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Titolo originale: Valhalla Rising , uscita: 04-09-2009. Budget: $5,641,880. Regista: Nicolas Winding Refn.

Valhalla Rising di NWF: riscopriamo il finale originale scartato, tra astronavi e feroci battaglie

30/08/2018 news di Redazione Il Cineocchio

Nicolas Winding Refn aveva inizialmente previsto una conclusione se possibile meno criptica per il suo film del 2009

Mads Mikkelsen in Valhalla Rising (2009)

Uscito nel 2009 abbastanza in sordina nonostante il passaggio fuori concorso alla 66ª Mostra del Cinema di Venezia, Valhalla Rising – Regno di sangue si può dire che rappresenti l’ultimo dei film facenti parte della prima parte di carriera di Nicolas Winding Refn, esploso poi a livello internazionale con Drive nel 2011. Settimo film diretto dal regista danese, segnò anche l’ennesima collaborazione con Mads Mikkelsen, già protagonista dei primi due capitoli della sua Trilogia Pusher (Pusher – L’inizio e Pusher II – Sangue sulle mie mani) e di Bleeder.

Questa la trama ufficiale:

Anno Mille: per lunghi anni un guerriero muto e dalla forza sovraumana di nome One Eye (Mikklesen) è stato tenuto prigioniero da Barde, capo di un clan vichingo. Con l’aiuto di un giovanissimo schiavo, Are (Maarten Stevenson), One Eye riesce a uccidere il suo carceriere e a fuggire assieme al ragazzo.

Ma il loro viaggio sarà pieno di pericoli oscuri: imbarcatisi su una nave, si ritroveranno nel mezzo di un misterioso e impenetrabile banco di nebbia che si diraderà solo per lasciarli approdare su una terra sconosciuta. Lì i vichinghi si dovranno confrontare con il loro terribile destino, e One Eye scoprirà la verità sulle sue origini.

Ricco di suggestioni visive e ai limiti del criptico, Valhala Rising è un’opera che di sicuro ha diviso critici e fan, tra chi lo ritiene un classico e chi invece un bluff.

Ispirato dalla clamorosa scoperta di una misteriosa pila di rune probabilmente vichinghe sulle coste del Delaware, che portò a numerose speculazioni dei storici ed esperti, il film prova a dare una risposta di qualche tipo su come fossero finite in un posto geograficamente tanto insolito, attingendo anche all’immaginario descritto in Terrore nello spazio da Mario Bava (1965).

Quello su cui però vogliamo soffermarci ora, è il finale originariamente previsto da Nicolas Winding Refn, che, se possibile, sarebbe stato ancora più scioccante di quello effettivamente poi girato. Sappiamo non solo che Valhalla Rising avrebbe dovuto concludersi con un’enorme scena di battaglia, con One Eye che avrebbe affrontato da solo un intero esercito di indiani (per la quale peraltro era stato pianificato il budget e si era cominciato ad allestirla, prima di decidere che One Eye si sarebbe sacrificato in modo che Are potesse vivere), ma soprattutto che nell’ultima sequenza il taciturno protagonista senza un occhio (divenuto il dio Odino) sarebbe salito addirittura su un’astronave e sarebbe volato via (verso il Valhalla appunto, come dice il titolo). Per quanto folle potesse sembrare, il regista danese ritenne che una scelta del genere sarebbe stata troppo facile da interpretare per il pubblico, così la cambiò.

Di navicelle spaziali simboliche Nicolas Winding Refn aveva parlato anche in una intervista del 2010:

Ci sono circa 120 linee di dialogo per l’intero film. Penso che nei primi 15 o 20 minuti non ci siano dialoghi e poi ci siano sette righe – e quindi di nuovo nessun dialogo. [ride] E poi c’è un po’ di dialogo durante il viaggio sulla barca – che era il mio concept per una astronave – dove gli uomini sono intrappolati nella nebbia ed è come se fossero seduti dentro una capsula spaziale.

Ricordo che quando ero molto piccolo a Copenaghen vidi sulla televisione in bianco e nero un filmati di qualcuno che volava dentro una navicella spaziale. Quel tipo di sensazione accogliente, come in un bozzolo, dell’astronave in quel momento, che non è la stessa di ora. Si tratta quasi di un viaggio sottomarino verso l’ignoto. Mi fece una così grande impressione al tempo.

Di seguito la scena finale originale di Valhalla Rising, con il sacrificio: