Mike Flanagan sul remake di The Mist: “Diverso fino da pagina uno”
21/02/2026 news di Stella Delmattino
Un progetto rischioso ma potenzialmente stimolante, che punta a distinguersi dal cult del 2007 tornando alle radici di Stephen King

L’annuncio di un nuovo adattamento di The Mist ha acceso immediatamente il dibattito tra gli appassionati. Quando è stato ufficializzato che Mike Flanagan dirigerà una nuova versione della celebre storia di Stephen King, molti fan hanno reagito con scetticismo. Il motivo è semplice: il racconto era già stato trasformato in un film potente e ancora oggi amatissimo da Frank Darabont nel 2007, considerato da molti uno degli adattamenti kinghiani più riusciti.
Flanagan, però, ha voluto chiarire pubblicamente la sua posizione, rispondendo alle critiche e prendendo le distanze dall’idea di un’operazione nostalgica o superflua. In un intervento su Bluesky ha spiegato senza ambiguità che il suo progetto non sarà un rifacimento del film di Darabont, ma una nuova lettura del testo originale:
«Adoro il film di Darabont e non avrebbe alcun senso rifarlo. Ho imparato molto tempo fa a non provare nemmeno a prevedere su cosa i fan discuteranno o meno. Questa non è una ripetizione. Le differenze cominciano dalla prima pagina.»
Parole che puntano a rassicurare il pubblico: l’obiettivo non è replicare un’opera già compiuta, ma tornare alla fonte letteraria per esplorarne aspetti magari rimasti in ombra.
La storia, del resto, è nota: una cittadina del Maine viene avvolta da una nebbia misteriosa da cui emergono creature letali. Un gruppo di sopravvissuti si rifugia in un supermercato, dove la paura e la tensione scatenano dinamiche collettive estreme, trasformando l’orrore esterno in un’indagine sulle derive più oscure dell’animo umano.
Il film del 2007, The Mist, è ricordato soprattutto per il finale spiazzante e per la capacità di fondere mostruosità sovrannaturale e critica sociale. Proprio per questo l’idea di un nuovo adattamento è sembrata a molti un rischio inutile. Tuttavia, Flanagan non è un nome qualunque nel panorama delle trasposizioni kinghiane.
Negli ultimi anni il regista si è affermato come uno degli interpreti più sensibili dell’immaginario dello scrittore, dirigendo Il Gioco di Gerald, Doctor Sleep e The Life of Chuck, oltre ad aver lavorato su un nuovo adattamento di Carrie e a sviluppare un ambizioso progetto legato a La Torre Nera. Con Darabont momentaneamente lontano dalla regia, Flanagan è diventato di fatto uno dei principali eredi cinematografici dell’universo di King.
La promessa che «le differenze cominciano dalla prima pagina» suggerisce un approccio più fedele al testo o, al contrario, una rilettura radicale? È presto per dirlo. Di certo, l’operazione si muove su un terreno delicato: da un lato il rispetto per un film ancora molto amato, dall’altro la volontà di offrire una nuova interpretazione capace di dialogare con il presente.
Il remake di The Mist firmato Mike Flanagan non sarà dunque una semplice replica, ma un tentativo di tornare alle radici letterarie per proporre un’esperienza diversa. Resta da vedere se il pubblico accoglierà questa nuova nebbia con curiosità o con diffidenza. In ogni caso, il confronto è già iniziato.
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