<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Elisa Pizzato | Il Cineocchio</title>
	<atom:link href="https://www.ilcineocchio.it/author/elisa-pizzato/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.ilcineocchio.it</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Mon, 11 Mar 2024 16:52:47 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	
	<item>
		<title>Green Room: la recensione del film diretto da Jeremy Saulnier</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/green-room-la-recensione-del-film-diretto-da-jeremy-saulnier/</link>
					<comments>https://www.ilcineocchio.it/cinema/green-room-la-recensione-del-film-diretto-da-jeremy-saulnier/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elisa Pizzato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Apr 2021 12:56:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[Anton Yelchin]]></category>
		<category><![CDATA[Green Room]]></category>
		<category><![CDATA[Imogen Poots]]></category>
		<category><![CDATA[Jeremy Saulnier]]></category>
		<category><![CDATA[Patrick Stewart]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilcineocchio.it/?post_type=cinema&#038;p=276480</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel 2015, Anton Yelchin e Imogen Poots erano i protagonisti di un survival escape movie cruento ispirato a un ricordo del regista</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/green-room-la-recensione-del-film-diretto-da-jeremy-saulnier/">Green Room: la recensione del film diretto da Jeremy Saulnier</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa c’è di peggio di essere intrappolati per 16 ore in una stanza da una banda di naziskin nel bel mezzo alle foreste dell’Oregon? È questa la domanda e il punto centrale di <strong>Green Room</strong>, il terzo lungometraggio scritto e diretto da <strong>Jeremy Saulnier</strong>. La storia segue i membri della band hardcore<strong> The Ain&#8217;t Rights</strong>: Pat, Tiger, Reece e Sam. A corto di benzina, soldi ed energia, il gruppo accetta con riluttanza un ultimo concerto. Il problema è che si terrà in un club appartenente alla supremazia bianca situato appena fuori Portland. I musicisti non ne sono entusiasti, ma almeno Pat riconosce l’ironia della loro situazione: quanto spesso una band ha la possibilità di fare una cover della canzone dei Dead Kennedys &#8220;Nazi Punks Fuck Off&#8221; di fronte a una folla di veri punk nazisti?</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/04/GreenRoom.jpg" rel="lightbox" title="Green Room: la recensione del film diretto da Jeremy Saulnier"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright wp-image-106609" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/04/GreenRoom-300x450.jpg" alt="GreenRoom.jpg" width="234" height="351" /></a>Il divertimento, però, non dura molto: pochi minuti dopo la fine del loro set, la band è infatti testimone di un brutale omicidio e si rende conto che le loro probabilità di tornare a casa sono ora diminuite drasticamente. Il proprietario del locale, Darcy (interpretato dall&#8217;insolito <em>villain</em> <strong>Patrick Stewart</strong>), mobilita i suoi compagni più &#8216;devoti&#8217; per fare in modo che i quattro ragazzi non scappino e denuncino il fatto.</p>
<p>Il gruppo viene così intrappolato nella “green room”, ovvero la “sala d’attesa” che ospita gli artisti in un locale prima e dopo una performance sul palco. I protagonisti, alle prese con quella che sembra essere diventata una vera e propria <em>escape room</em>, penseranno ad ogni stratagemma possibile per provare a scappare da lì e risolvere il rompicapo della loro fuga. Disarmati, sempre più disperati e spaventati a morte, saranno costretti a lottare per un ritorno a casa che sembra impossibile.</p>
<p>Questo terrificante gioco del gatto e del topo è il meccanismo di una folle trama ai limiti dell&#8217;horror che sembrerebbe essere nata soltanto dalla mente creativa di Jeremy Saulnier, invece <strong>la vicenda di Green Room ha in realtà radici nella realtà più di quanto ci si potrebbe aspettare</strong>. Cresciuto a Washington, il regista ha fatto parte in gioventù di una band hardcore punk, quindi l&#8217;idea è stata strappata direttamente dalle pagine dei suoi (brutti) ricordi di adolescente.</p>
<p>Un&#8217;esperienza è stata particolarmente traumatizzante per il giovane <em>filmmaker</em>. &#8220;<strong>Ricordo di aver camminato nel sangue</strong>&#8220;, ha rivelato durante un’intervista. &#8220;Ci fu un accoltellamento durante lo show. Interruppero lo show e la gente se ne andò via&#8221;, ha continuato. &#8220;C&#8217;era una grande pozza di sangue per terra. Successe qualcosa del genere. Di sicuro fui spaventato a morte. Una immagine che mi è rimasta impressa.&#8221; Ma ciò che lo ha terrorizzato è niente &#8211; alla luce di quanto compare sullo schermo &#8211; in confronto a ciò che i protagonisti di Green Room devono affrontare.</p>
<p>Jeremy Saulnier si è rifiutato di pubblicizzare la sua opera &#8211; costata <strong>5 milioni di dollari</strong> &#8211; come un horror puro, pur non minimizzando gli orrori presenti nel film. &#8220;<strong>Non voglio sfruttare a fini commerciali la morte di qualche personaggio, ma quando viene inferta una ferita non mortale, mi troverete lì a farne un bel primo piano</strong>.&#8221; In effetti, Green Room ricorre a una brutalità così estrema da risultare a tratti quasi nauseante. Quando a un certo punto Pat subisce un colpo alla mano, la sua ferita aperta è effettivamente messa in bella vista a vantaggio dello spettatore e il realismo del make-up usato è così accurato e impeccabile che è impossibile non rimanerne impressionati o sentire direttamente sulla nostra pelle il taglio.</p>
<p>Il film <strong>sembra comunque concentrarsi più sulla violenza visiva che su quella psicologica</strong>. Jeremy Saulnier non fa affidamento sui retroscena dei personaggi principali per costruire empatia nei loro confronti, anzi, opera interamente dal presupposto che vedere persone comuni che cercano di superare circostanze straordinarie sarà sufficiente a indurre gli spettatori a preoccuparsi se sopravvivranno oppure moriranno provandoci.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/01/Green-Room.jpg" rel="lightbox" title="Green Room: la recensione del film diretto da Jeremy Saulnier"><img decoding="async" class=" wp-image-10221 alignleft" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/01/Green-Room-300x181.jpg" alt="Green Room" width="350" height="211" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/01/Green-Room-300x181.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2016/01/Green-Room.jpg 640w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /></a>Un approccio rischioso e che forse non avrebbe funzionato se non fosse per <strong>il cast straordinario di protagonisti</strong>. Tra gli attori spicca <strong>Imogen Poots</strong> (<em>28 settimane dopo</em>) nel ruolo dell’affascinante Amber, insperata &#8216;alleata&#8217; della band, mentre Pat (il compianto <strong>Anton Yelchin</strong>) oscilla tra la figura del ragazzo sconfitto e quella del ribelle, diventando la cosa più vicina che il gruppo ha ad un leader. Degni di menzione anche <strong>Alia Shawkat</strong> (<em>Arrested Development</em>), capace di restituire la freddezza equilibrata di Sam in mezzo al caos che scoppia improvviso, e <strong>Macon Blair</strong> (già protagonista di <em>Blue Ruin</em>), qui in un ruolo secondario ma di grande efficacia.</p>
<p><strong>I modi realistici &#8211; e spesso goffi e stupidi &#8211;</strong> con cui i protagonisti cercano di superare gli ostacoli ispirano certo empatia, peccato che, dopo che il pubblico ha imparato ad affezionarcisi, alcuni di loro facciano una brutta fine fin troppo velocemente, senza una spiegazione o una parola a riguardo.</p>
<p>I naziskin, d’altro canto, si limitano ad aggrottare le sopracciglia e digrignare i denti, ma non si sente mai una parola su ciò in cui &#8216;credono&#8217; e, fondamentalmente, sono alla fine soltanto il corrispettivo di spaventosi &#8216;mostri&#8217; dai quali i nostri eroi devono difendersi e fuggire. <strong>Dopo la prima metà questa dinamica inizia a stancare</strong>, la tensione cala (forse anche per la mancanza di grossi colpi di scena) e le situazioni diventano prevedibili.</p>
<p>Oltre alla mancanza di simbolismi specifici e di profili psicologici più curati, c’è da dire che Green Room<strong> tralascia &#8211; un po&#8217; a sorpresa &#8211; anche la colonna sonora</strong>. In un film con protagonista una band punk rock, la musica avrebbe meritato di essere decisamente più centrale, invece rimane sullo sfondo e fa solo da <em>banale</em> accompagnamento.</p>
<p>In definitiva, Green Room si rivela allora come un <em>escape survival movie</em> carico di black humour, ultra violento e con riusciti momenti d’azione, gravato da una sceneggiatura sbilanciata che privilegia il gusto per lo shock alla bidimensionalità dei personaggi.</p>
<p>Di seguito trovate <strong>il trailer internazionale</strong> di Green Room:</p>
<p><iframe title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/yKdVYUXyBzU" width="1014" height="570" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/green-room-la-recensione-del-film-diretto-da-jeremy-saulnier/">Green Room: la recensione del film diretto da Jeremy Saulnier</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.ilcineocchio.it/cinema/green-room-la-recensione-del-film-diretto-da-jeremy-saulnier/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I Care A Lot: la recensione del film di J Blakeson (su Amazon Prime Video)</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/i-care-a-lot-la-recensione-del-film-di-j-blakeson/</link>
					<comments>https://www.ilcineocchio.it/cinema/i-care-a-lot-la-recensione-del-film-di-j-blakeson/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elisa Pizzato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Apr 2021 18:27:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[Eiza Gonzalez]]></category>
		<category><![CDATA[Peter Dinklage]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Rosamund Pike]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilcineocchio.it/?post_type=cinema&#038;p=276305</guid>

					<description><![CDATA[<p>Sono Rosamund Pike e Peter Dinklage i protagonisti da detestare di una dark comedy che prende spunto dalla realtà ma chiede di sospendere un po' troppo l'incredulità</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/i-care-a-lot-la-recensione-del-film-di-j-blakeson/">I Care A Lot: la recensione del film di J Blakeson (su Amazon Prime Video)</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“Vi credete brave persone &#8230; non siete brave persone. Credetemi. Le brave persone non esistono”. Inizia così <strong>I Care A Lot</strong>, thriller scritto e diretto dal britannico <strong>J Blakeson</strong> (<em>La scomparsa di Alice Creed</em>) arrivato in esclusiva su <strong>Amazon Prime Video</strong> lo scorso 19 febbraio. Nel film <strong>non c’è spazio per i buoni</strong>, anzi, sono i <em>cattivi</em> stessi a prendere completamente il sopravvento combattendo contro criminali ancora più malvagi di loro.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/02/ICareaLot.jpg" rel="lightbox" title="I Care A Lot: la recensione del film di J Blakeson (su Amazon Prime Video)"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-273588" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/02/ICareaLot-300x450.jpg" alt="ICareaLot.jpg" width="234" height="351" /></a>Protagonista assoluta della storia è Marla Grayson (<strong>Rosamund Pike</strong>), una tutrice legale in una casa di riposo. Con l’aiuto della sua partner Fran (<strong>Eiza González</strong>) inventa uno stratagemma terrificante: corrompe i medici per dichiarare le persone anziane legalmente inadatte a prendersi cura di sé stesse e poi inganna i giudici facendosi nominare loro tutrice.</p>
<p>Una volta rinchiusi dentro una struttura, spesso contro la loro volontà, vende le loro case e i loro averi per pagare sé stessa. Un giorno la truffatrice dall’animo imperturbabile commette però un grosso errore, mettendo gli occhi sull’anziana Jennifer Peterson (<strong>Dianne Wiest</strong>). La donna, che all’apparenza sembra indifesa, si rivelerà essere un pesce molto più grosso di quanto sembri.  Jennifer non è altri che la madre di un boss della mafia russa, Roman Lunyov (<strong>Peter Dinklage</strong>).</p>
<p>Decisi a <em>vincere</em> a ogni costo, i due iniziano così una guerra all’ultimo sangue per la custodia della signora spinti dalla determinazione e dall’orgoglio, fino ad arrivare ad <strong>un finale inaspettato e contraddittorio, che lascia un po’ l’amaro in bocca</strong>.</p>
<p>Al di là di una certa delusione per questa conclusione, sui titoli di cosa sorgono anche <strong>alcune domande e dubbi</strong>. Un giudice può davvero essere tanto ingenuo da farsi prendere in giro in quel modo? Com’è possibile che Marla e Fran non siano ancora state scoperte? E ancora, com&#8217;è possibile che dei boss della mafia corpulenti e spietati non riescano a uccidere due donne esili e magroline?</p>
<p>Eppure, l&#8217;aspetto che convince ancor meno alla fine della visione di I Care A Lot è<strong> lo scarso approfondimento psicologico dei personaggi</strong>. Sembrano essere <em>cattivi</em> solo per il gusto di esserlo, senza una ragione concreta dietro. Mai per un secondo Marla abbassa la maschera o mostra un briciolo di umanità, e a causa di questo è difficile identificarsi &#8211; o addirittura tifare &#8211; per lei (se questo era il risultato che J Blakeson cercava di ottente, beh, ci è riuscito).</p>
<p>Quando Roman minaccia di uccidere sua madre, questa risponde con una semplice alzata di spalle: “Faccia come vuole, me ne sbatto di quella sociopatica”. Alla tutrice sembra quindi non importare di nulla al di fuori del denaro e non la spaventa nemmeno la possibilità di morire, tanto che con un’altra battuta sagace afferma sfacciatamente: “Ricorda che anno spaventoso è stato il 1807? No, e nemmeno io, perché non ero ancora nata. Quando sarò morta sarà lo stesso. Il niente assoluto. Perché avere paura?”.</p>
<p>J Blakeson tratteggia protagonisti meschini, ma <strong>completamente imperscrutabili</strong>. Il regista e sceneggiatore non si addentra troppo nelle loro motivazioni o nel loro passato, ma si limita soltanto a scalfire leggermente la superficie della loro psiche imbellettandola con frasi d’effetto e modi di fare eccentrici. <strong>Non c’è spazio per l’introspezione</strong> nella lotta tra Ramon e Marla, uno scontro che li coinvolge a tal punto da far spostare completamente la loro attenzione sulla vendetta personale e sui soldi piuttosto che sul benessere della povera Jennifer.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/04/Peter-Dinklage-e-Nicholas-Logan-in-I-Care-a-Lot-2020.jpg" rel="lightbox" title="I Care A Lot: la recensione del film di J Blakeson (su Amazon Prime Video)"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-276311 alignleft" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/04/Peter-Dinklage-e-Nicholas-Logan-in-I-Care-a-Lot-2020-300x168.jpg" alt="Peter Dinklage e Nicholas Logan in I Care a Lot (2020)" width="350" height="196" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/04/Peter-Dinklage-e-Nicholas-Logan-in-I-Care-a-Lot-2020-300x168.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/04/Peter-Dinklage-e-Nicholas-Logan-in-I-Care-a-Lot-2020-768x429.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/04/Peter-Dinklage-e-Nicholas-Logan-in-I-Care-a-Lot-2020.jpg 1024w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /></a>Nonostante questo, i protagonisti riescono a &#8216;ottenere giustizia&#8217; sullo schermo grazie alle <strong>magistrali interpretazioni dei loro interpreti</strong>. Sia Peter Dinklage che Rosamund Pike, in particolare, sono infatti assolutamente credibili nelle vesti di cattivi, tanto che &#8211; sorprendentemente &#8211; non si sa per chi parteggiare. L&#8217;attrice, tuttavia, regala con I Care A Lot una di quelle prove che difficilmente verranno dimenticate dal pubblico. Se in <em>Gone Girl</em> si era già messa in mostra come perfida rivale, qui è ancora più spietata.</p>
<p><strong>Il suo sguardo penetrante e l’intensità con cui scandisce le battute in modo glaciale</strong> catturano e allo stesso tempo terrorizzano completamente chi la guarda. Interpretazione perfettamente centrata al punto da valerle il Golden Globe. Durante il discorso per l’accettazione del premio ci ha anche scherzato sopra: &#8220;Forse devo solo ringraziare il sistema legale fallimentare per aver reso possibile realizzare una storia come questa&#8221;.</p>
<p>In effetti, durante la visione un’altra domanda che sorge abbastanza spontanea è se sia veramente possibile aggirare così facilmente la legge americana. J Blakeson, nel corso di un’intervista radiofonica, ha rivelato che lo spunto per I Care A Lot gli è venuto imbattendosi in <strong>notizie di cronaca</strong> riguardanti alcuni &#8216;guardiani predatori&#8217; che avevano ingannato il sistema e trovato una scappatoia legale per farla franca.</p>
<p>Inorridito da queste storie ha deciso che alcuni argomenti erano troppo orribili però per essere affrontati &#8216;di petto&#8217;, così la sua soluzione è stata di &#8220;<strong>raccontare le vicende in modo abbastanza onesto all&#8217;inizio prima di trasformare I Care A Lot in un thriller vero e proprio</strong>”. Sfortunatamente, il fulcro della vicenda cambia troppo bruscamente, spostandosi dai toni vicini a quelli di una commedia ad atmosfere ben più cupe e pesanti. Nella prima parte, infatti, il racconto solletica lo spettatore con una storia intrigante sullo sfruttamento degli anziani (un tema molto attuale purtroppo), ma in un secondo momento perde completamente di vista questo aspetto e deraglia in lunghe e noiose questioni di malavita che, in sostanza, portano al <em>nulla</em>.</p>
<p>In definitiva, I Care A Lot è un film che mescola (non particolarmente bene) dark humor e leggerezza senza fare moralismi, che si arrampica comunque fino alla sufficienza grazie alle efficaci prove delle sue star da &#8216;detestare&#8217; e alla cura di fotografia e regia.</p>
<p>Di seguito trovate <strong>il trailer internazionale</strong> di I Care A Lot, disponibile nel catalogo Amazon Prime Video dal 19 febbraio:</p>
<p><iframe loading="lazy" title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/4lkCCo63nhM" width="1013" height="570" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/i-care-a-lot-la-recensione-del-film-di-j-blakeson/">I Care A Lot: la recensione del film di J Blakeson (su Amazon Prime Video)</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.ilcineocchio.it/cinema/i-care-a-lot-la-recensione-del-film-di-j-blakeson/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>The Block Island Sound &#124; La recensione del film horror di Matthew e Kevin McManus</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/the-block-island-sound-la-recensione-del-film/</link>
					<comments>https://www.ilcineocchio.it/cinema/the-block-island-sound-la-recensione-del-film/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elisa Pizzato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Mar 2021 22:56:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilcineocchio.it/?post_type=cinema&#038;p=276160</guid>

					<description><![CDATA[<p>Sono Chris Sheffield e Michaela McManus i protagonisti del fanta-thriller marino finito in esclusiva su Netflix</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/the-block-island-sound-la-recensione-del-film/">The Block Island Sound | La recensione del film horror di Matthew e Kevin McManus</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sembra assurdo pensare che attualmente ben il 95% degli Oceani siano ancora inesplorati. Questo alone di mistero che avvolge gli abissi ha dato via nel corso degli anni alle più disparate teorie su creature marine, ma ha anche ispirato opere letterarie e cinematografiche. La <strong>talassofobia</strong> è presente più che mai ultimamente in film come <em>47 Metri</em> (<a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/47-metri-la-recensione-del-film-johannes-roberts/" target="_blank" rel="noopener">la recensione</a>), <em>Paradise Beach – Dentro l’Incubo</em> (<a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/riflessione-paradise-beach-dentro-lincubo-film/" target="_blank" rel="noopener">la recensione</a>) e <em>Alla Deriva</em>. <strong>The Block Island Sound</strong> dei fratelli <strong>Matthew e Kevin McManus</strong> (<em>Funeral Kings</em>), si aggiunge a questa lista, combinando la paura dei mostri con le teorie complottistiche odierne.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/09/TheBlockIslandSound.jpg" rel="lightbox" title="The Block Island Sound | La recensione del film horror di Matthew e Kevin McManus"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-264764" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/09/TheBlockIslandSound-300x450.jpg" alt="TheBlockIslandSound.jpg" width="233" height="350" /></a>Il film inizia con un ringhio disumano proveniente dalle profondità del mare, mentre un uomo disorientato e spaventato riprende i sensi su una barca. L’anziano pescatore è Tom (<strong>Neville Archambault</strong>) e di recente ha avuto innumerevoli episodi di blackout e allucinazioni sotto gli occhi preoccupati del figlio Harry (<strong>Chris Sheffield</strong>). Intanto, anche sulla terraferma stanno accadendo fatti inspiegabili.</p>
<p>A Block Island infatti stanno succedendo avvenimenti alquanto sinistri: qualcosa di sconosciuto sta uccidendo tonnellate di pesci e sta facendo cadere gli uccelli dal cielo. A indagare su questo strano fenomeno arriva Audry (<strong>Michaela McManus</strong>), sorella di Harry e ricercatrice dell’EPA. Le condizioni di Tom, però, peggiorano sempre di più. Quando finirà per morire in circostanze sospette, Harry inizierà ad accusare gli stessi sintomi del padre.</p>
<p>Il ragazzo soffre di sonnambulismo e di perdite di memoria, e come se non bastasse sente delle voci che lo spingono a compiere atti pericolosi e violenti (come rapire il cane dei vicini e lasciarlo in mare aperto). Disperato, chiede aiuto alla sorella e dopo varie analisi in ospedale viene ipotizzato che il suo disturbo sia causato da una sorta di iper-sensitività all’elettricità (la stessa che affligge il Chuck McGill della serie <em>Better Call Saul</em>).</p>
<p>Un amico di Harry, Dale (<strong>Jim Cummings</strong>), invece sostiene che la causa sia altro: scie chimiche, progetti ed esperimenti top secret del governo. In ogni caso, Harry continua a peggiorare e con una corsa sfrenata contro il tempo è deciso ad andare in fondo alla faccenda prima che la situazione peggiori e che venga mietuta un’altra vittima. Che cosa si nasconde negli abissi del mare? Chi c’è dietro a tutto questo?</p>
<p>Con le sue inquietanti domande e misteri, The Block Island Sound <strong>intreccia le teorie complottistiche con le paranoie e i sospetti di una piccola città di pescatori</strong>, ponendo al centro della sua storia i legami familiari difficoltosi. Non a caso dietro a quest’opera sono proprio due fratelli, Kevin McManus e Matthew McManus. Il film, presentato in anteprima al Fantasia International Film Festival 2020 e recentemente distribuito in esclusiva da <strong>Netflix</strong> (dall’11 Marzo), è stato girato proprio sull&#8217;isola di Block, nello stato del Rhode Island, la stessa area in cui i registi hanno trascorso buona parte della loro infanzia.</p>
<p>Questo aspetto influenza drammaticamente il tono di The Block Island Sound, che <strong>si basa più sulla sottolineatura di atmosfere che su scene d’azione o facili <em>jumpscare</em></strong>. I fratelli McManus conoscono l’isola, sanno cosa vuol dire vivere in un paesino così piccolo in cui tutti conoscono tutti e non esiste di fatto la privacy. Prendendo per mano gli spettatori, i registi li guidano attraverso le strade della città, dove aleggia un senso di segretezza fino a condurli passo per passo al finale. Il <strong>senso di claustrofobia e angoscia</strong> è poi ancor di più messo in risalto dal direttore della fotografia <strong>Alan Gwizdowski</strong> con toni cupi e scuri, tendenti al blu.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/03/Chris-Sheffield-e-Michaela-McManus-in-The-Block-Island-Sound-2020.jpg" rel="lightbox" title="The Block Island Sound | La recensione del film horror di Matthew e Kevin McManus"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-276174 alignleft" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/03/Chris-Sheffield-e-Michaela-McManus-in-The-Block-Island-Sound-2020-300x187.jpg" alt="Chris Sheffield e Michaela McManus in The Block Island Sound (2020)" width="350" height="218" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/03/Chris-Sheffield-e-Michaela-McManus-in-The-Block-Island-Sound-2020-300x187.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/03/Chris-Sheffield-e-Michaela-McManus-in-The-Block-Island-Sound-2020-768x478.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/03/Chris-Sheffield-e-Michaela-McManus-in-The-Block-Island-Sound-2020.jpg 1024w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /></a>Per non parlare del<strong> lavoro fatto sul montaggio del suono</strong>: i suoni gutturali e metallici del mostro marino mettono i brividi e rimarranno impressi nella memoria, magari causeranno anche incubi. Non è semplice fare un lavoro di regia di questo tipo, soprattutto quando in ballo c’è la mescolanza di diversi generi come horror, thriller e fantascienza. I McManus invece ci sono riusciti egregiamente, sfornando un’opera in cui la tensione va sempre in crescendo e il livello di attenzione da parte del pubblico non cala mai.</p>
<p>Oltre al soprannaturale, racconti di leggende metropolitane e atmosfere tetre, The Block Island Sound <strong>si sofferma anche sulla psicologia dei sui personaggi</strong>, analizzando in particolar modo la relazione tra i due fratelli protagonisti. Audry è una donna dall’animo gentile, indipendente, che lascia Block Island per fare carriera, mentre Harry è rimasto per accudire il padre, è testardo, solitario e ha problemi a gestire la rabbia. Tra di loro c’è un persistente sentimento di risentimento, Harry pensa che Audry potrebbe venire a visitarli più spesso e da parte di quest’ultima c’è un senso di colpa per averli abbandonati egoisticamente.</p>
<p>Nonostante ciò, dal loro rapporto traspare un affetto genuino e autentico, merito anche della prova attoriale di Chris Sheffied e Michaela McManus. Le relazioni tra i personaggi guidano allora il film e <strong>rendono il tutto più reale</strong>, persino gli eventi paranormali, mantenendo un equilibrio perfetto fra le due anime di The Block Island Sound. I registi infatti non si sbilanciano mai con il soprannaturale, si trattengono spesso, non mostrano mai troppo, <strong>non cercano mai di spiegare più del necessario</strong>.</p>
<p>In definitiva, The Block Island Sound funziona perché è un mistero inspiegabile consegnato al pubblico attraverso un credibile dramma umano eseguito con assoluto realismo emotivo fatti di molti livelli. Insomma, da non perdere.</p>
<p>Di seguito trovate <strong>il trailer internazionale</strong> di The Block Island Sound:</p>
<p><iframe loading="lazy" title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/lRCrUzAcZpA" width="1013" height="422" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/the-block-island-sound-la-recensione-del-film/">The Block Island Sound | La recensione del film horror di Matthew e Kevin McManus</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.ilcineocchio.it/cinema/the-block-island-sound-la-recensione-del-film/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Naboer (Next Door) &#124; La recensione del film di Pål Sletaune (su Netflix)</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/naboer-next-door-la-recensione-del-film/</link>
					<comments>https://www.ilcineocchio.it/cinema/naboer-next-door-la-recensione-del-film/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elisa Pizzato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Mar 2021 14:13:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilcineocchio.it/?post_type=cinema&#038;p=276095</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dopo un'attesa lunga oltre 15 anni, il thriller psicologico norvegese esce in Italia </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/naboer-next-door-la-recensione-del-film/">Naboer (Next Door) | La recensione del film di Pål Sletaune (su Netflix)</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Così come per ogni questione ci sono diversi punti di vista, allo stesso modo quando una coppia si lascia, ci sono sempre due versioni della stessa storia. C’è chi dice che ci si è lasciati di comune d’accordo, chi invece si prende il merito per aver rotto la relazione, creando così un confine labile tra chi ha ragione e chi ha torto. La storia di <strong>Naboer</strong> (<em>Next Door</em> – 2005) inizia proprio con una separazione.</p>
<p>Il personaggio principale del film, John (interpretato da <strong>Kristoffer Joner</strong>), è stato appena scaricato dalla sua ragazza Ingrid (<strong>Anna Bache-Wiig</strong>), che ritorna nel suo appartamento per recuperare alcuni oggetti. Tra i due c’è una palpabile tensione, che viene ancor di più sottolineata quando Ingrid menziona il suo nuovo ragazzo, Ake, che la sta aspettando in strada nel caso le succedesse qualcosa. “Non voleva che venissi qui da sola. Se suona il clacson gli faccio un gesto per avvisarlo che va tutto bene”, spiega l’ex fidanzata.<strong> Lo spettatore è subito incuriosito dalla situazione.</strong> Qual è stato il motivo della loro separazione? In questo caso chi è la vittima e chi è il &#8216;carnefice&#8217;? Questo contorto gioco di &#8216;lupo e agnello&#8217; viene inoltre ripreso quando John incontra le sue vicine di casa, le bellissime sorelle Anne (<strong>Cecilie Mosli</strong>) e Kim (<strong>Julia Schacht</strong>), che lo invitano nel loro appartamento con la scusa di aiutarle a spostare un mobile.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/08/Naboer.jpg" rel="lightbox" title="Naboer (Next Door) | La recensione del film di Pål Sletaune (su Netflix)"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-227940" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2020/08/Naboer-300x450.jpg" alt="Naboer.jpg" width="233" height="350" /></a>La loro abitazione dall’arredo scuro e l&#8217;atteggiamento misterioso ricordano quelli dei vicini di <strong><em>Rosemary’s Baby -Nastro Rosso a New York</em></strong> (1968), anche se il film di Roman Polanski è molto diverso da Naboer (e nettamente superiore). Le due ragazze, tuttavia, si comportano in modo strano: conoscono una strana quantità di dettagli riguardo a John e sembrano non volerlo lasciare andare, dando via così a un perverso gioco psicologico fatto di violenze e avvenimenti misteriosi.</p>
<p>La scena in cui John e Kim si lasciano andare a <strong>un rapporto sessuale tra schiaffi e pugni</strong> è difficile da digerire. Il sangue dei due si mischia, consolidando così la loro assurda unione in una scena visivamente potente. Stanco di essere manipolato mentalmente, John, come un topolino in trappola in un labirinto, cercherà così di fuggire dall’appartamento. Improvvisamente si imbatterà in una stanza nello stesso Ake e la conversazione tra i due svelerà un dettaglio che metterà a posto i pezzi del puzzle, ma sconvolgerà completamente la trama. <strong>Niente è come sembra</strong> in Naboer infati e, come in ogni thriller che si rispetti, non bisogna mai fidarsi del protagonista.</p>
<p><strong>Pål Sletaune</strong> firma un&#8217;opera palesemente<strong> ispirata al cinema di Alfred Hitchcok</strong> (&#8216;mito&#8217; dichiarato dell&#8217;autore), in cui vengono raccontati i problemi della psiche umana e delle violenze domestiche. A causa dei suoi contenuti forti, Naboer è stato <strong>vietato ai minori di 18 anni</strong>, cosa che era accaduta solo a quattro film norvegesi in precedenza, vale a dire <em>Douglas</em> di Pål Bang-Hansen nel 1970, <em>Mother&#8217;s house</em> di Per Blom nel 1974, <em>Stop it!</em> di Lasse Glomm nel 1980 e <em>Hotel St. Pauli</em> di Svend Wam nel 1987. E finalmente ora, grazie al suo imprevedibile arrivo nel catalogo di <strong>Netflix</strong>, fa il suo debutto anche in Italia, dopo essere stato presentato alle Giornate degli Autori della Mostra del Cinema di Venezia nel lontano 2005.</p>
<p>Alla fine risulta un film riuscito, nonostante <strong>qualche sbavatura</strong>: alcuni dettagli della trama rimangono confusi e nel suo corso il regista lascia pochi indizi per il pubblico.<strong> La conclusione, inoltre, appare eccessivamente <em>riassuntiva</em></strong>, dove in un’unica scena vengono spiegati tutti i <strong>72 minuti</strong> complessivi. Nonostante questo, Pål Sletaune traccia <strong>un vivo ritratto psicologico</strong> dei suoi personaggi e del protagonista, dirigendo impeccabilmente i suoi attori, tanto che Kristoffer Joner è arrivato a vincere nel 2005 il premio Amanda Award come miglior attore al Norwegian International Film Festival. L’eccellente lavoro di fotografia dai toni cupi per mano di <strong>John Andreas Andersen</strong> e l’inquietante colonna sonora composta da <strong>Simon Boswell</strong>, aiutano poi il regista a creare un&#8217;atmosfera tesa e angosciante.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/03/Julia-Schacht-in-Naboer-2005-film.jpg" rel="lightbox" title="Naboer (Next Door) | La recensione del film di Pål Sletaune (su Netflix)"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-276108 alignleft" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/03/Julia-Schacht-in-Naboer-2005-film-300x164.jpg" alt="Julia Schacht in Naboer (2005) film" width="349" height="191" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/03/Julia-Schacht-in-Naboer-2005-film-300x164.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/03/Julia-Schacht-in-Naboer-2005-film-768x421.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/03/Julia-Schacht-in-Naboer-2005-film.jpg 1024w" sizes="(max-width: 349px) 100vw, 349px" /></a>Il genere thriller / horror era relativamente nuovo per Pål Sletaune, noto allora principalmente per i suoi film drammatici venati di comicità come <em>Posta Celere</em> (Junk Mail &#8211; 1997) e <em>You Really Got Me</em> (2001), e lui stesso ha ammesso: &#8220;Dopo aver girato due film che narravano in terza persona, volevo farne uno in prima persona; un film soggettivo, psicologico&#8221;. In effetti, ci si rende conto che John forse non è poi così innocente come avrebbe potuto apparire nei primi minuti. Come detto, in Naboer <strong>il ruolo tra vittima e carnefice cambia continuamente</strong>. Se all’inizio lo spettatore è portato a pensare che le due ragazze sexy siano malvagie e vogliano far del male a John, presto tutto viene sovvertito.</p>
<p>Il regista era comunque molto consapevole dei rischi di un protagonista <em>inimmaginabile</em>: &#8220;Ho lavorato sodo con Kristoffer Joner per trasformare il personaggio in qualcosa che interessasse il pubblico&#8221;. Il loro duro lavoro è stato chiaramente ripagato, poiché Naboer <strong>mescola in modo intelligente elementi classici del genere horror con la possibilità di sbirciare nella psiche di un uomo molto insolito</strong>.</p>
<p>Un thriller compatto dunque, con una buona carica di erotismo e costruito in maniera egregia per quanto riguarda le atmosfere pregne di tensione. Nonostante i continui passaggi non sempre riusciti tra la dimensione onirica e quella reale, Naboer nell’insieme va a segno e si presta come un’interessante e originale visione. Di sicuro una ulteriore rivisitazione potrebbe aiutare lo spettatore a goderne meglio, permettendogli di notare dettagli e allusioni che alla prima visione sfuggono.</p>
<p>Di seguito trovate <strong>il trailer internazionale</strong> di Naboer:</p>
<p><iframe loading="lazy" title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/b-j-vB0VylU" width="1030" height="445" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/naboer-next-door-la-recensione-del-film/">Naboer (Next Door) | La recensione del film di Pål Sletaune (su Netflix)</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.ilcineocchio.it/cinema/naboer-next-door-la-recensione-del-film/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Murk &#124; La recensione del film di Jannik Johansen (su Netflix)</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/cinema/murk-la-recensione-del-film-di-jannik-johansen/</link>
					<comments>https://www.ilcineocchio.it/cinema/murk-la-recensione-del-film-di-jannik-johansen/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elisa Pizzato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Feb 2021 09:34:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilcineocchio.it/?post_type=cinema&#038;p=275257</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel 2005, il regista danese tornava dietro alla mdp per un thriller cupo quando il suo titolo con protagonisti Nikolaj Lie Kaas e Nicolas Bro</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/murk-la-recensione-del-film-di-jannik-johansen/">Murk | La recensione del film di Jannik Johansen (su Netflix)</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Murk</strong> (<em>Mørke</em>) è un film danese del 2005, diretto da <strong>Jannik Johansen</strong>, che lo ha anche co-sceneggiato con <strong>Anders Thomas Jensen</strong>, già vincitore di un Oscar per il Miglior corto del 1998 con <em>Election Night</em> (<em>Valgaften</em>). Più cupo del debutto di Johansen, <em>Stealing Rembrandt</em> del 2003 (anch&#8217;esso co-scritto con Jensen), il film segue le indagini di un giornalista spinto a investigare quando la sorella disabile si toglie la vita in circostanze misteriose durante la prima notte di nozze. Nonostante i buchi di trama e alcuni risvolti prevedibili, Murk risulta comunque un&#8217;opera che affronta tematiche profonde e spinose quali la solitudine e il suicidio.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/02/murk-film-2005-poster.jpg" rel="lightbox" title="Murk | La recensione del film di Jannik Johansen (su Netflix)"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-275326" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/02/murk-film-2005-poster-300x450.jpg" alt="murk film 2005 poster" width="233" height="350" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/02/murk-film-2005-poster-300x450.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/02/murk-film-2005-poster-1152x1728.jpg 1152w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/02/murk-film-2005-poster-768x1152.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/02/murk-film-2005-poster-1024x1536.jpg 1024w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/02/murk-film-2005-poster.jpg 1280w" sizes="(max-width: 233px) 100vw, 233px" /></a>La storia inizia a Copenaghen, dove Jacob (<strong>Nikolaj Lie Kaas</strong>) si sveglia improvvisamente da un incubo accanto alla fidanzata Nina (<strong>Laura Drasbæk</strong>). L&#8217;uomo soffre di insonnia e fa sogni ricorrenti sul tentativo di suicidio per annegamento della sorella Julie (<strong>Lotte Bergstrøm</strong>), gesto che le ha provocato severi danni cerebrali. Julie va a trovare il fratello assieme alla madre e, con grande sorpresa della sua famiglia, comunica che sta per sposare Anker Jensen (<strong>Nicolas Bro</strong>), un uomo che ha conosciuto da poco su internet.</p>
<p>La coppia convola a nozze, ma poche ore dopo Julie viene ritrovata nella vasca da bagno dell’hotel morta, con i polsi tagliati. Qualche tempo dopo, Jacob trova tra gli affetti personali di Julie un libro appartenuto ad Anker dal quale scivola fuori il necrologio di una certa Rikke Marlene Bjerre: un indizio che gli fa pensare che Anker potrebbe essere stato già vedovo in passato.</p>
<p>Jacob rintraccia così il suo ex cognato e arriva in una remota cittadina rurale, un inquietante borgo chiamato Mørke (letteralmente &#8220;oscurità&#8221;). Qui, con sua enorme sorpresa, Jacob scopre che Anker si è fidanzato con un&#8217;altra donna con handicap mentale, Hanne (<strong>Laerke Winther Andersen</strong>). I sospetti di Jacob non posso quindi che infittirsi. Chi è veramente Anker? Si tratta di un serial killer psicopatico? Jacob, quasi intrappolato dall’<em>incantesimo</em> della cittadina, continua così le sue indagini, trovando nella fattoria di Anker diverse prove della sua colpevolezza. Deve però ora riuscire a incastrarlo prima che lui faccia la sua prossima mossa.</p>
<p><strong>A oltre quindici anni dalla sua uscita</strong>, Murk arriva finalmente in Italia grazie a <strong>Netflix</strong>, che lo ha da poco inserito nel suo catalogo insieme a un&#8217;altra dozzina di titoli scandinavi di vario genere. Forse, si potrebbe pensare che il motivo per cui è rimasto inedito per così tanto tempo risiede negli aspetti non esattamente <em>felici</em> che permeano il film. Innanzitutto, il protagonista Jacob compie <strong>scelte <em>insensate</em></strong> per tutta la durata. Una volta ottenute tutte le prove a carico di Anker infatti, non si rivolge infatti alla polizia. Nonostante affronti diverse conversazioni con lo sceriffo del paese, Jacob non accenna mai alle sue scoperte, anzi resta sempre sulla difensiva. Questo aspetto, incomprensibilmente reiterato, finisce per portare lo spettatore alla <strong>frustrazione</strong> (anche perché se ne intuisce l&#8217;effettiva colpevolezza sin dall’inizio).</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/02/murk-film-2005.jpg" rel="lightbox" title="Murk | La recensione del film di Jannik Johansen (su Netflix)"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-275328 alignleft" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/02/murk-film-2005-300x177.jpg" alt="murk film 2005" width="349" height="206" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/02/murk-film-2005-300x177.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/02/murk-film-2005-768x452.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/02/murk-film-2005.jpg 1024w" sizes="(max-width: 349px) 100vw, 349px" /></a>Jannik Johansen avrebbe potuto alimentare la suspense maggiormente, giocando con il pubblico e facendolo dubitare se Anker sia veramente colpevole o se, al contrario, sia Jacob a star impazzendo a causa dei sensi di colpa dovuti al suicidio della sorella. Sebbene ci siano alcuni <strong>deboli tentativi registici di <em>depistaggio</em></strong>, la traiettoria di Murk risulta quindi abbastanza intuibile. Un fatto che spiazza gli spettatori però in effetti c’è:<strong> le motivazioni dietro gli omicidi (assistiti)</strong> di Anker. <span style="color: #ff0000;"><strong>SPOILER</strong> </span>Stando all&#8217;uomo, infatti, le donne disabili avrebbero effettivamente voluto suicidarsi a prescindere, e secondo lui quello che fa non è altro, quindi, che un atto di &#8216;carità&#8217; nei loro confronti.</p>
<p>Purtroppo queste sembrano argomentazioni sconclusionate, che confondono lo spettatore e <strong>dilapidano il clima ansiogeno</strong> che si era creato fino a quel momento. A conti fatti, Murk risulta <strong>innecessariamente dilatato e ridondante</strong>. Dei suoi<strong> 124 minuti complessivi</strong>, almeno una ventina potevano essere facilmente tagliati: molte scene sono infatti superflue ai fini della trama ed eliminandole il ritmo ne avrebbe giovato.</p>
<p>Non mancano comunque<strong> i motivi di lode</strong>. Notevole è il lavoro del direttore della fotografia di <strong>Rasmus Videbæk</strong> (più recentemente al lavoro sulla trasposizione di <em>La Torre Nera </em>del 2017). Grazie ai <strong>toni freddi e tendenti al blu</strong> scelti, veniamo subito immersi nelle gelide atmosfere dei territori desolati della Danimarca. Le immagini si fanno via via sempre più cupe e opprimenti, alimentando il senso di disperazione e di angoscia che circondano Jacob e, di conseguenza, chi lo sta guardando. Buone sono anche le prove del cast. Nicolas Bro nei panni del pacioso Anker è particolarmente azzeccato: <strong>la sua faccia impassibile e la sua voce calma</strong> mentre racconta il suo traumatico passato mettono i brividi.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/02/murk-film-2005-danimarca-morke.jpg" rel="lightbox" title="Murk | La recensione del film di Jannik Johansen (su Netflix)"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright  wp-image-275329" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/02/murk-film-2005-danimarca-morke-300x202.jpg" alt="murk film 2005 danimarca morke" width="350" height="236" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/02/murk-film-2005-danimarca-morke-300x202.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/02/murk-film-2005-danimarca-morke-768x518.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/02/murk-film-2005-danimarca-morke.jpg 1024w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /></a>Infine, sotto la superficie di Murk si nascondono<strong> temi delicati</strong> quali il senso di colpa, la natura distruttiva dei suicidi e il sentimento di solitudine, aspetti piuttosto &#8216;pesanti&#8217; che difficilmente si ritrovano nei thriller americani. La sceneggiatura di Johansen e Jensen li affronta nel modo più brutale, mostrando <strong>la più sconsolante faccia della morte</strong>: l&#8217;assoluto isolamento e abbandono che provano le persone prima di lasciare questo mondo (il sottotitolo originale del film, non a caso, è &#8216;Ingen bør dø alene&#8217;, &#8216;Nessuno dovrebbe morire da solo&#8217;).</p>
<p>Murk propone in tal senso una riflessione su un aspetto che spesso non viene molto considerato, vista la sua difficoltà nell&#8217;essere generalmente gestito. <strong><span style="color: #ff0000;">SPOILER</span> </strong>Come rivela Anker riguardo il suicidio della prima moglie: “Capii perché l’aveva fatto, e perché doveva farlo da sola. Nessuno parla della morte, per questo è così complicato.” Uno spunto sicuramente interessante, che forse poteva essere affrontato in modo più approfondito.</p>
<p>In definitiva, Murk resta un esempio di crime thriller scandinavo particolarmente adatto a chi voglia approfondire una cinematografia che resta ancora oggi ignota dalle nostre parti.</p>
<p>Di seguito trovate<strong> il trailer internazionale</strong> di Murk:</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/SiLQIe5NjXY" width="859" height="644" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/murk-la-recensione-del-film-di-jannik-johansen/">Murk | La recensione del film di Jannik Johansen (su Netflix)</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.ilcineocchio.it/cinema/murk-la-recensione-del-film-di-jannik-johansen/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sulla Scena del Delitto: Il caso del Cecil Hotel &#124; La recensione dei 4 episodi della docuserie Netflix</title>
		<link>https://www.ilcineocchio.it/tv/sulla-scena-del-delitto-il-caso-del-cecil-hotel-la-recensione/</link>
					<comments>https://www.ilcineocchio.it/tv/sulla-scena-del-delitto-il-caso-del-cecil-hotel-la-recensione/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elisa Pizzato]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Feb 2021 13:14:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Horror & Thriller]]></category>
		<category><![CDATA[Joe Berlinger]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ilcineocchio.it/?post_type=tv&#038;p=275070</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il regista Joe Berlinger torna sulle scene per esplorare e gettare nuove prospettive sulla misteriosa scomparsa e morte di Elisa Lam</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/tv/sulla-scena-del-delitto-il-caso-del-cecil-hotel-la-recensione/">Sulla Scena del Delitto: Il caso del Cecil Hotel | La recensione dei 4 episodi della docuserie Netflix</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Avete mai visto quel video che circola da anni su Youtube in cui una ragazza si comporta in modo ‘strano’ nell&#8217;ascensore di un hotel? La ragazza in questione è <strong>Elisa Lam</strong>, muove le mani in modo irregolare, frenetico e contorto, entra ed esce dall’ascensore e sembra parlare con una persona ‘invisibile’.</p>
<p>Si tratta purtroppo delle sue ultime immagini in vita, <em>frame</em> inquietanti come lo è la stessa storia che circonda la scomparsa di Elisa. Per gli appassionati di crime stories e del mistero non è difficile non essersi mai imbattuti in questa vicenda, che ora ha inspirato il nuovo documentario Netflix <strong>Sulla scena del delitto: Il caso del Cecil Hotel</strong> (<em>Crime Scene: The Vanishing at the Cecil Hotel</em>), diretto da <strong>Joe Berlinger</strong>, già autore di <em>Conversazioni con un killer: il caso Bundy </em>(<a href="https://www.ilcineocchio.it/tv/conversazioni-con-un-killer-il-caso-bundy-recensione-serie-netflix/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">la nostra recensione</a>)</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/01/Sulla-scena-del-delitto-Il-caso-del-Cecil-Hotel-2021-poster.jpg" rel="lightbox" title="Sulla Scena del Delitto: Il caso del Cecil Hotel | La recensione dei 4 episodi della docuserie Netflix"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-272817" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/01/Sulla-scena-del-delitto-Il-caso-del-Cecil-Hotel-2021-poster-300x444.jpg" alt="Sulla scena del delitto Il caso del Cecil Hotel 2021 poster" width="237" height="351" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/01/Sulla-scena-del-delitto-Il-caso-del-Cecil-Hotel-2021-poster-300x444.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/01/Sulla-scena-del-delitto-Il-caso-del-Cecil-Hotel-2021-poster-768x1138.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/01/Sulla-scena-del-delitto-Il-caso-del-Cecil-Hotel-2021-poster.jpg 1037w" sizes="(max-width: 237px) 100vw, 237px" /></a>Il documentario <strong>ripercorre passo per passo le indagini</strong> del presunto delitto di Elisa Lam, dalla sua scomparsa al ritrovamento del corpo, avvalendosi di interviste di testimoni ed esperti del crimine, immagini di repertorio e <em>reenactment</em> della vicenda con attori. Elisa è una brillante studentessa canadese di 21 anni, soffre di depressione e di disturbo bipolare, condizioni difficili che la portano spesso a confidarsi e sfogarsi sulla sua pagina Tumblr. Mossa dal desiderio di viaggiare e di ritrovare sé stessa, parte da sola da Vancouver per un viaggio a Los Angeles. Qui si aspetta di incontrare nuove persone, fare nuove esperienze, ma purtroppo finirà per diventare la protagonista di una tragica storia.</p>
<p>La serie, <strong>in 4 episodi dalla durata di 50 minuti ciascuno, </strong>racconta sia le circostanze misteriose che circondano la prematura scomparsa di Elisa Lam, sia approfondisce la storia di un edificio che viene spesso definito come &#8220;l&#8217;hotel più infestato d&#8217;America&#8221;, il Cecil Hotel. “<strong>C’è una stanza in cui non è morto nessuno?</strong>” viene chiesto nel documentario all’ex direttrice dell’hotel Amy Price, la quale non risponde. In effetti, la storia del Cecil è permeata da una fama tetra, costellata da dettagli sinistri. Nelle sue camere sono morte molte persone tra suicidi, omicidi o overdosi, che non si arrestano mai e raggiungono il culmine negli anni ’80, quando la zona di Skid Row in cui si trova il Cecil Hotel si fa più pericolosa.</p>
<p>Sia nelle strade del quartiere che nei corridoi dell’hotel regna l’anarchia. Come ci racconta nel documentario Kim Cooper, storica di Los Angeles, la gente viene uccisa e derubata al suo interno, lanciata fuori dalle finestre, e le sue camere sono state la casa per famigerati serial killer come Jack Unterweger e Richard Ramirez.</p>
<p>Sulla Scena del Delitto: Il caso del Cecil Hotel, <strong>prende tempo all’inizio per analizzare l’ambiente che circonda la struttura</strong>. Skid Row è infatti uno dei più grandi mercati di droga dell’America occidentale, rifugio per tossicodipendenti, ex detenuti e senzatetto. Grazie all’intervista a Doug Mungin, storico di Skid Row, la serie tocca temi come la povertà, la gentrificazione e il classismo, e ne riconosce il ruolo che hanno giocato nella storia dell&#8217;hotel. Mentre questi aspetti servono sostanzialmente a fare da cornice alla vicenda, il fulcro principale resta però Elisa Lam.</p>
<p>Elisa scompare il 31 gennaio 2013 dal Cecil Hotel. Dopo due settimane di ricerche senza risultato, la polizia di Los Angeles diffonde in rete il video del suo ultimo avvistamento conosciuto, prelevato direttamente da una videocamera di sorveglianza di uno degli ascensori dell’hotel. La strana natura del filmato ha fatto sì che &#8216;il caso di Lam&#8217; si diffondesse a macchia d&#8217;olio, diventando oggetto di discussioni su gruppi Facebook, pagine Reddit e numerosi canali YouTube, tutti dedicati a indagare sulla inspiegabile scomparsa della giovane.</p>
<p>Gli ospiti del Cecil intanto iniziano a lamentarsi di uno strano sapore e colore dell’acqua dell&#8217;hotel. Mike e Sabina Baugh, che soggiornavano in quel periodo nell’hotel, spiegano alle telecamere di Neftlix come<strong> l’acqua avesse assunto proprio un singolare colore brunastro</strong>. L’addetto alla manutenzione Santiago Lopez va quindi controllare i serbatoi sul tetto della struttura ed è proprio qui che viene scoperto il cadavere nudo di Elisa Lam, che galleggia nell’acqua, il 19 febbraio 2013. Le indagini continuano assiduamente e mentre si è in attesa dei risultati tossicologi e dell’autopsia, nel mondo dilagano le teorie più disparate. John Lordan, uno Youtuber, ha preso particolarmente a cuore questa vicenda, e, come ci spiega lui stesso, ha analizzato rapidamente il filmato dell’ascensore e ha notato che è stato rallentato e che sono stati rimossi alcuni secondi.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/01/Sulla-scena-del-delitto-Il-caso-del-Cecil-Hotel-2021-netflix.jpg" rel="lightbox" title="Sulla Scena del Delitto: Il caso del Cecil Hotel | La recensione dei 4 episodi della docuserie Netflix"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-272816 alignleft" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/01/Sulla-scena-del-delitto-Il-caso-del-Cecil-Hotel-2021-netflix-300x158.jpg" alt="Sulla scena del delitto Il caso del Cecil Hotel 2021 netflix" width="347" height="183" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/01/Sulla-scena-del-delitto-Il-caso-del-Cecil-Hotel-2021-netflix-300x158.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/01/Sulla-scena-del-delitto-Il-caso-del-Cecil-Hotel-2021-netflix-768x405.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/01/Sulla-scena-del-delitto-Il-caso-del-Cecil-Hotel-2021-netflix.jpg 1024w" sizes="(max-width: 347px) 100vw, 347px" /></a><strong>Con la pubblicazione in rete di queste informazioni si perde il controllo</strong>: vengono ipotizzati complotti sul fatto che la polizia stesse coprendo tutto e che Elisa fosse addirittura un agente governativo inviato per infettare le popolazioni di senzatetto con la tubercolosi, e ancora teorie secondo cui Pablo Vergara, un cantante heavy metal l&#8217;abbia uccisa, e le accuse secondo cui la sua morte riecheggiava stranamente la trama di il film horror del 2002, <strong><em>Dark Water </em></strong>di Hideo Nakata. Tutte teorie e coincidenze che però vengono smontate in Sulla Scena del Delitto: Il caso del Cecil Hotel dai detective Greg Kading e Tim Garcia.</p>
<p>Dalle analisi del corpo infatti non vengono rilevate fratture o altre lesioni interne o esterne che suggeriscano un omicidio. Per quanto riguarda gli esami tossicologici non viene trovato nulla di sospetto, né alcool né uso di droghe pesanti. Ciò che viene notato, e che porterà la polizia a classificare questo caso come &#8216;morte accidentale&#8217;, è che la ragazza sta prendendo meno medicinali per il suo disturbo mentale di quelli che dovrebbe. Questo avrebbe potuto influire sulla sua lucidità e ne spiega il suo comportamento bizzarro durante la permanenza al Cecil Hotel. Quella che all’inizio sembra essere una storia di fantasmi e demoni, diventa così<strong> la triste tragedia di una ragazza che stava soffrendo</strong>.</p>
<p>Sulla Scena del Delitto: Il caso del Cecil Hotel prende <strong>una decisiva posizione di contrasto alle astruse teorie del web</strong>, che si nutrono spesso di queste storie e le trasformano in una ossessione. Nel caso di Elisa Lam, l’internet è saltato a conclusioni affrettate e assurde per il solo piacere di rende un caso più intrigante e per ottenere più visualizzazioni. Sebbene infatti il genere del <em>documentario crime</em> abbia la tendenza a sensazionalizzare gli eventi di morti misteriose, qui viene adottato<strong> un approccio più oggettivo</strong>, che porta allo spettatore i diversi punti di vista sulla vicenda. Vengono sì elencate tutte le teorie complottistiche più strampalate, ma vengono anche screditate una per una dagli investigatori privati che hanno lavorato al caso.</p>
<p><a href="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/02/Sulla-scena-del-delitto-Il-caso-del-Cecil-Hotel-2021-netflix-docuserie.jpg" rel="lightbox" title="Sulla Scena del Delitto: Il caso del Cecil Hotel | La recensione dei 4 episodi della docuserie Netflix"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-275079" src="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/02/Sulla-scena-del-delitto-Il-caso-del-Cecil-Hotel-2021-netflix-docuserie-300x168.jpg" alt="Sulla scena del delitto Il caso del Cecil Hotel (2021) netflix docuserie" width="350" height="196" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/02/Sulla-scena-del-delitto-Il-caso-del-Cecil-Hotel-2021-netflix-docuserie-300x168.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/02/Sulla-scena-del-delitto-Il-caso-del-Cecil-Hotel-2021-netflix-docuserie-768x431.jpg 768w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2021/02/Sulla-scena-del-delitto-Il-caso-del-Cecil-Hotel-2021-netflix-docuserie.jpg 1024w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /></a>I toni nei confronti di Elisa Lam sono sempre rispettosi ed empatici e viene sottolineata spesso la gravità dei suoi disturbi mentali. Come spiega la neuropsicologa Judy Ho, per provare a risolvere il mistero della sua morte occorre cercare di capire meglio cosa le passasse per la mente in quei giorni. Nei titoli di coda di Sulla Scena del Delitto: Il caso del Cecil Hotel <strong>viene indicato un link per coloro che soffrono di problemi mentali</strong>, in modo da poter prevenire in futuro che la storia di Elisa si ripeta.</p>
<p>In definitiva, questa docuserie ci propone una discussione su classismo, salute mentale e morale etica. Doug Mungin commenta la questione spiegandoci che oggi stiamo assistendo alla &#8216;reinvenzione&#8217; del centro di Los Angeles, luogo in cui coesistono strade piene di povertà e violenza ma anche turisti ed esponenti dell’alta borghesia che abitano in loft di lusso. I quattro episodi ci lasciano così con una domanda: è giusto voler ripulire le strade di Skid Row semplicemente rimuovendo le persone che lì vivono da sempre? Joe Berlinger <strong>non vuole soltanto trattare la storia di Elisa Lam, ma analizzarne anche le circostanze</strong>. Contestualizza il quartiere di Skid Row e si domanda come mai Los Angeles trascuri coloro che soffrono di malattie mentali. Concentrandosi su queste tematiche, invece di alimentare storie di fantasmi e mostri, il regista porta estremo rispetto alla vittima e alla sua famiglia. Sulla Scena del Delitto: Il caso del Cecil Hotel mette finalmente un punto alla storia di Elisa Lam, rispondendo alle domande di un mistero che ancora oggi molti considerano comunque irrisolto.</p>
<p>Di seguito <strong>il trailer internazionale (con sottotitoli in italiano) </strong>di Sulla scena del delitto: Il caso del Cecil Hotel, nel catalogo di Netflix <strong>dal 10 febbraio</strong>:</p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/UdUeYGoNFOw" width="1013" height="570" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/tv/sulla-scena-del-delitto-il-caso-del-cecil-hotel-la-recensione/">Sulla Scena del Delitto: Il caso del Cecil Hotel | La recensione dei 4 episodi della docuserie Netflix</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.ilcineocchio.it/tv/sulla-scena-del-delitto-il-caso-del-cecil-hotel-la-recensione/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
