Titolo originale: Ad Astra , uscita: 17-09-2019. Budget: $87,500,000. Regista: James Gray.
Ad Astra, James Gray rinnega il film: “Mi è stato portato via, quello non è il mio montaggio”
25/05/2026 news di Stella Delmattino
Il regista ha raccontato per la prima volta quanto il film con Brad Pitt sia stato stravolto dallo studio durante la post-produzione

A distanza di anni dall’uscita di Ad Astra, il regista James Gray è tornato a parlare apertamente dei problemi produttivi che hanno segnato il film sci-fi con Brad Pitt. E le sue dichiarazioni lasciano pochi dubbi: il film arrivato al cinema non corrisponde affatto alla sua visione originale.
Promuovendo il nuovo Paper Tiger, Gray ha spiegato di aver perso completamente il controllo creativo di Ad Astra durante la fase di montaggio:
“Su questo film controllo tutto completamente. In realtà non è successo con Ad Astra: quel film mi è stato portato via. Quello non è il mio montaggio”.
Secondo il regista, la situazione si complicò ulteriormente durante l’acquisizione della 20th Century Fox da parte di Disney:
“Ti ritrovi in mezzo a discussioni e conflitti. C’è uno studio, poi lo studio viene venduto alla Disney… e finisci schiacciato dentro queste dinamiche”.
Gray ha anche spiegato perché oggi preferisca lavorare con budget più contenuti rispetto ai grandi blockbuster hollywoodiani:
“Ad Astra costava 80 milioni di dollari, mentre Paper Tiger ne è costato 15. Mi piace lavorare su quella scala, perché non credo sia produttivo quando le persone continuano a cambiare il tuo film… e alla fine la colpa ricade comunque su di te”.
Il regista ha poi confermato che la sua versione di Ad Astra sarebbe stata sensibilmente diversa rispetto a quella arrivata nei cinema:
“Sarebbe stato un film molto diverso”.
E ha aggiunto un dettaglio piuttosto curioso:
“Sarebbe durato 12 minuti in meno. Sono probabilmente l’unico regista a voler fare una director’s cut più corta”.
Gray spera ancora oggi di poter mostrare quella versione alternativa:
“Spero un giorno di poterlo fare. Ovviamente non dipende da me, ma mi piacerebbe moltissimo”.
Nel corso degli anni, Ad Astra è diventato uno di quei film spesso percepiti come “divisi” tra due anime differenti. Da una parte il viaggio intimista e malinconico immaginato da Gray, dall’altra una struttura più vicina a un blockbuster spaziale tradizionale.
Il film segue infatti l’astronauta Roy McBride, interpretato da Brad Pitt, inviato ai confini del sistema solare per rintracciare il padre scomparso durante una missione spaziale decenni prima. Quello che inizia come un viaggio sci-fi si trasforma progressivamente in una riflessione sul rapporto padre-figlio, la solitudine e l’ossessione.
Secondo diverse ricostruzioni emerse negli anni, una delle modifiche principali riguardò proprio l’aggiunta della voce narrante interiore del personaggio di Pitt, assente nella versione originale di Gray. Anche alcune sequenze d’azione e i flashback con Liv Tyler sarebbero stati inseriti successivamente durante le travagliate fasi di post-produzione.
Ed è forse proprio questa sensazione di “film incompleto” ad aver accompagnato Ad Astra fin dalla sua uscita. Nonostante l’ambizione visiva e alcune sequenze ancora oggi potentissime, molti spettatori hanno sempre percepito un conflitto evidente tra il cinema contemplativo di James Gray e le esigenze commerciali dello studio.
Per alcuni resta uno sci-fi profondamente sottovalutato. Per altri, un’opera affascinante ma irrisolta. Le nuove dichiarazioni del regista sembrano però confermare quello che molti sospettavano da tempo: il vero Ad Astra, probabilmente, non lo abbiamo mai visto.
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