Un western con sole protagoniste donne: la serie Netflix dimenticata che in Italia nessuno ha visto
15/07/2026 news di Andrea Palazzolo
Se si esplora il vasto catalogo si trovano prodotti interessanti

I western di prestigio sono tornati prepotentemente alla ribalta negli ultimi due decenni, regalando al pubblico televisivo alcune delle esperienze più cinematografiche dell’era moderna. Da successi planetari come Yellowstone e Justified fino a gioielli sottovalutati come The English e Hell on Wheels, il genere ha riscoperto un’ambizione narrativa e una ricerca estetica che sembravano perdute per sempre. Eppure, nella sterminata offerta di Netflix, esiste una serie che nel 2017 è passata praticamente inosservata, nonostante possedesse tutti gli ingredienti per diventare un cult: si chiama Godless ed è probabilmente il western più sottovalutato degli ultimi dieci anni.
Otto anni fa, la piattaforma di streaming debuttava questa miniserie in sette episodi creata da Scott Frank, un progetto che reinterpretava con coraggio e intelligenza le convenzioni del genere western. Con un cast stellare, una premessa irresistibile e il plauso quasi unanime della critica, Godless avrebbe dovuto occupare un posto di rilievo nelle conversazioni sui migliori western televisivi moderni. Invece è rimasta nell’ombra, schiacciata dal ritmo forsennato con cui Netflix sfornava contenuti originali in quel periodo e dalla mancanza di quella serialità continua che mantiene vive le community di fan per anni.
La storia ruota attorno a Frank Griffin, interpretato da un Jeff Daniels in stato di grazia, fuorilegge spietato che dà la caccia al suo ex protetto Roy Goode, un intenso Jack O’Connell. L’inseguimento conduce entrambi a La Belle, cittadina isolata del Nuovo Messico che nasconde un segreto inquietante: è abitata quasi esclusivamente da donne, dopo che un tragico disastro minerario ha sterminato la popolazione maschile. Questa premessa permette a Godless di fondere l’iconografia classica del western con una narrazione focalizzata sui personaggi che esplora i punti di forza del genere da una prospettiva inedita.
La serie abbraccia senza timidezza gli elementi cardine del western: pistoleros, giustizia di frontiera, ambiguità morale. Ma li filtra attraverso uno sguardo contemporaneo che non tradisce mai la tradizione. Frank Griffin è uno dei villain più terrificanti visti in un western televisivo degli ultimi anni, un mostro profondamente umano costruito con sfumature da Daniels in una delle sue performance più memorabili. Roy Goode porta sullo schermo quell’intensità silenziosa tipica degli antieroi western che ancora oggi affascina. Ma è Michelle Dockery nei panni di Alice Fletcher a lasciare il segno più profondo: la sua interpretazione di una donna della frontiera ruvida e resiliente espande l’archetipo femminile del genere senza snaturarlo.
La costruzione del mondo narrativo è uno dei punti di forza maggiori. Scott Frank trasforma La Belle in una comunità pienamente realizzata, investendo tempo e cura nei personaggi di contorno come Mary Agnes di Merritt Wever e Whitey Winn di Thomas Brodie-Sangster. Questi subplot arricchiscono la texture emotiva della serie, facendo sì che ogni angolo della cittadina sembri vissuto, ogni volto racconti una storia. Temi universali come la sopravvivenza, la reinvenzione personale e la giustizia risuonano con maggiore potenza proprio grazie a questa attenzione maniacale ai dettagli.

Godless abbraccia anche il ritmo classico del western, quel lasciar cuocere a fuoco lento la suspense, le relazioni tra personaggi, i dilemmi morali, prima di esplodere in un finale catartico e magnificamente orchestrato. La resa dei conti conclusiva è una delle sequenze di battaglia western più memorabili degli ultimi anni, un perfetto equilibrio tra posta emotiva e coreografia d’azione che lascia senza fiato. Il formato di miniserie lavora a favore della narrazione: senza episodi riempitivi, ogni momento appare necessario e ogni scena ha un peso specifico.
Eppure, nonostante sia stata distribuita da Netflix in un momento di massima espansione globale della piattaforma, Godless rimane sorprendentemente poco discussa. Per una serie che ha ottenuto recensioni entusiastiche e un punteggio dell’83 percento su Rotten Tomatoes, non è mai riuscita a conquistare quella rilevanza culturale goduta da molti western contemporanei.
Parte del problema è stato il timing: nel 2017 Netflix rilasciava contenuti originali a un ritmo senza precedenti e i progetti più piccoli venivano regolarmente oscurati dai lanci delle grandi franchise. Godless, essendo una miniserie senza potenziale di sequel o stagioni successive, non ha avuto la longevità seriale che mantiene vivi gli show nell’immaginario collettivo per anni, ma si merita proprio per questo di essere riscoperta.
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