Julia Ducournau torna dopo Alpha con una storia agghiacciante: 17 anni in manicomio e una lobotomia
17/10/2026 news di Stella Delmattino
La regista di Titane prepara l'adattamento di My Real Name Is Elisabeth, l'indagine autobiografica di Adèle Yon sulla bisnonna internata contro la propria volontà. Il progetto potrebbe arrivare a Cannes nel 2028.

Julia Ducournau ha scelto il suo prossimo film, e la storia che porterà sullo schermo sembra fatta apposta per la regista di Raw – Una cruda verità e Titane. Dopo il controverso Alpha, la cineasta francese vincitrice della Palma d’oro a Cannes nel 2021 adatterà Mon vrai nom est Elisabeth (My Real Name Is Elisabeth), il bestseller autobiografico di Adèle Yon che ricostruisce una vicenda familiare segnata da internamento psichiatrico, elettroshock, lobotomia e decenni di silenzio.
La notizia arriva direttamente dall’autrice, che ha raccontato a Le Monde di essere stata contattata da Ducournau durante l’estate del 2026. Il progetto potrebbe essere completato in tempo per il Festival di Cannes 2028, anche se non sono ancora stati annunciati cast, date di ripresa o distribuzione.
La storia vera di Elisabeth: diciassette anni in manicomio e una lobotomia
Pubblicato in Francia nel febbraio 2025, Mon vrai nom est Elisabeth nasce dall’indagine condotta da Adèle Yon sulla vita della propria bisnonna, Elisabeth, soprannominata Betsy.
Nella Francia del dopoguerra, la donna venne diagnosticata come schizofrenica e ricoverata contro la propria volontà in un ospedale psichiatrico. Vi trascorse circa diciassette anni, sottoposta a trattamenti invasivi, tra cui elettroshock e una lobotomia praticata nel 1950.
La sua storia era rimasta a lungo nascosta dietro il silenzio della famiglia, che aveva tramandato il ricordo di una donna considerata instabile senza interrogarsi sulle circostanze del suo internamento.
Per ricostruirne la vita, Yon ha consultato cartelle cliniche, lettere private, documenti d’archivio e testimonianze familiari, scoprendo una realtà nella quale il controllo esercitato sulle donne si intrecciava con le pratiche della psichiatria dell’epoca.
Il risultato non è una semplice biografia. Il libro combina indagine investigativa, saggio storico, memoria personale e riflessione sul trauma ereditato, interrogandosi su come una vicenda rimossa possa continuare a condizionare le generazioni successive.
Il successo editoriale è stato notevole: 282.000 copie vendute in Francia e traduzioni in 21 lingue, numeri che hanno attirato l’interesse di diversi registi.
Adèle Yon ha voluto proprio la regista di Titane
Nonostante le numerose proposte ricevute, Yon aveva un nome preciso in mente per l’adattamento cinematografico: Julia Ducournau.
«Avevo ricevuto molte proposte da registi, ma volevo soltanto lei», ha raccontato l’autrice a Le Monde, descrivendo Ducournau come un’artista «affascinante, femminista, indipendente».
La scrittrice ha inoltre chiarito che non parteciperà direttamente alla realizzazione del film. Dopo anni dedicati alla ricerca sulla propria bisnonna, desidera concentrarsi su altri progetti e lasciare alla regista la libertà di reinterpretare il materiale.
«Julia Ducournau porterà Elisabeth altrove», ha spiegato.
Una scelta significativa, soprattutto considerando quanto il romanzo sia legato all’esperienza personale dell’autrice. Yon sta inoltre preparando una versione teatrale della stessa storia, prevista a Parigi nel 2027.
Dopo Raw, Titane e Alpha, un nuovo racconto sulla violenza esercitata sui corpi
Il materiale di partenza presenta evidenti affinità con il cinema di Ducournau, che ha costruito la propria filmografia attorno alla trasformazione fisica, alla violenza e ai rapporti problematici tra identità individuale e aspettative sociali.
In Raw – Una cruda verità (2016), il risveglio del desiderio assumeva la forma di una pulsione cannibalica. In Titane (2021), premiato con la Palma d’oro, il corpo diventava il luogo di una radicale ridefinizione dell’identità e dei legami familiari.
Con Alpha (2025), la regista aveva ulteriormente esplorato il rapporto tra malattia, paura del contagio e traumi familiari, attraverso una narrazione che divideva pubblico e critica.
La vicenda di Elisabeth potrebbe consentirle di affrontare questi temi da una prospettiva diversa: non più la metamorfosi fantastica del corpo, ma la violenza reale esercitata su quello femminile attraverso istituzioni mediche e rapporti di potere.
Resta però da capire quale forma assumerà l’adattamento. Ducournau potrebbe scegliere un dramma storico relativamente realistico oppure utilizzare gli strumenti dell’horror psicologico e del body horror che caratterizzano il suo cinema. Al momento non esistono indicazioni ufficiali sul genere o sull’impostazione narrativa.
Il film potrebbe arrivare a Cannes nel 2028
Secondo le dichiarazioni di Adèle Yon, Mon vrai nom est Elisabeth potrebbe essere pronto per il Festival di Cannes 2028. Si tratta tuttavia di una prospettiva, non di una partecipazione confermata.
Se il calendario venisse rispettato, il lungometraggio rappresenterebbe il quarto film consecutivo di Ducournau presentato sulla Croisette, dopo Raw, Titane e Alpha.
Per ora, l’elemento più interessante rimane l’incontro tra una regista che ha fatto della vulnerabilità e della trasformazione del corpo il centro della propria ricerca cinematografica e una storia vera nella quale il corpo di una donna è diventato il terreno su cui si sono esercitati il potere familiare, quello medico e il controllo sociale.
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Adèle Yon ha voluto proprio la regista di Titane



