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8/10 su 260 voti. Titolo originale: ???? , uscita: 18-12-2020. Regista: Lee Eung-bok. Stagioni: 1.

Sweet Home (10 episodi) | La recensione della stagione 1 (serie Netflix)

21/12/2020 recensione serie tv di Marco Tedesco

Il regista Lee Eung-bok porta sul piccolo schermo l'adattamento in live action dell'omonimo webtoon fanta-horror del 2017, infarcendolo di mostri grotteschi e fiumi di sangue

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Ci vuole circa un minuto perché un orrendo e grottesco mostro compaia sullo schermo nel primo episodio di Sweet Home (스위트홈), serie originale sudcoreana di Netflix che adatta per il piccolo schermo l’omonimo webtoon del 2017 creato da Kim Carnby e Hwang Young-chan, e da lì in poi ne vedremo moltissimi altri ancora (e di ogni forma e dimensione).

Probabilmente, quello di soppiantare gli ormai abusatissimi ‘morti viventi’ con una varietà apparentemente infinita di innaturali ‘macchine per uccidere’ quasi invincibili – la maggior parte rese ambiziosamente attraverso una CGI che palesa i limiti di budget, ma che colpisce per inventiva – resta l’espediente più brillante di questo show, la cui prima stagione si compone di 10 episodi da 50 minuti circa. Va detto che alcuni dei soliti cliché crossmediatici sugli zombie e gli scenari post-apocalittici sono comunque presenti, insieme a un’infarinatura di accenni all’horror tradizionale (chi ha familiarità con Resident Evil, Tokyo Ghoul o Gantz avrà pane per i suoi denti), comprese le derivazioni tipiche del J-horror (character design delle creature a parte). Eppure, Sweet Home non è mai tanto spaventoso quanto è implacabile e incessante, imbevuto di una quantità di sangue sufficiente da dipingere con due mani le pareti del fatiscente condominio dove si svolge tutta l’azione.

Sweet Home (스위트홈) serie netflix poster 2020Settembre 2020. Nel mezzo di una tempesta di neve, personale militare corre verso una scena in cui dei ‘mostri’ hanno sferrato un attaccato. A emergere è, però, un essere umano. Mentre gli agenti sparano, i proiettili sembrano rimbalzare contro di lui. Una voce afferma; “Questa è una storia che parla di noi, coloro che cercano di trovare una ragione per vivere in un mondo in cui è più difficile che semplicemente sopravvivere”.

Salto indietro all’Agosto 2020. Cha Hyun-soo (Song Kang) si trasferisce nel Green Home, un complesso di appartamenti fatiscenti. Tutto quello che ha con sé sono alcuni vestiti e il suo computer. È gravemente depresso e a malapena si accorge che un frammento di metallo gli sfreccia oltre la testa, scagliato dal contatto di un tagliaerba con un ostacolo.

Sta per gettarsi dal tetto dell’edificio, quando vede una bella ragazza che si esercita nel balletto classico lì vicino; lei si chiama Lee Eun-yoo (Go Min-si), e non è affatto così innocente come appare, come vediamo quando impreca e accende sigarette con i filtri staccati a morsi. Hyun-soo ha la scritta “Suicide” impressa sul suo cellulare al 25 agosto, lo stesso giorno in cui riceve un invito per l’anteprima di un videogioco. Esce così dal suo appartamento, quando riceve un messaggio circa un pacco lasciato davanti alla sua porta e dietro l’angolo vede una lunga mano che sventra il gatto della vicina, mentre una voce avverte “Ho fame!”. La sua vicina cerca di entrare, ma Hyun-soo le chiede di poter vedere prima le sue braccia; il mostro assetato di sangue se ne va, scagliandosi lesto sulla porta della vicina del piano di sopra, la bassista Yoon Ji-soo (Park Gyu-young), che nel mentre ha cominciato a esercitarsi.

In un altro appartamento, intanto, il gangster Pyeon Sang-wook (Lee Jin-wook) mangia del ramen e guarda la TV mentre più o meno tortura un uomo che ha avvolto nel nastro adesivo. Prima che il mostro si affacci, la già vista musicista Yoon Ji-soo e il professore Jung Jae-hun (Kim Nam-hee) discutono con disagio di un’altra vicina, ancora traumatizzata dalla morte della figlioletta.

Altrove, Lee Eun-hyeok (Lee Do-hyun), il fratello di Eun-yoo, sta per andare a lavorare quando si rende conto che le luci sono spente. Quando scende le scale, i negozianti al piano terra sono in agitazione e pretendono che le serrande vengano aperte. Eun-hyeok chiede cosa stia succedendo esattamente a un’altra vicina, la pompiere Seo Yi-keyung (Lee Si-young), ma anche lei non ne ha la minima idea.

Non appena i cellulari smettono di funzionare, la donna si rivolge a un telefono fisso nell’ufficio del custode; quando una voce registrata dice che è in atto una situazione di emergenza, ciò le suscita inevitabilmente dei sospetti, che sono confermati quando le persone nell’atrio avvistano una persona trasformata in una specie di mostro, con corpo e arti allungati, che esplode dalle fauci una lunga lingua e cattura una delle persone presenti. Yi-keyung viene afferrata dall’essere deforme, ma Eun-hyeok riesce a salvarla. È lì che si rendono conto che tutta la città è stata invasa da mostruosità di ogni tipo, a caccia di esseri umani da consumare come ‘proteine’ …

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Il Green Home rappresenta un’ambientazione intrigante per Sweet Home, un’unica location abbastanza ampia da non sembrare tale ma che rimane coerente nella sua geografia. Questo aiuta con la costruzione della tensione, sapendo che i protagonisti saranno per definizione – e necessità – nelle strette vicinanze di tutti gli altri, mentre il design dei set vede ogni stanza, corridoio e tromba delle scale andare a formare il pezzo di un puzzle narrativo più grande. Ma sembra anche un luogo che ospita persone che scappano da qualcosa o che mostrano una sorta di disperazione o di desiderio verso qualcosa di oscuro.

I primi episodi di Sweet Home spingono lo spettatore a credere di essere intrappolato in un edificio insieme a un gruppo di individui eccentrici che si conoscono a malapena, con le diverse micro-storie personali che ne derivano – un negoziante che cerca di proteggere i propri affari, una donna traumatizzata che spinge una carrozzina vuota – che aiutano a imprimere energia ai minuti introduttivi mentre i personaggi principali si prendono il loro tempo per emergere.

Tra questi, è Cha Hyun-su ad ottenere particolare attenzione, mentre gli inevitabili e doverosi flashback giungono in soccorso qua e là per garantire il background necessario a ciascuno e infondere spessore umano. Un eclettico mix di personalità si unisce con l’andare dei minuti a lui nella sua lotta per la sopravvivenza, che prende rapidamente una svolta impensabile quando l’infezione inizia ad interessarlo  personalmente già nelle prime fasi della storia (e no, NON è uno SPOILER, tranquilli).

Come detto, al posto dei tipici morti viventi abbiamo vari tipi di mostri, che sono a dir poco bizzarri. Non siamo sicuri di come la popolazione umana si trasformi, forse un virus. Quando vengono uccisi, si risvegliano come una nuova versione del mostro che li ha uccisi? Oppure mutano in qualcos’altro? La domanda su come questi esseri abbiano effettivamente infestato il pianeta – o la Corea – non avrà probabilmente mai risposta, ma non è così importante come la storia di sopravvivenza narrata in Sweet Home. Lo script accenna tra l’altro a casi di autolesionismo, di bullismo e di altre forme di abuso, ben più spaventosi di qualsiasi mostro..

sweet home serie netflix 2020E il modo in cui i residenti del complesso si uniscono per cercare di sopravvivere assieme in una situazione così orribile non fa altro che dar valore a quelle dolorose esperienze. Anche dal punto di vista della recitazione gli attori appaiono tutto sommato credibili nei loro ruoli, interpretando i relativi personaggi con sufficiente cura da non farli sembrare delle mere caricature.

A causa della portata della vicenda, gli sceneggiatori Hong So-ri, Kim Hyung-min e Park So-jung incontrano però difficoltà a concentrarsi sulle trame da seguire, inizialmente frammentate. Man mano che gli episodi procedono, saranno gli spettatori a capire quali sono i personaggi migliori su cui investire le proprie simpatie e le aspettative.

Se dobbiamo trovare un problema un Sweet Home è allora – forse – che può risultare un po’ troppo caotica in molti aspetti. Il livello di gore è ben oltre la soglia media, ma è una scelta precisa della sceneggiatura e l’effetto visivo generato è impagabile, anche se rasenta l’assurdo piuttosto che il puro terrore. Inoltre, con così tanti personaggi in scena si crea un po’ di disorientamento nei primi episodi, che tuttavia si assesta in un ritmo più coerente man mano che la stagione procede.

È difficile affermare se abbiamo o meno per le mani una vera rivale dell’apprezzatissima Kingdom (la recensione della seconda stagione), ma Sweet Home – che quasi sicuramente avrà una seconda stagione – se non altro non dovrebbe deludere, grazie alla sua folle dose di iperattività, gli appassionati di un certo tipo di horror asiatico o anche gli abbonati curiosi di affrontare una produzione un po’ fuori dai soliti schemi dello streaming. Una visione non troppo impegnativa e divertente e – caso quasi più unico che raro – di prodotto per la TV che tiene testa alla fonte.

Di seguito il dietro le quinte (con sottotitoli inglesi) della prima stagione di Sweet Home, nel catalogo di Netflix dal 18 dicembre: