Voto: 5/10 Titolo originale: Agatha Christie's Seven Dials , uscita: 15-01-2026. Stagioni: 1.
I sette quadranti di Agatha Christie: la recensione della miniserie mystery di Netflix
15/01/2026 recensione serie tv Agatha Christie's Seven Dials di Gioia Majuna
Un giallo in costume gradevole e ben interpretato, ma troppo diluito e privo di un mistero davvero incisivo

Portare Agatha Christie sullo schermo è sempre un’operazione delicata: il suo nome porta con sé una promessa di ingegno, eleganza e precisione narrativa. I sette quadranti, però, è un titolo particolare nella sua produzione, un romanzo del 1929 che già sulla pagina si discosta dal giallo classico per flirtare con l’avventura e con l’intrigo politico. La miniserie Netflix in tre episodi prova a modernizzare questa materia irregolare, ma finisce per svelarne i limiti strutturali più che superarli.
Il racconto si apre con un prologo forte: in Spagna, un uomo riceve un messaggio con un orologio disegnato e muore in modo brutale in un’arena. È una scena che promette una cospirazione ampia, quasi cinematografica. Subito dopo ci si sposta nella campagna inglese, nella grande dimora di Chimneys, appartenente a Lady Caterham, aristocratica rimasta senza mezzi costretta ad affittare la casa a una coppia di industriali arricchiti. In questo spazio sospeso tra decadenza e ostentazione entra in scena Lady Eileen “Bundle” Brent, figlia brillante, ironica, insofferente alle regole non scritte del suo mondo.
Durante una festa in maschera, Bundle si avvicina a Gerry Wade, amico del fratello morto in guerra e possibile futuro marito. Il mattino seguente Gerry viene trovato morto nel letto. Sul camino ci sono sette sveglie: dovevano essere otto, parte di uno scherzo. Una manca, e quella mancanza diventa subito un indizio inquietante. La polizia parla di incidente, ma Bundle non ci crede e decide di indagare da sola, trascinando con sé amici, sospetti e segreti.
Qui emerge il primo grande tema della serie: il contrasto tra giovinezza e autorità, tra istinto e procedura. Bundle non è una detective professionista, è una ragazza che rifiuta la versione più comoda della realtà. Mia McKenna-Bruce riesce a renderla credibile, vivace, mai caricaturale. La sua Bundle non è geniale, ma ostinata, emotiva, pronta a sbagliare pur di andare avanti. È lei a tenere in piedi la narrazione quando il mistero perde forza, ed è probabilmente la scelta più riuscita dell’adattamento.
Il problema, però, è proprio il mistero. I sette quadranti non è un enigma particolarmente solido, e allungarlo su tre ore di racconto ne mette in evidenza le debolezze. La serie cerca di ampliare la portata della vicenda, inserendo elementi di complotto e spionaggio, ma spesso lo fa più a livello dichiarativo che narrativo. Si parla di minacce importanti, di giochi di potere, di pericoli più grandi del singolo omicidio, ma la costruzione resta limitata, con pochi personaggi davvero decisivi e colpi di scena che arrivano prevedibili. L’effetto è quello di una storia che vuole sembrare grande, ma resta contenuta.
Anche il tono contribuisce a questa sensazione di squilibrio. Da un lato c’è la commedia di costume, fatta di frecciate sociali, differenze di classe, nobili decaduti e ricchi senza raffinatezza. Queste parti funzionano, perché sfruttano bene l’ambientazione anni Venti e danno ritmo ai dialoghi. Dall’altro lato c’è il giallo con tinte più cupe, fatto di lettere anonime, minacce e violenza. Il passaggio tra i due registri non è sempre armonico: a volte la serie sembra una storia leggera con un cadavere, altre un thriller che non osa davvero diventarlo. Ne risulta un’identità incerta, mai completamente definita.
Visivamente, la produzione è elegante ma poco incisiva. I costumi sono curati, le scenografie imponenti, ma la fotografia tende a essere piatta, con una luce calda e uniforme che smorza la tensione. Chimneys è opulenta e soffocante, ma raramente inquietante. Quando la serie esce dalla casa e si muove in esterni, acquista respiro e dinamismo, come se trovasse finalmente lo spazio per esprimersi. Non è un caso che le sequenze più vive siano spesso quelle lontane dai saloni.
Il cast di supporto è prestigioso ma sottoutilizzato. Helena Bonham Carter costruisce una Lady Caterham ironica e rigida, ma sparisce per lunghi tratti, perdendo l’occasione di dare spessore al rapporto madre-figlia. Martin Freeman, nei panni del sovrintendente Battle, porta ordine e credibilità, ma resta più funzione narrativa che presenza carismatica. Gli altri personaggi oscillano tra il ruolo di sospetti e quello di semplici comparse, senza mai diventare davvero complessi, limitando anche il gioco dei depistaggi.
Il ritmo è un altro nodo critico. Il primo episodio indugia molto nella presentazione, il secondo allunga alcune dinamiche senza aumentare la tensione, il terzo è il più compatto e riuscito. Questo squilibrio fa pensare che la storia avrebbe beneficiato di una forma più breve. Non è un caso se, proprio quando tutto accelera, la serie finisce.
Eppure, nonostante i limiti, I sette quadranti resta una visione piacevole. Non è un grande giallo, non è un adattamento memorabile, ma è sostenuto da una protagonista convincente e da un contesto che conserva fascino. Chi cerca la Agatha Christie più ingegnosa resterà deluso, chi invece vuole un giallo in costume, con una giovane donna che sfida convenzioni e indaga contro tutti, troverà qualcosa da apprezzare. È una storia che promette più di quanto mantenga, ma che scorre senza fatica. In una vicenda piena di orologi, il tempo viene misurato con insistenza, ma non sempre con precisione: e quando il mistero si chiude, resta la sensazione di un viaggio gradevole, non indispensabile, ma nemmeno inutile.
Di seguito trovate il trailer doppiato in italiano di I sette quadranti di Agatha Christie, su Netflix il 15 gennaio
© Riproduzione riservata




