L’effetto Stranger Things sta cambiando le serie TV: le attese tra le stagioni sono esplose
05/06/2026 news di Stella Delmattino
Un nuovo studio ha analizzato una tendenza sempre più evidente nel mondo dello streaming, individuando un fenomeno che prende il nome dalla celebre serie Netflix

Chi segue le serie TV da anni probabilmente se n’è accorto: le attese tra una stagione e l’altra stanno diventando sempre più lunghe.
Ora una nuova ricerca di Ampere Analysis riportata da Deadline conferma che non si tratta soltanto di una sensazione. Secondo i dati raccolti dalla società, il tempo medio trascorso tra le stagioni delle produzioni originali scripted sulle principali piattaforme streaming è quasi raddoppiato negli ultimi anni, passando da 12 mesi nel 2020 a 21 mesi nel 2025.
Un fenomeno che gli analisti hanno definito “effetto Stranger Things“.
La celebre serie dei fratelli Duffer è infatti diventata uno degli esempi più evidenti di questa strategia. Nel corso degli anni, Stranger Things ha abituato il pubblico a intervalli sempre più lunghi tra una stagione e l’altra, accompagnati da enormi campagne promozionali capaci di trasformare ogni ritorno in un vero e proprio evento mediatico.
Secondo Ampere, anche produzioni come Mercoledì e Scissione (Severance) rientrano perfettamente in questa tendenza.
I dati mostrano che dieci anni fa l’attesa media tra due stagioni era di appena 10 mesi. La crescita è stata graduale fino all’arrivo della pandemia, quando i tempi si sono improvvisamente allungati da 12 a 16 mesi.
Un secondo forte incremento è arrivato poi tra il 2023 e il 2024, complice anche lo sciopero degli sceneggiatori e degli attori negli Stati Uniti, che ha portato l’intervallo medio da 17 a 21 mesi.
Nel 2025 il dato si è stabilizzato per la prima volta proprio a quota 21 mesi.
La parte più interessante dello studio riguarda però il comportamento del pubblico.
Secondo Ampere, le serie che tornano dopo oltre 30 mesi di assenza registrano spesso i livelli di coinvolgimento più elevati durante il mese di debutto della nuova stagione.
Il caso più evidente è proprio quello di Stranger Things. In vista dell’arrivo della quinta e ultima stagione, la visione della serie sarebbe aumentata del 300% nella seconda metà del 2025, con molti spettatori che hanno recuperato gli episodi precedenti e nuovi utenti che hanno iniziato la serie per la prima volta.
Questo suggerisce che attese più lunghe possano contribuire a trasformare alcune produzioni in veri eventi culturali, aumentando l’attenzione mediatica attorno al loro ritorno.
Esiste però anche un rovescio della medaglia.
Ampere evidenzia infatti che lunghi periodi senza nuovi episodi possono incentivare gli utenti a interrompere gli abbonamenti alle piattaforme streaming.
Nel primo trimestre del 2026, il 54% degli intervistati negli Stati Uniti ha dichiarato di essere disposto a cancellare un abbonamento se non utilizzato con sufficiente frequenza.
Come ha spiegato l’analista Christen Tamisin:
«Le piattaforme devono trovare un equilibrio tra i tempi produttivi richiesti dai grandi titoli e la necessità di offrire un flusso costante di contenuti. Attese troppo lunghe possono creare aspettativa attorno alle serie di punta, ma anche spingere il pubblico a cancellare l’abbonamento e tornare solo quando i grandi show ritornano sullo schermo.»
Per le piattaforme si tratta quindi di una sfida sempre più delicata: trasformare le proprie serie in eventi globali senza rischiare di perdere gli spettatori durante l’attesa.
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