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Titolo originale: Love, Death & Robots , uscita: 15-03-2019. Stagioni: 1.

Esclusivo | Intervista a Gabriele Pennacchioli, regista di Mutaforma (Love, Death & Robots)

24/03/2019 news di Alessandro Gamma

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con l'italianissimo autore del cortometraggio presente nell'antologia animata di Netflix, parlando del suo coinvolgimento nel progetto e delle diverse fasi realizzative, fino ad arrivare a Dylan Dog e alle sue illustrazioni erotiche

Gabriele Pennacchioli (Love, Death & Robots)

Animatore, disegnatore e storyboard artist, il nome di Gabriele Pennacchioli era probabilmente noto fino ad oggi solamente agli esperti ‘del settore’. L’arrivo su Netflix dell’antologia animata per adulti Love, Death & Robots (la nostra recensione) ha però ribaltato la situazione, portando il 57enne nativo di Origgio – che da qualche anno vive e lavora a Los Angeles – sotto i riflettori non solo per aver supervisionato tutti i 18 cortometraggi presenti, ma avendone diretto personalmente uno dei più interessanti sia a livello tematico che visivo, ovvero Mutaforma / Shape-Shifters.

Abbiamo quindi avuto la possibilità di intervistare Gabriele Pennacchioli, approfondendo la nascita di questo progetto e il suo coinvolgimento, senza dimenticarci gli esordi con la Bonelli su Dylan Dog e il suo lavoro come illustratore erotico.

Gabriele Pennacchioli set Mutaforma (Love, Death & Robots)Quando sei stato contattato per partecipare attivamente a Love, Death & Robots? Hai chiesto tu di dirigere un episodio?

Due anni fa Tim Miller mi ha contattato e chiesto se fossi interessato a dirigere un film per una serie a cui stava lavorando. La serie era naturalmente Love, Death and Robots. Avevo lavorato con Tim tre anni prima allo storyboard del film “The Goon” tratto dal fumetto di Eric Powell. L’idea di lavorare ad una serie che combinava la fantascienza, l’horror e la commedia per un pubblico adulto mi ha intrigato subito.

Quanto ci hai messo a realizzare Mutaforma / Shape-Shifters? Come mai hai proprio scelto questa storia?

Difficile da quantificare, perché lavoravo allo stesso tempo agli altri episodi di L, D & R. La lavorazione della serie è durata circa due anni. Quando abbiamo selezionato le storie Shape-Shifters era una delle mie favorite. Il tema del “diverso” mi è molto caro e poi c’erano i lupi mannari! 🙂 Comunque è stato Tim che mi ha scelto per la regia.

Che ruolo hanno avuto Philip Gelatt, Tim Miller (era già il tuo ‘boss’ ai Blur Studios vero?) e lo scrittore Marko Kloos nel tuo segmento?

Tim Miller aveva selezionato centinaia di storie tratte da racconti brevi di vari autori che amava. Insieme abbiamo fatto una selezione e da questa Tim ha scelto quelle che poi sono diventate i film della serie Love, Death & Robots. Tra queste c’era Shape-Shifters di Marko Kloss il cui titolo originale è: On The Use of Shape-Shifters in Warfare. Io ho suggerito di “condensare” il titolo in Shape-Shifters, che mi sembrava più di impatto. Phil Gelatt ha realizzato lo script con vari imput da parte mia e di Tim. Nell’adattare il romanzo al film, Tim ha cambiato/aggiunto diverse cose. Il finale del film, per esempio, è diverso da quello del romanzo di Marko Kloos.

Graham Hamilton, Adam Bartley, Jim e Pirri James Mutaforma netflixSi tratta della tua seconda prova registica (dopo il cortometraggio The shark and the piano del 2001): cos’ha imparato in questi quasi 20 anni? L’animazione è cambiata parecchio … Ci puoi dire quali tecniche hai utilizzato per Mutaforma?

L’animazione è cambiata e si è sviluppata moltissimo. Innanzi tutto sono passato dai film 2D a quelli 3D. Un passaggio non traumatico, anche perché amo imparare cose nuove. La mia passione per il disegno (che è stata una delle ragioni che mi ha avvicinato al mondo dell’animazione) è rimasta e si è espressa professionalmente facendo storyboards e character design. In privato ho continuato a creare personaggi, situazioni e storie sul mio blog e poi sulla mia pagina Facebook. La voglia di raccontare sia con immagini fisse o animate è sempre stata il mio interesse principale. Il fascino verso il 3D mi ha portato ad esplorare la scultura digitale, che per me è un’estensione del mio lavoro come designer. Ho realizzato e poi “stampato” diverse statue, tra cui una statua anatomica di una leonessa. Grazie al mio background nella anatomia umana e animale sono stato coinvolto come anatomy consultant sui due film dei Croods. Per Mutaforma (Shape-Shifters) le tecniche usate sono state simili a quelle con cui ho lavorato alla DreamWorks con una sola eccezione: il motion capture. Questa tecnica consiste nel far indossare a degli attori una tuta con speciali sensori. Questi sensori registrano il movimento degli attori e i dati registrati vengono poi usati dagli animatori per finalizzare l’animazione. Lavorare con gli attori e con gli stunt è stata un’esperienza nuova e affascinante. Si è trattato di un’esperienza nuova per me. Avevo tutto il film sotto forma di story reel [storyboards con dialoghi e musica], il che ha aiutato molto nel far capire quello che volevo da loro. Poi sul set ho girato diversi ciak per ogni scena, lasciando lo spazio agli attori per improvvisare. L’input di questi artisti è stato utilissimo. Con gli stunt è stato lo stesso, avevo gli storyboard, ma loro hanno aggiunto molte idee. Poi è uno spettacolo vedere questi atleti a lavoro.

Hai visto per caso il film Dog Soldiers di Neil Marshall del 2002?

No, non lo conosco. In preparazione per Mutaforma ho guardato molti documentari sulla guerra in Afghanistan. Restrepo – Inferno in Afghanistan del 2010, un documentario che consiglio, è stato una grande fonte d’ispirazione. La mia intenzione era di creare un film il più possibile “realistico”. Ho parlato con veterani che mi hanno aiutato con molti suggerimenti sulla vita dei Marines in Afghanistan e Iraq.

mutaforma shape-shifters love death robots netflixFiguri come ‘supervising director’ di tutti i 18 episodi di Love, Deaths & Robots: in cosa è consistito il tuo compito esattamente?

Ho aiutato Tim Miller con tutte le decisioni creative. Dalla scelta delle storie al casting degli studi e registi fino all’approvazione di tutti i passaggi creativi per ogni film. Per alcuni episodi il mio coinvolgimento è stato più profondo soprattutto per quanto riguarda l’editing, l’animazione e la direzione artistica. Nella fase iniziale del progetto ho portato alcuni talenti come: Alberto Mielgo (Witness), Oliver Thomas (Good Hunting), Owen Sullivan (Sucker of Souls) e Vitaliy Shushko (Blindspot). E studi come La Cachette e Red Dog House. Nello specifico, Alberto Mielgo l’ho conosciuto a Londra nel 2002 mentre lavoravamo su Sinbad, allora era un’animatore. La sua carriera stellare lo ha portato a dare lo stile di Spider-Man: un nuovo universo. Quando gli ho proposto di scrivere e dirigere un film d’animazione per un pubblico adulto ha accettato subito. Oliver Thomas era un mio collega animatore alla DreamWorks. Lasciata la società, ha lavorato come storyboard artist per film live action come Alice in Wonderland di Tim Burton e Rogue One. Un grande artista che è stato uno dei primi che ho contattato per L, D & R. Owen Sullivan l’ho scoperto grazie al mio interesse per Avatar e Korra. I suoi storyboards per Korra sono stupefacenti. A mio parere, doveva assolutamente esprimersi con uno dei nostri film: Sucker of Souls. Con Vitaliy Shushko ci siamo conosciuti tramite i nostri blog e poi incontrati (lui vive in Russia) alla DreamWorks molti anni fa. Grazie al suo cortometraggio X-story sono riuscito a convincere Tim Miller a farlo lavorare sulla nostra serie. Di Robert Valley sono stato da sempre un grande ammiratore. Il suo stile narrativo, espresso nel film Pear Cider and Cigarettes del 2016, era perfetto per il racconto Zima Blue. Per quanto riguarda invece gli studi d’animazione li ho scelti in base alle storie e al gusto dei registi.

Fino al 2013 hai lavorato a film d’animazione ‘per bambini’ della DreamWorks (Dragon Trainer, Shark Tale, Kung Fu Panda), poi sei passato ai Blur Studios: avevi bisogno di ‘sfogarti’ con personaggi e temi più maturi e/o V. M. 18?

A me piacciono ugualmente i film per bambini (The Shark and The Piano), i film per le famiglie (DreamWorks) e i film per adulti (L, D & R). Ogni categoria ha lati interessanti da esplorare.

Ritieni che ci sia spazio per l’animazione ‘per adulti’ al cinema oggi? O Netflix è l’unica via?

Spero di si. Hollywood è sempre molto attenta ai successi e se Love, Death & Robots avrà successo sono sicuro che altri studi seguiranno questa direzione. Ora la parola sta al pubblico.

gabriele pennacchioli batgirlStaccandoci dal progetto Love, Death & Robots, raccontaci qualcosa delle illustrazioni erotiche che posti regolarmente sui tuoi canali social. Hai un progetto in mente in proposito?

In privato ho sempre disegnato. Mi piace sviluppare personaggi e storie con le mie illustrazioni. Ho una grande passione per la figura umana e in particolare per quella femminile. Le illustrazioni erotiche nascono da queste mie passioni e dalla voglia di raccontare momenti ed emozioni intime e personali. Sono un passatempo, ma se ci fosse l’interesse di un editore mi piacerebbe farne un libro o magari realizzare un fumetto.

Segui per caso la situazione dell’animazione italiana? Magari hai visto il recente Gatta Cenerentola di Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone? 

Purtroppo non conosco la situazione dell’animazione in Italia.

So che ha disegnato delle storie per Dylan Dog – quando ancora eri un fumettista! – mai pubblicate … Erano troppo esplicite? A che anni risalgono?

Prima di entrare professionalmente nel mondo del cinema d’animazione ho disegnato fumetti per Diabolik, il Monello, il Giornalino e Dylan Dog. Per Dylan ho realizzato negli anni novanta 4 storie. Due furono pubblicate allora e le altre due “congelate” per motivi a me non chiari anche se immagino fosse per i contenuti di sesso e violenza. Con mia sorpresa una delle due: “Il gioco del dolore” è stata pubblicata di recente, dopo più di vent’anni! [Maxi Dylan Dog 29 del 2017].

Nel catalogo di Netflix dal 15 marzo, di seguito trovate il trailer ufficiale – consigliato a un pubblico maturo e ‘disturbato’ – di Love, Death & Robots:

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