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Al grito de Mexico! – La Calle de la Amargura di Arturo Ripstein

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Questa volta andiamo alla scoperta dell'ultimo lavoro di uno dei maestri del cinema messicano

La sera è fumosa, è grigia, è scura e le case, in stile Porfirio Diaz, sono bellissime e diroccate. Da una strada deserta due nani mascherati, due luchadores (lottatori) professionisti, entrano in un hotel a ore con due vecchie prostitute. Questa immagine tanto grottesca quanto amara, è la scena cardine del film La Calle de la Amargura (Bleak Street) di Arturo Ripestein, uno dei registi messicani più noti anche in campo internazionale che ha scelto di presentare il film Fuori Concorso al Festival del Cinema di Venezia 2015, forse anche per celebrare i suoi cinquant’anni di carriera. Noi lo abbiamo visto la scorsa domenica alla Cineteca Nacional di Città del Messico, località che peraltro fa da sfondo proprio alle vicende narrate.

La-calle-de-la-amargura-ripstein-locandinaNon è soltanto puro folklore quello che viene rappresentato in quest’opera in bianco e nero, ma lo script riesce a raccontare in modo efficace un omicidio che fece scandalo in Messico nel 2009, un delitto che portò sotto la luce dei riflettori (ironicamente…), oltre a quella che si rivelò una morte tanto crudele quanto beffarda, anche la condotta di vita dei luchadores e delle prostitute del posto. Un’accoppiata imperdibile.

La cosa davvero interessante, è che Ripestein avrebbe potuto scegliere la strada più semplice e fare come molti suoi colleghi, compatrioti o no, e descrivere i piccoli lottatori attraverso un taglio lineare e classico e invece, sebbene l’ impressione più forte che si ha assistendo allo scorrere delle immagini è senz’altro quella di osservare quei vecchi film che hanno dato fama e lustro al cinema messicano negli anni ’50, la storia viene sviluppata dal ‘dietro le quinte’, dove quelli che dovrebbero essere i personaggi secondari e le comparse diventano improvvisamente il motore del racconto. Ripstein, abile nel mantenere sempre un tono poetico, è incuriosito dalla vita delle prostitute, delle loro famiglie, del loro modo di pensare e dai loro drammi.

La-calle-de-la-amargura-ripstein-1E poi ovviamente ci sono loro, i due luchadores nani fratelli gemelli, La Akita (Guillermo Lopez) e Muerte Chiquita (Juan Francisco Longoria), anche loro da sempre i gregari di qualcuno, piccoli organi all’interno di una macchina, quella della lotta libera dei bassifondi, infinitamente più grande di loro. Questi personaggi apparentemente grotteschi sono nel film, come nella vita, i simboli tipici di un popolo che si arrabatta e lotta continuamente per sopravvivere, portando avanti famiglie squassate, santi, superstizioni, labili successi e glorie ormai svanite. Straordinarie le inquadrature di questo piccolo capolavoro tragicomico di Ripstein, che l’ha girato in alcune vie del centro storico di Città del Messico, che noi conosciamo molto bene e che possiamo confermare essere esattamente così come appare sul grande schermo, posti in degrado e fatiscenti, ma ricchissimi di personalità, sapore e storia così come la gente che li abita, che in definitiva è anche la vera parte interessante della capitale.

Nota di merito a tutti gli attori coinvolti (da Patricia Reyes Spíndola a Silvia Pasquel) e al direttore della fotografia Alejandro Cantu, ma splendidi e ben scelti i costumi. Molto apprezzata anche la scelta di ‘sfumare’ alcune scene, dove non esiste la crudeltà, perchè anche la violenza è percepita come figlia del Destino. Nel film è presente anche una certa dose di humor, come una specie di reazione al dramma più che una chiara volontà di intrattenere il pubblico e cercare di stemperare la visione. Da vedere assolutamente.

Di seguito potete vedere il trailer di La Calle de la Amargura:

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