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7/10 su 307 voti. Titolo originale: 30 Monedas , uscita: 29-11-2020. Stagioni: 1.

30 Coins (serie HBO) | La recensione degli 8 episodi diretti da Alex de la Iglesia

21/04/2021 recensione serie tv di William Maga

Il regista spagnolo sceglie la TV per un'incursione iconoclasta nei territori delicati della fede cristiana, ricorrendo al suo bagaglio di influenze fanta-horror per plasmare un'opera ambiziosa e riuscita

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A pochi minuti dall’inizio della serie 30 Coins (30 Monedas), prodotto originale di HBO Max, gli spettatori hanno già assistito a una mucca che dà alla luce un bambino umano. Chiaramente, qualcosa di grosso – e grotteesco – è in atto in questo show in 8 episodi che parla di forze malevole riconducibili alla cristianità che cercano di prendere il controllo di una remota cittadina spagnola, e alla fine anche del Vaticano stesso. La mitologia cattolica incontra l’orrore lovecraftiano nell’ultima fatica dell’iconoclasta Álex de la Iglesia, che ancora una volta prova a sorprendere il suo pubblico con un provocatorio intrattenimento ‘di genere’.

Come probabilmente saprete, Alex de la Iglesia sforna film cult da quasi 30 anni ormai, dai tempi del debutto con la fanta-commedia Azione mutante del 1993 fino al claustrofobico thriller El Bar del 2017 (la recensione). I suoi lavori spaziano nel tono e negli argomenti trattati: l’avventuroso e apocalittico Il Giorno della Bestia (1995) ha ridefinito il cinema di genere spagnolo e rimane un’amata, sebbene semi invisibile da noi, ‘stranezza’ horror. La sua lettera d’amore 800 Balas (2002) ha esplorato l’era dei western ispanici e italiani in modi divertenti e sinceri. Mentre i drammi d’azione bizzarri e oscuri Ballata dell’odio e dell’amore (2010) e Le streghe son tornate (2013) hanno mostrato al mondo quanto facilmente si potessero combinare un cinema di genere potente e un nucleo emotivo straziante. La sua filmografia è così diventata un ricchissimo arazzo di commedie sovversive capaci di canalizzare i suoi generi preferiti e sfidare le aspettative dei suoi ‘adepti’, in patria e all’estero.

30 coins - 30 monedas seri 2020 posterAdesso, 30 Coins si concentra su tre personaggi principali: padre Vergara (Eduard Fernández), esorcista ed ex prete detenuto; Elena (Megan Montaner), una veterinaria esperta e intraprendente; e Paco (Miguel Ángel Silvestre), il sindaco cauto e riluttante della città. Questo gruppetto rappresenta altrettante sezioni distinte della nostra società: la politica, le forze dell’ordine, la religione e così via. Racchiudono e ritrasmettono rapidamente il personale e l’universale, grazie a performance precise che non perdono mai di vista le motivazioni intime dei personaggi.

L’episodio pilota di 30 Coins – presentato in anteprima al Festival di Venezia e poi a Sitges 2020 – costruisce lentamente l’atmosfera prima di completare un folle percorso alla Xtro, con un pizzico di Baby Killer di Larry Cohen. Questa prima stagione è – come intuibile – piena di richiami al cinema fanta-horror più improbabile, che sono organicamente integrati nella narrazione. Un personaggio viene risucchiato nel terreno mentre sta sognando, come in Nightmare – Dal profondo della notte. La cittadina è intrappolata in una nebbia eterna, attanagliata da eventi che ricordano i vecchi racconti dell’orrore iberici (da L’orgia notturna dei vampiri di León Klimovsky e i titoli di Paul Naschy in giù).

La Cosa di John Carpenter ha una palese influenza su alcuni dei fenomenali character design dei mostri. Ma, nonostante tutti gli orrori, il regista solleva dei dubbi: gli eventi della serie sono soltanto il ​​risultato di paura e paranoia di massa, o in realtà si tratta di una delle più orribili incarnazioni del Male che il genere horror ha mai visto?

Mai, nel corso degli otto episodi di 30 Coins, la sceneggiatura suggerisce che Dio o il Diavolo non siano reali. Al contrario: invita gli spettatori a scoprire fin dove potrebbe spingersi il campo di battaglia tra il Bene e il Male. La premessa della serie è semplice: alcuni credono che la verità abbia da sempre risieduto nel Vangelo di Giuda, un testo gnostico apocrifo e proibito che richiederebbe una completa rivisitazione della fede cristiana – vale a dire che Giuda non ha mai tradito Cristo, ma ha agito proprio come il Figlio di Dio lo aveva istruito.

In 30 Coins, la setta gnostica dei Cainiti è ora diventata più potente che mai, coi suoi membri che stanno cercando i 30 denari pagati a Giuda per tradire Gesù Cristo. Pensano che chiunque riesca a trovarli possiederà il potere supremo, rendendoli così un premio più ambito anche della Lancia di Longino o del Sacro Graal. Questa premessa avrebbe potuto dipanarsi in una miriade di modi e la maggior parte degli sceneggiatori avrebbe probabilmente seguito il percorso di Dan Brown. Ma Alex de la Iglesia e il suo partner di sceneggiatura di lunga data Jorge Guerricaechevarría hanno in testa – ovviamente – ben altri piani.

30 Coins è strutturata come un gioco di ruolo da tavolo, con sottotrame che si susseguono in una narrazione che alla fine rivela le loro strette connessioni. A confermarlo è stato lo stesso regista catalano, citando espressamente le campagne Masks of Nyarlathotep e Tatters of the King del popolare Call of Cthulhu come ispirazione. Stando così le cose, ogni episodio ha una propria identità pur essendo parte di un tutto. Ciascuno si concentra e reinventa un sottogenere specifico dell’horror: gli esorcismi, il ‘bambino-mostro’, la possessione, il ritorno in vita dei morti, l’Apocalisse satanica e così via.

30 coins serie de la iglesia 2020E ogni episodio attinge a una vasta rete di influenze. Sin dal suo primo lungometraggio, Azione Mutante, Alex de la Iglesia ha ripetutamente dimostrato la sua vasta conoscenza della letteratura classica e del cinema – cui ha cercato di fare riferimento nei suoi primi film – e della cultura popolare ‘alternativa’, come i fumetti e il cinema di exploitation. La sua nuova serie è adesso un’occasione d’oro per riorganizzare alcune delle sue più grandi ispirazioni e dare loro un nuovo significato, o per lo meno, per dare loro un nuovo sapore.

Il cristianesimo impregna tutto in 30 Coins, dall’ambientazione al modo di pensare e di comportarsi dei protagonisti. Getta uno sguardo ravvicinato alla religiosità spagnola in particolare, ma anche ai modi in cui gli esseri umani tessono ragnatele inattaccabili di escrescenze mitologiche sulla loro fede.

La posta in gioco è alta perché va oltre il regno terreno. La serie sfida deliberatamente l’idea di ciò che – normalmente – costituirebbe il Male e mette in dubbio il futuro della fede stessa e della spiritualità dell’umanità. Sebbene Alex de la Iglesia abbia scelto di lasciare il finale di 30 Coins aperto quando avrebbe potuto beneficiare di una conclusione più concreta, l’immaginario messo in scena dovrebbe deliziare gli appassionati di horror. Raramente un prodotto televisivo ha osato spingersi così lontano nella ricerca di sostanza esistenziale e universale.

Il Giorno della Bestia parlava della lettura errata e spesso diabolica dei segni, così come della lettura errata dei segni diabolici. 30 Coins insegna a leggere in modo nuovo quei segni. Sono ovunque: nel modo in cui le persone fingono di prendersi cura l’una dell’altra, nel modo in cui sfruttano la fede per trasformarla in paura, nel modo in cui gli umani cercano di razionalizzare l’inspiegabile per evitare di affrontare le loro paure più profonde, nel modo in cui non vogliono confessare la loro relazione intima con il Male stesso. Il viaggio di padre Vergara lo porta dal chiedersi quale sia il piano di Dio a capire che deve trovare Dio dentro di sé, se vuole trovarlo.

30 coins serie de la iglesiaA differenza di Il Giorno della Bestia – e della maggior parte dei precedenti lavori di Alex de la Iglesia – 30 Coins non è però affatto ‘comico’. Il suo film per la TV The Baby’s Room (2006) è stata una rara eccezione, ma questa serie spinge ulteriormente in là l’asticella della portata e dell’ambizione del filmmaker, ed è probabilmente il suo progetto horror più definito e stratificato.

Sebbene faccia un uso eccellente dei testi sacri esistenti trasformandoli in ‘mitologia’, lo show va molto oltre: rivendica l’orrore cristiano attraverso immagini lovecraftiane, atmosfere ed evemerismo pop che aggiungono nuova linfa al cristianesimo. Per esempio, padre Vergara apprende che i doni spesso citati, ma mai descritti, che i Magi biblici portarono al neonato Cristo erano rotoli magici che conferivano il potere di fare miracoli a chiunque li usasse, spiegando così il potere di Gesù Cristo infondendogli però una lucentezza blasfema ai limiti del fantasy.

La dimensione lovecraftiana data al Male in 30 Coins è una delle più magnifiche e soddisfacenti riappropriazioni e ‘banalizzazioni’ dei miti classici all’interno dello storytelling moderno. È un clamoroso esercizio per trasportare la creazione culturale più influente del nostro passato in un presente deforme, brutto, e generatore di ansie.

Eppure, non siamo nemmeno di fronte a un sermone arido, o ad un veicolo per fare la morale sulla religione. Tutto in 30 Coins è progettato per garantire il massimo divertimento del pubblico, dall’aspetto visivo degno di una grande produzione hollywoodiana alle immagini cool come quella di un prete che brandisce due pistole e si allontana da un incendio al rallentatore. È una rivisitazione pop degli orrori cristiani su una scala mai vista a livello europeo. E che ha consentito ad Alex de la Iglesia di soddisfare alcuni dei suoi desideri cinematografici più nerd, senza comunque dimenticarsi di evocare creature estratte direttamente dai peggiori incubi dell’umanità.

Di seguito trovate il trailer internazionale di 30 Coins: