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	<title>Mario Bulletti | Il Cineocchio</title>
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		<title>[Film memories on the road] Il mercato dei film dalla Turchia all&#8217;Indonesia. Cosa sapere e come cercare &#8211; Guida introduttiva (parte I)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mario Bulletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Sep 2017 22:13:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[film memories on the road]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A caccia di titoli più o meno introvabili, tra edizioni in VHS, DVD, VCD e Laserdisc</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/film-memories-on-the-road-il-mercato-dei-film-dalla-turchia-allindonesia-cosa-sapere-e-come-cercare-guida-introduttiva-parte-i/">[Film memories on the road] Il mercato dei film dalla Turchia all&#8217;Indonesia. Cosa sapere e come cercare &#8211; Guida introduttiva (parte I)</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Verso il 1993, <strong>il VCD</strong> fa la sua entrata in scena nel mercato home video mondiale: si tratta di un degno sostituto delle VHS a livello mondiale e un&#8217;alternativa più economica e popolare ai Laserdisc nei mercati occidentali. Fondamentalmente il Video CD è un dischetto CD che può contenere anche una singola traccia video dalla durata massima di 74 o 80 minuti. Rispetto al più moderno DVD ovviamente le prestazioni sono estremamente limitate: la capacità massima di contenuto varia dai 700 agli 800 Mb contro gli 8.5 Gb massimi permessi dal formato DVD o fino ai 128 Gb degli ultimi Blu Ray Triple-Layer XL: questo comporta quindi una compressione video accentuata e la mancanza di tutto un compartimento di materiale extra: mancano i menù animati, possibilità di selezionare più lingue o rimuovere e selezionare sottotitoli, non esiste una suddivisione in capitoli o un compartimento di materiale bonus. C&#8217;è solo il film nudo e crudo, con spesso sottotitoli forzati nei paesi extraeuropei e la suddivisione in 2 o più dischetti qualora il film superi i 74 o gli 80 minuti di durata. Rispetto alla VHS però presenta <strong>la capacità di non deteriorare la qualità video nel tempo e una maggiore resistenza alle condizioni di umidità</strong> pur se in molti casi eccessive compressioni video possono portare a edizioni in VCD di qualità nettamente inferiore a quella di una videocassetta.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/09/Mezarım-Mermerden-Olsun-VCD.jpg" rel="lightbox" title="[Film memories on the road] Il mercato dei film dalla Turchia all'Indonesia. Cosa sapere e come cercare - Guida introduttiva (parte I)"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright size-full wp-image-50791" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/09/Mezarım-Mermerden-Olsun-VCD.jpg" alt="Mezarım Mermerden Olsun (VCD)" width="250" height="250" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/09/Mezarım-Mermerden-Olsun-VCD.jpg 250w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/09/Mezarım-Mermerden-Olsun-VCD-150x150.jpg 150w" sizes="(max-width: 250px) 100vw, 250px" /></a>Tuttavia, il VCD ha rappresentato soprattutto in Asia, dalla Turchia all&#8217;Indonesia, il formato nettamente più usato per la diffusione dei film nel mercato home video a causa dei suoi <strong>bassi costi di produzione, una discreta versatilità e soprattutto l&#8217;estrema capacità di poter essere copiato e riprodotto anche illegalmente da ditte clandestine</strong>. In molti paesi ha rappresentato &#8211; nel bene e nel male &#8211; l&#8217;unico canale per la pubblicazione e la sopravvivenza di parte del patrimonio storico filmico nazionale. Come in Malesia o in Cambogia.</p>
<p>Mi è sempre piaciuto, di ogni paese che visito, osservare le caratteristiche del proprio mercato home video e musicale: perchè in un paese vanno più i DVD piuttosto che i VCD? Perchè in un altro è il contrario? Perchè certi paesi sono famosi per la loro storica produzione di VHS mentre in altri neanche sanno cosa siano? Perchè il Laserdisc ha attecchito molto in certe realtà ed in altri assolutamente no? Quali sono il futuro per i mercati dei prodotti fisici come DVD e Blu-Ray nei paesi emergenti o del <em>terzo mondo</em>? E <strong>ogni paese ha una sua storia e delle sue caratteristiche che passerò ora brevemente in rassegna</strong>, di modo che il collezionista, lo studioso, il ricercatore, l&#8217;appassionato o il semplice curioso che si trovi a fare una vacanza o passare da un paese piuttosto che da un altro, sappia un po&#8217; come muoversi, come e cosa cercare nei (sempre meno) negozi di film che ho avuto la fortuna di trovare lungo anni di viaggi e scoperte.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/09/Hacı-Muratın-İntikamı-VCD.jpg" rel="lightbox" title="[Film memories on the road] Il mercato dei film dalla Turchia all'Indonesia. Cosa sapere e come cercare - Guida introduttiva (parte I)"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-50792 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/09/Hacı-Muratın-İntikamı-VCD-300x296.jpg" alt="Hacı Murat'ın İntikamı (VCD)" width="300" height="296" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/09/Hacı-Muratın-İntikamı-VCD-300x296.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/09/Hacı-Muratın-İntikamı-VCD-405x400.jpg 405w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/09/Hacı-Muratın-İntikamı-VCD.jpg 500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Dei paesi che abbiamo sin qui visto (e di quelli che vedremo nelle prossime puntate), sicuramente <strong>la Turchia è quello più interessante per quanto riguarda la mole di prodotti che fanno gola al collezionista o all&#8217;appassionato di cinema locale</strong>. Fin dai primissimi anni &#8217;80 è stato sicuramente uno dei paesi extraeuropei/americani con la più massiccia produzione di VHS assieme a India e Hong Kong. Nonostante la difficile reperibilità di tantissime pellicole dei tempi che furono (si stima che almeno un 30% della produzione cinematografica turca fino a tutti gli anni &#8217;70 inoltrati sia andata irrimediabilmente perduta), il mercato turco ha prodotto una quantità impressionante di VHS fino alla fine degli anni &#8217;90. <strong>Circa 2.000 titoli classici del cinema di genere sono stati pubblicati in videocassetta da poche compagnie turche</strong> generalmente sovvenzionate da compagnie statali e gestite direttamente dai più potenti produttori storici del cinema turco come <strong>Turker Inanoglu</strong>. La Gala Film o la Fanatik Video sono gli esempi più evidenti e famosi: grazie alle notevoli risorse economiche alle quali hanno avuto accesso &#8211; più o meno in combutta o con l&#8217;avallo silenzioso delle autorità &#8211; sono riuscite ad accaparrarsi (con metodi più o meno puliti) una quantità sterminata di master e pellicole originali che giacciono ancora nei loro immensi magazzini ed hanno monopolizzato fino a pochissimi anni fa il mercato interno. Fin dagli anni &#8217;80, il mercato delle videocassette turco ha prodotto una quantità impressionante di film vecchi e nuovi che oggi rappresentano <strong>uno dei settori collezionistici più ricercati e valutati nel mondo del <em>cinema bis</em></strong>. Copertine spesso molto ben curate, proposte dei film più assurdi e incredibili e i grandi classici degli attori storici del cinema locale (Cuneyt Arkin, Yilmaz Guney, i film di Yilmaz Atadeniz, giusto per fare i primi esempi) stanno a indicare come in Turchia fin dalla nascita del mercato home video si sia prestata una <strong>notevole attenzione alla riscoperta del vecchio cinema di genere</strong> e non ci si sia solo limitati ad immettere sul mercato i nuovi titoli o i grandi blockbuster contemporanei del cinema occidentale. Questo è dovuto anche a due fattori molto importanti: le rigide norme della dittatura militare degli anni &#8217;80 che per molto tempo hanno imposto l&#8217;embargo sull&#8217;importazione dei film occidentali e americani in particolare e il fatto che le più grandi e attrezzate case editrici siano riuscite ad acquistare in blocco immense quantità di master e pellicole originali per un pugno di lire turche dalle piccole compagnie cinematografiche quando a metà degli anni &#8217;80 anche il cinema turco di genere stava entrando nella sua crisi definitiva.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/09/Come-cani-arrabbiati-Mario-Imperoli-vhs.jpg" rel="lightbox" title="[Film memories on the road] Il mercato dei film dalla Turchia all'Indonesia. Cosa sapere e come cercare - Guida introduttiva (parte I)"><img decoding="async" class="alignright size-full wp-image-50793" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/09/Come-cani-arrabbiati-Mario-Imperoli-vhs.jpg" alt="Come cani arrabbiati Mario Imperoli vhs" width="260" height="195" /></a>Purtroppo niente è stato fatto per rendere queste VHS appetibili a un mercato extra-nazionale, nè concedendo diritti di pubblicazione all&#8217;estero, nè fornendo opzioni di lingue e sottotitoli in inglese o altre lingue. <strong>Il mercato home video turco è sempre stato autoreferenziale e limitato ai propri rigidi confini nazionali</strong>. E&#8217; una caratteristica che perdura tutt&#8217;oggi e nel più moderno mercato DVD e nell&#8217;ancora limitatissimo mercato Blu-Ray è estremamente difficile trovare film che presentino opzioni di lingue o sottotitoli. Al contrario della vicina Grecia, dove furono stampati anche moltissimi film italiani, europei o francesi spesso in lingua originale con sottotitoli in greco (e dove appunto si trovano edizioni uniche e quotatissime di film italiani mai stampati in nessun&#8217;altra edizione, come il famoso <strong><em>Come cani arrabbiati</em></strong> di Mario Imperoli o <strong><em>Uccidete il vitello grasso e arrostitelo</em></strong> di Salvatore Samperi in italico idioma), i pochi film stranieri stampati in Turchia sono tutti stati rigorosamente doppiati: questo rende la loro ricerca un po&#8217; meno interessante, soprattutto se comparati ai vecchi mercati VHS di paesi come appunto Grecia o Olanda, Svezia, Finlandia, dove spesso le lingue originali venivano mantenute.</p>
<p><strong>continua &#8230;</strong></p>
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		<title>[Film memories on the road] Pontianak e sultani vampiri. La (ri) scoperta del cinema malese (Parte II)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mario Bulletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Aug 2017 10:51:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[film memories on the road]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La scomparsa graduale e inesorabile della cinematografia locale</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/film-memories-on-the-road-pontianak-sultani-vampiri-la-ri-scoperta-del-cinema-malese-parte-ii/">[Film memories on the road] Pontianak e sultani vampiri. La (ri) scoperta del cinema malese (Parte II)</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una menzione particolare meritano i numerosi drammi basati sulla tradizione storica e letteraria locale: c&#8217;è stato un grandissimo sforzo produttivo da parte della<strong> Shaw Brothers</strong> già negli anni &#8217;50 per fornire alla popolazione locale grandi kolossal basati su personaggi storici, eroi locali e antiche tradizioni. &#8220;<strong>Hang Tuah</strong>&#8220;, la storia del leggendario eroe del XV secolo è uno dei capolavori della <em>Golden Age</em> del cinema malese degli anni &#8217;50. &#8220;<strong>Raja Bersiong</strong>&#8221; è la storia tradizionale di un sultano che deve bere il sangue dei suoi sudditi per rimanere giovane e potente: ne son state fatte due versioni, una in bianco e nero (con <strong>P. Ramlee</strong>) e una bellissima a colori negli anni &#8217;60. &#8220;<strong>Batu Durhaka</strong>&#8221; è un&#8217;altra grande e fosca storia tradizionale di amore e fedeltà alle tradizioni di villaggio che vedono anche la presenza di un mostruoso guardiano che vive dentro una caverna (&#8220;batu&#8221;) e i tradizionali conflitti di potere e lotte per l&#8217;appropriazione della donna desiderata tra i contendenti al comando del villaggio. &#8220;<strong>Hang Jebat</strong>&#8220;, &#8220;<strong>Panglima Besi</strong>&#8220;, &#8220;<strong>Ikan Emas</strong>&#8220;, &#8220;<strong>Batu Merah Batu Betangkup</strong>&#8220;, &#8220;<strong>Pancha Delima</strong>&#8221; sono alcuni tra i moltissimi esempi di tradizionali racconti locali che mescolano identità storiche, elementi fantasy, tradizione e storia della cultura locale. Li vedremo meglio nelle prossime puntate perchè son film che nonostante la loro impostazione molto classica e a volte abbastanza distante dalla nostra concezione occidentale di cinema, rappresentano al meglio la storia e la cultura tradizionale dei villaggi malesi.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/Sumpah-Orang-Minyak-1.jpg" rel="lightbox" title="[Film memories on the road] Pontianak e sultani vampiri. La (ri) scoperta del cinema malese (Parte II)"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-48782" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/Sumpah-Orang-Minyak-1-300x241.jpg" alt="Sumpah Orang Minyak 1" width="300" height="241" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/Sumpah-Orang-Minyak-1-300x241.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/Sumpah-Orang-Minyak-1-1024x822.jpg 1024w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/Sumpah-Orang-Minyak-1-498x400.jpg 498w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/Sumpah-Orang-Minyak-1.jpg 1207w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Negli anni &#8217;50 una compagnia mista cinese-malese, la <strong>Cathay-Keris</strong> si inserisce nel mercato come diretta ed unica concorrente alla Shaw Brothers: si assiste così ad <strong>una lotta stimolante per la conquista del mercato locale</strong> a suon di kolossal, attori e registi che passano indifferentemente da una produzione all&#8217;altra ed un notevole ampliamento delle tematiche proposte. E&#8217; anche il grande periodo degli horror e degli action. Nel campo degli horror le saghe sicuramente più conosciute sono quella del <strong>Pontiakak</strong> (lo spirito di una donna morta che torna in vita per vendicarsi di chi l&#8217;ha uccisa, molto classica) e dell&#8217;<strong>Orang Minyak</strong> (&#8220;Oily Man&#8221;, uno sventurato tutto coperto d&#8217;olio che cerca una vendetta d&#8217;amore ed è destinato ad adorare il Diavolo e violentare più donne possibili: la tematica della violenza sessuale sulle donne è onnipresente nel cinema del Sud Est asiatico ed apre la strada a molti spunti e riflessioni di natura sociale). Entrambi i personaggi sono stati protagonisti di lunghe saghe negli anni &#8217;50 e &#8217;60 prodotti indistintamente sia dalla Shaw Brothers che dalla Cathay e vedono spesso come attore P. Ramlee e una deriva quasi parodistica nel film del 1964 &#8220;<strong>Pontianak Gua Musang</strong>&#8220;. I due personaggi son talmente popolari che &#8211; a distanza di oltre 50 anni è stato prodotto un esageratissimo &#8220;<strong>Pontianak vs Orang Minyak</strong>&#8220;, che ha avuto un grandissimo successo di pubblico, soprattutto tra i giovani che difficilmente apprezzano o anche semplicemente si ricordano delle pellicole originali. Altri film horror notevoli degli anni &#8217;50/&#8217;60 sono <strong>la trilogia dell&#8217;Hantu</strong> (&#8220;fantasma&#8221;): Hantu Kubor, Hantu Rimau e Hantu Jerangkong, nonchè una versione locale del Dr. Faust che si chiama &#8220;Iman&#8221;. Moltissimi di questi film erano disponibili in <strong>mediocri VCD</strong> prodotti dalla Music Valley/MVM e facilmente reperibili fino a 3-4 anni fa. Purtroppo oggi, nel 2017, non esiste più nessuna casa editrice di film per l&#8217;home video e diventa sempre più difficile reperire i vecchi film classici a meno di non trovare giacenze di magazzino presso i pochi negozi rimasti a <strong>Chow Kit</strong> (il quartiere di immigrati indonesiani di Kuala Lumpur) o in piccole città dell&#8217;entroterra.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/BAYANGAN-AJAL-POSTER.jpg" rel="lightbox" title="[Film memories on the road] Pontianak e sultani vampiri. La (ri) scoperta del cinema malese (Parte II)"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-48780 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/BAYANGAN-AJAL-POSTER-224x300.jpg" alt="BAYANGAN AJAL POSTER" width="224" height="300" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/BAYANGAN-AJAL-POSTER-224x300.jpg 224w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/BAYANGAN-AJAL-POSTER.jpg 275w" sizes="(max-width: 224px) 100vw, 224px" /></a>Gli anni &#8217;60 vedono anche la nascita di <strong>un mini filone spionistico</strong> sulla scia del successo mondiale dei film di <strong>007</strong>: la Shaw Brothers opera una curiosa produzione locale con protagonista<strong> l&#8217;agente segreto Jefri Zain</strong>. La curiosità è che di questa trilogia (&#8220;<strong>Bayangan Ajal</strong>&#8220;, &#8220;<strong>Jurang Bahaya</strong>&#8220;, &#8220;<strong>Gerak Kilat</strong>&#8221; e lo spin-off al femminile &#8220;<strong>Nora Zain &#8211; Agen Wanita 001</strong>&#8220;) esistono pure versioni per il mercato di Hong Kong dove gli attori principali sono sostituiti con attori cinesi: fondamentalmente &#8220;Jurang Bahaya&#8221; è la versione malese di &#8220;<strong>Angel Strikes Again</strong>&#8221; e &#8220;Nora Zain&#8221; è la versione locale di &#8220;<strong>Angel with the iron fists</strong>&#8220;. E&#8217; il preludio di un progressivo distacco della Shaw Brothers dal mercato malese per concentrarsi esclusivamente sulla produzione ad Hong Kong.</p>
<p>Nel 1965 la comunità cinese di Singapore, dopo numerosi scontri con la comunità malese decide di separarsi dalla Federazione e proclamarsi stato indipendente. E&#8217; l&#8217;inizio della fine della cinematografia malese. <strong>Gli studi Shaw si spostano a Singapore</strong> per tornare a servire quella che era originariamente la fascia di pubblico alla quale era più interessata, la comunità cinese. Nel 1967 la <strong>Filmen Negara Malaysia</strong>, di emanazione statale, avvia una massiccia produzione di documentari e produzioni televisive che segnano un drastico calo della produzione di film destinati alle sale cinematografiche. Nel 1971 la Shaw Brothers decide definitivamente di chiudere i propri studi di Singapore e devolvere tutta la produzione cinematografica ai soli studi di Hong Kong: da lì sarebbe avviata una massiccia importazione di film verso Malesia e Thailandia attraverso l&#8217;apertura di soli uffici di rappresentanza e distribuzione che durano tutt&#8217;oggi.</p>
<p><strong><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/SUMPAH-PONTIANAK-POSTER.jpg" rel="lightbox" title="[Film memories on the road] Pontianak e sultani vampiri. La (ri) scoperta del cinema malese (Parte II)"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-48783" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/SUMPAH-PONTIANAK-POSTER-101x300.jpg" alt="SUMPAH PONTIANAK POSTER" width="101" height="300" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/SUMPAH-PONTIANAK-POSTER-101x300.jpg 101w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/SUMPAH-PONTIANAK-POSTER-135x400.jpg 135w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/SUMPAH-PONTIANAK-POSTER.jpg 300w" sizes="(max-width: 101px) 100vw, 101px" /></a>Negli anni &#8217;70 e fino a gran parte degli anni &#8217;80 il cinema propriamente malese cessa di esistere</strong> schiacciato dalle enormi risorse economiche della Shaw Brother di Hong Kong che monopolizza il mercato di soli prodotti cinesi e dall&#8217;apertura esclusiva di sale cinematografiche (prima) e negozi home video (poi) che distribuiranno solamente prodotti cinesi o di importazione occidentale, chiudendo praticamente la strada alla distribuzione dei prodotti locali. Anche la <strong>furibonda rinascita del cinema indonesiano negli anni &#8217;70</strong> contribuisce alla scomparsa dei film malesi: l&#8217;importazione di prodotti a basso costo, disponibili in enormi quantità (oltre duecento film l&#8217;anno) di generi popolari come commedie, drammi, horror, fantasy, musicarelli dall&#8217;Indonesia e grazie alla quasi totale sovrapponibilità delle due lingue segna un ennesimo &#8211; forse fatale &#8211; colpo alla produzione locale. Soltanto una strana coproduzione malese-indonesiana del 1974, una versione a colori molto inquietante del classico horror &#8220;Pontianak&#8221; riesce ad avere un grandissimo successo, ma nonostante ciò ormai il cinema malese è praticamente scomparso.</p>
<p><strong>E&#8217; soltanto nei primi anni &#8217;90 che una timida rinascita del cinema malese comincia ad apparire</strong>, con prodotti a volte sperimentali a volte di carattere mediocre: scrausi avventurosi (&#8220;<strong>Pasung puaka</strong>&#8220;, &#8220;<strong>Anak Sarawak</strong>&#8220;), qualche commediola, il curioso postatomico &#8220;<strong>Syukur &#8217;21</strong>&#8220;&#8230; ma la produzione rimane sempre ancorata a una decina di film l&#8217;anno. Solo negli anni 2000 si assiste ad un raddoppio delle cifre, ma il problema principale rimane sempre l&#8217;estrema difficoltà della distribuzione dei film. Nei negozi ufficiali dei numerosissimi centri commerciali di Kuala Lumpur non vi è praticamente traccia di DVD di film malesi essendo quasi tutti i negozi di proprietà cinese i quali tendono a distribuire solamente film di Hong Kong o sempre più film della Repubblica Popolare e in secondo piano film indiani contemporanei, coreani, thailandesi e soprattutto una valanga di blockbuster americani.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/Indian-Shop-in-Brickfields-Kuala-Lumpur.jpg" rel="lightbox" title="[Film memories on the road] Pontianak e sultani vampiri. La (ri) scoperta del cinema malese (Parte II)"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-48784 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/Indian-Shop-in-Brickfields-Kuala-Lumpur-300x200.jpg" alt="Indian Shop in Brickfields - Kuala Lumpur" width="300" height="200" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/Indian-Shop-in-Brickfields-Kuala-Lumpur-300x200.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/Indian-Shop-in-Brickfields-Kuala-Lumpur-500x333.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/Indian-Shop-in-Brickfields-Kuala-Lumpur.jpg 777w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>A metà anni &#8217;90 alcune etichette malesi come la <strong>Music Valley/MVM</strong>, la <strong>Lokasari</strong> ed in misura minore <strong>VTR</strong>, <strong>Naza Disc </strong>e<strong> GPI</strong> acquistano in blocco i diritti di quasi tutta la produzione cinematografica indonesiana dagli anni &#8217;60 ai giorni nostri. E&#8217; grazie a queste ditte che il cinema indonesiano sopravvive per quasi il 90% in scrausissime edizioni VCD pan&amp;scan e pesantemente cut. Riescono a pubblicare anche una grande selezione di cinema malese classico degli anni &#8217;50/&#8217;60 e una manciata di film più moderni. Le tirature furono molto grosse per alcuni film &#8211; in particolare i classici con e di P. Ramlee e le saghe horror del Pontianak e di Orang Minyak, tanto che sono stati ristampati continuamente nel corso degli anni, mentre furono bassissime per titoli minori oggi assolutamente impossibili da trovare. <strong>Purtroppo l&#8217;evoluzione del mercato negli ultimi 4-5 anni ha portato alla chiusura totale di tutte le poche case editrici rimaste</strong>. La Music Valley ha chiuso nel 2015 e la Lokasari nel 2016, le altre tutte prima. I motivi son sempre i soliti: le scarse vendite e soprattutto nuove generazioni che non sono assolutamente interessate nè ai film vecchi nè ai formati fisici (VCD, DVD) dei film. Le nuove generazioni spesso non sanno neanche che un film può essere stampato in DVD &#8230; Per loro esiste solo una versione scaricabile per lo smartphone e niente più. E comunque a nessuno importa dei film vecchi, anche perchè in Malesia &#8211; ma in generale in Asia orientale &#8211; &#8220;vecchio&#8221; significa già un film di 2-3 anni fa.</p>
<p>Ricordo le frequenti visite ai magazzini della Music Valley dove avevano ancora migliaia e migliaia di copertine e i titolari dicevano che una nuova tiratura dei vecchi film era possibile se ricevevano ordini per almeno 200 copie. Evidentemente in tutta la Malesia non si riesce a trovare neanche quei 200 clienti se un paio di anni dopo hanno chiuso i battenti anche loro.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/Anak-Pontianak-1.jpg" rel="lightbox" title="[Film memories on the road] Pontianak e sultani vampiri. La (ri) scoperta del cinema malese (Parte II)"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-48779" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/Anak-Pontianak-1-300x247.jpg" alt="Anak Pontianak 1" width="300" height="247" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/Anak-Pontianak-1-300x247.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/Anak-Pontianak-1-1024x844.jpg 1024w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/Anak-Pontianak-1-485x400.jpg 485w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/08/Anak-Pontianak-1.jpg 1206w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Le nuove coproduzioni sono quasi esclusivamente innocui prodotti &#8220;misti&#8221; dove gli attori principali sono sempre un mischione di indiani, cinesi e malesi e che quindi, se da un lato forniscono una visione multietnica e solidaristica della società (che in realtà non esiste perchè le tre comunità tendono a vivere ed operare in modo molto separato), dall&#8217;altra risultano essere prodotti che non accontentano nessuna delle tre comunità. E comunque non esistono mercati esteri dove distribuire questi film, neanche nella Cina stessa. E&#8217; per questo che se gli indiani importano massicciamente i loro film attraverso i numerosissimi negozietti sparsi per tutta Kuala Lumpur &#8211; film di altre nazionalità è impossibile trovarne &#8211; e i cinesi hanno il monopolio nei negozi &#8220;ufficiali&#8221;, nei <em>chain stores</em> e nei centri commerciali &#8211; la speranza di trovare film malesi è riposta nei piccoli e dimessi fondi del quartiere di immigrati indonesiani a Chow Kit: ma anche qui vengono messi in un angolino miserabile, perchè vi è ancora una enorme disponibilità di vecchi e nuovi film indonesiani sicuramente preferiti dagli immigrati. <strong>Il futuro è estremamente incerto</strong>: con la chiusura dell&#8217;ultima casa produttrice home video, la Lokasari (preceduta dalla chiusura l&#8217;anno prima della Music Valley) nel 2016, ormai non esiste più nessun canale distributivo nè per i nuovi film indonesiani nè &#8211; men che mai &#8211; per la nuova produzione malese: d&#8217;altra parte i film oggi in Malesia vengono visti solo su iPhone, mentre in Indonesia ancora &#8211; per altri motivi &#8211; la produzione è ancora &#8220;fisica&#8221;, seppur totalmente illegale, su DVD <em>bootleg</em> o negli infami &#8220;20 film in un DVD&#8221;: ma almeno dà lavoro a un esercito di disperati che 20 ore al giorno sfornano in continuazione <em>bootleg</em> in pieno centro a Jakarta, proprio davanti alla stazione centrale di Jakarta Kota. <strong>In Malesia non solo non esiste più non una produzione &#8220;fisica&#8221; ma neanche una sala cinematografica che proietti film malesi</strong>. I pochi cinema rimasti sono solo in mano a indiani e cinesi che proiettano insulse &#8211; e alla fin dei conti false &#8211; storie di tre razze che convivono allegramente tutte insieme. A fronte grossi cartelloni pubblicitari che si trovano nelle stazioni della Metro non corrisponde un effettivo successo di pubblico al botteghino.</p>
<p>E&#8217; quindi per questo che la storia del cinema malese è purtroppo concentrata solo sulla <em>Golden Age</em> degli anni &#8217;50/&#8217;60 e di questo parlerò nelle prossime puntate. Ma faremo anche un giro dentro Kuala Lumpur alla ricerca dei vecchi cinema e delle case editrici e cammineremo nei quartieri meno noti della città alla ricerca di vecchi negozi e polverosi Vcd.</p>
<p><strong>continua &#8230;</strong></p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/2uVQmJgVLm8" width="854" height="480" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>[Film memories on the road] Pontianak e sultani vampiri. La (ri) scoperta del cinema malese (Parte I)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mario Bulletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Jul 2017 15:04:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[film memories on the road]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Comincia un nuovo viaggio alla ricerca di una cinematografia minore</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/film-memories-on-the-road-pontianak-e-sultani-vampiri-la-ri-scoperta-del-cinema-malese-parte-i/">[Film memories on the road] Pontianak e sultani vampiri. La (ri) scoperta del cinema malese (Parte I)</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Se un giorno vi capitasse di camminare lungo <strong>Jalan Tuanku Abdul Rahman</strong>, la lunga strada che attraversa il quartiere di Chow Kit a Kuala Lumpur, è altamente consigliato fermarsi lungo i pochi negozi di DVD e CD rimasti ai bordi della strada. Non ne sono rimasti moltissimi, in Asia. Piccoli scrigni del tesoro che presto scompariranno del tutto. Velocemente.</p>
<p>Malesia. Inverno del 2010 o giù di li. Dall&#8217;Iran, con gli unici contanti che avevo mi son potuto permettere solo un biglietto per Dubai. A Dubai ci son stato pochissime ore: seduto fuori dall&#8217;aeroporto a fumare e pensare al cosa fare, dopo il quarto sceicco viziato, arrogante, razzista e solo pieno dei suoi soldi non ci ho visto più ed ho pensato bene di prendere le difese del povero schiavo negro. Ovviamente si è risolto tutto per il peggio: la polizia intervenuta su ordine dello sceicco &#8220;I am better than you&#8221; e della amante-prostituta &#8220;<strong>Don&#8217;t talk to him, he&#8217;s only a beggar</strong>&#8221; mi dà un ultimatum senza neanche ascoltare la mia versione dei fatti: o lascio il paese entro la mezzanotte o mi passo una notte al fresco (il che non sarebbe stato male, a dir la verità). Opto per lasciare &#8216;sto paese che mi aveva subito dato l&#8217;idea di essere solo un parco gioco per ricconi e un inferno per gli immigrati e prendo il bus per l&#8217;Oman dal quartiere degli immigrati poveri dietro i grandi centri finanziari. Viaggio bellissimo attraverso gole, montagne, mare da una parte e deserto dall&#8217;altra, miserabili bazaar sperduti nel mezzo al niente e pacchiane oasi con moschee e giardini dei 7 nani, arrivo di sera a <strong>Muscate</strong>, capitale del Sultanato. Povera, buia, un pò losca, più proletaria della fintissima Dubai ma estremamente cara. Dopo aver girato tra le strade del centro &#8211; sporche e brulicanti di vita, tra bazaar in cerca di dvd e cd locali &#8211; ed aver dormito su un prato all&#8217;aperto (nonostante l&#8217;apparente povertà è pur sempre una città troppo cara) vado all&#8217;aeroporto e prendo il primo volo verso oriente. &#8220;Qual è il biglietto più economico per l&#8217;estremo oriente?&#8221; &#8220;<strong>Kuala Lumpur, tra 5 ore</strong>&#8220;. E da li comincia una imprevista avventura in Malesia che dura 6 mesi.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/petronas-kuala-lumpur.jpg" rel="lightbox" title="[Film memories on the road] Pontianak e sultani vampiri. La (ri) scoperta del cinema malese (Parte I)"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-48070" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/petronas-kuala-lumpur-300x225.jpg" alt="Malesia petronas-kuala-lumpur" width="300" height="225" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/petronas-kuala-lumpur-300x225.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/petronas-kuala-lumpur-500x375.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/petronas-kuala-lumpur.jpg 777w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Kuala Lumpur è diventata la mia seconda città nel corso degli anni. Ci son tornato e soggiornato per mesi ogni anno da allora e tra tutte le città dell&#8217;estremo oriente è decisamente la più vivibile e la meglio organizzata. Piccola e dotata di ottimi trasporti, non troppo cara e dotata di inglese come lingua franca per risolvere gli insanabili conflitti tra le tre etnie principali che la popolano. Musica rock e un sacco di film locali da scoprire. Ed i mesi passarono tutti così, a vivere la realtà quotidiana di una bella e moderna città tropicale. Ed ogni anno così, da allora. <strong>E&#8217; diventata la mia seconda patria</strong>.</p>
<p>Il cinema malese è assolutamente sconosciuto fuori dal Sud-Est asiatico, pochissimi collezionisti se ne interessano e <strong>niente è mai arrivato in Europa</strong>. Le case produttrici non hanno mai fatto niente per poter espandere la conoscenza di questi prodotti fuori dai confini nazionali o al massimo nei limitrofi mercati della Cina, Indonesia o India e a tutt&#8217;oggi niente lascia presagire un interesse da parte delle varie case produttrici di DVD per migliorare la situazione. Il cinema indonesiano &#8211; che con la Malesia condivide una lingua al 90% identica &#8211; ha saputo ritagliarsi spazi fin dai primi anni &#8217;80 anche in Europa attraverso l&#8217;importazione di improbabili action, horror e fantasy distribuiti in vhs nei mercati tedeschi e nordeuropei attraverso versioni manipolatissime ed ormai introvabili durante la febbrile produzione della &#8220;<strong>Golden Age</strong>&#8221; del cinema indonesiano che va dalla fine degli anni &#8217;70 alla fine degli anni 80. Ma la cinematografia malese &#8211; che nonostante la vicinanza culturale e linguistica tra i due paesi, seppur dai contenuti profondamente diversi per tematiche e contenuti &#8211; non è mai riuscita ad espandersi oltre i propri confini nazionali se non a livelli infinetesimali nel mercato cinese ed indiano.</p>
<p>Il cinema malese nasce con &#8230; i cinesi, gli indiani e i filippini. E già questo fa capire come <strong>la ricerca di una specifica identità autoctona è sempre stata difficile e stentata</strong>. C&#8217;è chi dice che di tutti i popoli del Sud-Est asiatico, i malesi siano i più pigri e indolenti. Sicuramente è vero, visto che le comunità cinesi e indiane del paese hanno preso nel giro di poco più di un secolo, il controllo quasi totale dell&#8217;economia e delle strutture politiche lasciando ai malesi stessi giusto un mero (spesso inefficace) controllo solo sull&#8217;organizzazione religiosa e scolastica.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/DVD-seller-Kuala-Lumpur.jpg" rel="lightbox" title="[Film memories on the road] Pontianak e sultani vampiri. La (ri) scoperta del cinema malese (Parte I)"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-48076 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/DVD-seller-Kuala-Lumpur-300x199.jpg" alt="DVD seller Kuala Lumpur" width="300" height="199" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/DVD-seller-Kuala-Lumpur-300x199.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/DVD-seller-Kuala-Lumpur-500x332.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/DVD-seller-Kuala-Lumpur.jpg 750w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Le prime sale e produzioni cinematografiche nascono infatti nei primissimi anni del Novecento ad opera dei cinesi ed esclusivamente per un pubblico di origine cinese, tradizionalmente chiuso e ostile ad una apertura nei confronti della popolazione locale giudicata troppo arretrata ed inaffidabile. E&#8217; ovvio che la prima impronta stilistica dell&#8217;embrionale cinema locale assumerà l&#8217;identità dei film cinesi: opere teatrali basate su classici della letteratura classica cinese e fondamentalmente tematiche che niente hanno a che fare con la Malesia ma piuttosto con la realtà del Grande Impero. In seguito, negli anni &#8217;30 &#8211; anni in cui comunque la produzione cinematografica langue in pochissime produzioni di bassa qualità e fondamentalmente destinate solo ad una etnia &#8220;altra&#8221; &#8211; <strong>arriveranno gli indiani</strong>, la terza comunità etnica più rilevante nel paese &#8211; a ripetere la medesima operazione: film destinati alle varie etnie indiane &#8211; tamil, urdu, khanna &#8211; fondamentalmente fotocopiate dalla realtà culturale e storica del loro paese di origine. Niente, ancora, è rivolto al pubblico malese vero e proprio. E nessun tecnico o attore malese è coinvolto in queste produzioni, perlomeno a livello rilevante. Soltanto alla fine degli anni &#8217;30 i registi indiani come<strong> B.S. Rajhan</strong> cominciano ad interessarsi alla produzione di film basati sulla tradizione locale malese: storie d&#8217;amore fortemente impregnate dalla morale islamica, su una struttura narrativa fortemente influenzata dal cinema indiano: lunghezze sterminate &#8211; oltre le due ore &#8211; inframmezzate da numerosissime scene di canti e balli, quasi sempre con cantanti locali come attori principali per veicolare e pubblicizzare le canzoni del momento e interminabili scene di dialoghi amorosi. Non si può certo dire che il cinema &#8220;malese&#8221; dell&#8217;epoca brilli né per originalità né per particolare dinamismo.</p>
<p>Ci penseranno ancora una volta i cinesi a creare quella che sarà la vera struttura produttiva e la specifica identitaria del cinema locale poco prima dello scoppio della seconda guerra mondiale. I fratelli<strong> Runme e Run Run Shaw</strong>, originari di Hong Kong cominciano ad aprire una quantità sorprendente di moderne sale cinematografiche in tutto il Sud-Est e in particolare in Malesia, dove la comunità cinese è tra le più popolose, forti ed influenti di tutto il sub continente. Si assiste così ad una svolta moderna e innovatrice della produzione cinematografica e finalmente all&#8217;<strong>apertura delle trame verso una più particolare attenzione alla tradizione folkloristica locale e alla produzione di commedie e drammi di stampo più moderno e legato all&#8217;attualità</strong>. Pochi lo sanno ma effettivamente la Shaw Brothers &#8211; la famosa SB &#8211; ha effettivamente mosso i primi passi produttivi della sua gloriosa storia proprio in Malesia. Purtroppo l&#8217;invasione giapponese e l&#8217;estensione della Guerra Mondiale in Asia portano ad una brusca interruzione della produzione cinematografica. Il carattere brutale dell&#8217;<strong>invasione giapponese</strong> porta non solo alla distruzione di moltissime pellicole fino ad allora prodotte &#8211; in particolare quelle cinesi, di cui è andato perduto quasi tutto &#8211; ma anche alla fine completa di qualsiasi altra produzione cinematografica che esulasse da meri documentari di propaganda filonipponica. Anche di questo materiale pochissimo sopravvive e fino ad oggi nessuna casa produttrice ha mai tentato qualcosa per preservare e riproporre questa triste pagina di storia alle generazioni future. Parlando con un mio vecchio amico titolare della <strong>Golden Dragon Entertainment</strong>, qualche tempo fa, mi disse che per la Malesia attuale, questa è tutta roba che &#8220;può tranquillamente marcire&#8221;.<strong> In Asia ancora non si perdona e si serba rancore e la storia non viene preservata come monito</strong>. La storia, soprattutto se negativa, deve essere dimenticata e cancellata.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/Chow-Kit-Kuala-Lumpur2.jpg" rel="lightbox" title="[Film memories on the road] Pontianak e sultani vampiri. La (ri) scoperta del cinema malese (Parte I)"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-48075" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/Chow-Kit-Kuala-Lumpur2-300x225.jpg" alt="Chow Kit - Kuala Lumpur2" width="300" height="225" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/Chow-Kit-Kuala-Lumpur2-300x225.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/Chow-Kit-Kuala-Lumpur2-500x375.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/Chow-Kit-Kuala-Lumpur2.jpg 777w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>E&#8217; solo dopo la liberazione dai giapponesi che il cinema malese rinasce, sempre ad opera della Shaw Brothers, che ricomincia fin dal 1946 ad avviare una nuova e intensa produzione cinematografica. E&#8217; questa la &#8220;Golden age&#8221; del cinema malese, che durerà fino al 1971, quando la SB &#8211; nel frattempo diventata <strong>Malay Film Productions</strong>, deciderà di chiudere i propri studi di Singapore e concentrarsi solo sulla produzione <em>made in Hong Kong</em>. Dopo tale anno il cinema malese entrerà in una <strong>profondissima crisi produttiva</strong>, tanto che il numero di film girati fino alla fine degli anni &#8217;90 sarà spesso anche meno di una decina l&#8217;anno. D&#8217;altra parte è proprio nei primi anni &#8217;70 che il vicino cinema indonesiano comincerà una svolta produttiva che lo porterà ben presto a imporsi come l&#8217;unico mercato di riferimento per la regione. Con una produzione che sfiorerà anche le 200 pellicole annuali e con film di facile presa per il pubblico (drammi, commedie, horror, fantasy, action), il cinema malese soccomberà davanti alla massiccia importazione di cinema popolare indonesiano per circa un ventennio.</p>
<p>La Golden Age del cinema malese può essere riconducibile unicamente a una unica figura: <strong>P. Ramlee</strong>, nome d&#8217;arte di Teuku Zakariah bin Teuku Nyak Puteh, un giovane attore non particolarmente bello o attraente, basso e tarchiato, ma dotato di una straordinaria passione per il cinema e l&#8217;arte in generale. Cantante, ballerino, attore versatile dalle commedie agli horror ai drammi, in seguito anche politico e uomo di cultura, è divenuto poi anche sceneggiatore, regista e produttore. Ancora oggi P. Ramlee è il personaggio più famoso e venerato del cinema malese e i suoi film considerati tutti capolavori, ricercatissimi e conosciuti a memoria da tutti.<strong> I poster originali dei suoi film sono oggi valutati anche decine di migliaia di dollari</strong> mentre dei vecchi film classici degli anni &#8217;50 sono gli unici ad essere quasi tutti disponibili per il mercato home video e continuamente ristampati fino a che esistevano case editrici di VCD in Malesia un paio di anni fa.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/PONTIANAK-GUA-MUSANG-POSTER.jpg" rel="lightbox" title="[Film memories on the road] Pontianak e sultani vampiri. La (ri) scoperta del cinema malese (Parte I)"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-48071 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/PONTIANAK-GUA-MUSANG-POSTER-290x300.jpg" alt="Malesia PONTIANAK GUA MUSANG POSTER" width="290" height="300" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/PONTIANAK-GUA-MUSANG-POSTER-290x300.jpg 290w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/PONTIANAK-GUA-MUSANG-POSTER.jpg 300w" sizes="(max-width: 290px) 100vw, 290px" /></a>Il grande merito del suo successo è dovuto anche in grandissima parte alla stessa Shaw Brothers: dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, i fratelli Shaw hanno incentivato al massimo la produzione cinematografica in Malesia in mille modi: furono chiamati moltissimi registi indiani a lavorare per i loro <em>studios</em> per la creazione di una <strong>cinematografia destinata alle comunità immigrate</strong> ma anche per lavorare in sinergia nella creazione di un cinema prettamente locale che coinvolgesse attori, tecnici e maestranze malesi, indiani e cinesi per creare finalmente un vero cinema &#8220;malese&#8221; che riflettesse la variegata composizione etnica del paese. Se i registi indiani (ricordiamo <strong>B.N. Rao</strong>, responsabile di molti film negli anni &#8217;50 e dei primi horror come <strong>Pontianak</strong> e <strong>Orang Minyak</strong>) hanno saputo consolidare una struttura cinematografica molto simile a quella di <strong>Bollywood</strong> (film dalla lunghezza interminabile conditi da estenuanti momenti di ballo e canto, personaggi estremamente schematici e ruoli fissi di buoni e cattivi), i registi cinesi hanno invece saputo portare una freschezza narrativa e una varietà di tematiche molto più moderne e ammiccanti al cinema europeo: commedie leggere, primi esempi di noir e action influenzati dal cinema inglese coevo, i primi horror, gli spionistici alla 007.<br />
Alla fine degli anni &#8217;50 &#8211; arriveranno anche un pugno di <strong>registi filippini</strong> che si specializzeranno particolarmente nell&#8217;horror e nell&#8217;action ma &#8211; nonostante il grosso successo commerciale delle pellicole &#8211; non avranno mai grandi opportunità di emergere in altri filoni visto che i registi indiani e cinesi erano comunque i rappresentanti forti di una società rigidamente tripartita.</p>
<p><strong>continua &#8230;</strong></p>
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		<title>[Film memories on the road] L&#8217;inesorabile scomparsa dei film di genere turchi dagli scaffali dei negozi (parte II)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mario Bulletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Jul 2017 09:04:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[film memories on the road]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ormai è praticamente impossibile trovare VHS e DVD dei vecchi film e le ragioni sono almeno un paio</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Vado a trovare quasi ogni giorno <strong>Ali Murat</strong>, gli do una mano a trasferire mobili, scrivania, collezione di VHS, bobine, apparecchiature nel suo nuovo, piccolo ufficio in una bellissima palazzina-bazaar tradizionale di <strong>Karaköy</strong>, piena di negozi di vestiti, antiquariato, elettronica, sartorie, stamperie &#8230; una vecchia palazzina dalle tante entrate e piena solo di piccoli negozietti che mi riempiva di gioia nel vederla e nel camminarci dentro, magari sorseggiando una tazza di <em>cay</em> portata dal garzone ai vari negozianti o a chi ne faceva richiesta. Vedo le copertine pronte, vedo l&#8217;amore che ci mette e l&#8217;impegno, ma sento che qualcosa dentro di me non funziona.</p>
<p><strong><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/ali-murat-guven.jpg" rel="lightbox" title="[Film memories on the road] L'inesorabile scomparsa dei film di genere turchi dagli scaffali dei negozi (parte II)"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-46876" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/ali-murat-guven-300x183.jpg" alt="ali-murat-guven" width="300" height="183" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/ali-murat-guven-300x183.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/ali-murat-guven-500x305.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/ali-murat-guven.jpg 660w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Le copertine mi stringono il cuore</strong>: un giorno, per caso mentre stavo rovistando in un &#8220;pasaj&#8221; ai lati della grande strada di <strong>Istiklal</strong>, in una palazzina strapiena di negozi di antiquariato, fumetti, dischi, libri, DVD, CD, poster, incontro un tipo strano, dal look trasgressivo e simpatico, pizzo e baffi, rasta lunghissimi, quasi un incrocio tra Bob Marley e un soldato ottomano &#8230; <strong>Turgut Özalp</strong> è il suo nome ed anche lui sta cercando vecchi poster per prendere ispirazione. Si parla e vengo a scoprire che sta lavorando per l&#8217;<em>artwork</em> di un DVD che uscirà per una nuova casa editrice diretta da Ali Murat Güven. Ha in mano un fumetto originale americano di cui non ricordo il titolo nè la casa editrice: forse la Image, forse la DC, roba grossa. Il suo sogno è lavorare per la Bonelli. E diventiamo amici, soprattutto dopo che mi racconta quanto stia diventando difficile per la sua gente vivere nella Turchia di Erdoğan. Anche lui è curdo. E gli auguro di tutto cuore ogni fortuna e successo possibile. Grande uomo, bellissima mente e nessun pelo sulla lingua. Il giorno dopo rivedo Ali Murat al solito caffè, in compagnia di personaggi misteriosi ed indefiniti. &#8220;<strong>Faccio 25 dollari a titolo</strong>, se le grosse distribuzioni me ne prendono tante copie posso scendere a 20 dollari a titolo, poi loro sono libere di venderlo al prezzo che gli pare, 30-40 o anche 50 dollari&#8221; mi dice.<br />
Penso che forse si sia fatta una idea sbagliata dei collezionisti occidentali: sicuramente sono interessati al cinema turco ma chiedere una cifra così alta per una nuova uscita in DVD pensando che possano arrivare a spendere anche il doppio dai distributori europei o americani è una idea completamente sbagliata e fuori dalla realtà. E non è certo un qualsiasi war/action movie degli anni &#8217;90 che possa inaugurare alla grande la &#8220;nuova&#8221; <strong>Onar Film</strong>.</p>
<p>E li, forse, comincio a pensare che sia il caso di andare via da Istanbul e proseguire il mio viaggio: ho già in mente l&#8217;Iran alla ricerca del cinema anni &#8217;60 e &#8217;70 fatto di 007, avventurosi, action, parodie di Franco e Ciccio, horror, mystery &#8230; devo solo cercare l&#8217;occasione giusta, che si presenterà da li a pochissimi giorni.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/casus-kiran-dvd.jpg" rel="lightbox" title="[Film memories on the road] L'inesorabile scomparsa dei film di genere turchi dagli scaffali dei negozi (parte II)"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-46877 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/casus-kiran-dvd-300x202.jpg" alt="casus kiran dvd" width="300" height="202" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/casus-kiran-dvd-300x202.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/casus-kiran-dvd-500x337.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/casus-kiran-dvd.jpg 800w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Dopo circa 4 mesi di ritardo rispetto a quanto previsto ed annunciato e dopo una discreta campagna di <em>pre-order</em> in cui i collezionisti di cinema turco (un centinaio, ovvero i soli e gli unici di questo piccolissimo settore di collezionismo) hanno mandato i soldi in anticipo per avere questo titolo &#8211; più per supporto e simpatia nei confronti di Ali Murat che per la qualità intrinseca del film stesso &#8211; esce il DVD. Ricordo benissimo che ero ad oziare sul tetto del mio solito ostello di <strong>Kuala Lumpur</strong>, con una birra a 18 gradi ed in compagnia del mio grandissimo amico Ayman, giornalista, anarchico, spirito libero dalla Giordania. E&#8217; un DVD-r, <strong>un banalissimo Verbatim</strong> con stampa serigrafata sotto. La delusione dei collezionisti è enorme: mesi di ritardi ed attese, mesi di scuse e discorsi tesi a sviare i continui spostamenti della data di uscita, mesi di annunci di prossimi, grandissimi e sensazionali titoli &#8220;prossimamente su questi schermi&#8221; per ritrovarci tra le mani un DVD-r pagato 25 dollari più 12 di spese.<br />
Ma quello che mi fa stringere ancor più il cuore è vedere il bollino in copertina che recita &#8220;<strong>Limited Collector&#8217;s Edition &#8211; 1999 numbered copies</strong>&#8220;. No, Ali Murat aveva sbagliato tutto. Ed io, a distanza di due anni provo ancora un misto di rabbia, delusione, tenerezza.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/Korkusuz-Kaptan-Adam.jpg" rel="lightbox" title="[Film memories on the road] L'inesorabile scomparsa dei film di genere turchi dagli scaffali dei negozi (parte II)"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-46878" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/Korkusuz-Kaptan-Adam-236x300.jpg" alt="Korkusuz Kaptan Adam" width="236" height="300" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/Korkusuz-Kaptan-Adam-236x300.jpg 236w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/Korkusuz-Kaptan-Adam-314x400.jpg 314w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/Korkusuz-Kaptan-Adam.jpg 525w" sizes="(max-width: 236px) 100vw, 236px" /></a>Cosa rimane allora del cinema turco di genere? La <strong>Gala Film</strong> dopo aver stampato un bel cofanetto con 5 film di <strong>Sadri Alışık</strong> (passato alla fama come Turist Ömer) contenente tra gli altri anche il famigerato &#8220;Uzay Yolunda&#8221; ovvero <strong>lo Star Trek turco</strong>, non ha più fatto uscire assolutamente niente. Due anni fa. Peccato. Negli ultimi 4-5 anni aveva intrapreso una buona strada ristampando tantissime commedie, drammi, film romantici e d&#8217;amore &#8211; tutta roba di sicuro successo ovviamente, ma comunque sempre dei classicissimi anni &#8217;50-&#8217;70 &#8211; e poi il niente.<br />
La <strong>Horizon</strong>, responsabile dei due film di<strong> Zagor</strong> (&#8220;Zagor Kara Bela&#8221; e &#8220;Zagor Kara Korsan&#8217;in Hazıneleri&#8221;), del film sul <strong>Comandante Mark</strong> (&#8220;Korkusuz Kaptan Adam&#8221;) e di 4 film della saga di Karaoğlan con <strong>Kartal Tibet</strong>, tutti con sottotitoli in inglese e &#8211; udite, udite &#8211; in italiano, è scomparsa nel nulla. Negli anni precedenti aveva dato alle stampe anche il mitico &#8220;Uç Dev Adam/Three Mighty Men&#8221; ovvero <strong><em>Capitan America e El Santo contro l&#8217;Uomo Ragno</em></strong> con sottotitoli in inglese. Tutti straesauritissimi e venduti a peso d&#8217;oro oggi come oggi, se si ha la fortuna di trovarli. Chi pensava ad una nuova alba per il cinema di genere turco è rimasto deluso. Eppure se han venduto tutto, sono <em>sold out</em> e ricercatissimi anche in Turchia, <strong>perchè tutto si è fermato?</strong> Sicuramente la nuova legge sui riconoscimenti di proventi economici agli autori del film ha disincentivato le pochissime case editrici a stampare i film in DVD, dopo trenta anni di selvagge pubblicazioni in VHS prima, in VCD poi e in DVD alla fine, dove neanche una lira veniva corrisposta agli aventi diritto.</p>
<p><strong>Probabilmente altri fattori entrano in gioco</strong>: forse una visione sbagliata e antiquata da parte delle case editrici dei gusti del pubblico che pensano che la gente voglia solo vecchi drammi e storie d&#8217;amore impregnate di morale islamica (ma Il Comandante Mark ha venduto 5.000 copie, questo forse vuol dire qualcosa &#8230;), forse nella Turchia sempre più islamizzata e irrigidita del dittatore Erdoğan, il sorriso, l&#8217;evasione e la futilità dei vecchi<em> Frankenstein</em> o <em>Django</em> turchi sarebbe irrispettosa nei confronti di Allah (in quelle lunghe settimane ad Istanbul era venuta fuori la proposta di legge per la quale alle donne turche venisse fatto divieto di ridere in pubblico&#8230;un ritorno all&#8217;oscurantismo più becero, in spregio al buon vecchio Atatürk, l&#8217;unico che con i suoi ideali e le sue idee ha trasformato la Turchia in un paese moderno e secolarizzato), forse aspettano solamente che qualche gonzo occidentale porti milioni di euro per acquistare un pugnetto di titolini da gettare in pasto alle sconfinate, infinite orde di collezionisti affamati di cinema turco &#8230; non lo so.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/kizil-maske.jpg" rel="lightbox" title="[Film memories on the road] L'inesorabile scomparsa dei film di genere turchi dagli scaffali dei negozi (parte II)"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-46879 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/07/kizil-maske.jpg" alt="kizil maske" width="182" height="268" /></a>So solo che <strong>adesso non si trova più niente</strong> &#8230; niente più VCD scrausi e polverosi nelle ceste delle librerie di Kadıköy o Karaköy o di Beşiktaş, niente piu nei pasaj o nei bazaar, pochissime vhs di noiosissime storielline inneggianti alla morale islamica vendute da antiquari a collezionisti occidentali per prezzi stratosferici, niente più Zagor o Comandante Mark neanche in DVD &#8230; anche a <strong>Unkapanı</strong>, il centro direzionale dove ci sono tutti i magazzini, i negozi, i distributori, ma anche le bancarelline di seconda scelta e dell&#8217;usato nei piani interrati, si trova molto. Sempre meno. <strong>Negli ultimi 4-5 anni c&#8217;è stata una corsa all&#8217;accaparramento da parte dei collezionisti</strong>.</p>
<p>Solo ad Ankara avrei trovato un tesoro. Ed era lì, che una volta conosciuto il mio nuovo compagno di camerata Joao alla Mavi Guesthouse davanti alla Moschea Blu, ero deciso ad andare, con destinazione Iran e Pakistan nelle settimane successive. Ma allora non sapevo niente di Ankara, di quello che avrei trovato e di quello che mi sarebbe successo una volta arrivato nella capitale.</p>
<p>All&#8217;Otogar (Terminal Bus) di Istanbul, dove ci aspettava il bus per Ankara, tra le tenebre dei tetri labirinti dei sotterranei, in un panorama spettrale ed inquietante avrei trovato due negozietti con alcuni vcd: vecchi porno turchi anni &#8217;70 con <strong>Zerrin Egeliler</strong> e un paio di <strong>Kızıl Maske</strong> (&#8220;The Phantom&#8221;) &#8230; lasciavo la Grande Città con un piccolo sorriso sulle labbra ma anche con un pò di amarezza. <strong>Tra negozi scomparsi, aspettative deluse e pochissima roba trovata, mi sembrava di essere giunto alla fine di un ciclo</strong>. Tre anni belli a giro per la città nei suoi angoli più nascosti adesso mi parevano ormai giunti definitivamente alla fine.</p>
<p><strong>fine ?</strong></p>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/XWPpJRRiHFs" width="640" height="360" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
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		<title>[Film memories on the road] L&#8217;inesorabile scomparsa dei film di genere turchi dagli scaffali dei negozi (parte I)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mario Bulletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Jun 2017 12:26:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[film memories on the road]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ormai è praticamente impossibile trovare VHS e DVD dei vecchi film e le ragioni sono almeno un paio</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dicembre 2015</strong></p>
<p>Dopo la morte di <strong>Vassilis &#8220;Bill&#8221; Barounis</strong> e la conseguente fine della <strong>Onar Film</strong>, si può dire che la possibilità di vedere ristampato in DVD un pò del caro, buon vecchio cinema <em>trash</em> turco è definitivamente svanita. Perchè?<br />
E&#8217; un discorso complesso che presenta molti aspetti.<br />
Il più importante è sicuramente l&#8217;estrema difficoltà di reperire le pellicole originali. Se è vero che almeno un quinto degli oltre 6.000 film prodotti in Turchia è <strong>irrimediabilmente scomparso</strong>, è altresì vero che gran parte del materiale disponibile versa in qualità a volte pessime e impossibili da restaurare.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/istanbul-aslan-gallery-3.jpg" rel="lightbox" title="[Film memories on the road] L'inesorabile scomparsa dei film di genere turchi dagli scaffali dei negozi (parte I)"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-46037" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/istanbul-aslan-gallery-3-300x200.jpg" alt="istanbul - aslan gallery 3" width="300" height="200" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/istanbul-aslan-gallery-3-300x200.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/istanbul-aslan-gallery-3-500x333.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/istanbul-aslan-gallery-3.jpg 630w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Incendi agli archivi del cinema, film stampati in pochissime copie se non in copia unica e andati distrutti durante le &#8220;proiezioni itineranti&#8221; nei villaggi dell&#8217;interno, la pratica di grattare via il nitrato d&#8217;argento dalle pellicole in bianco e nero per recuperare parte dei costi sono stati fattori decisivi. Ma in generale molti film che non presentano star di successo, son sempre stati considerati dagli enti preposti come mera spazzatura, prodotti usa e getta. Perchè fondamentalmente in Turchia (come in India, in Pakistan, in Malesia) vige ancora il concetto che sia la star che fa la grandezza di un film. Se ci sono i grossi nomi (Cüneyt Arkın, Aytekin Akkaya, Erol Taş, Yılmaz Güney, il simpatico comico<strong> Kemal Sunal</strong> &#8211; il Fernandel turco) allora i film meritano di essere conservati e trasmessi in continuazione alla tv, ma se non ci son grossi nomi allora tutto cade nel dimenticatoio. E spesso nel cestino. La politica delle pochissime case editrici turche è quella di stampare e vendere perlomeno 5.000 copie a film perchè l&#8217;operazione possa ritenersi vantaggiosa. E&#8217; naturale quindi che un film minore &#8211; un <strong>Turkish Rambo</strong> qualsiasi, per dirne una &#8211; non ha l&#8217;<em>appeal</em> sufficiente a garantire una tiratura ed una vendita di questa portata. Le case editrici quindi puntano solo ed esclusivamente sui grossissimi nomi: è come dire che in Italia si stampano solo i film di Federico Fellini e di Roberto Benigni perchè sono gli unici sicuri di vendere.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/istanbul-akmar-gallery-entrata.jpg" rel="lightbox" title="[Film memories on the road] L'inesorabile scomparsa dei film di genere turchi dagli scaffali dei negozi (parte I)"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-46036 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/istanbul-akmar-gallery-entrata-300x225.jpg" alt="istanbul - akmar gallery entrata" width="300" height="225" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/istanbul-akmar-gallery-entrata-300x225.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/istanbul-akmar-gallery-entrata-500x375.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/istanbul-akmar-gallery-entrata.jpg 777w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Non esiste inoltre un panorama concorrenziale di case editrici: fondamentalmente sono solo 2 con relative sotto-etichette: la <strong>Gala Film</strong> e la <strong>Horizon</strong>, entrambe sovvenzionate dallo stato. Che dettano legge ed impongono alle ditte di stampa i quantitativi minimi. In questo panorama una etichetta indipendente sul modello di quelle europee come Cinekult o Camera Obscura o Arrow Video non hanno nessuna possibilità di competere nè a livello di produzione (5.000 copie sono un quantitativo folle e completamente fuori dal mercato) nè a livello di costi. <strong>I costi</strong>, ecco. Gran parte del cinema turco disponibile in master buoni per i passaggi televisivi o per una pubblicazione su DVD sono in possesso della Gala Film, etichetta parzialmente controllata dallo Stato &#8211; un po&#8217; come è il nostro Istituto Luce &#8211; che, se non ricordo male, dovrebbe avere circa 2.500 film in catalogo. Questa montagna di materiale fu comprata tutta tra gli anni &#8217;80 e gli anni &#8217;90 a prezzi infinetesimali spesso con metodi poco chiari e coercitivi. Pagando due lire (turche) si è accaparrata quasi tutto il materiale allora reperibile sul mercato, grazie anche ai buoni uffici di <strong>Türker İnanoğlu</strong>, il più potente produttore cinematografico turco, una sorta di Berlusconi all&#8217;ennesima potenza, uomo di risorse economiche infinite, a capo di una dinastia di cinematografi, invischiato ovviamente nella politica, nell&#8217;economia e soprattutto nei malaffari. Non che fino alla sua comparsa nel mondo del cinema tutto fosse stato rose e fiori: non è mistero che quasi tutto il cinema prodotto in Turchia dagli anni &#8217;50 ai primi anni &#8217;70 era finanziato dai <strong>fratelli Kardashian</strong>: due gemelli, lei proprietaria di tutti i bordelli sul Bosforo e lui una sorta di usuraio che forniva finanziamenti per il cinema a tassi da strozzino. Ma per almeno 20-25 anni il cinema prodotto a Istanbul ha potuto sfornare migliaia di film. Con l&#8217;avvento del più moderno Türker İnanoğlu i rapporti tra cinema e finanza si son spostati più nel settore politico e governativo ed è proprio grazie alla svolta modernista da lui imposta che negli anni &#8217;90, quando ormai il cinema di genere era definitivamente collassato (come del resto in tutta Europa) che la Gala Film appoggiata ad alte cariche della municipalità di Istanbul è riuscita a prendersi migliaia di film di compagnie fallite o sull&#8217;orlo del fallimento, liquidazioni e stock interi per due lire.</p>
<p><strong><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/istanbul-akmar-gallery-5.jpg" rel="lightbox" title="[Film memories on the road] L'inesorabile scomparsa dei film di genere turchi dagli scaffali dei negozi (parte I)"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-46034" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/istanbul-akmar-gallery-5-300x225.jpg" alt="istanbul - akmar gallery 5" width="300" height="225" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/istanbul-akmar-gallery-5-300x225.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/istanbul-akmar-gallery-5-500x375.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/istanbul-akmar-gallery-5.jpg 777w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Adesso chi vuol stampare un film in DVD ha solo due scelte</strong>: o aspetta che lo ristampi la Gala Film &#8211; se e quando vorrà, quasi sempre senza sottotitoli in inglese, ma che garantiscano perlomeno una vendita di 5.000 copie, il che quindi può riguardare solamente una piccolissima parte della produzione storica e taglia quasi completamente del tutto la strada alla riproposta dei film prettamente &#8220;di genere&#8221; o deve affrontare esborsi economici completamente fuori dal mercato: perchè la Gala Film non regala. La nuova legge sulla riconoscenza degli emolumenti agli artisti, approvata circa 3 anni fa dopo anni di lotte da parte dei sindacati e tentativi di insabbiamento da parte dei potentati &#8211; prevede inoltre il pagamento di <em>royalties</em> e diritti a registi, attori, produttori, montatori, direttori di fotografia ed ai principali tecnici che stanno dietro la lavorazione di un film. E&#8217; ovvio che finchè questa legge non esisteva, le case editrici &#8211; l&#8217;oligopolio Gala Film/Horizon in soldoni &#8211; poteva stampare tutto quel che voleva dai loro immensi magazzin senza dover essere tenuta a sganciare un solo euro agli autori e agli attori. <strong>I collezionisti, oltretutto si fanno una lotta spietata ed accanita tra di loro</strong>: esistono gruppi attivissimi di ricercatori di film ritenuti &#8220;scomparsi&#8221; che si muovono in lungo e in largo per tutta la Turchia: come detto la pratica comune era, una volta esaurito il ciclo delle prime e seconde visioni nelle città principali, di portare la pellicola in giro all&#8217;interno del paese attraverso piccoli teatrini di cinema viaggianti: prima o poi la pellicola (di scarsa qualità, problema che da sempre ha afflitto la cinematografia turca) va distrutta e non è infrequente trovare frammenti di pellicola o bobine incomplete negli angoli più remoti del paese. Chi trova queste cose se le tiene strettamente per se, quasi sempre senza dir niente a nessuno fuori dalla ristrettissima cerchia di amici. Ovviamente sempre in caso di richiesta di copie o riversamenti vengono sparate cifre assolutamente folli. La concorrenza e l&#8217;invidia tra collezionisti raggiunge livelli parossistici. Il fatto che poi negli ultimi anni si è sparsa la voce, grazie a Internet, di un esercito agguerrito di collezionisti in Europa o in America interessati alle &#8220;trashate&#8221; del cinema turco ha reso i collezionisti di film rari in Turchia ancor più avidi ed assetati di soldi. Non è infrequente imbattersi in siti internet o in personaggi che vendono osceni riversamenti di film &#8220;cult&#8221; turchi a migliaia di euro, in questo sopravvalutando enormemente la fame e la voglia di cinema turco dei collezionisti occidentali.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/istanbul-akmar-gallery-2.jpg" rel="lightbox" title="[Film memories on the road] L'inesorabile scomparsa dei film di genere turchi dagli scaffali dei negozi (parte I)"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-46033 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/istanbul-akmar-gallery-2-300x223.jpg" alt="istanbul - akmar gallery 2" width="300" height="223" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/istanbul-akmar-gallery-2-300x223.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/istanbul-akmar-gallery-2-500x371.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/istanbul-akmar-gallery-2.jpg 692w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>E&#8217; stato questo lo sbaglio e l&#8217;errore di valutazione più grande di <strong>Ali Murat Güven</strong>, il giornalista-ricercatore-politologo-collezionista-storico cinematografico amico mio di cui ho già parlato più volte negli articoli precedenti.<br />
L&#8217;idea non era male: rinverdire i fasti della Onar Film greca creando una piccola etichetta indipendente a Istanbul &#8211; la <strong>Aztek Filmproductions</strong> gestita da lui e dal regista-attore <strong>Kunt Tulgar</strong> per proporre una nuova informata promettentissima di capolavori del trash turco, spesso di pellicole ritenute perdute o assolutamente introvabili. Il catalogo era ricchissimo: dai titoli acquistati da Bill della Onar e mai stampati a causa della sua prematura morte (le nuove avventure dello 007 turco <strong>Altın Çocuk/Golden Boy</strong>, una nuova edizione completa dei due film &#8220;veri&#8221; di <strong>Zagor</strong> ad un paio di <strong>Zorro</strong> annunciati nei trailer di alcune uscite Onar) ad una serie di capolavori assoluti come &#8220;<strong>Killing contro Mandrake</strong>&#8221; e &#8220;<strong>Ringo contro la Gestapo</strong>&#8220;. E una ricca infornata di film diretti, prodotti, interpretati da Kunt Tulgar ovviamente ottenuti a titolo gratuito. Il primo titolo annunciato, appunto fu &#8220;<strong>Operation Code Name: Long Live Fatherland</strong>&#8220;, un discreto war/action movie degli anni &#8217;90 diretto da Kunt Tulgar. Ogni mese, una nuova uscita, una più succulenta dell&#8217;altra. Incontro Ali Murat Güven un pomeriggio sulla terrazza di un bel caffè nel quartiere musulmano tradizionale di Karaköy dove nelle vicinanze ha il suo studio: parliamo per ore, del progetto, dei nuovi titoli, dell&#8217;amore e dell&#8217;impegno che sta mettendo in questa nuova avventura che lui preferisce chiamare &#8220;missione&#8221;&#8230;.già ci conoscevamo da un paio di anni e spesso andavo a trovarlo a casa sua, tanto che passavamo ore insieme a vederlo montare e smontare pellicole 24mm con piccole apparecchiature artigianali, a parlare del vecchio cinema e dei vecchi attori, del suo amore per<strong> Serpico</strong> (per il quale ha scritto un libro sulla storia del &#8220;vero&#8221; poliziotto) e per il cinema americano classico&#8230;.era diventato quasi un padre per me ed un figlio io per lui.</p>
<p>Parliamo, su questo attico. E ricordo ancora una sua domanda molto precisa: &#8220;Francesco, ma secondo te 2.000 copie possono essere sufficienti per ogni uscita?&#8221;. La mia risposta è ovviamente &#8220;No&#8221;. Non sono sufficienti. Sono esageratamente troppe. I collezionisti del cinema turco o di<em> trashate</em> dai paesi più disparati sono agguerriti, si, sono onnivori sicuramente, sono disposti di buone risorse economiche. Ma non sono 2.000. Non sono neanche 1.000. Forse a malapena si arriva a 200-300. Bill/Onar era partito con 1.000 copie a titolo, le ultime uscite erano calate a 500 copie proprio perchè lo aveva capito a sue spese. E le vendeva tutte. Ma se ne avesse fatto una nuova tiratura di altre 500 copie, sarebbero rimaste tutte sul groppone. Perchè il mercato è quello, ristrettissimo.</p>
<p><strong>continua&#8230; </strong></p>
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		<title>[Film memories on the road] Kunt Tulgar &#8211; Il cattivo dai mille volti. A colloquio col Bruno Mattei turco</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mario Bulletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Jun 2017 13:59:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[film memories on the road]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Regista, attore e sceneggiatore, nella sua lunga carriera ha avuto a che fare anche con Tarzan, Batman e Superman</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/film-memories-on-the-road-kunt-tulgar-il-cattivo-dai-mille-volti-a-colloquio-col-bruno-mattei-turco/">[Film memories on the road] Kunt Tulgar &#8211; Il cattivo dai mille volti. A colloquio col Bruno Mattei turco</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ipertimesia</strong>: è la condizione in cui l&#8217;individuo possiede una memoria autobiografica superiore, tale da permettere il ricordo di gran parte degli eventi vissuti nella propria vita.<br />
Se esiste l&#8217;ipertimesia allora dovrebbe esistere anche il suo contrario, l&#8217;ipotimesia. Ho controllato: non c&#8217;è. Perchè ne soffro. Diventa sempre più difficile collocare temporalmente un avvenimento, un luogo, un ricordo. Anni di viaggi tra Europa e Asia, andata e ritorno, partendo in autunno e tornando in primavera: già per questo è difficile fissare un momento preciso &#8230; quando ero in Iran? Nel 2012? Forse. Ma all&#8217;inizio, partendo ad autunno 2011 o alla fine, proiettato verso il 2013? A volte ci penso e mi accorgo che <strong>sono ormai 13 anni che son sempre in viaggio</strong>: parto, torno, riparto, ripasso spesso dai soliti luoghi &#8211; l&#8217;Asia è grande, ma via terra la scelta dei percorsi fattibili si riduce di molto, soprattutto quando non c&#8217;è calcolo e tutto viaggia sull&#8217;improvvisazione: un autobus per andare via, una scusa per andare a trovare un amico o dei film, una mattina che uno si sveglia e scopre di aver passato troppo tempo in una città o in un paese e allora è tempo di rimettersi in cammino.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/supermen-donuyor-Kunt-Tulgar.jpg" rel="lightbox" title="[Film memories on the road] Kunt Tulgar - Il cattivo dai mille volti. A colloquio col Bruno Mattei turco"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-45106" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/supermen-donuyor-Kunt-Tulgar-210x300.jpg" alt="supermen donuyor Kunt Tulgar" width="210" height="300" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/supermen-donuyor-Kunt-Tulgar-210x300.jpg 210w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/supermen-donuyor-Kunt-Tulgar-281x400.jpg 281w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/supermen-donuyor-Kunt-Tulgar.jpg 545w" sizes="(max-width: 210px) 100vw, 210px" /></a> <strong>Kunt Tulgar</strong> ha una faccia da carognone. Occhi azzurri di ghiaccio, sorriso beffardo &#8211; quasi un ghigno &#8211; fisico atletico e prestante anche ora che sta per arrivare alle 70 mezzelune turche. L&#8217;ho conosciuto ad Istanbul, nella scuola di cinema di <strong>Ali Murat Guven</strong>. Quando, non ricordo, forse nel&#8217;autunno 2012. Terza avventura a Istanbul. Si, da li poi Iran, 6 mesi di Malesia e Siberia. In mezzo mille altre cose. Dovrebbe essere stato così. Andai in Nepal via terra a fare una cosa, tornai, andai a Helsinki ad aiutare un amico, tornai, andai a Istanbul in scooter a trovare l&#8217;amico incontrato in Nepal per un altro lavoretto. Tornai. Andai a Londra a tentare la fortuna al casinò con un amico, non ci riuscì. Tornai. Non lavorai. E allora ripartii. Senza sapere nè per dove nè perchè. Mi fermai a Istanbul a cercare film: ce ne erano ancora un sacco nei cestoni fuori delle librerie e delle cartolerie. Pensai che a qualcuno potessero interessare.<br />
E conobbi Ali Murat Guven, giornalista, politologo, gran appassionato di vecchi film classici e ricercatore accanito di vecchi film turchi sopravvissuti: in pellicola, in vhs, in vcd, in frammenti sparsi per tutto il grande paese. Semplicemente trovai il suo indirizzo: dopo la morte di <strong>Vassilis &#8220;Bill&#8221; Barounis</strong>, tutti i DVD ancora invenduti della Onar Film erano rimasti in mano alla vedova. Ali Murat, assieme a Kunt Tulgar decisero di incaricarsi delle vendite e devolvere (quasi) tutto in beneficenza alla vedova. Ma la Onar Film era basata in Grecia: loro in Turchia. Importare film greci in Turchia è proibito. E non corre buon sangue tra i due paesi. Kunt Tulgar allora per molto tempo, molte volte, decise di fare la spola tra Atene e Istanbul nascondendo decine e decine di copie dei DVD nelle valigie, nella fodera della giacca, ovunque potessero passare inosservati dai controlli dell&#8217;antipaticissima polizia greca di confine. E ci riuscì. E&#8217; sempre stato un tipo avventuroso e l&#8217;idea di fare questi viaggi &#8220;clandestini&#8221;, mi raccontava, lo gasava come ai vecchi tempi. Come quando faceva l&#8217;eroe &#8211; buono o cattivo &#8211; in tantissimi action turchi.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/kunt-tulgar.jpg" rel="lightbox" title="[Film memories on the road] Kunt Tulgar - Il cattivo dai mille volti. A colloquio col Bruno Mattei turco"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-45105 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/kunt-tulgar-300x224.jpg" alt="kunt-tulgar" width="300" height="224" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/kunt-tulgar-300x224.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/kunt-tulgar-500x373.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/kunt-tulgar.jpg 777w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Chi è Kunt Tulgar? E&#8217; difficile dirlo: è stato tutto e di più: attore, regista, sceneggiatore, scenografo, stuntman, maestro d&#8217;armi, produttore, co-produttore, invischiato in misteriosissime coproduzioni italo-turche scomparse nel niente, e poi ancora &#8220;compositore&#8221; di colonne sonore, montatore &#8230; <strong>difficile trovare qualcuno nel mondo del cinema che possa esser coinvolto a 360 gradi così come è stato lui</strong>. Gran faccia da carogna, una discreta somiglianza con Paul Muller, il cattivo di tanti film di Jess Franco e avventuroso come tutti i cinematografari turchi. Riusciva a filmare una scena di combattimento a cavallo di due treni in movimento: la scena era riuscita, uno degli stuntman purtroppo non si è mai più potuto ammirare sullo schermo. Nessuno aveva avvertito i macchinisti che si stava girando un film. Ma era la prassi, da quelle parti. I permessi costavano e la burocrazia era lenta. <strong>Il primo Superman turco è forse il suo capolavoro</strong>: la madre che ammonisce il novello Superman di stare attento e &#8211; prima di vederlo incamminarsi verso la Grande Città (Istanbul, dov&#8217;altro?) gli mette in mano un Corano. Momenti di cinema matarazziano. Fortuna che esiste ancora in giro il DVD della Onar: Bill ci aveva visto giusto. Non si può rimanere affascinati dal cinema turco se non si passa almeno una volta nella vita dalla visione di &#8220;<strong>Süpermen Dönüyor</strong>&#8220;: è il nostro pellegrinaggio alla Mecca del trash. IMDB gli accredita pochissimo e niente &#8230; regista di un pugno di film tra cui il primo Tarzan a colori (&#8220;<strong>Tarzan korkusuz adam/Tarzan l&#8217;uomo coraggioso</strong>&#8220;), &#8220;<strong>Gizli Kuvvet</strong>&#8221; e un altra manciatina, incluso il già menzionato &#8220;Superman Returns&#8221;. Ma c&#8217;è di più: film di kung fu (&#8220;<strong>Ejderin İntikami</strong>&#8221; dove compare la carogna per eccellenza degli action turchi, <strong>Yıldırım Gencer</strong>, un volto che non si dimentica, sembra il nostro Calboni), &#8220;<strong>Operation Code Name: Long Live Fatherland</strong>&#8220;, prima ed unica uscita in DVD(-r) della effimera Aztek Filmproduktion della terribile coppia Tulgar-Guven e ancora ruoli di bastardone in &#8220;<strong>L&#8217;invincibile Batman</strong>&#8221; (&#8220;Yılmayan Şeytan/The Deathless Devil&#8221;: uscito in un double bill DVD con &#8220;Tarkan contro i vichinghi&#8221; per la Mondo Macabro e in una introvabile vhs da noi per la Esse Video). E una montagna di sceneggiature, scenografie e soprattutto colonne sonore: quel giorno nell&#8217;ufficio di Ali Murat, un ottobre freddo sulla strada in salita nel quartiere di Üsküdar, mi regalò una chiavetta USB con tutte le colonne sonore dei film nei quali ha lavorato &#8230; erano oltre un centinaio. Le ascolto: <strong>eran tutti temi rubati da famosi film occidentali</strong>. In Turchia si faceva così: quasi sempre il musicista era semplicemente un &#8220;selezionatore&#8221; di colonne sonore rubate dai grandi classici europei o americani&#8230;divertitevi a riconoscere i film originali, mentre Superman vola o Cüneyt Arkın combatte sui tetti di Istanbul.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/The-Death-less-Devil-Poster.jpg" rel="lightbox" title="[Film memories on the road] Kunt Tulgar - Il cattivo dai mille volti. A colloquio col Bruno Mattei turco"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-45107" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/The-Death-less-Devil-Poster-204x300.jpg" alt="The Death less Devil Poster" width="204" height="300" /></a>Il più grosso successo commerciale di Kunt Tulgar come regista è stato &#8220;Gizli Kuvvet&#8221; &#8230; film che non dice una beneamata mazza al cinematografaro medio occidentale. Ma <strong>nasconde una storia curiosa</strong>. Sul set è presente <strong>Gianni Crea</strong>, il non dimenticato regista di &#8220;E il terzo giorno arrivò il Corvo&#8221;: è li e non si sa bene cosa stia a fare. Dovrebbe dirigere il film, o co-dirigere le parti per una fantomatica quota produttiva italiana. Viene cacciato via dopo poche settimane, non si sa perchè. Tulgar non lo vuole dire, e si che parla perfettamente italiano. Dopo qualche tempo Crea ritorna a Istanbul e chiede di acquistare parte del girato: le scene d&#8217;azione che vedono Kunt Tulgar in veste di attore perchè vuole integrarle in un suo progetto di film politico-avventuroso che si svolge parte in Italia e parte in Turchia: è il misteriosissimo &#8220;Liberate Emanuela&#8221;, la storia del sequestro di <strong>Emanuela Orlandi</strong>. Ma, alla fine, di sequestrata c&#8217;è solo la pellicola finale. Il film è mai uscito? Leggenda vuole che fu proiettato una sola volta al <strong>Festival di Bellaria</strong> del 1984 e poi sequestrato su richiesta dei parenti della Orlandi. Era una copia definitiva? Un pre-montaggio? Nessuno sa niente. Tulgar è convinto che il film fu ultimato e la storia del sequestro potrebbe essere vera. Ma la moglie di Crea giura che non fu mai finito: forse ne fu fatto solo un montaggio provvisorio per il Festival &#8230; Ma il cinema turco &#8211; e soprattutto quello di Kunt Tulgar &#8211; è come il maiale: non si butta via niente. E quindi Gianni Crea (ancora lui!) torna alla carica un&#8217;altra volta per acquistare ulteriori parti di &#8220;Gizli Kuvvet&#8221; per integrarle in una nuova ed ancor più misteriosa co-produzione italo-egiziana (?) che vede <strong>Gordon Mitchell</strong> come protagonista. Questa volta sembra che giri di manovella per aggiungere nuove scene ne siano stati fatti ben pochi: i rapporti tra il regista turco e il nostro Crea si rompono definitivamente (&#8220;<strong>era un cialtrone</strong>&#8221; mi ha detto in tutta confidenza) e di questo action in salsa egiziana se ne perdono tutte le tracce, probabilmente affondato nelle limacciose acque del Nilo assieme ai suoi fantomatici produttori.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/dort_hergele_1974.jpg" rel="lightbox" title="[Film memories on the road] Kunt Tulgar - Il cattivo dai mille volti. A colloquio col Bruno Mattei turco"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-45108 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/dort_hergele_1974-300x216.jpg" alt="dort_hergele_1974" width="300" height="216" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/dort_hergele_1974-300x216.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/dort_hergele_1974-500x359.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/dort_hergele_1974.jpg 600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Ma di &#8220;misteri italiani&#8221; il cinema di Kunt Tulgar è ricco: di chi è in realtà &#8220;<strong>Dört Hergele</strong>&#8220;, un poliziesco turco uscito &#8211; con discreto successo nel 1974 a firma di <strong>Yılmaz Atadeniz</strong> (il padrino del cinema fantastico turco, una vera leggenda vivente) e da noi come &#8220;<strong>Quei paracul&#8230;pi di Jolando e Margherito</strong>&#8221; a firma di Giulio Giuseppe Negri, un altro misterioso individuo che a quei tempi faceva spesso la spola tra i due paesi assieme a gente del calibro di <strong>Guido Zurli</strong>,<strong> Sergio Garrone</strong>,<strong> Ernst Hofbauer</strong> e altri mercenari della cinepresa? Tulgar e Ali Murat non vogliono sentire storie: il film è turco. Di italiano c&#8217;è solo la coproduzione. E un carognoso Gordon Mitchell dal volto ossuto e di marmo. Qui Tulgar ha &#8220;selezionato&#8221; le musiche&#8230;chissà se la versione turca è identica a quella italiana?<br />
E che fine ha fatto il fantascientifico &#8220;<strong>17: ovvero l&#8217;incredibile e triste storia del cinico Rudy Caino</strong>&#8221; ambientato in una Napoli del futuro e postatomica ma per il quale Tulgar ha fornito location e set? Dove? Nel suo ufficio a Roma? Nel suo appartamento di Istanbul? &#8220;Ho aiutato questo giovane regista napoletano, gli ho fornito casa mia come set&#8221; mi raccontava tra una caramella e l&#8217;altra mentre sprofondato in un divano si leggeva un fumetto di Zagor &#8230; così, spigolature di cinema di un action man che non si curava di quel che aveva fatto ma di come organizzare il prossimo lavoro, di come riutilizzare al meglio certi set o certe scene o semplicemente troppo indaffarato a selezionare musiche o coordinare gli stuntman nel fiorentissimo panorama action che ancora alla grande veniva sfornato in Turchia. Se ne incontrano poche di gente così.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/Remake-Remix-Rip-Off-About-Copy-Culture-Turkish-Pop-Cinema-poster.jpg" rel="lightbox" title="[Film memories on the road] Kunt Tulgar - Il cattivo dai mille volti. A colloquio col Bruno Mattei turco"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-45109" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/Remake-Remix-Rip-Off-About-Copy-Culture-Turkish-Pop-Cinema-poster-212x300.jpg" alt="Remake, Remix, Rip-Off About Copy Culture &amp; Turkish Pop Cinema poster" width="212" height="300" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/Remake-Remix-Rip-Off-About-Copy-Culture-Turkish-Pop-Cinema-poster-212x300.jpg 212w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/Remake-Remix-Rip-Off-About-Copy-Culture-Turkish-Pop-Cinema-poster-283x400.jpg 283w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/06/Remake-Remix-Rip-Off-About-Copy-Culture-Turkish-Pop-Cinema-poster.jpg 549w" sizes="(max-width: 212px) 100vw, 212px" /></a>C&#8217;è un bel documentario uscito nel 2014, dal titolo evocativo: &#8220;<strong>Remake, Remix, Rip-Off: About Copy Culture &amp; Turkish Pop Cinema</strong>&#8221; che vede riunite tante glorie del cinema turco: non solo Kunt Tulgar ma anche <strong>Yılmaz Atadeniz</strong> (il mitico regista di tantissimi supereroi in salsa musulmana), <strong>Çetin Inanç</strong> (il &#8220;jet director&#8221; famoso per essere riuscito a girare un film intero in sole 36 ore), <strong>Memduh Ün</strong>, regista e produttore incredibilmente attivo, scomparso a 95 anni ancora avvolto dalla celluloide e responsabile del famigerato &#8220;Cellat&#8221;, il giustiziere della notte turco (non dannatevi l&#8217;anima: il DVD della Onar è andato sold out in un amen) ma anche Cüneyt Arkin, l&#8217;immenso ed immortale eroe e <strong>Giovanni Scognamillo</strong>, giornalista ricercatore, studioso, attore di origini italiane che ha scritto un sacco di libri sul caro vecchio cinema di un tempo (&#8220;Fantastik Turk Sinemasi&#8221;) &#8230;</p>
<p>Quanti ricordi in quel freddo autunno del 2012 &#8230; la visita quotidiana allo studio di Ali Murat, progetti e idee di creare una nuova etichetta per ristampare i vecchi film turchi in DVD (&#8220;<strong>ho anche Killing contro Mandrake ma si vede malissimo</strong>&#8221; mi diceva con un misto di orgoglio e rammarico) &#8230; e le visite quotidiane alle ceste dei VCD che ancora si trovavano fuori dalle librerie di Kadıköy &#8230; e gli occhi della bella commessa curda quando ogni giorno andavo a spedire un po&#8217; di materiale ai clienti: i DVD della Onar portati di contrabbando dalla Grecia da Kunt Tulgar, i libri di Giovanni Scognamillo, poster trovati nei sotterranei degli angusti &#8220;pasaj&#8221; ai lati di Istiklal &#8230; due mesi passati così, tra un film e una mattina a dormire sul tetto della Mavi Guesthouse davanti alla Moschea Blu &#8230; le settimane passavano nè lente nè veloci, intense e piene di vita. Finchè un giorno non arrivò Joao e fu l&#8217;ora di rimettersi in cammino, affascinato dalle sirene dell&#8217;Iran e del Pakistan. O meglio, del loro cinema. E novello Ulisse decisi di seguirlo.</p>
<p><strong>continua&#8230; </strong></p>
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		<title>[Film memories on the road] Levent Çakır &#8211; Ho conosciuto l&#8217;unico, vero spirito con la scure (Parte II)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mario Bulletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 May 2017 10:04:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[film memories on the road]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra i vicoli di Edirne alla ricerca di DVD introvabili</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Arrivo finalmente a <strong>Edirne</strong> dopo aver ammirato da lontano (da mooooolto lontano) le quattro guglie della sua bella moschea, famosa ed antica. Edirne non ha mezze misure: la città comincia subito senza tanti preamboli, senza una periferia o qualche striscia di casette prima di entrare nell&#8217;abitato vero e proprio. Comincia tutta all&#8217;improvviso.<br />
Un trattore trainato da cavallo (non a vapore) con una bellissima ragazzina zingara, suo fratellino piccolo e il padre intento a dar di forcone. Lei mi guarda, era tutta sudata, con la pelle scura scura e i capelli corvini mossi da una leggera brezza. Quando le zingare son belle, son veramente belle, perlomeno fino ai 20 anni, poi dopo è un disastro. Ma lei era bellissima e assomigliava tantissimo a <strong>Bidiraya</strong>, la venditrice di fiori al molo di Kadikoy conosciuta nel mio secondo viaggio Prato-Istanbul in scooter, primavera 2012, giusto cinque mesi prima. Mi fermo più avanti a sedere per una sigaretta. Me l&#8217;ero meritata dopo tutta &#8216;sta sgropponata. Il carretto passa, lei sopra continua a guardarmi, io continuo a guardarla. Mi sorride, sorride a suo padre tutta soddisfatta e in cambio si prende una manata in testa.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/05/edirne.jpg" rel="lightbox" title="[Film memories on the road] Levent Çakır - Ho conosciuto l'unico, vero spirito con la scure (Parte II)"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-44661" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/05/edirne-300x149.jpg" alt="edirne" width="300" height="149" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/05/edirne-300x149.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/05/edirne-500x248.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/05/edirne.jpg 777w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Poco dopo ecco che una macchina si ferma. Era la famigliola turca appiedata che aveva finalmente trovato il mezzo: evidentemente abitavano li. Mi dicono: &#8220;Sali, ti portiamo noi&#8221;. Parlavano inglese ed erano molto simpatici. Se fossi stato in Grecia col cazzo che si sarebbero fermati ad aiutare uno straniero. Turchi brava gente. Mi portano alla stazione, io offro loro un pacchetto di biscotti ma gentilmente rifiutano. Erano entrambi insegnanti di non so cosa all&#8217;università. Edirne è formata da due parti: <strong>la parte vecchia viene prima ed è bellissima</strong>, piena di bancarelle e locanducce come in India, con tavoli all&#8217;aperto lungo tutta la strada, tutto molto pittoresco anche se povero e polveroso. Ma a me queste cose garbano da morire. Giardini verdissimi e immacolati con parchi e laghi, tanta gente, <strong>aria di ottomanità dappertutto</strong>. Un ponte scende letteralmente a picco sul fiume, un bel fiume grande e pulito che non so come si chiami per poi risalire altrettanto ripidamente verso la moschea, dietro la quale comincia la città nuova dopo un tratto di strada assolutamente spoglio e degradato, pieno solo di campi incolti e scheletri di palazzi mai terminati di costruire. Poi comincia la città nuova che assomiglia tanto alla parte asiatica di Istanbul, Kadikoy e Besiktas, moderna, ariosa, pulita e confortevole. Alla stazione la ferale notizia: oggi e domani niente treni (&#8220;Tren&#8221;), oggi neanche nessuno a lavorare. Ok, si opta per il bus. Ovviamente la stazione degli autobus era esattamente dall&#8217;altra parte della città, il che voleva dire altri 6 km alla fin dei conti, da aggiungere agli altri 3 (dal cubicolo-stazione di Kastanes al confine) + 8 dal confine ad Edirne centro. <strong>17 km a piedi in totale</strong>. In compenso ho visto un bel matrimonio in strada con tanto di orchestrina tradizionale che suonava le belle nenie turche. Auguri agli sposi, lei era proprio bella.</p>
<p>Trovo il bancomat, trovo la stazione dei bus (&#8220;Bas&#8221;), un po&#8217; oscura ma gigantesca e mangio un sandwich (&#8220;Sandviç&#8221;) e un toast (&#8220;Tost&#8221;) conditi dalla meravigliosa e sempre più introvabile Cola Turka, sponsor di importantissime squadre di calcio e basket di Istanbul ma impossibile ormai da trovare nei negozi. Cose turche.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/05/levent-cakir.jpg" rel="lightbox" title="[Film memories on the road] Levent Çakır - Ho conosciuto l'unico, vero spirito con la scure (Parte II)"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-44662" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/05/levent-cakir-300x209.jpg" alt="levent cakir" width="300" height="209" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/05/levent-cakir-300x209.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/05/levent-cakir-500x348.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/05/levent-cakir.jpg 850w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Edirne è la città di <strong>Levent Çakir</strong>, un altro dei tanti eroi del cinema popolare turco. Ma tutti è ancora <strong>Zagor</strong>, l&#8217;eroe dei fumetti bonelliani, nei due film ufficiali girati nel 1971. Ma è stato <strong>Batman</strong> (&#8220;Bedmen yarasa adam&#8221;) e un clone di <strong>Superman</strong> (&#8220;Süper Adam&#8221; e &#8220;3 Süper Adam&#8221;) in una carriera non lunghissima che negli ultimi anni lo ha visto lavorare in sceneggiati per la TV. Non è stato tra gli attori più prolifici ma il fatto di aver legato il suo volto ad un eroe tutt&#8217;oggi popolarissimo in Turchia come Zagor lo ha consegnato alla gloria perpetua nell&#8217;immaginario collettivo.<br />
La popolarità degli attori del cinema in un paese come la Turchia &#8211; ma anche in India, Indonesia &#8211; è viva, concreta, presente in ogni momento del vivere quotidiano: non son tanto loro come esseri umani reali ma quanto i loro personaggi che sono entrati nell&#8217;immaginario collettivo. E&#8217; come dire che in Italia siam convinti che personaggi come <strong>Er Monnezza</strong> o il <strong>Commissario Betti</strong> siano esistiti veramente e sono ancora li pronti a spuntare un&#8217;altra volta a raddrizzare torti, a dare sganassoni ai cattivi e a proteggere la società con i loro sistemi più o meno puliti. Ed in Turchia ancora Cüneyt Arkın non è Cüneyt Arkın ma è colui che ha salvato il mondo dall&#8217;invasione degli alieni verdi, è <strong>Kara Murat</strong> che lotta per il Califfo, è <strong>Baba Kartal</strong> il commissario tutto d&#8217;un pezzo. E Levent Çakir è Zagor, il personaggio dei fumetti più amato in assoluto. Perchè il buon vecchio classico fumetto di avventura è come il buon vecchio cinema in Turchia: non morirà mai. <strong>In Turchia il fumetto classico è ancora quello più letto</strong>: i manga giapponesi difficilmente prendono piede. Gli eroi sono ancora Zagor, il Comandante Mark, Mister No, l&#8217;Uomo Mascherato e le loro controparti turche. E, diciamoci la verità: guardiamo questi due film: sembra proprio lui, lo Zagor di <strong>Gallieno Ferri</strong>. E Cico (&#8220;Çiko&#8221;) è perfetto. Se per un&#8217;ora e mezzo non pensiamo ai limiti di budget o alle poco probabili facce dei comprimari turchi, possiamo dire di avere tra le mani una nuova, divertente avventura. Da leggere come un fumetto usato in precarie condizioni, trovato su una bancarella da leggerselo e gustarselo senza troppe menate.</p>
<p>Bell&#8217;uomo, alto, con un viso leale e lo sguardo sincero, ha attraversato anni difficili nella sua vecchiaia perchè fino a pochi anni fa lo stato turco non riconosceva emolumenti o pensioni a chi lavorava nel mondo del cinema o dell&#8217;arte in generale. Ho avuto la fortuna di conoscerlo e stringergli la mano. A Istanbul, nel ristorante della moglie di un altro grande e scomparso attore del cinema popolare, <strong>Erol Taş</strong>.</p>
<p><strong><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/05/zagor-dvd.jpg" rel="lightbox" title="[Film memories on the road] Levent Çakır - Ho conosciuto l'unico, vero spirito con la scure (Parte II)"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-44664 alignright" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/05/zagor-dvd-217x300.jpg" alt="zagor dvd" width="217" height="300" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/05/zagor-dvd-217x300.jpg 217w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/05/zagor-dvd.jpg 270w" sizes="(max-width: 217px) 100vw, 217px" /></a>Ali Murat Güven</strong>, il giornalista-politologo-collezionista-studioso di vecchio cinema turco si è sbattuto per anni per supplicare il governo di Ankara o perlomeno la municipalità di Edirne per riconoscere a Levent Çakir una pensione o un vitalizio in riconoscenza di tutto quello che ha fatto per il cinema e per la società. Lo aveva adottato come padre putativo o &#8211; per certi versi &#8211; come padre del quale prendersene cura ora che i segni dell&#8217;età e dell&#8217;indigenza cominciavano a farsi evidenti. Ancora una volta l&#8217;amore e la riconoscenza dei turchi verso i loro idoli, verso coloro che han segnato l&#8217;immaginario e i sogni della gente emerge dal cuore delle persone normali, del popolo. Dopo anni di richieste ufficiali, documenti firmati da collettivi di cineamatori e artisti, la favola di Levent Çakir si è conclusa a buon fine: <strong>il comune di Edirne gli ha assegnato una nuova casa, una pensione e una statua</strong>.<br />
Non solo: è grazie anche a questi buoni uffici di Ali Murat Güven e molta altra gente come lui che nel 2011 (o giù di li, non ricordo) il governo turco ha finalmente modificato le leggi riguardanti la tutela dei diritti artistici ed il riconoscimento dei pagamenti su diritti di sfruttamento del cinema turco. Finalmente attori, registi, direttori di fotografia, macchinisti e le figure più importanti che stanno dietro alla produzione di ogni film possono godere di un fondo pensionistico e della corrispondenza di percentuali di guadagno sui diritti di sfruttamento dei film da parte della tv, delle case editrici e delle proiezioni pubbliche e private. La legge è ancora incompleta e parziale visto che non ha effetto retroattivo e presenta ancora molti limiti strutturali ma è già un primo, grande ed importante passo<br />
nella tutela di quella che è stata per 5 decenni una delle industrie più importanti del paese.</p>
<p>La riscoperta di Levent Çakir e del suo cinema in occidente si deve soprattutto a <strong>due buoni DVD pubblicati dalla Fanatik Video di Istanbul</strong>. Bellissime sovracopertine in rilievo molto fumettistiche, master decisamente buoni &#8211; perlomeno rispetto alle condizioni medie in cui versa gran parte del cinema &#8220;minore&#8221; turco &#8211; e, soprattutto sottotitoli in inglese e italiano. Oggi sono di difficilissima reperibilità ma fino a 3-4 anni fa bastava andare in qualsiasi catena delle librerie Mephisto a Istiklal piuttosto che a Beşiktaş o nella parte asiatica o in una delle numerosissime fumetterie nelle gallerie (&#8220;Pasaj&#8221;) dei palazzi di Kadıköy per trovarli. E chi ha pratica della città, poteva andare direttamente dai distributori del complesso di <strong>Unkapanı</strong>, la dove tutt&#8217;oggi &#8211; sempre meno, purtroppo &#8211; si concentrano tutte le sedi, gli uffici e i magazzini di tutte le compagnie produttive audio e video turche. E non era difficile tornare a casa con una decina di copie in mano prese ai soliti prezzi all&#8217;ingrosso. Di come ho scoperto Unkapanı ne parlerò in una prossima puntata. Se volete capire che posto sia, basta vedere un qualsiasi film d&#8217;azione &#8211; poliziesco, mafia-movie, thriller &#8211; ambientato a Istanbul negli anni 70: tutte le lotte e gli inseguimenti sui tetti venivano sempre girate li.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/05/ucan-adam-bedmen-batman-turco.jpg" rel="lightbox" title="[Film memories on the road] Levent Çakır - Ho conosciuto l'unico, vero spirito con la scure (Parte II)"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-44667" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/05/ucan-adam-bedmen-batman-turco-209x300.jpg" alt="ucan adam bedmen batman turco" width="209" height="300" /></a>Per anni questi film hanno goduto di <strong>una fama maledetta in Italia</strong>: la Bonelli li ha disconosciuti e derisi per anni, ovviamente il cinema anarchico turco degli anni &#8217;70 si guardava bene da chiedere i diritti agli autori originali e, probabilmente neanche alla casa editrice dell&#8217;edizione locale, la Tay Yayınları. Eppure son convinto che sotto sotto piacevano anche al buon vecchio Sergio Bonelli. Quando Gallieno Ferri e <strong>Moreno Burattini</strong> sono stati invitati a Istanbul nel 2010, l&#8217;accoglienza è stata trionfale: interviste al telegiornale, servizi TV, articoli su quotidiani: un trattamento da principi. E la presenza di Levent Çakir e la proiezione dei due film, ovviamente.</p>
<p>Questi due DVD, così come il film &#8220;gemello&#8221; sul <strong>Comandante Mark</strong> &#8220;Korkusuz Kaptan Swing&#8221; oggi sono diventati di difficilissima reperibilità. So che ne han stampate 5.000 copie nel 2011. E sono andate tutte esaurite: già nel 2015 ormai non se ne trovavano più in giro se non a prezzi da rapina presso le solite fumetterie nei pasaj di Kadıköy. Per ben tre viaggi sono stati la mia scusa ufficiale per visitare Istanbul e la Turchia, per scoprire nuovi negozietti o centri commerciali di periferia e incontrare i begli occhi di Su, ragazza tutta tatuata e simpatica o il sorriso della bellissima ragazza curda delle Poste Centrali. Più volte. Quasi ogni giorno. Istanbul stava diventando la mia nuova casa.</p>
<p>E&#8217; stato bello finchè è durato.</p>
<p>Ma qualcun&#8217;altro in quegli stessi anni era sul punto di stamparne una sua versione. Lo sfortunato <strong>Vassilis &#8220;Bill&#8221; Barounis</strong> e la sua Onar Film. E qualcun&#8217;altro ancora sempre in quel 2012 a Istanbul mi aveva proposto di partecipare alle edizioni definitive.</p>
<p><strong>continua&#8230; </strong></p>
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		<title>[Film memories on the road] Levent Çakır &#8211; Ho conosciuto l&#8217;unico, vero spirito con la scure (Parte I)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mario Bulletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 May 2017 22:40:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[film memories on the road]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La lunga strada verso Edirne</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;impossibilità di sigillare le frontiere con la Turchia (ma anche con la Bulgaria, la Macedonia e l&#8217;Albania) la Grecia ha pensato ad una soluzione semplicissima: non effettuare più collegamenti e trasporti tra sé e i paesi confinanti, ovvero i paesi nemici, odiati e disprezzati. Basta sopprimere tutti i treni, tutti gli autobus ed il gioco è fatto. Se uno vuole entrare nei paesi confinanti (ed un greco si chiede perchè uno dovrebbe farlo visto che in teoria son tutti posti dove nessun greco si sognerebbe mai di metter piede) allora ha una sola scelta: arrivare fino al confine e poi da li arrangiarsi in qualche modo. Cosa che è appunto successa a me in quel di <strong>settembre 2012</strong>, terzo viaggio in Turchia. Ed ho capito quanto l&#8217;odio e l&#8217;intolleranza sicuramente procurano solo noie e contrattempi a noi viaggiatori che niente abbiamo a che fare con queste stupide faide nazionalistico-razziste e delle quali non potrebbe fregarcene di meno.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/05/kastanies-confine.jpg" rel="lightbox" title="[Film memories on the road] Levent Çakır - Ho conosciuto l'unico, vero spirito con la scure (Parte I)"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-44294" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/05/kastanies-confine-300x225.jpg" alt="kastanies - confine" width="300" height="225" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/05/kastanies-confine-300x225.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/05/kastanies-confine.jpg 500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Tracia greca abitata da turchi, bulgari, zingari:<strong> Alessandropoli</strong> è un crogiolo di razze diverse, non è quindi sorprendente venire a sapere che ci sono moltissime associazioni neonaziste da queste parti. Ma rimane il fatto che è una città molto bella, molto piu di Salonicco, per dire. Siamo già con un piede in Turchia: la gente ha i lineamenti diversi dai greci-greci, soprattutto le donne che sono decisamente più brutte delle greche. Si cominciano a vedere timide scritte &#8220;Kebab&#8221; qua e la, cosa assolutamente proibita in Grecia perchè devi dire &#8220;Giros&#8221; senno&#8217; ti scannano vivo e finalmente gli uomini smettono le onnipresenti barbe greche e indossano bei baffoni ottomani che sono anche più simpatici da vedere. Perchè sinceramente non se ne può più di tutti &#8216;sti greci barbuti, soprattutto i giovani. Va di moda la barba in Grecia, con buona pace di Mr. Gillette che non venderà manco una lametta.</p>
<p>Da Alessandropoli c&#8217;era la vecchia autostrada che correva dritto nella Turchia europea passando da<strong> Tekirdag</strong> e finendo a Istanbul: 250 km tutti diritti, ma adesso gli autobus, come detto, non ci passano più. C&#8217;è la linea ferroviaria che svolta improvvisamente a nord e passa da <strong>Feres</strong>, da <strong>Kastanies</strong>, sfiora la Bulgaria ed entra a <strong>Edirne</strong>, la vecchia capitale dell&#8217;impero ottomano prima di Costantinopoli. Ma anche questa è stata chiusa al confine. E comunque per i greci questo punto di confine è pericoloso, ci sono abominevoli traffici di clandestini e droga, uno straniero rischia la pelle perchè ci sono tanti turchi, albanesi e bulgari cattivi assetati di sangue e carne umana. Tutte stronzate, ma i greci lo pensano veramente. Sono quindi arrivato a Kastanies, ultimo paesino greco a ridosso del confine, con un trenino locale e da lì avrei dovuto attraversare il confine turco e prendere un bus per Edirne e da li proseguire ulteriormente per Istanbul. Tutto alla buona, senza grosse indicazioni &#8211; anzi nessuna &#8211; su quello che mi sarebbe aspettato dopo il confine.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/05/kastanies-stazione.jpg" rel="lightbox" title="[Film memories on the road] Levent Çakır - Ho conosciuto l'unico, vero spirito con la scure (Parte I)"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-44295" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/05/kastanies-stazione-300x225.jpg" alt="kastanies - stazione" width="300" height="225" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/05/kastanies-stazione-300x225.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/05/kastanies-stazione-500x375.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/05/kastanies-stazione.jpg 777w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>5.00 del pomeriggio: arrivo in questa famigerata Kastanies. Un cubicolo di cemento di 3 metri quadrati, circondato solo da campi coltivati e abbandonato, pieno di sudicio, rappresentava la stazione. Tutto qui. Attorno solo campi verdi, coltivazioni di grano, alberi da frutto e strade sterrate a perdita d&#8217;occhio. Il paesaggio è decisamente agreste, e le casupole che si trovano qua e la testimoniano di una zona decisamente povera ed arretrata, ricca di agricoltura ma estremamente depressa come livello di vita. <strong>Siamo a 3 km dal confine turco e a un tiro di sputo dalla Bulgaria</strong>. Sulla destra in lontananza (moooolto in lontananza) si vede Edirne. Il confine non dovrebbe essere lontano. Ero l&#8217;unico a scendere. Anzi ero l&#8217;unico passeggero da qualche fermata a questa parte.</p>
<p>L&#8217;unica strada sterrata dietro il cubicolo-stazione mi fa pensare di non avere altre alternative e quindi mi incammino sperando di trovare una informazione. Kastanies, paesino che potrebbe sembrare un qualsiasi borghetto di case della campagna pistoiese&#8230;..tranquillo, bucolico, silenzioso. Non c&#8217;è assolutamente niente da vedere a parte un piccolo tabernacolo ortodosso tra una pizzeria (chiusa) e una farmacia (anch&#8217;essa chiusa) ma il risultato globale non è male. Pace e silenzio. La gente guarda con sospetto: turco o altra nazionalità che fossi, <strong>in Grecia gli stranieri son sempre visti con sospetto</strong>. Dopo circa 3 kilometri vedo il confine: un arco in ferro arrugginito e una scritta &#8220;welcome to Greece&#8221; priva di tutte le lampadine che in teoria dovrebbero illuminarla (d&#8217;altra parte cosa glie ne frega ai greci di augurare un buon &#8220;welcome&#8221; ai turchi in entrata: calci in culo e via &#8230;), un posto di polizia in uno spiazzo molto carino e un benzinaio-rapinatore autorizzato dallo stato: la benzina in Grecia e Turchia è carissima. Controlli doganali velocissimi e una informazione da parte di un ufficiale greco simpatico: &#8220;Ci sono 6 km da qui ad Edirne, ma sul confine turco forse trovi un autobus&#8221;&#8230; non suonava molto rassicurante. E il suo sorrisino ancor meno.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/05/kastanies-welcome-to-greece.jpg" rel="lightbox" title="[Film memories on the road] Levent Çakır - Ho conosciuto l'unico, vero spirito con la scure (Parte I)"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-44296" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/05/kastanies-welcome-to-greece-300x225.jpg" alt="kastanies - welcome to greece" width="300" height="225" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/05/kastanies-welcome-to-greece-300x225.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/05/kastanies-welcome-to-greece-500x375.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/05/kastanies-welcome-to-greece.jpg 777w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>La terra di nessuno tra Grecia e Turchia è una lunga strada dritta di circa 1 km, brutta e squallida come tutte le altre terre di nessuno tra confine e confine. Ma oltre l&#8217;arco dell&#8217;entrata in Turchia le cose cambiano decisamente: un bel viale alberato che sembra un parco comunale con alberi verdi e ombrosi, giardinetti curati, statue di Ataturk dappertutto, pavoni, tigri (?) e perfino la casetta dei 7 nani (???) che sembravano più Disneyland che l&#8217;estremo avamposto militare ottomano. Boh. Lungo strada incontro 3 vipere spiaccicate, due giovanotti ubriachi e una famigliola di chiare origini turche che stava ritornando al paesello. Li passo senza salutarli e vo a diritto fino al check point. &#8220;Ci sono 8 km da qui ad Edirne (in Grecia mi avevano detto che erano 6&#8230;.) e non ci sono autobus. Ma puoi prendere il taxi&#8221;. Ma <strong>con soli 10 centesimi in tasca e senza bancomat</strong> in giro non esiste che una sola soluzione: camminare.</p>
<p>&#8220;Il Bancomat ci sarà quando viene la Luna piena&#8221; mi dice l&#8217;ufficiale turco. Non capisco cosa vuol dire &#8230; solo vero il 6° km avrò l&#8217;illuminazione.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/05/edirne-otogar2.jpg" rel="lightbox" title="[Film memories on the road] Levent Çakır - Ho conosciuto l'unico, vero spirito con la scure (Parte I)"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-44299" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/05/edirne-otogar2-300x168.jpg" alt="edirne otogar2" width="300" height="168" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/05/edirne-otogar2-300x168.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/05/edirne-otogar2-500x281.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/05/edirne-otogar2.jpg 777w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>La strada per Edirne è una lunghissima striscia di asfalto identica a quanto visto nell&#8217;ultimo avamposto greco: campi, campi, campi ed ancora campi. Ogni tanto un fruttivendolo lungo strada: un tavolaccio di legno, una cassetta di verdure (contenuto: 1 melanzana, 2 o 3 pomodori, 1 melograno) e una tanica di benzina come sedia. Ogni tanto mi fermavo su un divano (?) al bordo della strada a fumarmi una sigaretta e si stava veramente bene, con un bel sole e una leggera brezza rinfrancante. In lontananza vedo la famigliola turca che nel frattempo, zitta zitta, mi era ripassata avanti visto che io mi fermavo a cazzeggiare ogni cento metri: ci ho impiegato circa 3 kilometri per risorpassarli. Andavano giusto a 5 passi all&#8217;ora più lenti di me. Trovo una bandierina turca in terra, la prendo e improvvisamente capisco le parole dell&#8217;ufficiale alla frontiera. La bandiera turca ha come simbolo la mezzaluna (anzi il quarto di luna crescente): da secoli. E sarà sempre la mezzaluna. &#8220;Il bancomat arriverà quando ci sara&#8217; la luna piena&#8221;&#8230;.</p>
<p>Ho riso per un nanosecondo ma poi ho pensato: e se ad Edirne non ci sono bancomat? Chi lo sa? Come avrei fatto? Con 10 centesimi &#8211; vabbè che la Turchia non è cara &#8211; non è che si vada da molte parti &#8230;</p>
<p><strong>continua&#8230; </strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/film-memories-on-the-road-levent-cakir-ho-conosciuto-lunico-vero-spirito-con-la-scure-parte-i/">[Film memories on the road] Levent Çakır &#8211; Ho conosciuto l&#8217;unico, vero spirito con la scure (Parte I)</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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		<title>[Film memories on the road] Eroi di celluloide ed eroi di carta (parte II)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mario Bulletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 May 2017 17:47:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[film memories on the road]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>
		<category><![CDATA[Yılmaz Güney]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Conosciamo meglio Kartal Tibet e i suoi lavori semi-dimenticati</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/film-memories-on-the-road-eroi-di-celluloide-eroi-di-carta-parte-ii/">[Film memories on the road] Eroi di celluloide ed eroi di carta (parte II)</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Contemporaneamente ai film in costume e a un pugno di iniziali western in salsa turca, <strong>Cüneyt Arkın</strong> ha vestito anche i panni di simpatico piccolo gangster alle prese con la vera malavita cattiva in una infinità di pellicole quasi tutte ambientate ad Istanbul. Legato principalmente al produttore <strong>Türker İnanoğlu</strong>, il più grande e importante produttore cinematografico turco, oggi ultra ottantenne, ha sempre partecipato a film prodotti dal polo cinematografico di Istanbul. Esistevano altri <strong>4 poli cinematografici in Turchia</strong>: Ankara, Smirne, Trabzon e Antalia. Ma i soldi, la ricchezza, la visibilità e le opportunità che offrivano le produzioni di Istanbul son sempre state simbolo di garanzia e solo i più grandi attori eran così fortunati da poter lavorare esclusivamente nella grande città. Questo, in parte spiega anche perchè molti dei film prodotti ad Istanbul sopravvivano ancora oggi in copie di qualità accettabile. Polizieschi e mafia-movie con il nostro alle prese con la grande e piccola criminalità dei quartieri di <strong>Kasımpaşa</strong> o <strong>Karaköy</strong>, nel ruolo di giustiziere, gangster dal cuore d&#8217;oro, poliziotto non si contano: 320 film quasi tutti concentrati tra il 1964 e il 1995 son tanta roba.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/05/Karaoglan-fumetto.jpg" rel="lightbox" title="[Film memories on the road] Eroi di celluloide ed eroi di carta (parte II)"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-43601" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/05/Karaoglan-fumetto-224x300.jpg" alt="Karaoglan fumetto" width="224" height="300" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/05/Karaoglan-fumetto-224x300.jpg 224w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/05/Karaoglan-fumetto-299x400.jpg 299w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/05/Karaoglan-fumetto.jpg 478w" sizes="(max-width: 224px) 100vw, 224px" /></a>Ma piace soprattutto ricordarlo come l&#8217;eroe spaziale che salva il mondo in &#8220;<strong>Dünyayı Kurtaran Adam/The Man Who Saved the World</strong>&#8221; contro giganteschi mostri di pezza che fanno &#8220;bop&#8221; quando son colpiti. Non c&#8217;è che dire: tra inserti presi dal vero <strong>Star Wars</strong>, dai vecchi cinegiornali sovietici e americani sulla conquista dello spazio, colonne sonore rubate qua e la, invincibili scheletri a cavallo buttati giù con un paio di colpetti di karate, poteri invincibili come lo &#8220;scudo di molecole concentrate di cervello umano&#8221; rendono questa avventura spaziale ambientata nei deserti della Cappadocia un must totale. Da avere a tutti i costi, anche se il DVD della <strong>Gala Film</strong> con sottotitoli in inglese è <em>cut</em> di una ventina di minuti. <strong>Ali Murat Güven</strong> possiede la copia integrale che doveva ri-editare in DVD per la sua <strong>Aztek Filmproductions</strong> ma è tutto poi finito in vacca troppo presto e chissà mai se ci sarà qualche volenteroso che ne rileverà i diritti e pagherà l&#8217;assurdo prezzo di vendita che il mio amico giornalista chiede (&#8220;la vita in Turchia è dura&#8221;, repetita iuvant).<br />
Tale è stato il successo del film all&#8217;epoca &#8211; la dittatura militare del 1980 aveva praticamente bannato tutti i film di importazione americana: da qui l&#8217;incredibile stagione dei &#8220;<strong>kolossal de&#8217; noantri</strong>&#8221; autarchici e improbabili: dall&#8217;E.T. (&#8220;Bedi&#8221;) ai vari Rocky e Rambo (soprattutto quelli interpretati dal<em> bisteccone</em> <strong>Serdar Kebapçılar</strong>) &#8211; che nel 2006 eccolo tornare a vestire i panni del supereroe salva-universo in &#8220;<strong>Dünyayi Kurtaran Adam&#8217;in Oglu/Il figlio dell&#8217;uomo che ha salvato il mondo</strong>&#8220;&#8230; la magia del vecchio cinema turco dagli effetti disegnati sulla pellicola è ancora tutta qui, un pò più modernizzata e al passo coi tempi ma pur sempre splendente come un bel diamante falso ma a buon mercato. La regia è di <strong>Kartal Tibet</strong>, un&#8217;altra delle grandi star del vecchio cinema di avventura.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/05/The-Man-Who-Saved-The-World-DVD.jpg" rel="lightbox" title="[Film memories on the road] Eroi di celluloide ed eroi di carta (parte II)"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-43603 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/05/The-Man-Who-Saved-The-World-DVD-300x209.jpg" alt="The Man Who Saved The World DVD" width="300" height="209" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/05/The-Man-Who-Saved-The-World-DVD-300x209.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/05/The-Man-Who-Saved-The-World-DVD-1024x713.jpg 1024w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/05/The-Man-Who-Saved-The-World-DVD-500x348.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/05/The-Man-Who-Saved-The-World-DVD.jpg 1599w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Kartal Tibet è stato l&#8217;eroe giovane, una versione giovanile e più scanzonata dell&#8217;eroe in costume interpretato da Cüneyt Arkın. Ha avuto una carriera molto più breve &#8211; &#8220;solo&#8221; 120 film concentrati in 10 anni tra il 1965 e il 1975 ma con una successiva carriera registica interessante e variegata, alternando drammi sociali a<em> trashate</em> come &#8220;Il figlio dell&#8217;uomo che ha salvato il mondo&#8221;.<br />
Qualche anno fa la <strong>Mondo Macabro</strong> aveva stampato uno dei 6 Tarkan da lui interpretati: il delirante &#8220;<strong>Tarkan contro i vichinghi</strong>&#8220;, edizione ormai stra-esauritissima e pregiata. Ma Tarkan &#8211; guerriero unno al servizio di Attila, che si accompagna col suo fido cane Kurt (&#8220;Lupo&#8221;) non è stato il suo personaggio più noto. Giova però ricordare che &#8211; al solito come in tutte queste produzioni seriali in costume &#8211; anche il personaggio di Tarkan è nato come eroe a fumetti. Questa volta ad opera di <strong>Sezgin Burak</strong> quando lavorava come giovane apprendista nello studio del fumettista ed editore italiano <strong>Rinaldo Dami</strong>.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/05/Tarkan-contro-i-vichinghi-DVD-Mondo-Macabro.jpg" rel="lightbox" title="[Film memories on the road] Eroi di celluloide ed eroi di carta (parte II)"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-43602" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/05/Tarkan-contro-i-vichinghi-DVD-Mondo-Macabro-211x300.jpg" alt="Tarkan contro i vichinghi DVD Mondo Macabro" width="211" height="300" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/05/Tarkan-contro-i-vichinghi-DVD-Mondo-Macabro-211x300.jpg 211w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/05/Tarkan-contro-i-vichinghi-DVD-Mondo-Macabro.jpg 281w" sizes="(max-width: 211px) 100vw, 211px" /></a>In Turchia Kartal Tibet è identificato ancora come <strong>Karaoğlan</strong>, personaggio nato anch&#8217;esso come serie a fumetti nel 1962 ad opera di Suat Yalaz e destinato ad una fortunatissima carriera editoriale fino ai primi anni del XXI secolo tra una serie infinita di fumetti e romanzi. Karaoğlan è un turco uyguro del XIII secolo, scout e guida per l&#8217;esercito di <strong>Gengis Khan</strong>. La moderna Turchia discende da queste popolazioni di origini nomadi e guerriere. Assieme al padre Baybora combatterà al solito contro arabi, tiranni bizantini, infidi cinesi imperiali e spietati sceicchi. Il successo del fumetto &#8211; ed in seguito dei film &#8211; è dovuto al protagonista giovane e inesperto che crescerà piano piano: Kartal Tibet nel ruolo dell&#8217;attore è perfetto. Dodici film sono stati prodotti, più uno nuovo nel 2013 e una miniserie TV moderna. E&#8217; bello vedere che la <strong>Horizon International</strong> ha pubblicato 4 delle prime avventure in buone edizioni DVD con discreti sottotitoli in italiano (parzialmente tradotti con Google ma in qualità superiore ai due DVD di Zagor e del Comandante Mark) &#8230; purtroppo oggi come oggi non è facilissimo trovarli. Al centro direzionale di<strong> Unkapanı</strong> dove tutte le compagnie produttrici di audio e video hanno uffici, sedi e magazzini, sono ormai diventati di difficile reperibilità e quasi tutti in pessimo stato di conservazione essendo in vendita le ultimissime copie tenute male. Di Unkapanı e dei misteri della produzione in DVD e VCD ne riparleremo in una prossima puntata.</p>
<p><strong>continua&#8230; </strong></p>
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		<title>[Film memories on the road] Eroi di celluloide ed eroi di carta (parte I)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mario Bulletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Apr 2017 10:23:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[film memories on the road]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>
		<category><![CDATA[Yılmaz Güney]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ancora in Turchia alla ricerca delle vecchie glorie del cinema popolare</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Yılmaz Güney</strong>, <strong>Cüneyt Arkın</strong>, <strong>Erol Taş</strong>,<strong> İrfan Atasoy</strong>,<strong> Kartal Tibet</strong>,<strong> Levent Çakir</strong>,<strong> Aytekin Akkaya </strong>&#8230; nomi che possono dire poco a noi italiani, affamati di cinema ma a digiuno di una cultura cinematografica internazionale che esuli dai sapori americani o francesi o giapponesi o dell&#8217;estremo oriente canonico.</p>
<p>Col traghetto direzione Patrasso, Grecia, c&#8217;è meno distanza tra Roma e Istanbul che tra Roma e Londra. Eppure Londra e la cultura inglese ci sembrano così vicine, così a portata di mano mentre Istanbul ci appare lontana, lontanissima, un altro mondo. Mitico e irraggiungibile. Perchè?</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/04/karamurat__la_belva_dell_anatolia-Poster.jpg" rel="lightbox" title="[Film memories on the road] Eroi di celluloide ed eroi di carta (parte I)"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-42631" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/04/karamurat__la_belva_dell_anatolia-Poster-183x300.jpg" alt="karamurat__la_belva_dell_anatolia Poster" width="183" height="300" /></a>Prendiamo il cinema&#8230;.cosa ne sappiamo di cinema turco a parte il famoso &#8220;<strong>Hamam &#8211; Il bagno turco</strong>&#8221; di Ferzan Özpetek? Poco altro. A parte qualche esperto e studioso del cinema turco del quale non posso far altro che ammirarne le competenze, il cineamatore medio italiano può vagamente sapere che ci sono stati un sacco di &#8220;filmacci&#8221;, brutte copie di successi americani come Superman o Frankenstein, come Dracula o Star Trek&#8230;.ma anche qui si contano sulle dita di una mano questi pochi illuminati.</p>
<p>Eppure tutti questi attori, alcuni già purtroppo non più tra noi (in Turchia tutt&#8217;oggi non si campa a lungo) altri ancora fortunatamente arzilli ma non più attivi, illuminano gli occhi di ogni turco medio quando se ne parla, quando se ne chiede informazione, quando se ne vede una foto appesa dappertutto qua e la in ristoranti, bar, negozi, bazaar&#8230;e il cuore si scalda in dolci ricordi e nostalgie: e qui si apprezza l&#8217;animo sensibile, buono e riconoscente della semplice gente.<br />
Un&#8217;altra storia ha inizio, un altro ricordo affiora. Ma ci entreremo pian piano, perchè è difficile ricollegare nel giusto ordine cronologico gli eventi, le scoperte, gli incontri accaduti in <strong>7 anni di viaggi in Turchia</strong>.</p>
<p>&#8220;Viviamo una vita dura, tra lavoro e problemi politici. Per tanti anni sono stati i nostri eroi, gli eroi dei nostri sogni, il momento in cui per due ore potevamo sognare ed evadere dalla dura vita quotidiana. Hanno dato tutto per noi e per i nostri sogni, noi dobbiamo tutto a loro&#8221; mi raccontava<strong> Ali Murat Güven</strong>, giornalista, collezionista, politologo, scrittore e restauratore di vecchi film operante a Istanbul nel tradizionale quartiere musulmano di Üsküdar, asian side. E come lui tantissime altre persone incontrate tra Istanbul e Ankara, Edirne e Erzurum si son commossi a ricordare questi loro eroi di gioventù. Ecco qui il nocciolo della questione: &#8220;Hanno dato tutto per noi e noi dobbiamo tutto a loro&#8221;. La riconoscenza nei confronti di questi artisti è totale, incondizionata, tutt&#8217;oggi. Non solo per gli artisti a dire il vero, perchè fuori dallo stadio del Fenerbahçe, nella parte asiatica di Istanbul, pellegrini da tutto il paese vengono a pregare e ringraziare sotto le statue di bronzo dei gloriosi calciatori di un tempo &#8230; a ringraziarli di tutti i sogni e le speranze, dei momenti di gioia e delle emozioni che hanno saputo dare. Come fossero degli Dei. Altro che Allah e il Corano.<br />
Non capita tutti i giorni di vedere situazioni del genere in altri posti: la riconoscenza turca verso chi sa muover loro il cuore è una delle cose più belle che si possano sperimentare in questo grande paese.</p>
<p><strong><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/04/Kara-Murat-Devler-Savasiyor-1978.jpg" rel="lightbox" title="[Film memories on the road] Eroi di celluloide ed eroi di carta (parte I)"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-42629 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/04/Kara-Murat-Devler-Savasiyor-1978-300x225.jpg" alt="Kara Murat Devler Savasiyor (1978)" width="300" height="225" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/04/Kara-Murat-Devler-Savasiyor-1978-300x225.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/04/Kara-Murat-Devler-Savasiyor-1978-500x375.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/04/Kara-Murat-Devler-Savasiyor-1978.jpg 700w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Tra gli anni &#8217;50 e i primi anni &#8217;90 la cinematografia turca ha prodotto quasi 6.000 film</strong>, moltissimi dei quali andati perduti, distrutti e scomparsi: l&#8217;incuria e il disinteresse nel preservare le pellicole soprattutto di genere più popolare, la scarsa qualità dei materiali che ha portato ad un rapido deterioramento, la pratica di grattare via il nitrato di argento dalle vecchie pellicole in bianco e nero per rivendere la polvere e acquistare nuovo materiale ha fatto si che moltissime pellicole fossero andate perdute per sempre. Soprattutto quelle dei poli produttivi cinematografici &#8220;minori&#8221; fuori da Istanbul. Aggiungiamo almeno <strong>3 grandi incendi agli archivi del cinema nazionale</strong> di Istanbul, pellicole stampate in una sola copia andate irrimediabilmente distrutte nelle proiezioni viaggianti all&#8217;interno di desolate campagne dell&#8217;Anatolia (una volta finito il ciclo di sfruttamento nelle grandi città la pellicola veniva portata nelle campagne arretrate per essere proiettata in pubbliche piazze finchè il supporto poteva resistere &#8230; da qui il ritrovamento di frammenti di film ritenuti scomparsi nei luoghi più remoti ed impensabili del paese), <strong>la tendenza di molti collezionisti ad accaparrarsi le &#8220;pizze&#8221; più rare e non farne copie a nessuno</strong> se non per cifre assolutamente spropositate: tanti fattori che hanno fatto della cinematografia turca, ricca, gloriosa, affascinante, una delle più disastrate e incomplete del mondo al giorno d&#8217;oggi.</p>
<p>Eppure se i film son scomparsi, il ricordo degli attori è ancor oggi vivo nella mente e nei cuori di tutti.<br />
Se Yılmaz Güney è ancora l&#8217;Adam (l&#8217; &#8220;Uomo&#8221;) agli occhi di tanti curdi e poveracci che ne vedevano in lui il simbolo della lotta all&#8217;oppressione culturale, economica, politica e religiosa della popolazione più svantaggiata, Cüneyt Arkın, İrfan Atasoy e gli altri rappresentano gli eroi di un paese che autarchicamente combatteva contro invasori spaziali, pericolosi criminali greci o mediorientali, scienziati pazzi alla conquista del mondo (ma si contentavano anche della sola Istanbul) o pericolosi boss di quartiere o di campagna che spregiavano i precetti del Corano. A colpi di pistola, raggi spaziali, vecchie carabine avancarica e scimitarre. Ma anche a colpi di Colt 45 quando volevano dimostrare che anche in Anatolia esistevano sceriffi, <em>outlaws</em> e cowboy.<br />
Cinema, fumetto e calcio son popolarissimi in Turchia ancora oggi, come sempre. E&#8217; per questo che mi piace: il vecchio e sano cinema di avventura, i vecchi eroi dei fumetti alla Bonelli o alla Tintin, gli scarponi del calcio che tanto danno e poca gloria internazionale ottengono. C&#8217;è un qualcosa di profondamente romantico nei sogni semplici di questa gente.</p>
<p><strong><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/04/Kara-Murat-Seyh-Gaffara-Karsi-1975.jpg" rel="lightbox" title="[Film memories on the road] Eroi di celluloide ed eroi di carta (parte I)"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-42630" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/04/Kara-Murat-Seyh-Gaffara-Karsi-1975-209x300.jpg" alt="Kara Murat Seyh Gaffara Karsi (1975)" width="209" height="300" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/04/Kara-Murat-Seyh-Gaffara-Karsi-1975-209x300.jpg 209w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/04/Kara-Murat-Seyh-Gaffara-Karsi-1975-279x400.jpg 279w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/04/Kara-Murat-Seyh-Gaffara-Karsi-1975.jpg 422w" sizes="(max-width: 209px) 100vw, 209px" /></a>Cüneyt Arkın è l&#8217;eroe per antonomasia</strong>. Che si vesta da antico unno o da moderno karateka, da difensore spaziale o da simpatico gangster, è lui il simbolo dell&#8217;Avventura turca. Ha percorso tutti i generi all&#8217;interno della cinematografia turca ma in principal modo verrà sempre ricordato come <strong>Kara Murat</strong>, il diavolo bianco (anche se &#8220;Kara&#8221; significa &#8220;nero&#8221;), ufficiale militare ottomano al servizio del califfo durante il periodo di massimo splendore ed espansione dell&#8217;Impero, successivamente nella realtà storica Gran Visir e comunque sempre in lotta contro perfidi bulgari o greci, contro i corrotti veneziani o i perfidi persiani, in un guazzabuglio che ad un certo punto della lunghissima saga (<strong>11 film e una serie infinita di romanzi, fumetti </strong>&#8230; tutti creati, scritti, sceneggiati da <strong>Rahmi Turan</strong>) lo vedrà contaminare il suo stile di lotta con la nascente influenza del cinema di kung fu. Ottimo atleta &#8211; ha cominciato la carriera in un circo e da qui la sua straordinaria agilità fisica &#8211; e una bella faccia alla <strong>Alain Delon</strong>, ne hanno fatto di lui l&#8217;attore più internazionale e conosciuto del cinema turco.<br />
Ma è stato <strong>Malkoçoglu</strong>, capo delle truppe akıncı al servizio dell&#8217;Ottomano in 8 film, <strong>Hacı Murat</strong> in lotta contro gli invasori dalla Russia zarista in 3 film, <strong>Battal Gazi</strong> &#8211; eroe ummayade dell&#8217; 8° Secolo &#8211; in 6 pellicole ed una infinità di altre cose. Pellicole di ottimo piglio avventuroso, simili ai nostri vecchi peplum ma con molta più azione e afflato epico, insaporite dall&#8217;umorismo innato di Cüneyt Arkın e tutte derivanti dagli omonimi personaggi delle serie a fumetti ancor prima che dalla realtà storica. Non sono difficili da trovare: alcune di queste sono state anche doppiate in Italiano (&#8220;Kara Murat la belva dell&#8217;Anatolia&#8221;, &#8220;Il Malesiano&#8221;) o co-prodotte con la Germania (<strong>Ernst Hofbauer</strong> era il regista specializzato) e i VCD e i poster si trovano ancora benissimo nelle varie botteghe di antiquariato tra i vicoli del grande boulevard di Istiklal a Istanbul. Colorati e divertenti, avventurosi e di sicura presa.</p>
<p><strong>continua&#8230; </strong></p>
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		<title>[Film memories on the road] In Turchia sulle tracce di Yılmaz Güney (parte II)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mario Bulletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Apr 2017 17:19:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[film memories on the road]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>
		<category><![CDATA[Yılmaz Güney]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prosegue il viaggio, tra un bicchiere di tè, una vecchia foto e polverose videocassette dimenticate</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.ilcineocchio.it/cinema/film-memories-on-the-road-in-turchia-sulle-tracce-di-yilmaz-guney-parte-ii/">[Film memories on the road] In Turchia sulle tracce di Yılmaz Güney (parte II)</a> proviene da <a href="https://www.ilcineocchio.it">Il Cineocchio</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Yılmaz è curdo e l&#8217;ho capito fin da quando ho visto poster di <strong>Yılmaz Güney</strong> dappertutto. Non ci vuol molto per capire e fare due più due. Chi ama Yılmaz Güney ama la verità e la giustizia sociale. Chi ama la giustizia sociale spesso è il povero, il contadino, l&#8217;oppresso, lo sfruttato, il servo della gleba. I curdi spesso sono tutte queste cose insieme. O perlomeno lo sono stati fino a non molto tempo fa.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/03/Poster-Yol.jpg" rel="lightbox" title="[Film memories on the road] In Turchia sulle tracce di Yılmaz Güney (parte II)"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-41956" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/03/Poster-Yol-225x300.jpg" alt="Poster Yol" width="225" height="300" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/03/Poster-Yol-225x300.jpg 225w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/03/Poster-Yol-300x400.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/03/Poster-Yol.jpg 720w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a>Yılmaz Güney era giovane quando cominciò nei primi anni &#8217;60 a scrivere poesie e canzoni, i primi articoli di denuncia dell&#8217;arretratezza feudale delle campagne turche e curde in particolare e poi i primi film come attore.<br />
Un personaggio scomodo che piano piano acquista popolarità tra la gente povera, i diseredati, i contadini servi della gleba e della religione della Turchia anni &#8217;60. Soprattutto diventa l&#8217;eroe e il beniamino dei curdi di cui comincia ad interpretarne i sogni, i drammi e le faide secolari nelle campagne arretrate. Nei film d&#8217;esordio, prima come attore e poi come regista incarna l&#8217;Efe, il contadino pecoraio dei brulli monti curdi che spesso deve compiere spietate vendette di sangue nei confronti di feudatari spietati, capo di banditi che passano l&#8217;inverno sui monti innevati della Turchia orientale in attesa di compiere la vendetta verso chi ha disonorato la moglie o rubato il gregge a poveri contadini disperati (<strong>Aç Kurtlar/Hungry Wolves</strong>, quasi una versione curda di <strong>Il grande Silenzio</strong> svolto in un Kurdistan anni &#8217;50 che potrebbe benissimo essere un secolo prima, semplicemente meraviglioso).</p>
<p>Il Kurdistan di Yılmaz Güney non è tanto diverso dal Far West immaginato dagli italiani: eroi solitari e silenziosi, avvezzi a lunghi inverni solitari passati a meditare la vendetta, fucile in mano e guanti bucati sulle dita pronti a far fuoco contro oppressori, tiranni locali e rivali d&#8217;amore. Con la differenza che le storie degli Efe sono storie vere, sono testimonianze di un mondo feudale ed arretrato che ancor oggi sopravvive in larghissime parti della Turchia curda.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/03/Canli-Hedef-VCD-Gala-Film.jpg" rel="lightbox" title="[Film memories on the road] In Turchia sulle tracce di Yılmaz Güney (parte II)"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-41957 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/03/Canli-Hedef-VCD-Gala-Film-300x212.jpg" alt="Canli Hedef VCD Gala Film" width="300" height="212" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/03/Canli-Hedef-VCD-Gala-Film-300x212.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/03/Canli-Hedef-VCD-Gala-Film-500x354.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/03/Canli-Hedef-VCD-Gala-Film.jpg 666w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Col tempo Yılmaz Güney interpreta personaggi costretti ad emigrare nella grande citta&#8217; (quasi sempre Istanbul, al tempo il più importante dei 5 distretti produttivi cinematografici esistenti in Turchia) e costretti a venire a contatto con la malavita per sopravvivere e mantenere la povera famiglia. Il codice d&#8217;onore dei curdi e la dura esistenza temprata dalle campagna spesso fanno si che da contadino emigrante, Yılmaz Güney piano piano divenga piccolo boss di quartiere, magari a Kasımpaşa o nella Kadıköy ancora sporca e puzzolente di pesce marcio, oppio e profumi di puttane armene. Anche qui il finale e&#8217; sempre tragico.</p>
<p>Nel frattempo Güney si fa i primi 2 anni di carcere per istigazione all&#8217;odio sociale e propaganda comunista: comincia a diventare <strong>un personaggio scomodo</strong>, conosciuto e odiato dalla classe politica perchè ha il coraggio di parlare di poverta&#8217;, arretratezza, ingiustizie sociali ed il popolo povero, il popolo delle campagne o degli emigrati in città lo ama quasi come fosse un Dio. Il loro Dio.<br />
Dal carcere continuera&#8217; a scrivere e dirigere i film in modo clandestino, passando i fogli della sceneggiatura ad amici suoi che lo vanno a trovare ed hanno l&#8217;incarico di dirigere fedelmente secondo le sue direttive.<br />
Viene scarcerato in una amnistia politica nel 1969 ma due anni dopo verrà condannato ad altri 3 anni sempre per motivi politici. Scontata la pena, verrà condannato ad altri <strong>19 anni di carcere</strong> per aver ucciso un giudice. Passerà il resto della sua vita in carcere, dal quale continuerà a dirigere e scrivere sceneggiature sempre più profonde e pregne di un realismo sociale poetico e drammatico.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/03/Yilmaz-Guney-in-carcere-2.jpg" rel="lightbox" title="[Film memories on the road] In Turchia sulle tracce di Yılmaz Güney (parte II)"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-41953" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/03/Yilmaz-Guney-in-carcere-2-300x201.jpg" alt="Yilmaz Guney in carcere 2" width="300" height="201" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/03/Yilmaz-Guney-in-carcere-2-300x201.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/03/Yilmaz-Guney-in-carcere-2-500x335.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/03/Yilmaz-Guney-in-carcere-2.jpg 720w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Il suo film più bello, <strong>Yol</strong> (<em>La strada</em>), sarà il penultimo che dirigerà dal carcere, la storia di 5 detenuti curdi ai quali viene data la semilibertà per due settimane. Il film segue le vicende di ognuno di loro che con autobus, treni, carretti, a piedi nei gelidi inverni curdi cercheranno di raggiungere ognuno il proprio villaggio natale per passare poche ore con i cari. E&#8217; il dramma di 5 reietti in quella Turchia spaventosamente arretrata che Güney chiamerà &#8220;<strong>un carcere a cielo aperto con 45 milioni di detenuti</strong>&#8220;. Bellissimo e commovente e&#8217; forse il suo atto di protesta più sincero nei confronti di un paese, la Turchia e non solo il &#8220;suo&#8221; Kurdistan che deve avere l&#8217;obbligo morale di liberarsi dalle catene del feudalesimo religioso e rurale. Riuscirà ad evadere nel 1982 all&#8217;età di 47 anni, portando con se i negativi del film prima in Svizzera e poi a Parigi dove si rifugerà in clandestinità. Lo stesso anno avrà l&#8217;onore di vincere la <strong>Palma d&#8217;Oro a Cannes</strong> e di ricevere riconoscenza internazionale per i suoi film considerati capolavori assoluti di neorealismo sociale. Ma la gioia durerà poco. Neanche 3 mesi dopo morirà di cancro all&#8217;età di soli 47 anni, subito dopo le riprese di <strong>Durvar</strong>, il suo ultimissimo testamento cinematografico, dopo un totale di 13 anni passati in carcere, oltre 200 film interpretati come attore e 25 come regista nei brevissimi periodi in cui non era incarcerato, a testimonianza della sua intensissima attività come Uomo, nel vero senso della parola.</p>
<p>Qui al bazaar di cose antiche, in questi ripidi vicolini dai muretti in pietra e dalle miserabili casette in fango sventrate e diroccate, tra i dedali della antica Angora dove tempo sembra non passare mai , tra vecchi alberi d&#8217;ulivo che spuntano dai tetti di abitazioni ormai abbandonate da decenni, le foto di Yılmaz Güney sono dappertutto, negli stretti pertugi di una bottega o sui muretti polverosi, incorniciati sopra la poltrona di un rigattiere o timidamente nascosti dietro montagne di vecchie videocassette che farebbero la gioia e la disperazione di un qualsiasi collezionista occidentale. Un vecchio videotecaro<strong> ha quasi 4.000 film in vecchissime videocassette turche dei primi anni &#8217;80</strong>: coperte di polvere nera e antica, <strong>Ağıt</strong> e <strong>Seyyit Han</strong> &#8211; pose ieratiche e statuarie per un tipo di cinema e di eroi che oggi non esistono più &#8211; sono in bella mostra davanti a tutti. Qui tutti son curdi e sono fieri di lui.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/03/Yilmaz-Guney-in-Hungry-Wolves-Ac-Kurtlar-2.jpg" rel="lightbox" title="[Film memories on the road] In Turchia sulle tracce di Yılmaz Güney (parte II)"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-41954 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/03/Yilmaz-Guney-in-Hungry-Wolves-Ac-Kurtlar-2-300x225.jpg" alt="Yilmaz Guney in Hungry Wolves - Ac Kurtlar 2" width="287" height="215" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/03/Yilmaz-Guney-in-Hungry-Wolves-Ac-Kurtlar-2-300x225.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/03/Yilmaz-Guney-in-Hungry-Wolves-Ac-Kurtlar-2-500x375.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/03/Yilmaz-Guney-in-Hungry-Wolves-Ac-Kurtlar-2.jpg 700w" sizes="(max-width: 287px) 100vw, 287px" /></a>Il primo giorno che sono andato ho visto la sua foto in un buio anfratto, in bianco e nero, segnata dal tempo&#8230;la prima delle tante che avrei scoperto poi in tutti i giorni successivi nascoste qua e la.</p>
<p><strong>&#8220;Yılmaz Güney!&#8221; ho esclamato!</strong></p>
<p>Un uomo con un bel sorriso gentile, dalle manone grosse grosse e dai baffi bianchi mi ha dato una pacca sulla spalla e mi ha guardato con i suoi occhi profondi, felici e onesti&#8230;.</p>
<p>&#8220;<strong>Adam! adam!</strong>&#8221; mi ha detto stringendomi la mano e indicando fiero col volto quella vecchia foto scolorita di un attore dal viso sofferto e dalla barba incolta, coi capelli scarruffati e gli occhi che emanavano fiamme.</p>
<p>Adam significa &#8220;Uomo&#8221;. Uomo vero.</p>
<p>Da quel giorno, ogni giorno, molti al bazar mi salutano e mi offrono sempre un po&#8217; di te&#8217; caldo.</p>
<p><strong>continua&#8230; </strong></p>
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		<title>[Film memories on the road] In Turchia sulle tracce di Yılmaz Güney (parte I)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mario Bulletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Mar 2017 21:12:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Azione & Avventura]]></category>
		<category><![CDATA[film memories on the road]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>
		<category><![CDATA[Yılmaz Güney]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra i vecchi vicoli del bazaar di Ankara alla ricerca di vecchie VHS, poster e ricordi di un grande attore</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Eccomi di ritorno verso <strong>Jakarta</strong>, sul piccolo traghetto che dall&#8217;isola di Bali riporta all&#8217;<strong>Isola di Jawa </strong>&#8230; tre giorni a bestemmiare per una storia d&#8217;amore finita male e tre giorni per tornare al mio solito ostello tanto caro di <strong>Jalan Cikini Raya</strong> della capitale indonesiana. Cerco di non pensare a cosa è stato. Mi fumo una sigaretta ai chiodi di garofano e sul ponte del traghetto guardo tutto contento il VCD appena comprato di un horror mai trovato da altre parti: se qualcuno mi chiedesse &#8220;Dove l&#8217;hai comprato?&#8221; potrei benissimo rispondere &#8220;Su quella nave: se un giorno ti capiterà mai di prenderla, hanno ancora diversi titoli interessanti&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/03/Bazar-vecchio-Ankara-1.jpg" rel="lightbox" title="[Film memories on the road] In Turchia sulle tracce di Yılmaz Güney (parte I)"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-41939" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/03/Bazar-vecchio-Ankara-1-210x300.jpg" alt="Bazar vecchio Ankara 1" width="210" height="300" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/03/Bazar-vecchio-Ankara-1-210x300.jpg 210w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/03/Bazar-vecchio-Ankara-1-280x400.jpg 280w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/03/Bazar-vecchio-Ankara-1.jpg 544w" sizes="(max-width: 210px) 100vw, 210px" /></a>Ecco, è da questa paginetta ritrovata frugando tra le vecchie cose che parte un viaggio alla ricerca dei ricordi. 15 anni di viaggi alla ricerca di ricordi: film, persone, luoghi, negozi, storie che rischiano di scomparire presto, troppo presto se consideriamo quanto velocemente il mondo (e l&#8217;Asia in particolare) sta cambiando. Ricordi di cui pochi anche del luogo si ricordano: <strong>film che nessuno guarda più e che ancor meno persone vendono più</strong>. Piccoli negozi vecchi e tradizionali, bancarelle e bazaar che un tempo erano la faccia dell&#8217;Asia da Istanbul all&#8217;Indonesia che adesso scompaiono nell&#8217;indifferenza generale, sostituiti da nuovi, asettici e inutili centri commerciali. La storia dell&#8217;Asia passa anche attraverso i suoi film, la storia dei viaggi passa attraverso la ricerca di questi posti. La storia delle città e dei paesi passa anche attraverso la (ri)scoperta di queste visioni alternative. Di luoghi misteriosi e di cinema sconosciuto. Camminando per ore e ore ogni giorno, per settimane e mesi nelle belle periferie di <strong>Kuala Lumpur</strong> o nei puzzolenti vicolini di <strong>Phnom Penh</strong>, nei freddi e grigi quartieri mongoli di <strong>Hohhot</strong> o nel caos umido e soffocante di Jakarta alla ricerca di un negozio, di un DVD per me o per un cliente, un poster, un magazzino, un libro o una vecchia videocassetta&#8230;spesso trovando ogni anno sempre meno film ma ogni anno sempre più nuove persone e vecchi amici. Collezionisti, vecchi attori, registi, commercianti. E amori. Begli occhi di ragazzine messe li a vendere film, sogni e speranze di tornarci ancora per comprare un altro film lasciato li apposta per poterla rivedere ancora.</p>
<p>Un film è fatto di milioni e milioni di fotogrammi, uno accanto all&#8217;altro. Con molta probabilità se si prende un pezzo di pellicola a caso è estremamente probabile che le decine di microscopiche immagini che vediamo possano sembrare tutte uguali. Una identica all&#8217;altra. Eppure, a film montato, proiettato e visto ci accorgiamo di aver assistito ad uno spettacolo pieno di azione, avvenimenti, luoghi, persone, spazi e tempi incredibili. Come è possibile se quel piccolo frammento sembrava solo mostrare una serie di immagini tutte uguali tra loro? Il <strong>viaggiare è come un vecchio film</strong>: anche dopo 5 mesi di Malesia, o due anni di Cina o 4 mesi tra Mongolia e Siberia in inverno, due mesi a Istanbul &#8211; per anni sempre così e sempre sarà così &#8211; cominci a pensare che i giorni siano tutti uguali, passano velocemente sempre uguali, in attesa di un nuovo visto, di una idea, di una ragazza o di decidere dove altro andare. Eppure guardando da vicino questi milioni di fotogrammi, mi accorgo che si tratta di un bellissimo film, quasi come un <em>mondo movie</em> o un vecchio spionistico ambientato nei luoghi più esotici e affascinanti. E come le vecchie pellicole, si taglia, si cuce e si incollano insieme tutti questi frammenti di girato sperando che alla fine ne venga fuori una storia interessante. Ecco, qui che nasce l&#8217;idea di Film memories on the road, <strong>rubrica di viaggi alla scoperta di vecchi film, attori, DVD, VHS, mercatini e negozietti in anni di viaggi a giro per il mondo</strong>. Fotogrammi che compongono un film che ancora &#8211; spero &#8211; è ben lontano dall&#8217;essere terminato di girare. Il viaggiatore non è un turista: sa quando parte, ha una idea più o meno vaga di dove vorrebbe andare, non sa nè come arrivarci ne quanto tempo ci può impiegare. Ed allora capita di fermarsi 5 mesi in Malesia alla scoperta e alla ricerca di vecchi film horror o fantasy degli anni &#8217;70 ed &#8217;80, in Cambogia per settimane sperando che qualcosa dal genocidio di Pol Pot sia sopravissuto, in Turchia per spedire poster e <strong>Supermen turchi</strong> sotto il bello sguardo di una bella ragazza curda che si chiede perchè tanti stranieri vogliono questi vecchi film.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/03/Tetto-Mavi-Guesthouse.jpg" rel="lightbox" title="[Film memories on the road] In Turchia sulle tracce di Yılmaz Güney (parte I)"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-41940 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/03/Tetto-Mavi-Guesthouse-300x225.jpg" alt="Tetto+Mavi+Guesthouse" width="300" height="225" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/03/Tetto-Mavi-Guesthouse-300x225.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/03/Tetto-Mavi-Guesthouse-500x375.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/03/Tetto-Mavi-Guesthouse.jpg 777w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>La storia non comincia dall&#8217;inizio. Perchè trovare un vero inizio non sempre è facile e, nel mio caso, se ne son perdute le origini tra le sabbie del tempo.</p>
<p>Questa storia comincia oggi, inizio primavera, sugli spazi concessi dal Cineocchio e dal tavolo di camera mia a Prato, di ritorno dalla stagione di viaggi 2016-2017 durata un pò meno del previsto. Ma potrebbe benissimo cominciare <strong>in quel di Ankara</strong>, Turchia, nell&#8217;autunno di ormai già qualche anno fa. La storia e le storie che son accadute dopo o la storia e le storie che hanno portato ad essere lì forse potranno servire a tessere i fili della memoria, riannodare insieme pezzetti di passato, ricomporre frammenti di ricordi che si accumulano vorticosamente ormai da anni: viaggiare in continuazione porta ad accumulare così tanti ricordi che a volte risulta difficile ricollocarli nella loro giusta sistemazione spazio-temporale. Soprattutto quando ormai il viaggio è diventata l&#8217;unico dato di fatto della mia vita. Viaggio e cinema. Il primo alla ricerca del secondo, il secondo per dare linfa al primo.</p>
<p>E&#8217; già da qualche giorno che vedo alla televisione il trailer di un nuovo film italiano al cinema che mi ha quantomeno incuriosito. <strong>Il permesso &#8211; 48 Ore Fuori</strong> narra le storie di alcuni carcerati ai quali viene concesso, appunto, una libera uscita dalle patrie galere per due giorni: ne approfitteranno per risolvere alcune situazioni personali e confrontarsi con il mondo esterno che nel frattempo è andato avanti senza di loro. Il concetto è interessante nella sua essenzialità ed è dai concetti più essenziali che nascono sempre le storie migliori. Ma non è originale. E da qui comincia il filo dei ricordi. Dalla Turchia all&#8217;Indonesia, dalla Malesia alla Mongolia, Iran, Emirati Arabi, Nepal, Tibet, e tutto quello che vi sta in mezzo. Da anni, per sempre, cercando vecchi film e nuove storie.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/03/Condanna-carcere-per-omicidio.jpg" rel="lightbox" title="[Film memories on the road] In Turchia sulle tracce di Yılmaz Güney (parte I)"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright  wp-image-41942" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/03/Condanna-carcere-per-omicidio-300x296.jpg" alt="Condanna carcere per omicidio" width="277" height="273" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/03/Condanna-carcere-per-omicidio-300x296.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/03/Condanna-carcere-per-omicidio-405x400.jpg 405w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/03/Condanna-carcere-per-omicidio.jpg 666w" sizes="(max-width: 277px) 100vw, 277px" /></a>Il mio vecchio blog porta la data del 10 ottobre 2012 quando scrissi nella mia piccola cameretta di Ankara questa storia. Era notte, buia ma non tempestosa. Anzi calda e silenziosa. In arrivo da Istanbul dove avevo passato quasi un mese ad oziare sul tetto della Mavi Guesthouse davanti alla <strong>Moschea Blu</strong>. In viaggio con Joao, portoghese dalla dubbia onestà. In attesa di un nuovo passaporto e di un nuovo visto per l&#8217;Iran. Sotto, in strada, macchine a tutta velocità correvano impazzite &#8211; ogni tanto si sentiva il rumore di qualche incidente; giù nel buio e tetro androne dell&#8217;hotel i soliti baffuti 50enni a sorseggiare tè e guardare la TV.</p>
<p>Ed è qui che riprendo quanto scrissi in quella lenta e silenziosa notte nella cameretta del mio tetro albergo di Ankara. La storia e la memoria ripartono da qui. Perchè <strong>quella Turchia lì era ancora una Turchia nella quale credevo e sognavo</strong>. Guardiamo oggi! Com&#8217;è passato il tempo. Son solo sei anni ma il mondo, quel mondo, il mondo al quale credevo, sembra essere così lontano.</p>
<p>La bottiglia d&#8217;acqua e&#8217; troppo lontana per arrivarci. Urge uno sforzo, non ne ho la forza. Questa sera non ho voglia di fare niente. CCCP al computer, clacson e fischietti di polizia fuori in strada. Brusio continuo che ormai anestetizza il cervello. Un taxi si scontra contro un&#8217;auto proprio sotto la mia finestra. Ad Ankara guidano tutti come pazzi.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/03/Çifte-tabancali-kabadayi-1969.jpg" rel="lightbox" title="[Film memories on the road] In Turchia sulle tracce di Yılmaz Güney (parte I)"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-41947 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/03/Çifte-tabancali-kabadayi-1969-209x300.jpg" alt="Çifte tabancali kabadayi (1969)" width="209" height="300" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/03/Çifte-tabancali-kabadayi-1969-209x300.jpg 209w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/03/Çifte-tabancali-kabadayi-1969-279x400.jpg 279w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/03/Çifte-tabancali-kabadayi-1969.jpg 465w" sizes="(max-width: 209px) 100vw, 209px" /></a>Il grigiore di Ankara mi rilassa. Il suo silenzio fatto solo di macchine che corrono veloci e turchi che parlottano camminando in fretta mi da&#8217; sicurezza. Non è come a Istanbul sempre così piena di musica, colori, rumori, stranieri, turisti, please mister come in, suoni di tamburi e cori di spettatori entusiasti.<br />
Qui ad Ankara regna un silenzio grigio, fatto di gente sempre indaffarata tra palazzoni del governo e sporchi vicoli puzzolenti di pesce. Ankara non è una splendida città. E&#8217; semplicemente una creazione voluta da <strong>Kemal Pasha</strong>, detto Atatürk (&#8220;Il padre dei turchi&#8221;) per spostare il potere economico e politico da Istanbul verso il centro dell&#8217;Anatolia. Anche la sera, poco prima dell&#8217;ora di cena, quando le tenebre calano e la megalopoli si illumina di mille fantastici colori al neon, mi sembra di essere ancora nella capitale finlandese. E&#8217; strano anche perchè non ci potrebbero essere due mondi totalmente opposti e diversi, due città e due popoli uno agli antipodi dell&#8217;altro. <strong>Ankara non ha niente di interessante da vedere, ma non è brutta</strong>. E&#8217; semplicemente una grossa, bella località moderna dove è piacevole camminare tutto il giorno. Ma la sera può essere triste. Quella tristezza che porta all&#8217;autoriflessione.</p>
<p>Joao, il portoghese puzzolente e volgare, violento e maleducato con il quale son arrivato fin qui, mi diceva che dopo Istanbul comincia il niente. Ed è vero. Dopo la periferia della periferia della periferia della sesta città più grossa del mondo, comincia la vera Turchia: comincia il niente fatto di campagne desolate e piccolissimi villaggi lontani e isolati l&#8217;un l&#8217;altro. Tutto in mezzo il niente, il silenzio, colline e valli deserte. Come un incantesimo, dopo centinaia di chilometri, Ankara appare dietro una collina e sembra non finire mai &#8230; all&#8217;improvviso, dopo oltre duecento chilometri di niente le valli e le colline fino ad allora immote e silenziose si riempiono di fittissime case e palazzi come dei grossi pandori farciti. Un luogo immenso che scorre sui fianchi di numerose colline, le scavalca e continua oltre, senza sosta. Senza fine. Perchè i grattacieli e gli enormi palazzi sono scarsi. Oltre la città, di nuovo il niente. Altri 200 km o più di silenzio prima di incontrare altri piccoli panettoni farciti di case sui loro bordi, sulla cima, tutto attorno come zucchero candito sparso alla loro base. E così via, fino agli estremi confini orientali di questo grande paese.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/03/Varie-VHS-vecchie.jpg" rel="lightbox" title="[Film memories on the road] In Turchia sulle tracce di Yılmaz Güney (parte I)"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-41946" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/03/Varie-VHS-vecchie-300x225.jpg" alt="Varie VHS vecchie" width="300" height="225" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/03/Varie-VHS-vecchie-300x225.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/03/Varie-VHS-vecchie-500x375.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/03/Varie-VHS-vecchie.jpg 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Yılmaz è curdo. Del nord, vicino all&#8217;Azerbaijian. Anche il suo socio è curdo, del sud, verso la Siria. Entrambi vivono e lavorano dentro uno splendido locale in pietra nel gran pazaar, nel cuore vecchio e cadente della città, ai bordi di una delle tante colline. In quel che rimane del vecchio villaggio di contadini, tra le sue stradine anguste delimitate da muri di pietra e fango si estende il dedalo dello <strong>Yeni Pazar </strong>&#8230; anche i negozi sembrano roba usata stessa &#8230;. grosse stalle o cantine adattare e riempite di ciarpame fino all&#8217;inverosimile, affascinanti quanto sporche, buie e illuminate solo da quella bella luce artificiale che filtra quando i raggi del sole attraversano i tetti di plastica trasparente. <strong>Il negozio di Yılmaz</strong> e del suo socio è semplicemente una meraviglia e non ho ancora capito quante stanze ci siano. Dietro una tenda c&#8217;è un&#8217;altra stanza sepolta nel buio, forse anche di più; attraversato un piccolo arco basso ci sono altre due stanzine sulla sinistra e due o tre sulla destra nelle quali è difficile arrivare da tanta roba che c&#8217;è per terra: dischi, videocassette, cd, poster e locandine dei cinema anni 70, bottiglie in vetro, lampade, bambole, scatole di accendini e polverosi scrigni di legno&#8230; soprattutto <strong>tantissimi poster del vecchio cinema turco, originali, bellissimi</strong> &#8230; è ancora facile torvarli in Turchia se si sa dove andare. E di mercati dell&#8217;antiquariato in Turchia ce ne sono ovunque: d&#8217;altra parte l&#8217;immagine del levantino con papalina che ti offre mercanzia usata a prezzi da rapina è ancora ben ancorata nel nostro immaginario di quelle terre e di quelle persone.</p>
<p><a href="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/03/Negozio-Yilmaz-in-Bazar-vecchio-Ankara-1.jpg" rel="lightbox" title="[Film memories on the road] In Turchia sulle tracce di Yılmaz Güney (parte I)"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-41945 alignleft" src="http://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/03/Negozio-Yilmaz-in-Bazar-vecchio-Ankara-1-300x187.jpg" alt="Negozio Yilmaz in Bazar vecchio Ankara 1" width="300" height="187" srcset="https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/03/Negozio-Yilmaz-in-Bazar-vecchio-Ankara-1-300x187.jpg 300w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/03/Negozio-Yilmaz-in-Bazar-vecchio-Ankara-1-500x311.jpg 500w, https://www.ilcineocchio.it/cine/wp-content/uploads/2017/03/Negozio-Yilmaz-in-Bazar-vecchio-Ankara-1.jpg 777w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>La stanza principale, che <strong>sembra la grotta di Ali Babà</strong>, è tappezzata di arazzi e tappeti, il tetto di plastica trasparente e&#8217; trapuntato di vecchi 45 giri e il grosso palco/altare sulla destra, creato accanto al tronco di un grosso albero che fora il soffitto è addobbato con grazia tipicamente mediorientale di tutto quello che si trova sparso in giro per le stanze. Si entra da uno stretto e lungo corridoio pieno di poster di film, scaffali e altri poster ancora attaccati qua e la. L&#8217;entrata nella stanza/grotta principale è da favola: Yılmaz seduto sulla sua poltrona in velluto rosso accoglie i clienti offrendo loro tè caldo sul piccolo tavolino foderato, mentre accanto il giradischi suona un vecchio gruppo folk turco di 30 anni fa.<strong> Forse Cem Karaca? O Barış Manço? Oppure Erkin Koray? </strong>Seduti su altre piccole poltroncine vellutate non si può fare a meno di respirare l&#8217;aria di magia e di antico che emana da ogni misterioso anfratto. Prima della sala centrale ho visto altre due o tre stanzette separate da una tenda ma non son sicuro se ne esistano delle altre. Nella sala, oltre al grosso palco adornato di poster, cd, libri, cassette, bambole, gioielli (inutile contare quanti siano &#8230; è impossibile) dal quale parte il tronco di un grosso albero che buca il tetto, c&#8217;e&#8217; anche una misteriosa stanzina rialzata dietro la poltrona di Yilmaz &#8230; dice che è il bagno ma secondo me esiste anche qualcos&#8217;altro.</p>
<p><strong>continua&#8230;</strong></p>
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