causa di questa atmosfera, The Last Days of American Crime / Il crimine ha i giorni contati parte (almeno per chi seguendo quotidianamente le notizie che arrivano da oltreoceano) con un prologo indubbiamente forte – la (ri)costruzione di quell’universo in cui auspicabilmente si muoveranno i protagonisti è elegantemente stratificata. La violenza dilaga e le rivolte sono all’ordine del giorno. C’è un senso di edonismo che permea lo sfondo delle prime scene del film. Nel mentre, però, la dimensione dell’estensione del raggio di influenza del governo centrale si insinua costantemente nell’obiettivo. Gli agenti sono equipaggiati con armi d’assalto, mezzi corazzati e armature. Una trasmissione in sottofondo del canale Fox News mostra un titolo che recita “Che ne è stato del mio diritto alla sicurezza?” sovrapposto alle immagine dei manifestanti.

Eppure, Olivier Megaton fa tutto quanto in suo potere per sperperare non solo il budget (apparentemente cospicuo), ma anche l’intrigante vicenda a sua disposizione. Il più grande problema di The Last Days of American Crime / Il crimine ha i giorni contati è – innanzitutto – la sua insensata durata: 149 minuti. La prima vera sequenza d’azione – un inseguimento tra automobili totalmente indecifrabile girato lungo strade sudafricane completamente vuote che non assomigliano a nessuna città degli Stati Uniti … – arriva dopo circa novanta minuti dall’inizio del film. Non un male in sé, se soltanto la lunga ‘preparazione’ a tale momento fosse stata dedicata a un onesto sviluppo dei personaggi.

The Last Days of American Crime film netflixInvece, abbiamo un Edgar Ramirez (Carlos) che recita in modo burbero e privo di umorismo; Sharlto Copley (District 9), che, come dimostrato in passato, è in grado di garantire un’esplosione di vita nevrotica ai titoli di genere a cui partecipa, ma qui è praticamente muto e senza vita; Michael Pitt (Boardwalk Empire), che trascorre molto tempo urlando e facendo smorfie in un modo che, evidentemente, viene da qualcuno considerato recitare; e Anna Brewster (Versailles), prevedibile interesse amoroso sia per Ramirez che per Pitt (ah, il triangolo …), che offre una chimica elettrica col primo, ma il cui personaggio – Shelby Dupree – è un problematico veicolo retrogrado tipico dei film d’azione ormai da tempo scomparsi. Esiste in The Last Days of American Crime / Il crimine ha i giorni contati solo per essere sbirciata dalla lasciva telecamera del regista, e messa in una situazione di rischio di stupro e di iniezioni di eroina forzate per fornire una motivazione all’eroe, Graham Bricke.

A volte, un film riesce a emergere pur inciampando lungo il percorso. Notizie come quella della Corte Suprema che sostiene il divieto per tutti di viaggiare fuori dal paese o dell’esercito che abbatte a colpi di arma da fuoco una stella dell’NBA che stava tentando di lasciare gli USA,  colpiscono lo spettatore nel segno un po’ più di quanto non avrebbero mai potuto fare qualche tempo fa. È un peccato che il film sottostante, in The Last Days of American Crime / Il crimine ha i giorni contati, non funzioni per nulla, con sottotrame non adeguatamente portate a compimento o sviluppate e personaggi poco più che monodimensionali.

In definitiva, quello di Olivier Megaton si rivela l’ennesimo tentativo fallito di Netflix di provare a emulare titoli action accattivanti per le masse, dissipando una premessa piuttosto solida e che si sarebbe prestata agevolmente – visto anche il minutaggio – ad approfondimenti socio-politici non banali, in favore di un risultato troppo blando e privo di qualsiasi sostanza e mordente.

Di seguito il trailer internazionale (con sottotitoli italiani) di The Last Days of American Crime / Il crimine ha i giorni contati, nel catalogo di Netflix dal 5 giugno, anche se consigliamo di non guardarlo per salvarvi dai non pochi spoiler presenti:

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